Poco prima di lasciare la Casa Bianca, nel gennaio 2021, il presidente Trump aveva autorizzato la vendita di 50 F-35 agli Emirati Arabi, decisione motivata dal loro riavvicinamento con Israele, nel quadro degli accordi di Abramo. Tuttavia, una delle prime decisioni del suo successore, Joe Biden, fu quella di bloccare l’ordine ancora da firmare.
Per l’amministrazione Biden la consegna di F-35A all’aeronautica militare degli Emirati Arabi Uniti poteva mettere in discussione l’accordo QME – Qualitative Military Edge con Tel Aviv, vale a dire l’impegno degli Stati Uniti a garantire la superiorità militare di Israele in Medio Oriente e poteva mettere a rischio di spionaggio la tecnologia statunitense per gli stretti rapporti instaurati tra Abu Dhabi e Pechino che a portato alla scelta del produttore Huawei per la rete di telecomunicazioni 5G degli Emirati, all’interesse per i caccia Chengdu J-20 “Mighty Dragon” e anche all’FC-31 “Gyrfalcon” cinesi e all’esecuzione di esercitazioni militari congiunte.
Inoltre, nel dicembre 2021, quando avevano appena firmato un ordine per 80 Rafale F4 con la Dassault Aviation, gli Emirati Arabi Uniti avevano annunciato che l’acquisizione dell’F-35A non era più una priorità. Tuttavia, secondo alcuni media internazionali come Reuters, in realtà gli Emirati aspettano che il contesto politico a Washington sia loro più favorevole per rilanciare un accordo multimiliardario con gli Stati Uniti se Donald Trump vincesse un secondo mandato presidenziale a novembre.
Gli Emirati Arabi Uniti sono da tempo alla ricerca del jet da combattimento più avanzato, costruito con tecnologia stealth che gli consente di eludere il rilevamento nemico. Se gli Stati Uniti approvassero il trasferimento, gli Emirati Arabi Uniti diventerebbero il secondo stato del Medio Oriente dopo Israele a utilizzare i caccia F-35.
Secondo quanto riportato dalla Reuters, 3 fonti avrebbero affermato che se Trump venisse rieletto, gli Emirati Arabi Uniti cercherebbero di riprendere i colloqui, chiedendo alla nuova amministrazione Trump di rispettare l’accordo originale. Trump aveva approvato l’accordo da 23 miliardi di dollari, che includeva droni MQ-9 Reaper e munizioni, dopo che gli Emirati Arabi Uniti avevano stabilito legami con Israele nel 2020, in base a un accordo mediato dalla sua amministrazione.
Ciò aveva reso gli Emirati Arabi Uniti il principale stato arabo ad aver stretto legami diplomatici con Israele negli ultimi 30 anni e aveva permesso a Trump di ottenere un importante risultato in politica estera a pochi mesi dalle elezioni, che alla fine però avrebbe perso contro Joe Biden.
Sempre secondo le fonti di Reuters, alla domanda se gli Emirati Arabi Uniti avrebbero richiesto ad una seconda amministrazione Trump di rispettare l’accordo sull’F-35, un funzionario degli Emirati Arabi Uniti non ha negato o confermato, affermando invece che Abu Dhabi aveva coltivato relazioni istituzionali e una partnership duratura con Washington nel corso di diverse amministrazioni. “Le nostre nazioni condividono l’impegno a promuovere interessi comuni e affrontare preoccupazioni condivise” e lavorano diligentemente per rafforzare la sicurezza regionale e promuovere la prosperità”, hanno affermato.
Tuttavia, queste fonti non hanno specificato cosa farebbe Abu Dhabi in caso di vittoria della Harris, anche se ogni speranza di ottenere l’F-35A non è persa per gli Emirati Arabi dato che l’amministrazione Biden avrebbe proposto all’Arabia Saudita di acquisire questo tipo di aereo durante nell’ambito di negoziati per un nuovo trattato di difesa bilaterale e per l’instaurazione di relazioni diplomatiche tra Riad e Israele.
Lo stato del Golfo è uno dei partner di sicurezza più importanti di Washington in Medio Oriente. Il suo esercito ha combattuto al fianco degli Stati Uniti in diverse campagne, tra cui la guerra in Afghanistan, e soldati americani sono di stanza ad Abu Dhabi.
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