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Dai 50 anni dell’F-16 al futuro con l’F-35: ne abbiamo parlato con Lockheed Martin

@ Aviation Report / Gianluca Vannicelli

Di certo al FIA2024 (Farnborough International Airshow), non poteva mancare Lockheed Martin uno dei principali attori del panorama aeronautico internazionale che porta con se lo scettro della longevità, con il festeggiamento dei 50 anni dell’F16 Fighting Falcon. L’F-16, partendo da un progetto solido e ben realizzato, ha saputo fronteggiare le sfide sempre più complesse di scenari in continua trasformazione, attraverso i suoi “Block” evolutivi, arrivando ad essere una macchina di 4^ generazione avanzata, in grado di cooperare in teatri operativi con i più evoluti velivoli di 5^ generazione come l’F-35.

Nonostante la sua linea produttiva, stia andando lentamente verso la chiusura, al fine di mantenere ancora la sua interoperabilità con i più moderni velivoli, è stato fornito un ulteriore aggiornamento, nominato “V Package”, con implementazione dell’avionica e dei sistemi radar.

Questo ulteriore step evolutivo, è diventato immediatamente popolare e molto apprezzato da molti paesi con l’F-16 ancora in dotazione. Lockheed Martin al momento propone questa ultima versione definita F-16V. Per la sua produzione, è stata approntata una nuova linea produttiva in South Carolina, per la realizzazione di questo ulteriore upgrade della macchina, denominato Block 70/72.

Questo ultimo Block, è inoltre il velivolo ottimale per una futura transizione a macchine di 5^ generazione come F-35. Ciò vuol dire che quest’ultimo velivolo, può essere il successore ideale dell’F-16, per molte nazioni che lo hanno ancora in dotazione e non solo, cosi da raggiungere il successo del suo predecessore e magari superarlo.

I Block evolutivi del Fighting Falcon, negli anni, sono stati il segreto del successo della sua longevità, per questo durante il Farnborough International Airshow 2024 abbiamo chiesto a Lockheed Martin se l’F-35, pieno di tecnologia, tecnologia in rapida e continua evoluzione, potrà raggiungere il primato di longevità del suo predecessore.

Lockheed Martin replica che sin d’ora, per l’F-35, sono già previsti aggressivi piani di ammodernamento, per far sì, che rimanga al vertice dei velivoli di 5^ generazione e per questo, dopo un primo step di ammodernamento, chiamato TR-2 (Technology Refresh), si sta già lavorando con diversi governi di altrettante nazioni, in particolare con l’amministrazione statunitense, per un ulteriore, robusto aggiornamento tecnologico, chiamato TR-3. Un passo evolutivo mai avuto prima su di un velivolo, nella storia dell’aviazione. Questa transizione dall’attuale F-35 alla versione TR-3, sarà un’incredibile evoluzione che, lo accompagnerà per buona parte della sua vita operativa.

Il TR-3, sarà un sostanziale upgrade rivolto all’hardware della macchina, con la sostituzione ed implementazione dei principali processori, con particolare attenzione rivolta ai processori grafici. Le future macchine che usciranno con TR-3, saranno parte del Block4, con al suo interno un incredibile quantitativo di 75 upgrade, una vera innovazione, pensando che in passato, un ambizioso aggiornamento aveva 6 o 7 punti evolutivi al suo interno.

Questi 75 punti evolutivi del TR-3, possono essere suddivisi in tre categorie:

