In un contesto geopolitico sempre più instabile, Berna ha preso una decisione cruciale per il futuro della sua forza aerea. Il 12 dicembre 2025, il Consiglio federale ha annunciato la riduzione dell’ordine per gli F-35 svizzeri, i celebri caccia stealth americani prodotti da Lockheed Martin.
Originariamente previsto per 36 unità, il programma, parte integrante del più ampio piano Air2030, verrà ridimensionato per rispettare il tetto di spesa di 6 miliardi di franchi svizzeri (circa 7,54 miliardi di dollari), approvato dal popolo elvetico in un referendum del 2020. Questa mossa, motivata da un aumento dei costi stimato in oltre 610 milioni di dollari, solleva interrogativi su come la neutralità svizzera possa conciliarsi con le esigenze di una difesa aerea all’avanguardia.
Il contesto del programma Air2030 e gli F-35 Svizzeri
Il programma Air2030 rappresenta un pilastro della strategia di difesa svizzera, concepito per modernizzare le capacità aeree del Paese in risposta a minacce asimmetriche e convenzionali. Approvato dopo un lungo dibattito pubblico, il piano prevedeva l’acquisto di nuovi aerei da combattimento per sostituire gli anziani F/A-18 Hornet e F-5 Tiger II, la cui dismissione è imminente tra il 2027 e il 2030. Tra le opzioni in gara, che includevano l’europeo Rafale, l’Eurofighter Typhoon e il Super Hornet americano, gli F-35A emersero vincitori nel 2021 per il loro equilibrio tra prestazioni stealth, sensori integrati e costi operativi complessivi, giudicati i più bassi all’epoca.
Questi velivoli, noti per la loro architettura di quinta generazione, offrono una superiorità informativa senza precedenti grazie a un sistema di avionica che fonde dati da radar AESA, pod IRST e link di dati sicuri, permettendo operazioni in ambienti contestati con ridotta segnatura radar. Per la Svizzera, l’interoperabilità con gli alleati europei, ben 13 nazioni già equipaggiate con gli F-35, era un fattore decisivo, garantendo una rete di intelligence sharing che rafforza la neutralità armata senza vincoli atlantici stretti. Le consegne erano previste a partire dal 2027, con un’integrazione graduale nelle basi di Payerne e Meiringen, accompagnata da investimenti in infrastrutture come simulatori e officine di manutenzione.
Tuttavia, come molti programmi di procurement militare, Air2030 ha incontrato ostacoli inattesi. Il budget di 6 miliardi di franchi, all’epoca considerato adeguato per 36 F-35A più cinque batterie Patriot per la difesa terra-aria, si è rivelato insufficiente di fronte a dinamiche globali imprevedibili.
Inflazione post-pandemica, fluttuazioni nei prezzi delle materie prime e ritardi negli upgrade del software, come il tanto discusso Block 4, che include miglioramenti al radar e alla capacità missilistica, hanno gonfiato i costi totali. Un aspetto spesso sottovalutato è il “costo del ciclo di vita” (life-cycle cost), che per l’F-35 include manutenzione complessa e logistica globale, stimata in oltre 1,7 trilioni di dollari per l’intera flotta USA a lungo termine.
Le ragioni economiche dietro la riduzione degli F-35 svizzeri
La decisione di tagliare l’ordine non è arrivata improvvisa, ma è il culmine di negoziati estivi con gli Stati Uniti che hanno rivelato la problematica sul prezzo fisso contrattuale. Il Dipartimento federale della difesa, della protezione civile e dello sport (DDPS) ha confermato che fattori come l’inflazione e i cambiamenti nei prezzi hanno reso impossibile aderire al valore originario di circa 5,48 miliardi di dollari per le 36 unità. Il Consiglio federale, nella sua seduta dello scorso 12 dicembre, ha quindi incaricato il DDPS di procedere all’acquisto del “numero massimo possibile” entro il limite finanziario, senza richiedere crediti aggiuntivi al Parlamento.
