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Phase out HH-412: ultimo omaggio al “Volpe 218” della Guardia di Finanza

@ Aviation Report / Gianluca Vannicelli

E’ la fine di un’epoca e di un elicottero destinato a segnare la storia aeronautica del nostro paese. Dopo oltre 30 anni di onorato servizio, le Fiamme Gialle posano a terra i pattini e dicono addio a quella che ha rappresentato la macchina ad ala rotante più iconica non solo di questo corpo, ma del nostro intero paese: l’AB-412, denominato HH-412 dalla Guardia di Finanza.

Nel corso della prima settimana di marzo il Centro di Aviazione della Guardia di Finanza di Pratica di Mare ha voluto onorare il “Volpe 218”, l’ultimo esemplare ancora funzionante di una serie di 22 macchine HH-412 in dotazione dal 25 maggio del 1993, celebrandone il suo lungo impiego operativo al servizio della Guardia di Finanza. La linea ad ala rotante del prossimo futuro si concentrerà esclusivamente sui nuovi AW-139 e 169 della Leonardo.

Il 2024 ha rappresentato senza ombra di dubbio un anno di notevole rilevanza per la Guardia di Finanza; il corpo di polizia militare ha infatti da poco celebrato due importanti anniversari: i 250 anni dalla fondazione del Corpo e i 70 anni del Servizio Aereo. Questi traguardi rappresentano non solo una preziosa testimonianza della lunga tradizione delle fiamme gialle ma anche un simbolo dell’innovazione e dell’evoluzione tecnologica che caratterizzano questa storica forza di polizia.

Le radici del Servizio Aereo della Guardia di Finanza affondano nel cuore molle dell’Italia post-bellica degli anni ’50, quando i primi osservatori del Corpo salirono a bordo di velivoli Beechcraft C-45 dell’Aeronautica Militare per effettuare le prime missioni anticontrabbando dal cielo.

Da questi esordi, la GdF è cresciuta molto ed ha intrapreso un percorso di autonomia operativa, acquisendo negli anni una flotta sempre più dedicata, cominciando dagli elicotteri AB-47, seguiti poi negli anni ’70 dagli NH-500, per poi passare nel 1984 all’arrivo degli elicotteri biturbina A109.

A partire dal 1993 la GdF traccia la vera e propria svolta in termini operativi con l’acquisizione e l’entrata in servizio di ben 22 elicotteri biturbina Agusta Bell 412, poi ridotti a 16 esemplari ed oggi completamente radiati dalla propria flotta per i propri compiti istituzionali. Si tratta di una generazione di mezzi che hanno segnato un decisivo upgrade generazionale e hanno permesso al Corpo lo svolgimento di missioni anche notturne, estendendo al contempo il proprio raggio di azione ed implementando le sue capacità operative.

La macchina, denominata HH-412HP, trova il suo primo impiego nel 1993 presso le Sezioni Aeree di Manovra di Grottaglie e di Napoli, andando a sostituire l’elicottero A-109AII equipaggiato come dispositivi di bordo, del solo apparato radar.

La presenza a bordo per la prima volta di un sistema di missione dotato di visore FLIR ha rappresentato un notevole passo avanti nello svolgimento delle attività di polizia sul mare, caratterizzate in quel momento storico da immigrazione clandestina sull’Adriatico e traffico di TLE (Tabacchi Lavorati Esteri) dalla vicina Albania in un contesto sociopolitico in rapida evoluzione.

La possibilità di disporre di un mezzo aereo che consentiva, con il sistema FLIR di avvicinarsi ai TOI (Target of Interest), “di vedere senza essere visti” e di registrare le attività illecite in corso per poi portarle dinanzi l’Autorità Giudiziaria, ha permesso al Corpo di registrare innumerevoli risultati in coordinazione con le forze di terra, assestando così un duro colpo al traffico di TLE sulle coste pugliesi. Ogni motoscafo carico di sigarette che veniva sequestrato infatti, creava un danno alla malavita per una cifra che orbitava fra 1 miliardo e 1 miliardo e mezzo di vecchie lire.

