israele Operazione Rising Lion
@ Israeli Air Force

Operazione Rising Lion: Israele lancia un’offensiva su larga scala contro l’Iran

Il 13 giugno 2025, Israele ha avviato un’operazione militare senza precedenti contro l’Iran, denominata Operazione Rising Lion (Am Kalavi), colpendo obiettivi strategici tra cui siti nucleari, basi militari e depositi di missili. L’attacco, descritto come una risposta diretta alle crescenti tensioni legate al programma nucleare iraniano, ha segnato un’escalation significativa nel conflitto tra i due paesi, suscitando reazioni internazionali e timori di ritorsioni.

Secondo fonti ufficiali israeliane, l’operazione è iniziata nelle prime ore del 13 giugno con attacchi aerei su larga scala condotti dalle Forze Aeree Israeliane (IAF). Circa 200 jet da combattimento, tra cui F-16I, F-15I e F-35I sono stati impiegati per colpire dozzine di obiettivi militari, tra cui il principale impianto di arricchimento nucleare a Natanz, depositi di missili balistici e sistemi di difesa aerea iraniani. L’Israeli Air Force ha riferito di aver distrutto numerosi radar e lanciamissili terra-aria, indebolendo le capacità di difesa aerea dell’Iran e preparando il terreno per ulteriori attacchi nei giorni successivi.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’operazione ha colpito “il cuore del programma di arricchimento nucleare iraniano” e il “programma di armamento nucleare“, oltre a prendere di mira scienziati nucleari e leader militari di alto rango. Tra le vittime confermate ci sono il generale maggiore Mohammad Bagheri, capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, e Hossein Salami, comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). Secondo Reuters, almeno 20 alti comandanti iraniani, inclusi i vertici della forza aerea delle Guardie Rivoluzionarie, sono stati eliminati durante gli attacchi, molti dei quali si trovavano in un quartier generale sotterraneo.

L’operazione Rising Lion è stata preceduta da intense attività di intelligence. Fonti israeliane hanno rivelato che il Mossad, il servizio di intelligence, ha condotto operazioni segrete all’interno dell’Iran, posizionando droni e missili in prossimità degli obiettivi strategici. Una base di droni d’attacco è stata stabilita vicino a Teheran, consentendo attacchi mirati contro edifici residenziali e complessi militari. Immagini diffuse sui social media mostrano edifici distrutti a Teheran, con danni significativi a strutture civili e militari.

L’attacco è stato giustificato da Israele come una misura preventiva per impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari, considerate una “minaccia esistenziale” per lo Stato ebraico. Un rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) del 12 giugno ha rafforzato questa posizione, accusando l’Iran di non rispettare gli obblighi nucleari e di aver nascosto le sue vere ambizioni nucleari. Tuttavia, l’IAEA ha precisato che i siti nucleari di Isfahan e Fordow non sono stati colpiti e che non sono stati rilevati aumenti nei livelli di radiazioni.

L’Iran ha condannato gli attacchi come una “dichiarazione di guerra“, con il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei che ha promesso una “severa punizione“. In risposta, l’Iran ha lanciato oltre 100 droni contro Israele, con ulteriori missili segnalati in transito attraverso lo spazio aereo siriano e giordano. Le forze armate israeliane, in coordinamento con gli Stati Uniti, hanno intercettato molti di questi droni, mentre la Giordania ha riferito di aver abbattuto missili e droni entrati nel suo spazio aereo.

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Fonti iraniane hanno riportato vittime civili a Teheran e in altre città come Tabriz e Khorramabad, dove una grande base missilistica è stata colpita. L’agenzia di stampa statale Press TV ha denunciato le perdite civili, mentre la società civile iraniana ha espresso un misto di rabbia e paura, con alcuni cittadini che chiedono ritorsioni e altri che temono ulteriori difficoltà per una nazione già provata da crisi economiche e politiche.

L’attacco è avvenuto in un momento di stallo nei negoziati sul programma nucleare iraniano. Una sesta tornata di colloqui tra Stati Uniti e Iran era prevista per il 15 giugno in Oman, ma Teheran ha segnalato che potrebbe ritirarsi dopo gli attacchi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva precedentemente esortato Netanyahu a evitare azioni militari per favorire i negoziati, ha avvertito l’Iran che ulteriori attacchi israeliani potrebbero essere “ancora più brutali” se non accetterà nuove limitazioni al suo programma nucleare. Gli Stati Uniti hanno negato un coinvolgimento diretto negli attacchi, ma hanno offerto supporto per la difesa di Israele contro eventuali ritorsioni iraniane.

La comunità internazionale ha espresso profonda preoccupazione. La Cina ha condannato gli attacchi come una violazione della sovranità iraniana, mentre il primo ministro britannico Keir Starmer ha chiesto a tutte le parti di ridurre le tensioni. Diversi paesi arabi hanno criticato l’azione di Israele, segnalando il timore di un’escalation regionale. L’aumento dei prezzi del petrolio, con il Brent che ha raggiunto quasi 78 dollari al barile, riflette le preoccupazioni per la stabilità dei mercati globali, specialmente nelle rotte chiave come il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz.

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L’operazione Rising Lion segna un punto di svolta nel confronto tra Israele e Iran, con il potenziale di trasformare il Medio Oriente in un teatro di conflitto prolungato. Israele ha dichiarato uno “stato di emergenza speciale“, preparandosi a possibili attacchi missilistici e droni iraniani nei prossimi giorni. Gli analisti suggeriscono che la distruzione delle difese aeree iraniane e l’eliminazione di figure chiave militari e scientifiche potrebbero limitare la capacità di Teheran di rispondere efficacemente nel breve termine, ma il rischio di un conflitto più ampio rimane alto.

Le ripercussioni si sono già fatte sentire a livello regionale, con la chiusura dello spazio aereo iraniano che ha costretto compagnie come Air India a deviare o cancellare 16 voli. La comunità internazionale, inclusi gli Stati Uniti e i loro alleati, rimane in allerta, mentre il mondo osserva con apprensione l’evolversi di questa crisi.