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Il drone MQ-28A Ghost Bat spara per la prima volta un missile AIM-120 AMRAAM

@ Boeing Defence Australia

L’8 dicembre 2025, presso la base RAAF di Woomera, in Australia, il drone MQ-28A Ghost Bat ha compiuto il suo battesimo del fuoco, lanciando per la prima volta e con successo un missile AIM-120 AMRAAM contro un bersaglio aereo simulato.

Questo non è stato solo un test tecnico, è stata un’affermazione di maturità per un velivolo autonomo progettato per volare spalla a spalla con i caccia pilotati, riducendo rischi e moltiplicando le opzioni tattiche. Sviluppato da Boeing Defence Australia in stretta collaborazione con la Royal Australian Air Force (RAAF), il MQ-28A Ghost Bat emerge come pilastro del concetto di Collaborative Combat Aircraft (CCA), dove l’intelligenza artificiale e l’integrazione dati trasformano un singolo aereo in un team letale.

Immaginate una formazione aerea con un F/A-18F Super Hornet che individua il nemico, un E-7A Wedgetail che orchestra i dati di sensori e le comunicazioni, e il Ghost Bat che, come un’ombra silenziosa, esegue l’attacco decisivo. Questo scenario, non più fantascienza ma realtà operativa, è stato dimostrato nel corso del Trial Kareela 25-4, una campagna di prove che dal 17 novembre scorso ha spinto i limiti della tecnologia autonoma.

Il missile, montato su un hardpoint ventrale del Block 1 del drone, ha percorso la sua traiettoria con precisione chirurgica, distruggendo un drone bersaglio Phoenix operato da QinetiQ, un simulatore di classe fighter che ha reso il test quanto mai realistico. “Questa è la prima volta che un velivolo autonomo completa un impegno aria-aria con un AIM-120“, ha dichiarato Amy List, managing director di Boeing Defence Australia, sottolineando come tale capacità stabilisca il MQ-28 come un CCA maturo e pronto al combattimento.

Ma cosa rende il drone MQ-28A Ghost Bat così rivoluzionario? Nato come Loyal Wingman, un concetto che evoca un compagno affidabile in volo, questo unmanned aerial vehicle (UAV) vanta un raggio d’azione superiore ai 3.700 chilometri, permettendo missioni di sorveglianza e strike prolungate senza esporre piloti a pericoli.

La sua architettura aperta, basata su standard governativi, ha consentito l’integrazione del sistema missilistico in soli otto mesi, un’impresa che Colin Miller, vice president di Boeing Defense, Space & Security, ha definito “un esempio di speed-to-capability“. Dati di targeting condivisi in tempo reale tra il Ghost Bat, l’E-7A e il Super Hornet hanno garantito un flusso decisionale fluido, con l’operatore umano che ha emesso appena quattro comandi principali: decollo, pattuglia, intercettazione e autorizzazione al lancio. In un mondo dove le minacce aeree evolvono rapidamente, questa sinergia non è solo efficiente. E’ essenziale per mantenere il vantaggio strategico.

Il drone MQ-28A Ghost Bat in azione durante il test con l’AIM-120 AMRAAM

Il cuore pulsante di questo test è stato il lancio del missile AIM-120 dal ventre del Ghost Bat. Immaginate il drone che scende leggermente per accendere il motore a razzo del missile, evitando interferenze con i propri sistemi, prima di riprendere quota con un “rilascio pulito” confermato dalle telecamere di bordo.

Il bersaglio, un Phoenix jet-powered, ha rappresentato un avversario credibile a distanze “operativamente credibili“. L’operazione si è svolta in un contesto di teaming multilivello. L’E-7A, posizionato tra 100 e 200 miglia dietro, ha orchestrato il flusso dati, mentre il Super Hornet ha volato in formazione stretta, estendendo la copertura dei sensori.

Questo non è stato un test isolato. Il collaudo fa parte di una sequenza di obiettivi che ha visto l’MQ-28 collaborare con l’F-35A e il MQ-4C Triton in prove precedenti del 2025, accumulando lezioni preziose per il Block 2 in produzione. L’integrazione hardware e software, supportata da un ecosistema digitale avanzato, ha permesso al drone di operare in modo semi-autonomo, riducendo il carico sui piloti umani.