Sotto il profilo aeronautico l’HH-412 non è altro che la versione del Bell 412 costruita in Italia su licenza dalla Agusta-Westland a partire dal ’81. Si tratta di un elicottero medio biturbina dotato di rotore quadripala di tipo rigido. Il gruppo turbomotore è del tipo Twin Pack P&W Pratt & Whitney PT6T-6 ovvero -6B ed eroga una potenza nominale di 1875 SHp, dei quali 1400/1560 utilizzabili dalla trasmissione del rotore principale.

L’elicottero riporta una velocità massima pari a 140 nodi con una crociera di circa 120 nodi ed una quota di tangenza di 15900 piedi. Il suo peso massimo al decollo è di 5398 kg. La macchina ha rappresentato senza mezze misure un punto di vera e propria innovazione in termini operativi sin dal primo giorno della sua entrata in servizio nel 1993;  per la prima volta l’equipaggio di volo veniva integrato dall’operatore di sistema. Quest’ultimo, dotato di una apposita consolle operativa, gestiva autonomamente i sensori di missione e lasciava ai piloti la sola gestione del volo.

L’intera flotta di HH-412 della GdF era incentrata su 2 modelli: una versione marittima e una da montagna. La prima, caratterizzata dal codice A e C (Alpha e Charlie), era munita di appositi serbatoi supplementari che le garantivano un’autonomia oraria di ben 4 ore.  Fra i suoi sistemi operativi di bordo, oltre alle dotazioni tipiche di un elicottero militare (IFF, Radio bassa frequenza), disponeva di una telecamera diurna e notturna di tipo FLIR e di un verricello di soccorso.

La macchina era equipaggiata anche di un potente radar, la cui antenna è ben visibile ed ubicata sopra la cabina ventrale in vetta alla postazione di pilotaggio. Si tratta di un’antenna di tipo panoramico a 360°, con funzioni oltre che di ricerca, di navigazione e meteo, in grado di svolgere vari compiti che le consente di “plottare” contemporaneamente fino a 18 bersagli.

A bordo degli elicotteri era presente anche un verricello di soccorso e un faro per ricerche di tipo Locator. I limiti di impiego nelle operazioni al verricello per il recupero dei naufraghi prevedevano di giorno, mare forza 4 e venti non superiori a 35 KTS, mentre di notte mare forza 3 e venti non superiori a 25 KTS.

La versione da montagna invece, codice B (Bravo), poteva imbarcare fino a 13 passeggeri; veniva impiegata principalmente per missioni di soccorso ed era privo di consolle operativa, serbatoi supplementari e radar. Tali sistemi erano comunque predisposti e, in caso di bisogno, in un giorno di lavoro potevano essere all’occorrenza imbarcati ed installati. Anche il faro di ricerca differiva dai modelli A e B. In questo caso era istallato un Night Sun SX-5.

Il Centro di Aviazione di Pratica di Mare, reparto votato all’addestramento di tutto il Servizio Aereo del Corpo, ha principalmente svolto compiti addestrativi su HH-412 sia in contesti marittimi che terrestri/montani volando quindi su entrambe le versioni: quella da montagna più leggera, rialzata e con maggiori capacità di carico (come il “Volpe 218”, ultimo esemplare in dismissione) e quella marittima, destinata ad impiego con operatori di sistema e sistemi di missione.

Grazie alle sue eccezionali caratteristiche tecniche e progettuali che ne hanno permesso un intenso e diffuso impiego ognitempo e con ogni condizione meteo, la macchina si è distinta fin da subito per le proprie capacità, dimostrandosi un mezzo praticamente insostituibile e incomparabile nel corso dei suoi oltre 30 anni di servizio.

La sua grandiosa capacità di carico e la sua compatibilità per il volo notturno con visori NVG, hanno fatto di lei una macchina fondamentale in tutti quei contesti emergenziali che andavano dai compiti di protezione civile a quelli di tipo SAR oltre che per le attività di ordine e sicurezza pubblica, come ad esempio il terremoto del L’Aquila nell’Aprile del 2009.

Non bisogna dimenticare che l’elicottero ha anche svolto un ruolo fondamentale per il Reparto Aeronavale nei momenti più duri della lotta al contrabbando, al traffico di droga e all’immigrazione clandestina.

