Nel mese di febbraio, grazie allo Stato Maggiore Aeronautica, siamo andati a visitare il CSSAM – Centro Storiografico e Sportivo Aeronautica Militare che ha sede presso il sedime aeroportuale di Vigna di Valle. Il CSSAM di Vigna di Valle ha il compito di sovrintendere le attività delle sue due realtà:
- il Centro Sportivo AM, del quale ci occuperemo in un secondo articolo (parte 2), opera per la tutela del patrimonio sportivo nazionale contribuendo allo sviluppo tecnico-teorico delle dinamiche sportive. Gli atleti, di primissimo livello, partecipano alle più importanti competizioni nazionali e internazionali.
- il MUSAM – Museo Storico AM, che racconteremo in questo articolo (parte 1), totalmente rinnovato ed ampliato nel 2023 che ha il compito di divulgare la cultura aeronautica, la storia e le tradizioni di Forza Armata attraverso gli aerei e i cimeli esposti, ma anche con numerose iniziative.
Cento anni in volo: dove la storia del volo ha voluto segnare dove porre le basi della propria dimora
Il pallone di Garnerin
E’ il 2 dicembre 1804, Parigi è in fermento per i preparativi di incoronazione ad imperatore di Napoleone Bonaparte da parte di Papa Pio VII. Per l’occasione, il colonnello Andrè-Jacques Garnerin, aeronauta e precursore del paracadutismo, fece innalzare un pallone aerostatico davanti a Notre Dame, imbrigliato in una rete di seta grezza, con gli ormeggi ancorati ad un’imponente scultura di un Aquila Reale. Ma il 16 dicembre 1804, causa il forte vento, gli ormeggi si ruppero, liberando nell’aria il pallone.
Dopo un volo di 22 ore, il pallone di Garnerin, decise di trovare la propria dimora nel lago di Bracciano, lì dove oggi risiede la storia della nostra Aeronautica Militare. Essendo In quel periodo, il lago di Bracciano all’interno dello stato pontificio, fu motivo per dare la proprietà del cimelio al Papato, conservando i resti del pallone di Garnerin nella città del Vaticano, dove rimase per 170 anni.
L’era dei dirigibili
Nel 1904, proprio qui, sulla sponda sud del lago di Bracciano, per volontà del Magg. Mario Maurizio Moris del Genio, tra i padri fondatori dell’aviazione Italiana, venne realizzato il primo impianto del Cantiere Sperimentale Aeronautico. Dopo quattro anni di preparazione, il 3 ottobre 1908, si librò in aria il primo dirigibile militare Italiano nominato N 1, con a bordo i loro progettisti, gli ingegneri Gaetano Arturo Crocco e Ottavio Ricaldoni e pochi giorni dopo il volo fu ripetuto, portando il N.1 in circa mezz’ora di volo, a Roma nel Palazzo del Quirinale.
Questo volo dimostrativo, scatenò un grande fermento per la dimostrazione di fattibilità dell’esplorazione aerea. D’ora in avanti, i dirigibili divennero una delle massime espressioni per l’esplorazione aeronautica. Con essi, vide la luce una delle più ardue imprese Italiane, realizzata da Umberto Nobile ed il suo equipaggio a bordo del dirigibile “Italia”, che partendo il 19 marzo 1928 da Ciampino, altra importante sede per costruzioni aeronavali, arrivarono ad esplorare il polo nord sul pack.
Nonostante il disastroso epilogo, dove il dirigibile con il suo equipaggio, causa condizioni meteorologiche avverse, precipitarono sul pack, dove furono costretti a sopravvivere per giorni, con solo una tenda rossa come riparo, prima di essere recuperati. Nonostante l’importanza dell’impresa di Nobile, la quale confermò l’Italia nell’olimpo del pionierismo aeronautico, per via del disastroso epilogo del dirigibile Italia, si decise di chiudere l’era dei dirigibili in Italia.
