In occasione delle celebrazioni per il 76° anniversario della fondazione della People’s Liberation Army Air Force (PLAAF), la Cina ha sorpreso il mondo dell’aviazione militare con la pubblicazione di un video che mostra per la prima volta il drone GJ-11 Sharp Sword in volo in formazione con altri jet militari cinesi.
Il video cattura il drone stealth in formazione con il Chengdu J-20 e il Shenyang J-16D, aprendo una finestra su una nuova era di operazioni collaborative tra velivoli pilotati e droni. Questo sviluppo non è solo un’esibizione spettacolare, ma un segnale chiaro delle ambizioni cinesi nel ridefinire gli equilibri strategici nel Pacifico, dove il GJ-11 Sharp Sword emerge come pilastro di una dottrina che integra invisibilità, intelligenza artificiale e potenza di fuoco remota.
Il GJ-11, noto anche come “Xuanlong” nel filmato, rappresenta l’evoluzione di un programma avviato oltre un decennio fa dalla Hongdu Aviation Industry Group sotto l’egida dell’Aviation Industry Corporation of China (AVIC). Nato come derivato del dimostratore Lijian, il drone ha debuttato pubblicamente nel 2019 durante la parata per il 70° anniversario della Repubblica Popolare Cinese, trasportato su un camion come simbolo di maturità tecnologica. Da allora, ha accumulato test segreti, inclusi voli operativi documentati da immagini satellitari nel 2024 da una base aerea tibetana, che suggerivano un dispiegamento limitato in aree ad alta tensione come il confine con l’India.
Il video del GJ-11 Sharp Sword: una rivoluzione nel Teaming Manned-Unmanned
Il video della PLAAF, diffuso attraverso i canali ufficiali, ritrae il GJ-11 Sharp Sword che decolla da un hangar mimetizzato, con il carrello d’atterraggio ancora esteso, prima di unirsi alla formazione con il J-20 – il caccia stealth di quinta generazione – e il J-16D, variante per guerra elettronica del multiruolo J-16.
Questa sequenza, girata probabilmente durante un’esercitazione, evidenzia non solo la stabilità di volo del drone, ma anche la sua capacità di operare in tandem, come un’estensione naturale degli equipaggi umani. Immaginate: un velivolo senza pilota che precede i jet pilotati, sondando zone ad alto rischio con sensori avanzati, mentre il J-16D satura i radar nemici con jamming elettronico, aprendo varchi per il J-20 e il GJ-11 stesso per colpire obiettivi critici.
Secondo Song Zhongping, esperto di affari militari citato dal Global Times, questa triade rappresenta una “combinazione perfetta“. Il J-16D paralizza i sistemi di difesa aerea, permettendo al duo stealth di penetrare in profondità. “Il GJ-11 Sharp Sword può agire come estensione degli aerei pilotati, spingendosi in zone ad alto rischio dove i piloti umani non oserebbero avventurarsi“, spiega Zhongping.
Il drone, con la sua forma a ala volante priva di coda, incorpora un design aerodinamico che minimizza la segnatura radar, grazie a materiali assorbenti e un sistema di scarico schermato. Le specifiche tecniche, parzialmente rivelate in rapporti del Pentagono del 2024, indicano due stive interne per armi capaci di ospitare fino a otto bombe, con un raggio operativo stimato oltre i 1.500 km e velocità supersoniche in determinate condizioni.
Ma cosa significa esattamente questo video per chi segue l’aviazione militare? Per il personale dell’industria e gli operatori sul campo, è la prova di una maturità operativa. Il GJ-11 non è più un prototipo da laboratorio, ma un asset pronto per missioni reali di ricognizione armata e soppressione delle difese aeree. Il drone sarà utilizzato come gregario, fornendo copertura o conducendo ricognizioni preliminari, un concetto che riecheggia i programmi occidentali come il Loyal Wingman dell’Australia o il Collaborative Combat Aircraft degli USA, ma con un’accelerazione cinese che lascia poco spazio al compiacimento.
Le capacità tecniche del drone stealth: bassa osservabilità e integrazione nel sistema di combattimento
Approfondendo le capacità del GJ-11 Sharp Sword, emerge un quadro di innovazione che lo posiziona come concorrente diretto di piattaforme come i CCA americani. Il drone adotta sicuramente un’architettura fly-by-wire avanzata per mantenere stabilità in un design instabile per natura, con un sensore elettro-ottico sotto il muso simile a quello del J-20, che integra targeting laser e imaging infrarosso per attacchi di precisione. Il drone potrebbe avere un controllo potenzialmente autonomo, anche se non confermato. Il GJ-11 potrebbe operare in modalità “sciame”, coordinandosi con altri droni per saturare le difese nemiche, o sotto il comando remoto di un J-20 biposto, variante emersa nel 2021 proprio per gestire team di droni.
Le implicazioni strategiche sono profonde. In un contesto di tensioni nel Mar Cinese Meridionale o lungo i confini con l’India, il GJ-11 Sharp Sword consentirà alla PLAAF di proiettare potenza senza rischiare vite umane, riducendo i costi operativi rispetto a missioni tradizionali. Immagini satellitari del settembre 2025 avevano mostrano tre esemplari grigi, schema tipico dei droni cinesi, basati a Shigatse, a soli 150 km dal confine indiano, suggerendo un ruolo in operazioni di deterrenza.
Inoltre, varianti come la GJ-21, con ali ripiegabili avvistate alla parata del 3 settembre 2025 per la Vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, indicano adattamenti navali per decolli da portaerei, un’innovazione che potrebbe trasformare la proiezione di forza della PLAN.
Per chi si chiede se il GJ-11 Sharp Sword sia già in servizio “limitato”, le evidenze puntano a un sì cauto. Il Pentagono, nel suo rapporto annuale del 2024, descrive una versione ridisegnata in fase di messa in campo, con un altro obiettivo come il dispiegamento del WZ-7 HALE che ne accelerano l’integrazione. Questo non sarà solo un drone. Sarà un nodo in una rete di sistemi, dove AI e fusione dei sensori creeranno una “kill chain” automatizzata, dal rilevamento all’attacco.
Il contesto globale: come il GJ-11 Sharp Sword può ridefinire l’aviazione militare cinese
Guardando oltre i confini cinesi, il debutto del GJ-11 Sharp Sword nel video del 76° anniversario della PLAAF si inserisce in un mosaico di avanzamenti che stanno colmando il gap con l’Occidente. La PLAAF ha derivato questo drone dalla prima versione chiamata Lijian con miglioramenti alla bassa osservabilità alle prese d’aria triangolari agli scarichi del motore schermati, rendendolo ideale per penetrazioni in ambienti A2/AD (Anti-Access/Area Denial).
Tuttavia, domande persistono tra gli analisti. Il controllo è già pienamente autonomo, o richiede input umani costanti? Reuters, in un articolo del 2019, lo definiva già “in versione finale”, ma aggiornamenti del 2025 da media specializzati internazionali suggeriscono ancora collaudi in tandem con il J-35A, velivolo di quinta generazione svelato all’Airshow China 2024.
In fondo, il drone GJ-11 Sharp Sword non è solo un velivolo, ma un catalizzatore per dottrine future. Mentre lo status operativo resta ancora non chiaro, forse in fase di testing avanzato oppure in servizio limitato, il suo volo in formazione con J-20 e J-16D segnala che la Cina è pronta a mettere in funzione questa nuova capacità aerea, influenzando gli equilibri in tutta la regione, da Taiwan al Tibet.