L’HH-412 è stato impiegato intensamente anche recentemente nelle prime missioni di ricerca natanti anti-immigrazione “FRONTEX” nella zona di mare compresa tra Lampedusa e Pantelleria. Proprio in questa fase si afferma il ruolo dell’OSB (Operatore Sistemi di Bordo) che grazie alla gestione dei sensori di bordo, opera in stretta collaborazione e coordinamento con i piloti e la Sala Operativa del Corpo.

I 412 hanno permesso alle “Volpi” di estendere il proprio raggio di azione in luoghi molto distanti dallo stivale, raggiungendo il cuore dell’Inghilterra (a nord), lo stretto di Gibilterra (a ovest), Creta, Slovacchia e Slovenia (a est) e la Tunisia (a sud) posando i pattini anche in Grecia, Spagna (continentale e insulare), Albania, Francia, Malta e Austria, collezionando complessivamente la bellezza di oltre 74.000 ore di volo.

A seguito di esigenze di reparto sempre più precise e complesse però, negli ultimi anni il Corpo della Guardia di Finanza ha completamente ridisegnato l’assetto della propria forza aeronavale. A causa di una minaccia criminale sempre più tecnologica e sofisticata, l’impiego di una macchina come il 412 non risultava più del tutto adatto a svolgere i compiti per i quali era stato designata, nonostante i continui e ripetuti aggiornamenti. L’aumento del rischio terrorismo internazionale, la necessità di controllare il fenomeno del flusso migratorio lungo le coste meridionali ed insulari del nostro Paese hanno sancito l’epilogo di questo elicottero.

ll Servizio Aereo infatti necessitava di nuovi mezzi più performanti, sia come prestazioni, sia come dispositivi di sicurezza e sistemi di bordo rispetto alle dotazioni in uso del 412. Il nuovo AW169 (MH-169A per la Guardia di Finanza), l’elicottero che ha raccolto il suo testimone, è caratterizzato da una moderna strumentazione “glass cockpit” la quale consente agli equipaggi di volare con una maggiore situational awareness (basti pensare a sintetic vision, tcas e taws), ovvero sicurezza in ogni condizione e tempo.

Altra caratteristica è quella di poter effettuare avviamenti motore senza l’ingaggio del rotore aumentando, specialmente nell’ambito di operazioni di ricerca e soccorso e di protezione civile, sicurezza ed efficienza delle operazioni (ad esempio, nel corso di imbarchi e sbarchi di personale e/o materiale). In termini di prestazioni, il più moderno MH-169A offre sicuramente dei vantaggi in termini di quota tangenza e velocità, anche se l’HH-412 riusciva a garantire maggiori capacità di carico.

Frutto di una concezione aeronautica di altri tempi ed erede dei celebri Twin Huey impiegati dall’esercito americano in Vietnam, l’elicottero ha rappresentato non solo uno strumento fondamentale ma una vera e propria colonna portante per il Corpo della Guardia di Finanza sia nello svolgimento di missioni di soccorso che di contrasto alla malavita, diventando al contempo simbolo di impegno e di memoria. La sua messa a terra definitiva rappresenta per tutti quanti noi, addetti ai lavori o semplici appassionati la fine di un’era, l’ultimo riposo di una macchina iconica ed indimenticabile, orgoglio dell’industria italiana.

Gli autori desiderano ringraziare il Comandante del Centro di Aviazione della Guardia di Finanza di Pratica di Mare Gen. B. Maurizio Muscará, il Comandante del Gruppo Addestramento Aeronavale della Guardia di Finanza di Pratica di Mare Ten. Col. pil. Tommaso Santillo, il Ten. Col. pil. Francesca Testaguzza, Capo Ufficio Coordinamento Operazioni e Sicurezza Volo del Gruppo Addestramento Aeronavale della Guardia di Finanza di Pratica di Mare, gli Ufficiali e tutto il personale (piloti, personale aeronavigante e manutentori) che ci hanno permesso di svolgere questo elaborato scritto e fotografico.

Testo: Simone Ferrante
Immagini: Simone Ferrante, Gianluca Vannicelli

Simone Ferrante: Nato a Firenze nel 1986 è un grande appassionato di fotografia aeronautica e di tutto ciò che è ad ala fissa o rotante. Dal 2018 è collaboratore presso la rivista online Aviation Report. Ho volato su NH-90, CH-47F, UH-412 (AVES); HH-412, MH-169A (Guardia di Finanza); U-208 (Aeronautica Militare)

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