  • ogni sensore sarà migliore in range, fedeltà, sensibilità, capacità di rilevamento in ambienti molto diversi tra loro.
  • un pacchetto riguarda la possibilità di portare un quantitativo maggiore di differenti armamenti. Una descrizione nel dettaglio di quali armamenti sia possibile incrementare, non è stata ancora stilata, visto le diverse esigenze delle diverse forze armate, per questo Lockheed Martin è ancora in attesa di una lista definitiva degli armamenti che dovranno essere implementati.
  • un ultimo pacchetto di aggiornamenti, sotto i riflettori dell’intero pianeta, riguarda l’interoperabilità del velivolo. Ciò vuol dire, poter apprendere informazioni da più fonti, elaborarle e distribuirle ad altri attori presenti in un determinato teatro operativo. Per questo Lockheed Martin sta lavorando a processori con “Open Mission Architecture System”, perché in un futuro prossimo, un velivolo non sarà più concepito fine a se stesso, ma sarà sempre più parte di un network multi-dominio, dove ogni macchina, ogni sensore al suo interno, diventeranno parte di un unico network. In questo scenario, l’F-35 sarà un nodo chiave. Potrà acquisire informazioni dell’ambiente circostante, attraverso i suoi sensori con una maggiore definizione, elaborarle e ridistribuire le stesse ad altri attori, presenti nello stesso teatro operativo, che siano altri velivoli, truppe a terra, mezzi navali o centri di comando e controllo, o condurre esso stesso un attacco con gli armamenti a sua disposizione, o condurre missioni EW (Eletronic Warfare) di guerra elettronica.
@ Archivio Aviation Report / Gianluca Conversi

Interoperabilità è la parola chiave su cui si sta focalizzando il lavoro di Lockheed Martin per il futuro dell’F-35, ossia, la capacità di interagire con tutti gli altri assetti circostanti. Tutto questo vuol dire cambiamenti in vista, anche per altri velivoli, il cui ruolo, viene d’ora in avanti, eseguito egregiamente dal Lightning II.

Non ci saranno più tanti AWACS nei teatri operativi, visto la capacità di penetrazione in sicurezza e acquisizione di informazioni da parte di un F-35, rispetto ad un AWACS che è costretto a rimanere a miglia di distanza, per evitare possibili minacce. L’F-35 potrà essere inoltre, un valido supporto per le truppe terrestri con missioni CAS (Close Air Support), acquisendo informazioni sul campo ed agire a supporto di queste ultime, anche se non presente in “Visual Range”, rilevando con maggiore precisione eventuali minacce eliminandole.

L’F-35 può così congedare, dopo anni di onorato servizio, macchine che hanno fatto la storia dell’aviazione, come l’A-10 Warthog, che per molti anni è stato un drago alato a protezione delle truppe terrestri, dove rassicurante per le stesse è sentire un A-10 volare sopra di loro, ma è ancor più rassicurante è sapere che, anche se non se ne sente il suono e non è visibile, nell’aria c’è un F-35 a protezione.

A breve, in Europa, ci saranno circa 650 F-35 distribuiti su tutto il continente, con una capacità di interoperabilità tra di essi, sin da subito, molto rassicurante in previsione di una futura protezione dello spazio aereo europeo unificato. Lockheed Martin a tal proposito, sta lavorando oltre che per porre le basi per un modus operandi unificato, per ciò che riguarda la parte in volo della linea F-35 in Europa, e anche per ciò che concerne la parte manutentiva a terra.

Così ché, un F-35 decollato dall’Italia, potrà avere supporto tecnico in Olanda e continuare la propria missione addestrativa magari in Germania. Per questo, l’azienda americana sta pianificando alcune linee guida con i rispettivi governi che hanno o avranno l’F-35 in dotazione, affinché possa un domani, esserci il massimo dell’interoperabilità fra le differenti nazioni europee, stilando una vera e propria libreria unificata a tutte le nazioni che hanno in dotazione l’F-35, così da condividere e comparare anche le diverse esperienze dei piloti F-35, al fine di implementare le esperienze tra forze aeree di diverse nazioni.

Al momento Lockheed Martin riferisce che, queste politiche di condivisione tra nazioni che hanno in dotazione l’F-35, non sono ancora tutte perfettamente allineate, e anche se sta acquisendo informazioni dalle varie forze armate di diverse nazioni europee, non ha la clearance di condivisione tra di esse. Con rammarico, Lockheed Martin ribadisce a coloro che non vogliono condividere informazioni con chi ha una piattaforma, tra le più avanzate al mondo, per acquisizione e distribuzione di informazioni in un teatro operativo, che è probabilmente una nazione che non ha un reale piano per una difesa stabile e duratura nel futuro dell’aviazione.

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