Umberto Nobile

Celebrato a Palazzo Aeronautica il centenario del Sorvolo del Polo Nord da parte di Umberto Nobile

A cento anni dal sorvolo sul Polo Nord del dirigibile N1 Norge di Umberto Nobile, il 14 aprile l’Aeronautica Militare, ha voluto marcare questo importante traguardo storico, con un convegno organizzato presso l’Auditorium Visconti a Palazzo Aeronautica dal titolo “Il volo del Norge 1926: Nobile al Polo Nord”, con la partecipazione dei maggiori esponenti storici, scientifici ed istituzionali, al fine di evidenziare ciò che Italia, Norvegia e Stati Uniti, insieme hanno saputo raggiungere traguardi invalicabili fino allora.

Umberto Nobile al Polo Nord

L’esplorazione è da sempre stata nel DNA dell’essere umano. Noi stessi, siamo spesso avvolti dall’irrefrenabile desiderio di esplorare nuove mete e grazie alla tecnologia a portata di mano per tutti, siamo spesso abituati a programmare ogni passo dei nostri viaggi. Ma pensate solo per un istante di partire per un mese, avere sì pianificato a grandi linee il vostro viaggio, ma non sapere come sarà realmente, quali saranno le condizioni meteo durante il percorso, tanto meno cosa troverete al vostro arrivo.

Questo, è ciò che è avvenuto 100 anni fa, durante l’impresa del dirigibile N1 Norge di Umberto Nobile alla scoperta del Polo Nord, luogo inesplorato fino allora e quasi a rivivere un parallelismo temporale, dopo cento anni, nei giorni della commemorazione dell’impresa del Norge, la missione Artemis II nello spazio raggiungeva l’orbita del nostro satellite, esplorando il suo lato oscuro, luogo anch’esso inesplorato fino ad ora.

All’inizio dello scorso secolo, dopo il primo volo dei fratelli Wright avvenuto il 17 dicembre 1903 con un velivolo ad ala fissa, un’altra forma di volo si stava affermando, nel dominio dei cieli, il dirigibile, particolarmente apprezzato per la possibilità di imbarcare un maggiore carico utile, percorrendo distanze maggiori, grazie alla sua maggiore autonomia. Utilizzato per scopi bellici nella prima guerra mondiale, in particolar modo dai tedeschi, abili costruttori nel settore dirigibilistico, con gli Zeppelin.

Alla fine del primo conflitto mondiale, anche l’Italia era tra le nazioni all’avanguardia in quanto a conoscenza e tecnologia sui dirigibili. Vigna di Valle divenne un polo di eccellenza per la costruzione dei dirigibili nel mentre la base di Guidonia divenne un polo tecnologico e sperimentazione aeronautica di eccellenza mondiale, considerata un po’ come la Cape Canaveral di quei tempi.

Il dirigibile

Tra le tante brillanti menti di quel periodo, spicca il nome di Umberto Nobile, ufficiale della Regia Aeronautica, ingegnere e costruttore di dirigibili, nonché pilota degli stessi. Nobile grazie alle sue conoscenze aeronautiche, realizzò il dirigibile l’N1, una vera e propria astronave volante per quei tempi. L’N1, aveva un volume di 19.000 metri cubi, una lunghezza di 106 metri ed un diametro di 20 metri. Spinto da tre motori da 250hp che potevano portare il dirigibile ad una velocità di 115Km/h. Un dirigibile innovativo e più imponente, rispetto agli Zeppelin tedeschi utilizzati nel primo conflitto mondiale.

Nello stesso periodo, l’esploratore norvegese Roald Amundsen stava organizzando una spedizione per raggiungere il Polo Nord, luogo inesplorato fino a quel momento e trovò nel dirigibile N1 di Umberto Nobile, il mezzo ideale per compiere questa audace impresa, impensabile per aerei che, per caratteristiche tecniche, avevano una capacità di carico ed un’autonomia inferiore al dirigibile. Grazie alla partecipazione con finanziamenti dello statunitense Lincoln Ellsworth, Amundsen chiese inizialmente a Nobile di costruire una replica dell’N1, ma il poco tempo disponibile previsto per la partenza della missione, spinse Amundsen ad acquistare direttamente l’N1 di Nobile, che prese la denominazione di Norge.

L’N1 Norge, diventa così il mezzo perfetto per una tale impresa, ma deve essere modificato per la missione del sorvolo sull’Artico. Vengono quindi tolte tutte le poltrone all’interno della cabina, per alleggerirlo del peso superfluo, lasciando solo quella del pilota. Viene apportato un sostanziale rinforzo nella cupola di prua, per permettere un ormeggio più sicuro ai piloni di ancoraggio durante le diverse tappe intermedie.

Inoltre la cupola di prua era provvista di una botola di uscita, per poter permettere ai tecnici di uscire ed ispezionare il dorso del dirigibile durante la navigazione. Infine, all’interno della cabina, viene allestito un vero e proprio laboratorio volante, per esperimenti scientifici. Ora, è il momento di mettere insieme l’equipaggio, che è stato calcolato da Nobile in 16 passeggeri totali, sei italiani della Regia Aeronautica, sei norvegesi e uno svedese, tredici persone in totale al momento della partenza.