Ma quanti saranno esattamente gli F-35 svizzeri? Al momento, non è stato divulgato un numero preciso, ma stime basate su analisi indipendenti suggeriscono una flotta ridotta a 28-30 aerei, a seconda delle negoziazioni finali con Lockheed Martin. Questo adeguamento preserva l’essenza del programma, una copertura aerea limitata ma moderna, integrata con sistemi come IRIS-T SLM per la difesa punto-punto, senza compromettere la validità del rapporto “Difesa aerea del futuro” del 2017. Il documento, aggiornato per tenere conto dell’evoluzione tecnologica e della situazione geopolitica, ribadisce la necessità di 55-70 aerei da combattimento moderni per una difesa completa dello spazio aereo elvetico.
Un elemento interessante è il rifiuto di compensazioni parziali tramite offset industriali. Sebbene progetti come l’assemblaggio finale di quattro F-35A in Svizzera, nel quadro dell’Iniziativa per la competitività industriale svizzera (RIGI), contribuiscano a sviluppare know-how locale in manutenzione e riparazioni, il governo ha optato per una linea diversa, dando priorità alla sostenibilità finanziaria. Questa scelta riflette una lezione appresa da passati fallimenti, come il referendum del 2014 che bocciò l’acquisto di 22 Gripen svedesi per questioni di costo e neutralità.
Per gli esperti del settore i rincari dell’F-35 non sono isolati. Programmi simili in Canada e Germania hanno visto tagli analoghi, evidenziando le sfide di un jet progettato per economie di scala che dipendono da ordini globali massicci. In parallelo, il deterioramento della sicurezza europea, con tensioni ai confini orientali e minacce ibride, ha spinto il Consiglio federale ad aumentare le spese militari all’1% del PIL entro il 2032.
Entro fine gennaio 2026, il DDPS presenterà parametri per un rafforzamento prioritario della difesa, inclusa una revisione separata sul tipo di aerei. Qui emerge una domanda chiave. La riduzione influenzerà la capacità di deterrenza svizzera? Secondo analisi come quella di Breaking Defense, no, purché gli F-35 acquisiti siano integrati con droni e sistemi unmanned per massimizzare l’efficacia operativa.
Implicazioni strategiche per la Forza Aerea Svizzera
Guardando oltre i numeri, la riduzione degli F-35 svizzeri apre diversi scenari per l’evoluzione della difesa elvetica. Con una flotta più snella, la Svizzera potrebbe esplorare opzioni ibride, come l’integrazione di aerei leggeri per addestramento e missioni secondarie (vedasi gli M-346FA ad esempio), mantenendo i Lightning II per ruoli ad alto valore come l’air policing e la superiorità aerea. L’interoperabilità rimane un vantaggio. Gli F-35 condividono dati in tempo reale con piattaforme NATO e UE, permettendo alla Svizzera di contribuire a operazioni di coalizione senza abbandonare la sua storica neutralità.
Dal punto di vista industriale, l’impatto si riverbera su Lockheed Martin, che vede nel mercato svizzero un tassello di una catena di forniture globale. Ritardi negli upgrade, come quelli del TR-3, hanno già causato controversie, con costi aggiuntivi per radar potenziati e guerra elettronica avanzata che potrebbero richiedere retrofit post-consegna. Per il personale militare svizzero, piloti e tecnici che si addestreranno negli USA, questa fase di transizione sarà cruciale. Simulatori full-motion e corsi per la transizione iniziale garantiranno prontezza, ma una flotta ridotta potrebbe limitare le ore di volo complessive.
E se la situazione di sicurezza peggiorasse ulteriormente? Il governo ha lasciato la porta aperta ad ulteriori acquisizioni per raggiungere i 36 F-35 originali, o persino a valutare piattaforme di sesta generazione in sviluppo europeo. Questo approccio flessibile, separando il procurement immediato da revisioni future, bilancia urgenza e prudenza, un marchio della politica svizzera. Per l’industria aerospaziale elvetica, imprese come RUAG potrebbero trarre beneficio da subappalti in manutenzione, rafforzando l’indipendenza tecnologica.
In sintesi, la riduzione degli F-35 svizzeri è un adattamento realista a un mondo dove i costi dei programmi stealth crescono esponenzialmente. Mantiene intatta l’ambizione di Air2030. Una forza aerea compatta, interoperabile e capace di proteggere lo spazio aereo alpino contro minacce multi-dominio. Mentre attendiamo dettagli sulle negoziazioni finali, resta chiaro che gli F-35, pur ridotti, saranno il cuore della difesa svizzera per decenni.
Immagini: Aviation Report / Marco Morbioli