Gli Idrovolanti e l’idroscalo come pista naturale
L’evoluzione del volo scorre veloce e qui a Vigna di Valle, fino al 1945, divenne il primo centro Sperimentale Idrovolanti e armamenti in Italia, dando vita all’88 Gruppo caccia marittima e successivamente al secondo conflitto bellico, fu costituito l’84° Gruppo Idrovolanti, per il soccorso aereo. Il periodo intercorso tra le due grandi guerre, è motivo di ricerca e sperimentazione aeronautica e Vigna di Valle, divenne un polo d’eccellenza per lo sviluppo aeronautico.
Qui la conoscenza è l’ingegneria aeronautica, sfruttando le calme acque del lago, come una pista naturale, diedero vita ad idrovolanti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della nostra aeronautica. Come lo sviluppo del Savoia-Marchetti S-55, idrovolante che fu protagonista di una delle più importanti imprese per l’epoca, dove 25 idrovolanti S-55X, il 1 luglio 1933, capitanati da Italo Balbo, partirono dall’idroscalo di Orbetello, alla volta di Chicago, New York, Roma-Ostia. Chicago fu scelta come tappa principale, perché nel 1933 ospitò la “Century of Progress”, l’Esposizione Mondiale ed in onore della fondazione della Regia Aeronautica venne chiamata “Crociera Atlantica del Decennale”. Queste traversate oceaniche e non solo, fecero balzare l’Italia nuovamente sul podio del pionierismo aeronautico mondiale.
Lo sviluppo e ricerca nel settore degli idrovolanti, portò inoltre alla realizzazione di quella che oggi può essere considerata “la Ferrari del Cielo” Il Macchi MC-72, soprannome attribuitogli grazie anche alla sua fiammante livrea “Rosso Corsa”, colore assegnato all’Italia ed adottato per auto, moto e velivoli da competizione di velocità del made in Italy.
L’Idrovolante, fu progettato per competere nella coppa Schneider nel 1929, dove seppur non abbia mai vinto la competizione, per diverse problematiche, il 23 ottobre 1934, a Desenzano sul Garda, il Macchi MC-72 ai comandi del M.llo Francesco Agello, raggiunse il record mondiale di velocità di 709,209 Kmh, portando nuovamente l’Italia ai vertici delle cronache per l’incredibile impresa aeronautica realizzata.
Il Museo Storico: una macchina del tempo
Nell’immediato dopoguerra, l’Italia seppur disastrata da un conflitto appena concluso, era in un momento di incredibile fermento e rinascita e con essa l’Aeronautica Militare, in parte sostenuta dal piano Marshall, dove ebbe in dotazione velivoli di fabbricazione Inglese ed Americana, come ad esempio Spitfire e Mustang.
Dopo un importante lavoro di recupero e riordino dei velivoli, che costituirono la storia dell’Aeronautica Militare, presso le preesistenti strutture di Vigna di Valle, il 24 maggio 1977, fu inaugurato il Museo alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone e del Gen. Giuseppe Pesce, tra i maggiori esponenti per la realizzazione del museo.
A consolidare la storia di questo luogo, il 22 luglio del 1978 Paolo VI, primo pontefice nella storia della Chiesa ad aver volato sugli aerei dell’Aeronautica Militare, fece dono all’Arma Azzurra del pallone aerostatico di Garnerin, conservato in Vaticano per oltre 170 anni, in segno di gratitudine e apprezzamento come sottolineato nella lettera a sua firma consegnata all’allora generale Giuseppe Pesce incaricato di allestire e sviluppare il Museo di Vigna di Valle, ponendo così un’importante cimelio storico del volo nella sua storica dimora naturale.
Siamo ora nel nuovo millennio e la storia incomincia ad avere un considerevole peso sulle ali dell’Aeronautica Militare ed essendo in prossimità del suo Centenario, quale miglior occasione di celebrare cento anni di storia, dando ad essa il giusto lustro! L’Aeronautica, decise quindi di avviare un sostanziale riammodernamento delle strutture preesistenti.
Nell’ottobre 2021, il museo venne chiuso al pubblico per permettere importanti lavori di ristrutturazione, dove vennero riammodernati e ristrutturati gli hangar preesistenti anch’essi parte di un’archeologia di architettura industriale. I lavori furono delicati e complessi, basti pensare solo alla realizzazione di una nuova pavimentazione, che ha richiesto lo spostamento di ogni velivolo, pezzi unici della nostra storia, spostati e riposizionati con le dovute attenzioni.
