In un contesto geopolitico sempre più teso, con l’Europa orientale sotto pressione e l’Artico che emerge come fronte “caldo” per le potenze globali, la Danimarca ha annunciato un passo decisivo per modernizzare le sue capacità militari. Il 10 ottobre 2025, il Ministero della Difesa danese ha rivelato l’acquisto di 16 ulteriori F-35 per la Danimarca, i cacciabombardieri stealth di quinta generazione prodotti da Lockheed Martin, portando la flotta totale della Reale Aeronautica Danese (Flyvevåbnet) a 43 esemplari.
Questa mossa, valutata in circa 29 miliardi di corone danesi (equivalenti a 4,5 miliardi di dollari), non è solo un potenziamento quantitativo, ma un investimento strategico che integra tecnologie avanzate come i droni Collaborative Combat Aircraft (CCA), rafforzando il ruolo della Danimarca nella NATO e la sua sovranità nel Nord Atlantico.
Questa decisione rappresenta un capitolo importante nella transizione della Flyvevåbnet dagli F-16 Fighting Falcon, iconici velivoli degli anni ’80, agli F-35A. Con radar AESA AN/APG-81, sensor fusion e capacità di supercrociera, questi jet promettono di ridefinire le operazioni aeree danesi, garantendo superiorità contro minacce asimmetriche e convenzionali. Il Ministero ha avviato colloqui con il Joint Program Office F-35 per accelerare le consegne, puntando a un’integrazione entro il 2027, in linea con la piena capacità operativa (FOC).
L’annuncio e i dettagli dell’acquisizione degli ulteriori F-35 per la Danimarca
L’accordo segna un’espansione significativa rispetto all’ordine iniziale del 2016, che prevedeva 27 F-35A per sostituire i 72 F-16 in servizio. Attualmente, la Danimarca opera con 15 F-35, di cui sei utilizzati per l’addestramento negli Stati Uniti presso la base di Luke AFB in Arizona. Le consegne residue dell’ordine originale sono previste per il 2026, mentre la capacità operativa iniziale (IOC) è già stata dichiarata il 1° aprile 2025, con i primi impieghi in missioni di Quick Reaction Alert (QRA) al fianco degli F-16.
Il Ministro della Difesa Troels Lund Poulsen ha descritto l’acquisizione come “un rafforzamento storico della forza Aerea danese e delle forze armate“, sottolineando come essa permetta di risolvere “nuovi compiti di combattimento aereo” e contribuire alle missioni NATO. Il Capo di Stato Maggiore Michael Hyldgaard ha aggiunto che l’espansione della flotta F-35 è un “passo chiave per costruire le future forze armate“, migliorando la potenza di combattimento, la flessibilità e l’asserzione della sovranità danese. Il pacchetto include non solo i jet, ma anche ricambi, simulatori di volo, paracadute frenanti, kit di dispiegamento e l’addestramento di personale aggiuntivo, per un’integrazione nella base di Skrydstrup.
Ma cosa rende questi F-35A così cruciali? Dotati di un raggio d’azione di oltre 2.200 km e capaci di trasportare armi interne per mantenere la bassa osservabilità radar, i Lightning II eccellono in scenari di deterrenza collettiva. Per la Danimarca, che ha già utilizzato gli F-35 per intercettare aerei russi sul Mar Baltico nel marzo 2025, questa espansione significa una maggiore proiezione di potenza senza dover mantenere flotte multiple, data la limitata estensione territoriale del paese.
Integrazione di droni CCA: il futuro dei wingman unmanned
Un elemento innovativo dell’acquisizione degli 16 nuovi F-35 per la Danimarca è l’inclusione di droni Collaborative Combat Aircraft (CCA), piattaforme unmanned made in USA progettate per operare in tandem con i piloti F-35. Questi “gregari” autonomi, controllati tatticamente dal pilota del jet madre, fungono da piattaforme di armi avanzate, per la guerra elettronica o da ricognitori, estendendo la portata operativa senza esporre equipaggi umani a rischi elevati. Il Ministero della Difesa li vede come un “contributo significativo alla risoluzione di compiti operativi“, ideali per missioni di ricognizione o strike in ambienti contestati.
Per gli esperti di aviazione, i CCA e i programmi per i “loyal wingmen” rappresentano l’evoluzione verso l’aviazione militare collaborativa, simile a quella in sviluppo per l’USAF. In Danimarca, integrarli con gli F-35 permetterà simulazioni di scenari complessi, come quelle già testate in esercitazioni NATO. E se vi state chiedendo quanto costino questi droni nel pacchetto?
Sono inclusi nel budget dei 4,5 miliardi, senza breakdown separato, e fonti indicano che potrebbero provenire da fornitori come Boeing o General Atomics, con consegne accelerate per matchare le timeline di consegna dei nuovi jet. Questa sinergia tra manned e unmanned non è solo tecnologica: risponde all’esigenza di moltiplicare la letalità con risorse limitate, un approccio che la Danimarca condivide con alleati come la Norvegia, anch’essa in fase di espansione F-35.
Investimenti nell’Artico: dai nuovi F-35 per la Danimarca alla Groenlandia per una strategia integrata
Parallelamente all’acquisto dei 16 nuovi F-35 per la Danimarca, Copenaghen ha stanziato 27,4 miliardi di corone (4,26 miliardi di dollari) per un piano di difesa artica, focalizzato su Groenlandia e Isole Faroe. Questo investimento, sviluppato in collaborazione con i governi locali, risponde alle critiche USA sulla scarsa difesa della regione – basti pensare alle reiterate dichiarazioni di Donald Trump sull’interesse strategico per la Groenlandia – e alle tensioni russe nel Polo Nord.
Tra i progetti chiave: la costruzione di due nuove navi artiche, oltre alle tre già approvate, per potenziare la capacità navali; l’acquisizione di un aereo da pattugliamento marittimo, con il Boeing P-8A Poseidon; lo sviluppo di radar di sorveglianza aerea nell’Est Groenlandese; e l’acquisto di droni aggiuntivi, inclusi gli MQ-9B SeaGuardian già ordinati.
Non manca un quartier generale per il Comando Artico a Nuuk, capitale della Groenlandia, e un cavo sottomarino transatlantico per connettività sicura tra Copenaghen e l’isola. elementi formano un ecosistema difensivo integrato: gli F-35 forniranno copertura aerea stealth, mentre i droni CCA e i P-8A monitoreranno rotte vitali per la NATO.
Questo duplice investimento – F-35 e Artico – eleva la Danimarca da contributore junior a pilastro NATO nel Nord Europa. Con la flotta a 43 unità, la Flyvevåbnet potrà gestire più missioni QRA, liberando risorse per operazioni baltiche o artiche. Economicamente, il programma F-35 genera benefici: la Danimarca partecipa alla produzione dal 2002, influenzando design e sustainment, e le esportazioni di F-16 (verso Argentina e Ucraina) bilanciano i costi.