Saab ha presentato al pubblico un mock-up a grandezza naturale del suo concetto di drone da combattimento A3 durante le giornate aeronautiche del centenario dell’Aeronautica Militare svedese, tenutesi il 22 e 23 agosto 2026 sulla base di Malmen a Linköping. Il modello A3-001 illustra la visione dell’azienda per una piattaforma non pilotata ad alte prestazioni, capace di operare in sinergia con velivoli con equipaggio all’interno di un sistema di sistemi integrato.
Il drone da combattimento Saab rientra nel programma Autonomous Collaborative Platform (ACP), che a sua volta si colloca sotto il progetto nazionale svedese KFS (Koncept för Framtida Stridsflygplan, Concetto per Futuri Aerei da Combattimento). Peter Nilsson, responsabile della business unit Advanced Programs di Saab, ha illustrato il percorso durante il briefing alla stampa. L’azienda lavora già a due dimostratori tecnologici finanziati dal Ministero della Difesa svedese e propone l’A3 come possibile evoluzione operativa ad alta capacità.
Design e missioni del drone da combattimento A3 di Saab
Il concetto A3 mostra una configurazione senza coda, con fusoliera e ali fuse (blended wing-body), ali a freccia troncata e una cellula pronunciata che richiama il classico double-delta del Saab Draken. Le prese d’aria laterali di tipo DSI (Divertless Supersonic Inlet) e l’ugello del motore con bordo seghettato contribuiscono a ridurre la segnatura radar. Il progetto prevede un ampio volume interno per carburante e un vano armi interno, così da mantenere le caratteristiche di bassa osservabilità anche quando trasporta munizioni.
Saab assegna questa piattaforma a missioni ad alto rischio in spazi aerei fortemente difesi. Combattimento aria-aria, guerra elettronica, soppressione delle difese aeree nemiche (SEAD) e attacchi di precisione in profondità. L’autonomia elevata e la capacità di operare in più domini (aria, terra, mare, spazio e cyber) consentono al sistema di affiancare o precedere i velivoli con equipaggio. Il Gripen E può assumere il ruolo di comandante tattico di missione, coordinando uno o più ACP mentre il GlobalEye fornisce la consapevolezza situazionale a livello superiore.
Chi si chiede quale ruolo concreto possa avere questo sistema rispetto ai Collaborative Combat Aircraft americani trova una risposta chiara nelle parole di Nilsson. Il drone da combattimento Saab punta a prestazioni superiori, dimensioni maggiori e capacità di sopravvivenza più elevate rispetto a molte piattaforme CCA attualmente in prova negli Stati Uniti.
Non si tratta di un drone a basso costo, alta numerosità e spendibile sul campo di battaglia ma di un asset di fascia alta. Il suo costo del ciclo di vita potrebbe attestarsi intorno a un terzo di quello di un Gripen. Con un prezzo di acquisizione potenzialmente pari a circa la metà, si potrà schierare due o tre ACP per ogni caccia con equipaggio.
Dimostratori A1 e A2: la strada verso il drone da combattimento Saab
Saab costruisce già il dimostratore A1, destinato al primo volo entro i prossimi 15 mesi (indicativamente fine 2027). Il Ministero della Difesa svedese ha imposto un calendario molto serrato. Passare dal concetto al primo volo in 36 mesi. L’A1 monta lo stesso motore GE Aerospace F414 del Gripen E/F, che eroga circa 22.000 libbre di spinta e garantisce prestazioni supersoniche. L’obiettivo principale consiste nel dimostrare che Saab può realizzare un drone a bassa osservabilità, nonostante non abbia ancora esperienza operativa consolidata. Il dimostratore dispone di un vano armi interno, anche se non servirà per prove di lancio di armi.
Il successivo A2, pure propulso dal F414, non sarà esteticamente identico all’A1 e servirà a testare il lancio di armamenti, nuovi materiali e sensori. Entrambi i dimostratori rimarranno finanziati fino al 2030. L’A3, invece, rappresenta un concetto Saab autonomo. Senza un contratto di sviluppo da parte di un cliente (svedese o di altri operatori del Gripen E/F), l’azienda non proseguirà a lungo con fondi propri. Un eventuale contratto di sviluppo potrebbe portare il primo volo dell’A3 nei primi anni del 2030 e la capacità operativa iniziale a metà decennio.
La tecnologia sviluppata per l’ACP alimenta anche le riflessioni sul successore del Gripen. L’Aeronautica militare svedese dovrà decidere tra il 2028 e il 2030 se proseguire con un nuovo caccia, nazionale, con equipaggio, aderire a un programma internazionale di sesta generazione o puntare su un mix di piattaforme pilotate e non. L’architettura comune di software, AI, sensori e connettività potrebbe servire sia a un drone sia a un caccia con equipaggio necessario dopo il 2055.
Requisiti futuri della Svezia
Molti osservatori si chiedono se il programma abbia già un impegno produttivo. Al momento non esiste alcun contratto per un prototipo orientato alla produzione. Saab presenta l’A3 come proposta concreta e come strumento per mantenere e rafforzare le competenze nazionali in materia di aerei da combattimento avanzati.
Il generale di brigata Niclas Magnusson, vicecomandante dell’Aeronautica militare svedese, ha sottolineato la necessità di una collaborazione più stretta tra Forze Armate e industria per definire i requisiti futuri, prevedendo comunque una forza mista di piattaforme con e senza equipaggio.
Il drone da combattimento Saab A3 non sostituisce immediatamente il Gripen E, ma lo potenzia. In un contesto in cui le difese aeree diventano sempre più sofisticate, una piattaforma stealth, supersonica e altamente autonoma permette di eseguire le missioni più pericolose riducendo l’esposizione dei piloti.
La logistica comune per il motore F414 con il Gripen facilita inoltre le operazioni disperse tipiche della dottrina svedese. Un vantaggio non secondario per la manutenzione in basi remote. Saab posiziona così l’ACP come potenziale first-mover europeo nel segmento dei loyal wingman di fascia alta.
Il mock-up esposto a Malmen e i due dimostratori in costruzione trasformano un concetto già delineato in anni precedenti in un percorso concreto e misurabile. Il prossimo passo decisivo spetta alle decisioni di investimento di Stoccolma e, eventualmente, di altri clienti internazionali. Solo allora il drone da combattimento Saab passerà dal modello a grandezza naturale a una capacità operativa reale a metà degli anni del decennio 2030.
Immagini: Saab