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Attacco con droni ucraini a basi aeree russe: distrutti aerei e bombardieri

Il 1° giugno 2025, l’Ucraina ha condotto un’operazione militare senza precedenti, denominata “Pavutyna” (Ragnatela), contro quattro basi aeree russe, distruggendo o danneggiando oltre 40 velivoli militari, tra cui alcuni bombardieri strategici. L’attacco dei droni ucraini, pianificato per oltre un anno e mezzo e supervisionato direttamente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha colpito aeroporti militari situati in regioni remote della Russia, tra cui Murmansk, Irkutsk, Ivanovo e Ryazan.

Questo raid, che ha coinvolto droni a lungo raggio, rappresenta una delle operazioni più audaci e lontane dal confine ucraino mai effettuate da Kiev, con obiettivi distanti fino a 5.500 chilometri dalla linea del fronte. L’azione si è svolta alla vigilia di un importante round di negoziati tra Russia e Ucraina a Istanbul, in programma per il 2 giugno, aumentando la tensione in un momento cruciale per il conflitto.

L’attacco è stato orchestrato dal Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU) sotto la guida del capo Vasyl Malyuk. Secondo fonti di Kiev, l’operazione ha richiesto una pianificazione complessa, con droni ucraini FPV (First Person View) armati di esplosivo, contrabbandati in territorio russo e nascosti in casse di legno caricate su camion. Questi droni sono stati attivati da remoto al momento opportuno per colpire le basi aeree. I bersagli principali hanno incluso, secondo il Kyiv Post:

  • Base aerea di Dyagilevo (regione di Ryazan): un’importante base per bombardieri strategici.
  • Base aerea di Ivanovo (regione di Ivanovo): utilizzata per operazioni di supporto.
  • Base aerea di Belaya (regione di Irkutsk, Siberia sudorientale): situata a oltre 4.000 chilometri dal confine ucraino, è stata colpita per la prima volta, segnando un record per la portata dell’attacco.
  • Base aerea di Olenya (regione di Murmansk): vicina al confine finlandese, a circa 2.000 chilometri dall’Ucraina, dove sono stati distrutti diversi bombardieri.
  • Base aerea di Voskresensk (secondo alcune fonti): anch’essa colpita nell’operazione.

L’SBU ha riferito che l’attacco ha distrutto o danneggiato 41 velivoli, tra cui i bombardieri strategici Tu-95, Tu-22M3 e velivoli per la sorveglianza radar A-50. Fonti ucraine parlano anche di due Tu-160 danneggiati o distrutti; voce non confermata. Questi aerei sono regolarmente utilizzati dalla Russia per lanciare missili su città ucraine, rendendo l’operazione un duro colpo alle capacità aeree di Mosca.

Un filmato diffuso dall’SBU mostra una fila di bombardieri in fiamme, probabilmente presso la base di Belaya, confermando l’efficacia dell’attacco. Il danno stimato ammonta a circa 7 miliardi di dollari, secondo il Servizio di Sicurezza Ucraino.

Il Ministero della Difesa russo ha confermato gli attacchi, sul proprio canale Telegram, ammettendo che “alcuni aerei sono in fiamme” nelle basi di Murmansk e Irkutsk, mentre ha sostenuto che gli attacchi nelle regioni di Ivanovo, Ryazan e Amur sarebbero stati respinti. Mosca ha definito l’operazione un “attacco terroristico” e ha annunciato l’arresto di presunti responsabili, senza fornire dettagli.

Il governatore di Murmansk, Andrei Chibis, ha dichiarato che le misure di sicurezza nella regione sono state rafforzate, mentre i governatori locali hanno esortato la popolazione a non farsi prendere dal panico. Canali Telegram russi, come Mash e Baza, hanno condiviso immagini e video dei droni ucraini in volo e casse che si aprivano per lanciare i velivoli, confermando la sofisticazione dell’operazione ucraina.

L’attacco si inserisce in un’escalation di operazioni con droni ucraini da parte di Kiev, che negli ultimi mesi ha intensificato i raid contro infrastrutture militari e civili russe, inclusi aeroporti e raffinerie di petrolio. A marzo 2025, sempre Kiev aveva annunciato lo sviluppo di un nuovo tipo di drone con un raggio d’azione fino a 3.000 chilometri, il che ha reso possibili attacchi su obiettivi così distanti. L’operazione “Spiderweb” dimostra un’evoluzione tecnologica e strategica, con l’uso di droni low-cost ma altamente efficaci, alcuni dei quali prodotti con tecnologie di stampa 3D e fibra ottica.

Sul fronte opposto, l’Ucraina ha denunciato un massiccio attacco russo nella notte del 31 maggio, con 472 droni e 7 missili lanciati contro il Paese, il più grande attacco di droni dall’inizio del conflitto nel 2022. L’attacco ha causato almeno 12 morti e 60 feriti, tra cui un raid su un centro di addestramento ucraino che ha portato alle dimissioni del comandante delle forze terrestri Mykhailo Drapatyi.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha elogiato l’operazione, definendola “un risultato assolutamente brillante” e sottolineando che l’Ucraina sta facendo “tutto il possibile per costringere la Russia a porre fine alla guerra”. Zelensky ha confermato che l’attacco è stato pianificato per oltre un anno e mezzo e ha coinvolto il coordinamento di più agenzie ucraine. Ha anche ribadito la priorità di un cessate il fuoco incondizionato in vista dei colloqui di Istanbul, guidati dal ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov e dal rappresentante russo Vladimir Medinsky.

L’operazione “Spiderweb”, un’operazione su larga scala alle soglie dei colloqui di pace, segna un punto di svolta nella strategia ucraina, dimostrando la capacità di colpire obiettivi strategici a migliaia di chilometri di distanza. La distruzione di oltre 40 velivoli, tra cui bombardieri strategici fondamentali per le operazioni russe, rappresenta un duro colpo per le capacità aeree di Mosca. Tuttavia, l’attacco rischia di inasprire ulteriormente le tensioni in vista dei colloqui di pace, con la Russia che accusa Kiev di “terrorismo” e minaccia ritorsioni.

Redazione di Aviation Report: Dalla redazione di Aviation Report // From editorial staff

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