Il 28 febbraio 2026 ha segnato un momento di svolta nelle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente, con l’avvio di un’operazione militare congiunta tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Denominata Operation Epic Fury dalle forze americane e Operation Roaring Lion da quelle israeliane, questa campagna ha coinvolto centinaia di sortite aeree, missili da crociera e droni, puntando a degradare le capacità nucleari, missilistiche e militari di Teheran.
In un contesto di tensioni accumulate da anni, culminate in negoziati falliti sul programma nucleare iraniano, l’attacco preventivo ha sorpreso per la sua scala e per l’uso di tecnologie avanzate, aprendo un nuovo capitolo di instabilità regionale. Mentre le forze alleate colpivano obiettivi strategici in profondità nel territorio iraniano, le ritorsioni di Teheran hanno esteso il conflitto a basi americane e alleati arabi, sollevando interrogativi globali sulla sicurezza aerea e sulle difese antimissile.
Il contesto degli attacchi USA-Israele contro l’Iran
Le origini di questa operazione affondano in un’escalation progressiva. Solo pochi mesi fa, nel giugno 2025, gli USA avevano condotto Operation Midnight Hammer, un attacco mirato contro siti nucleari iraniani che aveva coinvolto bombardieri B-2 e missili Tomahawk, distruggendo gran parte delle infrastrutture atomiche di Teheran. Nonostante ciò, secondo fonti ufficiali americane e israeliane, l’Iran aveva iniziato a ricostruire il suo programma nucleare e a sviluppare missili a lungo raggio capaci di minacciare alleati USA e Israele. Il presidente Donald Trump, in un discorso pre-registrato, ha sottolineato come “l’Iran abbia respinto ogni opportunità per rinunciare alle sue ambizioni nucleari“, giustificando l’azione come necessaria per “eliminare minacce imminenti alla sicurezza americana“.
Perché gli attacchi USA-Israele contro Iran sono stati lanciati proprio ora? La risposta risiede nelle attività di intelligence condivisa che indicava preparativi iraniani per un attacco preventivo, inclusi movimenti di lanciamissili balistici. L’operazione è stata pianificata per mesi, con una data di lancio decisa settimane prima, in stretta coordinazione tra il Comando Centrale USA (CENTCOM) e le Forze di Difesa Israeliane (IDF). Le prime ondate hanno colpito di giorno per massimizzare l’effetto sorpresa, sfruttando la superiorità aerea alleata e cyber-operazioni per disabilitare le reti di comunicazione iraniane, riducendo la connettività del paese al 4%.
Operation Epic Fury: cosa sappiamo
Al cuore dell’operazione vi è stato un impiego massiccio di asset aerei, con oltre 200 jet israeliani, la più grande sortita nella storia dell’Aeronautica Militare Israeliana, e centinaia di velivoli americani. Tra i protagonisti, i caccia stealth F-35C Lightning II, operati in modalità “full stealth” senza riflettori radar Luneburg, hanno condotto strike di precisione su installazioni sotterranee legate al programma nucleare, come Fordow e Natanz. Questi velivoli, lanciati dalla portaerei USS Abraham Lincoln nel Mar Arabico Settentrionale, erano armati con munizioni JDAM (Joint Direct Attack Munitions) da 500 libbre e missili aria-aria AIM-120 AMRAAM per difendersi da eventuali intercettazioni.
Un’innovazione chiave è stata l’impiego, per la prima volta in combattimento, di droni “one-way attack” a basso costo dalla Task Force Scorpion Strike USA, equipaggiati con sistemi di swarming e datalink satellitari per colpire obiettivi ad alto valore come comandi IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps). Droni MQ-9 Reaper hanno fornito supporto per la valutazione dei danni (BDA) su città come Shiraz e Tehran, mentre tanker KC-46 Pegasus e KC-135 hanno garantito rifornimenti in volo, con sortite da basi come Lajes nelle Azzorre. Israele ha utilizzato F-15 Baz, F-16 e missili Blue Sparrow, i cui booster sono stati ritrovati in campi iracheni dopo aver penetrato difese aeree iraniane.
Quali tipi di obiettivi sono stati prioritari negli attacchi USA-Israele contro l’Iran? Principalmente strutture di comando, come il compound del Leader Supremo Ali Khamenei a Tehran, distrutto secondo immagini satellitari, con rapporti di morti tra alti ufficiali inclusi Khamenei stesso, il ministro della Difesa Amir Nasirzadeh e il comandante IRGC Mohammed Pakpour.
Altri target hanno incluso basi missilistiche (con circa 2.000 missili a lungo raggio distrutti), porti navali come Chabahar e Konarak (dove una fregata Alvand è stata distrutta), e siti industriali a Isfahan legati alla produzione missilistica. In totale, le prime 12 ore hanno visto quasi 900 strike, con Tomahawk lanciati da navi USA per sopprimere le difese aeree. L’operazione ha sfruttato glli spazi aerei iracheni e siriani per voli, evitando confronti diretti con i vecchi jet iraniani come i MiG-29, grazie alla superiorità stealth e elettronica (inclusi EA-18 Growler per jamming).
Ritorsioni e conseguenze degli attacchi
Teheran non ha tardato a rispondere, lanciando circa 300 missili balistici (tra cui Kheibarshekan e Fatah-1) e droni Shahed verso Israele e basi USA. Gli impatti hanno colpito il quartier generale della Quinta Flotta USA a Bahrain (dove un drone ha distrutto il radome di un radar), l’aeroporto internazionale del Kuwait (con feriti tra i lavoratori), e siti in UAE, Dubai, Qatar e Giordania. Israele ha intercettato la maggior parte con sistemi come Patriot PAC-3 e THAAD, ma detriti hanno causato feriti a Tel Aviv e Haifa.
Quanto dureranno questi attacchi contro l’Iran? Fonti USA indicano una campagna in fasi, potenzialmente di giorni o settimane, con pause per valutazioni. Trump ha promesso “immunità” alle truppe iraniane che deporranno le armi, mentre Netanyahu ha esortato il popolo iraniano a rovesciare il regime.
Reazioni globali all’Operation Epic Fury
Le reazioni internazionali sono state diverse e immediate. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha convocato una riunione su richiesta di Cina e Russia, con il Segretario Generale Antonio Guterres che ha esortato un cessate il fuoco. La Francia, non informata, ha definito l’escalation “pericolosa”, mentre il Regno Unito ha negato un ruolo diretto ma ha confermato una presenza aerea difensiva. Alleati arabi come UAE, Bahrain e Kuwait hanno condannato le ritorsioni iraniane, intercettando missili con i sistemi di difesa aerea Patriot. In Iran, le proteste civili, già in corso da gennaio, si sono intensificate, con Trump che le ha descritte come un’opportunità per “la libertà”.
Cosa succederà dopo questi attacchi contro l’Iran? Esperti prevedono ondate notturne con i bombardieri B-2 per attacchi in profondità sul territorio iraniano, usando le Massive Ordnance Penetrators (MOP). L’assenza di perdite USA iniziali sottolinea l’efficacia delle difese, ma rischi per il personale alleato persistono.
Questa operazione non solo ridisegna la mappa aerea del Medio Oriente, ma pone sfide per la stabilità globale, con potenziali interventi di potenze come Russia o Cina. In conclusione, l’Operation Epic Fury, rappresenta un impiego sofisticato delle unità militari statunitensi ed israeliane, bilanciato da ritorsioni che evidenziano le vulnerabilità regionali.