Per il personale militare, questa capacità significa una “massa operativa aumentata”. Più occhi nel cielo, più armi pronte, senza diluire le risorse. E per l’industria, è un segnale che l’Australia sta investendo in una difesa sovrana, con oltre il 70% dei fondi che rimane nel paese, creando posti di lavoro high-tech come ha evidenziato il Ministro Pat Conroy.

Tuttavia, in un panorama globale competitivo, emergono confronti inevitabili. Proprio nei giorni scorsi, il drone turco Kizilelma di Baykar ha dimostrato un impegno aria-aria indipendente, utilizzando il suo radar AESA MURAD e il missile GÖKDOĞAN senza dipendere da piattaforme esterne.

Il Ghost Bat, al momento privo di un radar interno dedicato, si affida invece alla condivisione dei dati da altri sistemi, una forza nel teaming, ma un limite per operazioni standalone. “Il MQ-28 eccelle nella collaborazione“, nota un’analisi specializzata, “ma il futuro richiederà un equilibrio tra autonomia e integrazione“. Questa distinzione non sminuisce il Ghost Bat. Al contrario, lo posiziona come specialista del combattimento di squadra, ideale per la dottrina RAAF che privilegia la rete da combattimento net-centrica.

L’espansione della flotta con l’ordine australiano del drone MQ-28A Ghost Bat

Il successo del test non è rimasto sulla carta. Ha catalizzato decisioni concrete. Il 9 dicembre 2025, il governo australiano ha siglato un contratto da 1,4 miliardi di dollari australiani (930 milioni USD) con Boeing per sei droni MQ-28A Ghost Bat operativi, trasformando i prototipi Block 1 in asset da combattimento reali. Questo segue un accordo preliminare dell’8 dicembre per un miliardo di AUD, focalizzato sulla produzione iniziale.

Ma non è tutto. Un terzo lotto approvato aggiunge sette esemplari per 754 milioni di AUD, portando il totale a 18 velivoli entro tre anni, sei Block 2 e il primo Block 3 “enhanced”. Questi upgrade includono un sistema di navigazione GPS/inertiale migliorato, cablaggio ottimizzato per manutenzione, design dell’ala ottimizzato per efficienza aerodinamica e payload modulari intercambiabili sul muso.

Perché un investimento così massiccio? L’obiettivo è raggiungere l’Initial Operational Capability entro il 2028, sotto il programma AIR6015 per piattaforme collaborative autonome. I Block 2 saranno test operativi, mentre il Block 3, sviluppato in una nuova facility Boeing a Wellcamp, vicino a Brisbane, introdurrà un vano armi interno per una capacità stealth maggiore.

E qui sorge una domanda comune tra gli addetti ai lavori. Quanto costa mantenere operativo un drone come il MQ-28A Ghost Bat rispetto a un caccia tradizionale? Le stime indicano una riduzione del 50-70% nei costi del ciclo di vita, grazie all’assenza di cabina pressurizzata e sistemi di sostentamento vitali, unita a una produzione scalabile in Australia, il primo aereo militare progettato localmente in oltre 50 anni. Questo non solo rafforza la resilienza della supply chain, ma attrae partnership internazionali.

@ Ministero della Difesa Australia / Boeing Australia

Implicazioni strategiche per la difesa globale

Guardando oltre l’Australia, il Ghost Bat, come il Kizilelma turco, simboleggia un shift paradigmatico nell’aviazione militare. In un’era di droni low-cost e sciami intelligenti, piattaforme come questa offrono una “operational mass” senza inflazionare i budget. Un singolo F-35 supportato da più Ghost Bat può coprire teatri vasti come l’Indo-Pacifico, dove la RAAF opera.

Le lezioni dal test, condivisione dati, autonomia supervisionata, si applicano a coalizioni NATO o QUAD, dove l’interoperabilità è chiave. Boeing, con la sua esperienza dei Phantom Works, punta a esportare il modello, integrandolo con aerei di quarta, quinta e sesta generazione.

Per chi segue da vicino l’industria, un’altra curiosità emerge. Il drone MQ-28A Ghost Bat supporterà missioni non letali? Assolutamente sì. Dal 2028, i piani includono ruoli in ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) e guerra elettronica, espandendo il suo ruolo oltre quello dell’attacco Questo approccio modulare, con architetture aperte, garantisce longevità. Aggiornamenti software over-the-air terranno il Ghost Bat al passo con le minacce emergenti.

Redazione di Aviation Report: Dalla redazione di Aviation Report // From editorial staff

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