droni da combattimento collaborativi americani - Droni gregari dell'USAF - acquisto dei Collaborative Combat Aircraft - 500 Collaborative Combat Aircraft
© US Air Force artwork courtesy of General Atomics Aeronautical Systems, Inc. and Anduril Industries

L’USAF punta a 500 Collaborative Combat Aircraft entro il 2032

Il Segretario dell’Aeronautica americana Troy Meink ha annunciato il 14 settembre 2026, durante l’Air, Space & Cyber Conference dell’Air & Space Forces Association, che la United States Air Force intende disporre di almeno 500 Collaborative Combat Aircraft in servizio entro il 2032. Questo obiettivo rappresenta un netto innalzamento rispetto alle stime più recenti, che parlavano di oltre 150 esemplari pronti al combattimento entro la fine del decennio.

I Collaborative Combat Aircraft, noti anche come CCA, sono droni semi-autonomi progettati per operare a fianco dei caccia con equipaggio, estendendo portata, consapevolezza situazionale e capacità di sopravvivenza in ambienti contestati. Meink ha sottolineato che questi sistemi svolgeranno molte delle missioni oggi affidate ai caccia pilotati. “Intendiamo avere almeno 500 di questi in servizio entro il 2032”, ha dichiarato. I primi esemplari di Increment 1 stanno già uscendo dalle linee di produzione.

500 Collaborative Combat Aircraft: i modelli Vengeance e Fury entrano in produzione

L’US Air Force ha ufficializzato i nomi dei due aerei dell’Increment 1. Il progetto di General Atomics Aeronautical Systems, designato FQ-42, prende il nome di Vengeance (in precedenza Dark Merlin secondo la nomenclatura aziendale). Quello di Anduril Industries, FQ-44, mantiene il nome Fury. Entrambi ricevono contratti di engineering, manufacturing development e produzione dal giugno 2026 e si concentrano principalmente su missioni aria-aria.

La USAF mira a un costo unitario intorno ai 20 milioni di dollari a regime di produzione piena per i Collaborative Combat Aircraft. L’obiettivo complessivo del programma resta di circa 1.000 sistemi combat-ready attraverso più incrementi. Meink ha aggiunto che la capacità produttiva potrebbe superare i 500 esemplari, ma l’acquisto effettivo dipenderà dai finanziamenti. “Possiamo costruire più di quanti possiamo permetterci di acquistare”, ha osservato in una sessione di domande e risposte.

L’Experimental Operations Unit (EOU) guida le sperimentazioni operative. Test significativi si sono svolti a Creech Air Force Base e a Edwards Air Force Base, con l’obiettivo di definire modalità di schieramento, logistica e impiego tattico. I Collaborative Combat Aircraft utilizzano architetture aperte open systems per favorire la modularità, la competizione industriale e l’aggiornamento rapido di sensori e capacità.

Perché la USAF accelera i Collaborative Combat Aircraft e introduce i Massed Modular Aircraft

La spinta deriva dalla necessità di generare massa a costi contenuti in scenari ad alta intensità, in particolare contro avversari near-peer. I caccia di sesta generazione come l’F-47 e i bombardieri B-21 offrono capacità avanzate, ma non bastano da soli a fornire la scala di potenza di combattimento richiesta. L’abbinamento con piattaforme autonome a basso costo sblocca questa scala.

Parallelamente, Meink ha annunciato piani per i Massed Modular Aircraft (MMA), droni più economici destinati a sostituire progressivamente gli MQ-9 Reaper nelle missioni di intelligence, sorveglianza, ricognizione e attacco. L’obiettivo è mettere in campo 100 MMA entro il 2029 e 500 entro il 2032, a un costo unitario del velivolo di circa 10 milioni di dollari. Le perdite di MQ-9 nelle operazioni recenti hanno accelerato questo programma, avviato ufficialmente a luglio.

I droni MMA saranno “attritable”, modulari e più semplici dei Collaborative Combat Aircraft. L’USAF prevede di selezionare più fornitori, analogamente a quanto fatto per i CCA. General Atomics ha già proposto il design Wildfire. Altre aziende stanno preparando proposte. Insieme, CCA – Collaborative Combat Aircraft e MMA – Massed Modular Aircraft cambieranno la composizione della flotta non pilotata dell’USAF entro il 2032.

FQ-44 Fury e FQ-42 Vengeance
© US Air Force courtesy

Il programma CCA

I Collaborative Combat Aircraft rimangono sotto controllo umano per le decisioni di armamento. Il programma procede per incrementi. Mentre l’Increment 1 è orientato all’aria-aria, l’Increment 2 è ancora in fase di definizione di requisiti e potrebbe includere missioni aria-terra, sensori aggiuntivi o caratteristiche diverse di attritabilità e autonomia.

Quanto costano e quando arriveranno i primi Collaborative Combat Aircraft operativi? I primi FQ-42 Vengeance e FQ-44 Fury sono già in produzione e i test operativi proseguono. Il budget FY2027 richiede quasi un miliardo di dollari per l’avvio degli acquisti dell’Increment 1. L’Aeronautica militare statunitense prevede di raggiungere i 500 esemplari entro sei anni, con la possibilità di evolvere le piattaforme sulla base delle prestazioni e delle esigenze degli utenti.

I Collaborative Combat Aircraft si integreranno con i caccia esistenti e futuri, tra cui F-22, F-35 e F-47, attraverso teaming uomo-macchina. L’Experimental Operations Unit sta già sperimentando scenari di Agile Combat Employment e di integrazione in force package più ampi. Una Large Force Exercise è prevista nei prossimi mesi.

Vectis
© Artist rendering of Lockheed Martin Skunk Works®

Collaborazioni internazionali

L’USAF porta avanti anche collaborazioni internazionali, come l’accordo con i Paesi Bassi per lo sviluppo di prototipi e la condivisione di capacità di autonomia basate su open architecture. Questo approccio rafforza l’interoperabilità con gli alleati. In sintesi, l’annuncio di Meink conferma una svolta concreta verso una forza mista manned-unmanned.

Con almeno 500 Collaborative Combat Aircraft e altrettanti Massed Modular Aircraft in linea entro il 2032, l’Aeronautica americana mira a ottenere massa a costi sostenibili e a mantenere il vantaggio tattico in ambienti altamente contestati. I progressi produttivi e i test operativi in corso forniscono le basi per raggiungere questi obiettivi, a condizione che i finanziamenti restino adeguati e che le lezioni apprese dagli Increment 1 alimentino gli sviluppi successivi.