RIGA — Un drone ha violato lo spazio aereo della Lettonia ed è stato abbattuto da un caccia Eurofighter italiano impegnato nella missione BAP (Baltic Air Policing) NATO di sorveglianza e difesa dei cieli baltici. L’episodio, avvenuto nella regione di Balvi, nel nord-est del Paese, si inserisce in un quadro di crescente tensione lungo il fianco orientale dell’Alleanza.
Secondo le informazioni diffuse dalla NATO la sua provenienza non è ancora stata accertata definitivamente. L’ipotesi è che il velivolo possa essere stato deviato dalla rotta a causa delle interferenze della guerra elettronica russa.
A intervenire sono stati i caccia italiani della Baltic Thunder III, la task force dell’Aeronautica Militare schierata presso la base di Šiauliai, in Lituania, nell’ambito della missione NATO Baltic Air Policing insieme a due F-16 turchi decollati dall’Estonia. Il contingente italiano è equipaggiato con Eurofighter F-2000. Questo garantisce una capacità di reazione rapida a protezione dello spazio aereo dei tre Paesi baltici: Estonia, Lettonia e Lituania.
#NATO is ensuring that our skies are protected. This morning, we saw Italian Eurofighters based in Lithuania and Turkish F-16s out of Estonia scramble, with one Eurofighter downing a drone over Latvian airspace
Yesterday, both Romanian F-16s and Spanish F-18s scrambled after…
— NATO Spokesperson (@NATOpress) August 14, 2026
Earlier today, two Italian 🇮🇹 Eurofighters from Šiauliai Air Base, Lithuania, and two Turkish 🇹🇷 F-16 fighter jets from Ämari Air Base, Estonia, on Air Defence missions over the Baltics, scrambled after an unidentified drone entered Latvia’s airspace ✈️
After positive… pic.twitter.com/MJQOHeloCR
— NATO Air Command (@NATO_AIRCOM) August 14, 2026
Baltic Thunder III, la missione italiana sul fianco orientale dei caccia italiani
La presenza italiana non è una semplice attività di pattugliamento. I velivoli sono inseriti nel dispositivo NATO di Quick Reaction Alert (QRA). Una parte degli equipaggi e degli aerei rimane pronta a decollare in pochi minuti in caso di una minaccia o di una traccia aerea non identificata.
Il controllo operativo delle missioni passa dal Combined Air Operations Centre (CAOC) di Uedem, in Germania, che coordina la sorveglianza dello spazio aereo dell’Alleanza nell’area nord. Il CAOC può ordinare immediatamente il decollo dei caccia in allerta quando i radar individuano un’attività sospetta.
I caccia italiani del contingente Baltic Thunder III ha già avuto modo di dimostrare la propria prontezza operativa. Il 3 agosto 2026, due Eurofighter italiani decollarono da Šiauliai proprio su ordine del CAOC di Uedem per intercettare due velivoli militari russi che stavano volando nello spazio aereo internazionale sopra il Mar Baltico. Gli equipaggi raggiunsero l’area, identificarono i velivoli e li affiancarono seguendo le procedure NATO. Si è trattato del primo scramble operativo del contingente italiano dall’inizio dell’attuale missione in Lituania.
Quell’episodio aveva già mostrato quale fosse il livello di allerta richiesto ai piloti italiani. La stessa capacità di reazione è stata chiamata in causa in una situazione ben più delicata, pochi giorni dopo. Non più un’intercettazione di velivoli militari russi in spazio aereo internazionale, ma un drone penetrato nello spazio aereo sovrano della Lettonia.
Caccia italiani: dalla sorveglianza alla difesa dello spazio aereo
La missione si svolge inoltre in una fase di trasformazione del dispositivo NATO nei Baltici. La NATO ha progressivamente rafforzato la tradizionale Baltic Air Policing, con un’attenzione crescente alla capacità di difesa aerea e di risposta a minacce reali.
La missione NATO è attiva dal 2004, quando Estonia, Lettonia e Lituania entrarono nell’Alleanza. Poiché i tre Paesi baltici non dispongono di una propria capacità permanente di caccia supersonici per la difesa dello spazio aereo, gli altri membri della NATO si alternano nel garantire la presenza di aerei da combattimento.
Dal 2014, dopo l’annessione russa della Crimea, la NATO ha inoltre rafforzato la propria postura sul fianco orientale attraverso l’enhanced Air Policing, aumentando il numero e la prontezza degli assetti disponibili. La Baltic Thunder III rappresenta dunque una componente della più ampia architettura di deterrenza dell’Alleanza. Gli Eurofighter italiani non sono schierati soltanto per monitorare il traffico aereo, ma per poter intervenire rapidamente quando la situazione lo richiede.
Il precedente dei velivoli russi
Il primo scramble del 3 agosto aveva coinvolto due aerei militari russi in volo sul Baltico. Gli Eurofighter italiani li hanno intercettati e identificati senza che fosse necessario alcun ingaggio. L’intercettazione rientrava nelle normali procedure NATO per identificare velivoli militari che operano vicino allo spazio aereo dell’Alleanza.
L’episodio del drone in Lettonia è invece di natura diversa. In questo caso la questione centrale non è soltanto l’identificazione di un aereo militare, ma la violazione dello spazio aereo di un Paese NATO.
La cautela resta comunque fondamentale. Al momento non è possibile attribuire con certezza la responsabilità. L’eventuale deviazione di un drone ucraino provocata dalla guerra elettronica russa potrebbe spiegare perché un drone impegnato in operazioni legate al conflitto sia finito oltre il confine lettone.
Un rischio crescente per i Paesi baltici
L’incidente dimostra quanto il conflitto russo-ucraino possa produrre conseguenze anche al di fuori dell’area direttamente interessata dai combattimenti. Per Lettonia, Lituania ed Estonia il problema non riguarda soltanto eventuali attacchi deliberati. Droni che perdono la navigazione, interferenze elettroniche, errori di rotta e attività militari condotte nelle vicinanze dei confini possono trasformarsi rapidamente in problemi di sicurezza per i Paesi NATO.
È proprio in questo scenario che assume particolare importanza la presenza della Baltic Thunder III. Gli Eurofighter italiani sono parte di una rete integrata di radar, centri di comando e sistemi di sorveglianza che consente all’Alleanza di individuare e valutare rapidamente le minacce aeree.
L’abbattimento del drone in Lettonia rappresenta quindi un passaggio significativo per la missione italiana. Dimostra che la capacità QRA degli Eurofighter non è soltanto una misura di deterrenza, ma può essere impiegata concretamente davanti a una violazione dello spazio aereo.
Resta ora da chiarire chi abbia operato il drone, da dove provenisse e perché sia entrato nello spazio aereo lettone. La risposta a queste domande sarà fondamentale per stabilire se si sia trattato di un incidente provocato dalle operazioni militari in corso oppure di un episodio di natura diversa.
Per la Baltic Thunder III, intanto, la sequenza degli eventi è eloquente. Prima l’intercettazione di velivoli militari russi sul Baltico, poi l’intervento contro un drone penetrato nello spazio aereo della NATO. Due missioni differenti, ma entrambe indicative del livello di allerta raggiunto nei cieli del fianco orientale dell’Alleanza.