Alta tensione nel Mar Nero. Un caccia F-16 rumeno operato dall’Aeronautica militare rumena ha distrutto oggi, 20 agosto, un drone marino carico di esplosivi individuato a poche centinaia di metri dalla piattaforma offshore del progetto Neptun Deep, uno dei più importanti nuovi progetti energetici dell’Unione europea.
L’allarme è scattato dopo che un’imbarcazione commerciale ha segnalato la presenza del drone nelle acque del Mar Nero, a circa 80 miglia nautiche dalla costa di Costanza. Bucarest ha fatto decollare due F-16 per verificare la minaccia. Uno dei velivoli ha quindi ingaggiato il bersaglio utilizzando il cannone di bordo, neutralizzandolo. Successivamente, una nave della Guardia costiera e un’unità specializzata della Marina rumena sono intervenute per mettere definitivamente in sicurezza il relitto e procedere agli accertamenti.
La decisione di abbattere il drone è stata presa per proteggere sia l’infrastruttura energetica sia le diverse centinaia di persone impegnate nelle attività della piattaforma. Il ministro della Difesa rumeno Radu Miruță ha spiegato che l’intervento è avvenuto in coordinamento con le autorità nazionali e con la NATO.
Il nodo dell’origine del drone abbattuto dall’F-16 rumeno
Il punto più delicato riguarda la provenienza del mezzo. Le autorità rumene hanno verificato con Kiev che il drone non fosse di origine ucraina. Il presidente rumeno Nicușor Dan ha quindi accusato la Russia, parlando di una nuova e grave provocazione. Tuttavia, al momento, l’origine russa del drone non risulta formalmente accertata dalle autorità attraverso prove rese pubbliche.
L’episodio si inserisce in un quadro di crescente pressione sulla Romania, Paese NATO che negli ultimi mesi ha dovuto affrontare ripetute incursioni di droni e altri rischi legati alla guerra russo-ucraina. Soltanto la scorsa settimana, inoltre, due droni di tipo Gerbera erano stati individuati e distrutti nelle acque rumene, sempre nell’area di Neptun Deep.
Perché Neptun Deep è così importante
Prima dell’abbattimento da parte dell’F-16 rumeno, il drone è comparso proprio accanto a un’infrastruttura considerata strategica per la sicurezza energetica europea. Neptun Deep, sviluppato congiuntamente da OMV Petrom e dalla società statale rumena Romgaz, dovrebbe entrare in produzione nel 2027. Il progetto è destinato a trasformare la Romania nel principale produttore di gas dell’Unione europea, aumentando l’offerta interna e riducendo la dipendenza dalle importazioni.
È questo a rendere particolarmente significativo l’incidente di oggi: non si è trattato semplicemente dell’intercettazione di un drone in una zona di guerra, ma di un mezzo potenzialmente esplosivo arrivato a ridosso di una delle infrastrutture energetiche più importanti che l’Europa sta sviluppando nel Mar Nero.
Bruxelles: «Guerra ibrida»
L’incidente ha provocato una reazione anche a Bruxelles. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha parlato di una campagna crescente di minacce contro l’Unione europea e ha definito il fenomeno una forma di guerra ibrida, sottolineando la necessità per l’Europa di rafforzare le proprie capacità di deterrenza e difesa.
L’episodio conferma così quanto il Mar Nero sia diventato un punto sempre più sensibile. Non soltanto dal punto di vista militare, ma anche per la sicurezza delle infrastrutture energetiche europee. E il fatto che un F-16 rumeno sia dovuto intervenire per distruggere un drone carico di esplosivi a poche centinaia di metri da una piattaforma strategica mostra quanto sottile sia ormai il confine tra la guerra in Ucraina e la sicurezza dei Paesi NATO che si affacciano sul Mar Nero.