Qui il lavoro di squadra, la squadra che vola, vale e vince, in collaborazione con privati e specialisti, ha dato seguito ad un’imponente restiling del museo, con una importante attenzione alla preservazione dei velivoli che non potevano essere posti all’esterno degli hangar durante i lavori, esponendoli alle intemperie. Inoltre, fu realizzata un’ulteriore struttura a completare le preesistenti, “l’hangar 100”, realizzato in occasione del centenario insieme ad un’ulteriore struttura, volta all’accoglienza dei visitatori, chiamata “Ipogeo”. Fino ad arrivare alla sua riapertura avvenuta a maggio 2023, pronti per mostrare al mondo, cento anni di storia dell’Aeronautica Militare.
CSSAM: una passeggiata nei cieli di “Cento anni di storia dell’Aeronautica Militare”
Alcune strutture del museo, sono parte anch’esse della storia di uno dei poli di ricerca e sperimentazione d’eccellenza del passato della nostra Aeronautica. Passeggiando nel piazzale antistante, una prima struttura architettonicamente appartenente ad uno stile industriale di un tempo è, l’hangar “Tricampate”, nome dato per via della sua struttura a tre tetti spioventi.
Qui, grazie al personale altamente specializzato dell’Aeronautica Militare, fortemente motivato dalla passione di dare lustro alla storia della nostra Aeronautica, in collaborazione con gruppi di restauro aeronautico civili come ad esempio il GAVS (Gruppo Aerei Velivoli Storici), mettono a disposizione la loro competenza ed esperienza tecnica al fine di riportare al dovuto splendore ogni mezzo appartenuto alla storia della nostra Aeronautica Militare, studiando ed utilizzando tecniche, utilizzando utensili e materiali usati un tempo, ridonando il giusto decoro a velivoli che da lì a breve entreranno nella collezione del museo.
Queste opere di recupero, restauro e conservazione sono condotte grazie anche ad un’importate collaborazione in sinergia, con tutta la rete dei musei aeronautici ed istituti tecnici d’Italia, dando un importante valore aggiunto al museo stesso.
Dall’hangar Tricampate, come in un viaggio nel tempo, ci spostiamo in una successiva struttura, il “Magazzino 22”, dove si può vedere un’importante esposizione in ordine cronologico, di motori e strumentazioni varie, che mette in risalto, quanta conoscenza ed ingegno è decollato dal passato di un’Italia che è stata protagonista nella storia del volo.
Un’area è riservata a divise storiche, esposte con il giusto ordine cronologico, nonché a rotazione, vengono esposte, collezioni e cimeli donati temporaneamente da privati, fieri di mostrare il passato di chi ha dato lustro all’Aeronautica Militare. In questo spazio espositivo trova anche posto un’importante sala multimediale, dove i giovani e non solo, possono immergersi nel volo, grazie alla simulazione. Da una sfera con movimenti su tre assi a 360°, per far vivere ai visitatori un volo da passeggero, a bordo di un MB-339 delle Frecce Tricolori, a voli immersivi grazie a visori oculus per la realtà virtuale, fino ad un reale simulacro-simulatore di un caccia AMX.
Entriamo ora nel vivo, di questa nuova stupenda realtà museale, dove ad accoglierci, c’è lui, il pallone di Garnerin, colui il quale ha voluto segnare la dimora della storia del volo della nostra Aeronautica. Ad accoglierci un infodesk, con il suo design, ci catapulta subito in un passato fatto di ali in lamiera e rivetti e di un ingegno Italiano e non solo, che ha dato vita a macchine meravigliose. Il corridoio che ci introduce nel primo hangar con il suo design, emula una carlinga di un aereo e ci conduce a bordo di questa macchina del tempo.
Siamo ora nell’hangar Troster. Passeggiando con il dovuto silenzio, in rispetto del meritato riposo di quei velivoli che tanto hanno dato alla storia dell’Aeronautica Militare, lo sguardo viene subito catturato da una replica del “Flyer” dei fratelli Wright. Qui, si sente leggero il profumo di vecchi olii lubrificanti di antichi motori, ma che accompagnati dai racconti del personale AM e o da volontari AAA (Associazione Arma Aeronautica), il silenzio viene interrotto, mettendo in moto ogni velivolo, lasciandoli decollare nella fantasia di ogni visitatore. E’ da qui, dagli albori del volo, che si tocca con mano, quanta strada sia stata fatta nel volo, in un così breve periodo temporale di poco più di un secolo, spazio brevissimo se paragonato all’esistenza dell’uomo.
