Il programma VENOM Autonomy Flying Testbed rappresenta un passo concreto nello sviluppo di capacità autonome per il combattimento aereo. Nato dalla collaborazione tra la U.S. Air Force e la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), questo sforzo utilizza F-16 Fighting Falcon modificati come piattaforme di prova per agenti di intelligenza artificiale. L’obiettivo è accelerare la sperimentazione di software di autonomia su aerei con equipaggio e senza, fornendo dati utili al programma Collaborative Combat Aircraft (CCA) e ad altre iniziative di sviluppo.
Il nome completo, Viper Experimentation and Next-gen Operations Model – Autonomy Flying Testbed (VENOM-AFT), sottolinea il legame con il “Viper”, come è noto l’F-16, e il ruolo di testbed volante per operazioni di nuova generazione. Le attività si concentrano presso la Eglin Air Force Base, in Florida, dove operano congiuntamente il 96th Test Wing e il 53rd Wing.
Origini e sviluppo del VENOM Autonomy Flying Testbed
Il progetto prende le mosse dal programma Air Combat Evolution (ACE) della DARPA, che aveva già dimostrato la capacità di un agente AI di pilotare un caccia in scenari di combattimento ravvicinato utilizzando l’X-62A VISTA, un F-16 altamente modificato a scopo sperimentale. Il VENOM Autonomy Flying Testbed porta questa esperienza su velivoli della flotta operativa, convertendo sei F-16C in piattaforme di prova permanenti.
I primi tre F-16 sono arrivati a Eglin nell’aprile 2024; gli altri tre hanno completato il gruppo nell’aprile 2025. Le modifiche riguardano hardware aggiuntivo, software e strumentazione dedicata, senza alterare il software di volo principale dell’aereo. Un elemento chiave è l’introduzione di un auto-throttle, che consente all’agente autonomo di regolare sia le superfici di controllo sia la spinta. Il kit di autonomia, denominato VENOM Autonomy Kit (VAK), crea un’interfaccia con i comandi di volo e i sistemi di missione. Il pilota a bordo può passare dal controllo tradizionale a quello AI con un semplice interruttore, mantenendo sempre la capacità di intervenire.
Questa configurazione “human-on-the-loop” è centrale: il pilota resta in cabina per monitorare l’agente, i sistemi di volo e gli obiettivi di missione. Non si tratta di trasformare gli F-16 in droni senza equipaggio come i QF-16, ma di creare un ambiente di prova controllato e sicuro per far evolvere rapidamente le capacità autonome.
Prima dei voli, il team ha svolto mesi di prove a terra su motori e sistemi, oltre a numerose ore di simulazione avviate già nel 2024. Le simulazioni hanno incluso scenari uno contro uno e due contro due, sia a vista (within-visual-range) sia oltre la portata visiva (beyond-visual-range), con modellazione più veloce del tempo reale per affinare gli algoritmi.
I test di volo del VENOM Autonomy Flying Testbed e il passaggio all’autonomia in aria
Nel giugno 2026 gli F-16 modificati hanno iniziato i voli per verificare il corretto funzionamento dei sistemi aggiornati e l’airworthiness complessiva. A luglio è seguita la fase di controllo autonomo in volo: un agente AI ha gestito il velivolo mentre un pilota collaudatore del 40th Flight Test Squadron restava a bordo per supervisionare.
Tim Stevens, pilota collaudatore del programma, ha sottolineato che raggiungere il volo rappresenta un traguardo dopo anni di progettazione, modifiche e pianificazione da parte di un team numeroso. Ogni missione consente di raccogliere dati e introdurre miglioramenti continui. Le prime attività sono state condotte principalmente dai tester sviluppi del 40th FLTS, ma il programma è un’iniziativa congiunta tra 53rd Wing e 96th Test Wing, con il supporto della DARPA.
Il VENOM Autonomy Flying Testbed non si limita a dimostrare la fattibilità del controllo AI su un caccia standard. Serve da pietra angolare per la fase successiva: il programma Artificial Intelligence Reinforcements (AIR) della DARPA. AIR punta a sviluppare autonomia tattica dominante per missioni di combattimento multi-nave oltre la portata visiva. Le soluzioni verranno prima dimostrate sugli F-16 con equipaggio e poi trasferite a velivoli da combattimento senza equipaggio (UCAV).
Integrazione dell’intelligenza artificiale
Il focus di AIR include l’integrazione completa dei sensori, la scalabilità a ingaggi più ampi, l’adattabilità a condizioni variabili e la capacità di apprendere modelli predittivi che tengano conto di incertezze sull’avversario e di effetti di inganno. Il programma combina approcci algoritmici con feedback di esperti umani per far evolvere comportamenti autonomi cooperativi.
In questo contesto, il VENOM Autonomy Flying Testbed consente di testare più agenti AI in scenari di volo reale, aprendo la strada a operazioni in cui i piloti umani comandano e orchestrano team di aerei autonomi senza equipaggio. Tali capacità saranno rilevanti anche per i Collaborative Combat Aircraft, i droni collaborativi destinati a operare al fianco di piattaforme con equipaggio all’interno del concetto Next Generation Air Dominance.
Le modifiche sugli F-16 dimostrano inoltre la possibilità di adattare velivoli della flotta esistente senza riscrivere il software core, creando una pipeline efficiente per lo sviluppo di AI di combattimento. Brig. Gen. James “Fangs” Valpiani, program manager DARPA, ha evidenziato come questi test avanzino l’infrastruttura necessaria per capacità autonome affidabili, rispondendo alla crescente complessità dell’ambiente di minaccia aerea.
I prossimi passi
I test proseguiranno aumentando la complessità, con l’obiettivo di passare da operazioni singole a multi-nave e di trasferire le capacità su piattaforme senza equipaggio. La collaborazione tra DARPA, US Air Force Research Laboratory (in particolare l’Autonomy Capability Team ACT3) e i reparti di prova di Eglin garantisce continuità tecnica e operativa.
Il VENOM Autonomy Flying Testbed non è un programma isolato, ma un elemento di un ecosistema più ampio che include prove a terra, simulazioni avanzate e iterazioni rapide. L’approccio “speed-to-ramp” mira a ottenere risultati sicuri nel minor tempo possibile, alimentando lo sviluppo dei CCA e di altre soluzioni autonome. Con i primi voli autonomi già realizzati e il passaggio al programma AIR in corso, la piattaforma offre un ambiente concreto per rispondere a domande ancora aperte sulle prestazioni e sull’affidabilità dell’AI di combattimento in condizioni realistiche di nebbia e attrito della guerra moderna.