Nel conteggio del carico totale è compresa anche l’inseparabile cagnolina di Nobile, Titina con i suoi cinque chili. Successivamente, alla Baia del Re, ultima tappa prima della trasvolata artica, verranno imbarcati Roald Amundsen (l’esploratore), Lincoln Ellsworth (il finanziatore) ed un giornalista americano, per documentare l’impresa, raggiungendo il numero stabilito da Nobile di sedici persone imbarcate.

Umberto Nobile parte con il Norge

Finalmente ci siamo! Dopo un’attenta pianificazione il Norge è pronto a decollare. Con una folla festante per l’impresa, che sta mettendo l’Italia sotto i riflettori del mondo intero, il 10 aprile 1926, dall’aeroporto di Ciampino (Roma), molla gli ormeggi il dirigibile Norge, diretto al polo nord verso la baia del Re, passando per diverse tappe.

A partenza avvenuta da Roma, la prima tappa è Pulham (Inghilterra), successivamente Oslo (Norvegia) per rendere omaggio ai partner e alla nazione madre di Amundsen, poi Leningrado (attuale San Pietroburgo) per una sosta forzata a causa del maltempo. Il 7 maggio 1926, finalmente il Norge arriva alla base artica di Ny-Ålesund, nella Baia del Re (in norvegese Kongsfjorden), un fiordo situato nell’isola di Spitsbergen, nell’arcipelago norvegese delle isole Svalbard, noto per essere l’ultimo avamposto abitato prima del Polo Nord.

Qui è stata realizzata una forma di ricovero per il dirigibile, non un vero e proprio hangar, ma due semplici fiancate che lo potessero contenere e proteggere, in attesa dell’ultimo tratto di sorvolo sul Polo Nord. Finalmente ci siamo, l’11 maggio 1926, si parte da Ny-Ålesund per la traversata polare. E’ il 12 maggio (ore 01:30 GMT), quando il Norge condotto da Umberto Nobile insieme al suo equipaggio raggiunge e sorvola il Polo Nord.

Nobile ai comandi del Norge, scende di quota e si avvicina alla calotta artica a circa 150 metri di quota. A prova della storica impresa con il loro sorvolo, oltre a comunicare il raggiungimento dell’artico via radio, vengono lasciate cadere sul pack artico la bandiera Italiana, Norvegese ed Americana, Nobile poi, affezionato alla città di Roma, lascia cadere anche un gagliardetto di Roma.

Le tre bandiere dei rispettivi tre paesi partecipanti, vogliono essere inoltre un messaggio che, i risultati di grandi imprese, riescono ad essere ottenuti, solo grazie alla cooperazione di più nazioni insieme. Ed infine, dopo tre giorni di navigazione, il 14 maggio 1926, il Norge arriva a Teller (Alaska) ultima tappa del suo viaggio, dove grazie al supporto di una dozzina di eschimesi, il dirigibile viene sgonfiato.

Tornati come da un viaggio vissuto dal passato, rientriamo nell’Auditorium Visconti, dove il Gen. Urbano Floreani, Capo del 5 Reparto Pubblica Informazione, ci accoglie con un caloroso benvenuto, facendo gli onori di casa, introducendo il convegno che è stata un’occasione per fare il punto sull’importanza della salvaguardia e conservazione di un’ambiente tanto incontaminato quanto fragile.

Le spedizioni scientifiche italiane

In questo, l’Aeronautica Militare tutt’ora è parte attiva, con il supporto alle spedizioni scientifiche italiane di CNR ed ENEA in Antartico, dove sono allestiti laboratori scientifici per il monitoraggio dei ghiacci. Ghiacci che nel tempo, diventano memoria come un naturale hard disk a strati, incorporando parte della composizione dei bassi strati dell’atmosfera, effettuando carotaggi di circa trenta metri, si riesce a conservare e monitorare, lo stato di salute del pianeta stesso anno dopo anno. Inoltre è stata un’occasione per evidenziare l’importanza delle aree artiche, territori di confine e per questo al centro anche di recenti attenzioni geopolitiche.

A ulteriore dimostrazione della bellezza di un’ambiente così meraviglioso, quanto delicato, Enzo Barracco ci ha mostrato alcuni scatti della sua ultima opera fotografica dal libro “The Fight of the Forest: Alaska” presentato poi ufficialmente nel pomeriggio del 14 aprile a Palazzo Aeronautica. Il volume documenta la mutazione dei territori già solcati dal “Norge”, trasformando la memoria dell’impresa di Nobile in un monito attuale sul cambiamento climatico. Per l’occasione, le sale storiche di Palazzo Aeronautica saranno allestite con una selezione di scatti in mostra anche a Vigna di Valle.

Il convegno per celebrare il centenario del sorvolo del Norge sul Polo Nord con i suoi differenti panel affrontati durante tutto il convegno, ha trasformato la commemorazione in un momento di ampia riflessione, che ha saputo riunire il passato, presente e futuro e dare un messaggio più che attuale sulla cooperazione multinazionale, strategia che continua a essere fondamentale anche nelle attuali missioni, in particolare nella ricerca polare e nella tutela dei fragili ecosistemi, sensibili indicatori dello stato di salute del nostro pianeta, la nostra casa.

Testo: Simone Vicari
Immagini: Gianluca Vannicelli