Qui la storia con i suoi velivoli, gira vorticosamente intorno al visitatore. Alcuni velivoli come ad esempio lo SVA-5 o l’Ansaldo o lo Spad VII, mostrano il massimo della tecnologia disponibile all’epoca, con la quale è stata fatta la storia della nostra Aeronautica. C’è un angolo dell’hangar, per me particolarmente toccante, dedicato all’Asso della prima guerra mondiale, Francesco Baracca, abbattuto il 19 giugno 1918, sui cieli di Nervesa in Veneto, precipitando sul Montello mentre mitragliava alcune postazioni austriache. Qui, in un silenzio di commemorazione oltre a cimeli di vario genere, è possibile osservare i resti del motore dello Spad S.VII, velivolo con il quale perse la vita Baracca.
Proseguendo attraversiamo un passaggio in una fusoliera d’aereo, che ci trattiene dentro questa macchina del tempo e ci trasporta nel successivo hangar “Velo”, dall’omonima ditta che lo ha realizzato o se vogliamo come Velocità, dedicato principalmente agli idrovolanti e al mito della velocità. L’attenzione è prepotentemente presa dall’originale “Ferrari del Cielo”, il Macchi MC-72 di colore “Rosso Corsa” di Francesco Agello, lo stesso idrovolante, che nel 1934, raggiunse il record di velocità di oltre 709kmh. Qui è possibile inoltre ammirare altri velivoli che presero parte alla coppa “Schneider” come il MC-39.
E’ inoltre presente un area dedicata alle “crociere Atlantiche” e i suoi idrovolanti S-55. Importante è l’esposizione di velivoli che hanno rappresentato l’industria aeronautica tra le due grandi guerre, come il CR-32 o il CR-42 o il Campini Caproni, primo velivolo a getto italiano.
Proseguendo si accede nell’hangar “Badoni”, dal nome dell’Ing. Antonio Badoni, imprenditore noto nel settore delle costruzioni ferrotranviarie ed aeronautiche tra gli anni 20 ed il secondo conflitto mondiale. L’hangar fu costruito alla fine degli anni Venti, per ospitare idrovolanti di grandi dimensioni, da qui le sue generose dimensioni di 60×60 metri. Qui il periodo della seconda guerra mondiale, mostra un’impressionante produzione di velivoli come l’SM-79 Sparviero, il Reggiane 2000 e 2002, Macchi MC-200, MC-202, MC-205, il Fiat G-55, il Cant-Z 506.
Entriamo ora nell’hangar “Skema”, realizzato dalla società costruttrice Skema, con i suoi 4.200 m2 di superficie, 3.200 del piano terra e 1.000 del piano sopraelevato, dove sono esposti i velivoli che hanno dato lustro all’ingegneria aeronautica Italiana del dopoguerra, come ad esempio l’SF-260, progettato da Stelio Frati per l’impiego come velivolo da addestramento.
Questa fu ed è una delle macchine meglio progettate e la sua longevità, tutt’ora in uso al 70° Stormo di Latina, ne conferma il suo pregio. Altro fiore all’occhiello, di un’Italia che rinasce è il FIATG-91, nelle sue diverse varianti T, R, Y ed adottato anche dalle Frecce Tricolori dal 1963 al 1982. Qui sono presenti inoltre, quei velivoli avuti a supporto di una rinascita avuta anche grazie al piano Marshall, come la serie F-84, F-86 Sabre, il De Havilland Vampire di provenienza Britannica.
Ed in fine il velivolo che è rimasto nel cuore di chi ha visto rinascere un’Italia nei cieli, l’F-104 Starfighter, iconico velivolo da caccia intercettore, primo attore protagonista nei cieli che hanno contraddistinto il periodo della guerra fredda e rimasto in servizio fino all’ottobre del 2004.
Una successiva area espositiva, mostra la storia dell’ala rotante per l’Aeronautica Militare, che con i suoi svariati mezzi e con il personale dell’Aeronautica Militare, hanno prestato il loro servizio alla nazione, recuperando persone in difficoltà sia in mare che su terra, non che il bianco SH-3D, che ha prestato servizio presso il 31° Stormo di Ciampino, come trasporto papale, affettuosamente chiamato “Papacottero”.
Ed arriviamo all’hangar “100”. Hangar realizzato con nuove tecnologie con struttura a basso impatto ambientale, dove è presente una mostra di tutti quei velivoli che hanno contribuito ad arrivare a questo importante traguardo del centenario. Qui è possibile osservare il Panavia Tornado, l’AMX da poco ritirato dal suo servizio attivo e l’F-16 Fighting Falcon, velivolo utilizzato nel periodo di transizione tra il phase-out del F-104 e l’entrata nella piena operatività dell’Eurofighter EF-2000 Typhoon che tutt’ora insieme ai velivoli F-35 di quinta generazione, da poco entrati in servizio, assicurano la protezione dello spazio aereo nazionale.
Uscendo da quest’ultimo hangar, quasi storditi dal viaggio da poco concluso, si rimane nel piazzale antistante gli hangar, dove sono esposti alcuni velivoli di così grandi dimensioni da non poter trovare spazio all’interno delle strutture presenti. Tra di essi, imponente, mentre osserva l’acqua da dove è venuto, il Grumman HU-16, un velivolo anfibio bimotore, entrato in servizio in AM nel 1958, utilizzato come pattugliatore per missioni di ricerca e soccorso.
Il Grumman S-2F Tracker, di provenienza US Navy, entrato in servizio nel 1957 in Aeronautica Militare ed utilizzato come pattugliatore marittimo antisommergibile. Poi, il suo successore, il Breguet BR-1150 Atlantic, in servizio dal 1972 al 2017, come pattugliatore marittimo antisom. Un MB-323, prototipo realizzato in pochi esemplari, ma che non ebbe un seguito come velivolo operativo in Aeronautica Militare. Questi velivoli posti all’esterno, essendo costantemente esposti ad intemperie, vengono sottoposti periodicamente a trattamenti di riverniciatura, per poterli mantenere ed ammirare nel loro splendore originale.
Il Museo dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle inoltre, vuole essere ed è una delle maggiori attrazioni dell’area circostante, diventando così, un importante promotore del turismo locale, contribuendo attivamente alla comunità locale, dove una visita presso il museo può essere un’occasione per visitare e apprezzare anche le bellezze locali, dal lago stesso ai tre comuni con relativi affascinanti borghi medioevali di Bracciano, Anguillara e Trevignano, che si affacciano sul lago.
Entrare nella storia della nostra Aeronautica Militare, significa diventare protagonisti attivi in un modo o nell’altro, di un futuro che a breve diventerà storia ed esserne consapevoli ci aiuta a volare in avanti. Ma ancor più gratificante è vedere e toccare con mano, quanto è stato fatto per dare il giusto lustro ad una collezione di più di 80 velivoli.
La storia dell’Aeronautica Militare, con sede primaria a Vigna di Valle, con Guidonia e la sua galleria del vento, insieme a Piacenza, futuro prossimo museo volante, intende mostrare tutto il suo massimo rispetto a uomini e mezzi, che tanto hanno dato alla storia della nostro paese, perché una nazione che non ha rispetto per il proprio passato, non ha futuro.
Per la realizzazione dell’Articolo, si ringrazia lo Stato Maggiore Aeronautica ed il 5° Reparto. Nello specifico: il Comandante del CSSAM Col. Dario Bovino, il Direttore del MUSAM T.Col. Paolo De Vita, il Comandante del Centro Sportivo AM T.Col. Giancarlo Sergi, l’addetto alla Sezione Sport acquatici Serg. Magg. Aiut. Carlo Diomaiuta. Nonché chi ha contribuito attivamente, sostenendoci in ogni passo dalla pianificazione alla realizzazione dell’articolo 1° LGT Fabrizio Sanetti.
Testo: Simone Vicari
Immagini: Simone Vicari, Aeronautica Militare / MUSAM