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US Navy, FLIR e Caso Tic Tac: considerazioni dal punto di vista tecnico

@ US Navy

Uno degli aspetti dei quali si parla con insistenza ormai da diversi anni in ufologia (ma dovremmo dire “uapologia”?) sono gli avvistamenti di oggetti o fenomeni non facilmente identificabili registrati dai sistemi optronici degli aerei da combattimento della marina degli Stati Uniti (US Navy). Ci riferiamo a quello che è diventato noto come Caso “Tic Tac” ma è legato anche a diverse altre registrazioni video, delle quali una è chiamata, appunto, “Tic Tac” e le più interessanti tra le altre sono “Gimbal” e “Go Fast”.

In questi video, il primo dei quali risale al 2004, si vedono tracce a proposito delle quali si sono fatte diverse ipotesi ma non è stata trovata un’identificazione “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

L’avvistamento detto “Tic Tac” è avvenuto da parte dell’equipaggio di un caccia-bombardiere Boeing F/A-18F Super Hornet dell’US Navy, ed è stato registrato dallo scherno dell’ATFLIR (Advanced Targeting FLIR; FLIR, a sua volta, è un acronimo di uso comune e significa Forward-Looking Infrared) cioè il sistema di acquisizione dei bersagli Raytheon ASQ-228 (o AN/ASQ-228).

Il vero protagonista è proprio questo apparato, molto poco conosciuto. Condensando i concetti quanto più possibile, negli aerei da caccia il radar è lo strumento primario per l’acquisizione del bersaglio (cioè quel processo per cui, una volta scoperto, il bersaglio è “agganciato”, in gergo si dice “locked-on”, ed è inseguito automaticamente dal radar che indirizza contro di esso il fuoco delle armi o i missili.

Dagli Anni Cinquanta, l’arma primaria del combattimento sulle brevi distanze (inizialmente 3 km ma oggi fino a 35-40) è il missile con guida passiva basata sulla traccia infrarossa. Anche in considerazione del fatto che il radar, per la sua natura di apparecchiatura radio, può essere facilmente disturbato, si pensò di affiancargli un IRST (Infra-Red Search and Track), in pratica l’equivalente di un radar, ma molto meno sofisticato, basato sulla ricerca delle fonti di calore anziché sugli impulsi radio, quindi perfettamente idoneo a “scovare” bersagli per i missili a guida IR.

Nel 2002 l’US Navy ordinò qualcosa di più avanzato, appunto l’ASQ-228 ATFLIR, la cui portata sfiora i 65 km. Dal punto di vista dell’indagine ufologica, la chiave è tutta nell’ATFLIR: anche tra gli addetti ai lavori chi non sia un pilota di F/A-18 (o anche di F-15 ed F-16 che possono disporre di sistemi simili) ben difficilmente potrà avere un’idea chiara di cosa si veda sullo schermo di un FLIR. Anche chi lo ha visto nello stand di qualche fiera, avrà avuto davanti la schermata generata da un software promozionale, che mostra il meglio di ciò che l’apparato può fare.

L’impressione è che sulle grandi distanze o con un bersaglio “non cooperativo” cioè di caratteristiche che non favoriscono l’avvistamento, la funzione “imaging” di ricostruzione dei dettagli non potrà andare più in là di una macchia luminosa dai contorni confusi. Su distanze molto più brevi, immagini più definite si possono avare tramite la camera LLLTV (Low Light Level Telvision) che è compresa nello stesso “pod” dell’ATFLIR e funziona anche nello spettro della luce visibile.

Qualcuno, con tendenze cospirazioniste, ha addirittura pensato che i video ripresi dagli FA-18 fossero stati lasciati trapelare intenzionalmente per evidenziare i limiti dell’ATFLIR e favorire ll’acquisto del più avanzato sistema Lockheed-Martin IRST-21, poi effettivamente ordinato…

Il primo avvistamento mediante ATFLIR (di cui si abbia notizia), risale al 14 novembre 2004 e poiché il Cdr. David Fravor, comandante del VFA-41 Squadron e leader della sezione di due aerei coinvolta nella missione, nel descrivere l’oggetto lo paragonò ad uno dei confettini Tic Tac alla menta, l’episodio è citato come Caso “Tic Tac”.

Un caccia-bombardiere Boeing FA-18F Super Hornet del VFA-41 Squadron, il reparto di cui Fravor era comandante, sulla portaerei USS Nimitz. @ US Navy 7 Journalist 3rd Class Chris Edils

Tutto ebbe inizio quando dalla centrale operativa dell’incrociatore USS Princeton l’NCO Kevin Day chiese al comando della portaerei USS Nimitz se avesse in volo degli aerei per andare ad identificare alcuni bersagli che apparivano sullo schermo del suo radar SPY-1B. Infatti, in quell’occasione, dall’incrociatore e da altre navi, si videro transiti di oggetti in volo a 185 km/h, a 8.500 m di quota. Com’è evidente, l’indicazione suscita dei dubbi poiché nessun aeroplano vola così lento a quella quota mentre la velocità sarebbe consona con quella di unelicottero, peraltro b en lontano dal poter volare così in alto!

In aria c’erano l’F/A-18F di Fravor e quello del gregario; i due aerei furono guidati dal controllore radar dell’incrociatore fino ad arrivare al “merge point” cioè così vicino al bersaglio da produrre un’unica eco radar ma. raggiunte quelle coordinate, dissero che nello spazio aereo che potevano controllare visivamente e con il radar non c’era nulla. Peraltro questo resoconto è probabilmente l’interpolazione di due dichiarazioni differenti, poiché Fravor non poteva essere, al tempo stesso, al “merge point” e a più di 60 km di distanza dal bersaglio sconosciuto; d’altra parte, lo stesso Fravor non sembra aver indicato chiaramente quando abbia attivato la ricerca ATFLIR della quale esiste lo spezzone video.

A tutt’oggi non abbiamo una spiegazione su cosa fosse il “confetto” che appare inquadrato dal cursore dell’ATFLIR ma vi sono sospetti di manipolazione, non tanto nel senso di “correzioni” a ciò che si vede, quanto del contesto. Il Maj. James McGaha, già pilota dell’US Air Force con una buona preparazione tecnica, ha ipotizzato che l’improvviso “zoom” dell’oggetto verso sinistra che compare in uno dei video sarebbe l’apparente risultato del movimento direzionale della camera termica arrivata al fine corsa mentre il Super Hornet compiva una virata.

Quella inquadrata poteva essere la traccia infrarossa di un oggetto normale (come, ad esempio, un altro FA-18). Può essere superfluo ricordare che il pilota vede lo schermo sul cruscotto, davanti a sé, ed istintivamente tende a interpretare ciò che è inquadrato come se si trovasse davanti al parabrezza; in realtà il sensore infrarosso ha un aggancio automatico che lo porta a seguire il bersaglio entro lo spazio di scansione della camera.

La traccia termica che vediamo nel video “Tic Tac” potrebbe essere stata prodotta da un drone, ma forse anche quest’ipotesi può essere già troppo elaborata e la traccia potrebbe essere stata semplicemente determinata da un malfunzionamento del sistema. C’è poi un’altra ipotesi, banale ma proprio per questo realistica: al momento dell’avvistamento del comandante Fravor in quell’area, “a portata di FLIR”, volava un Boeing  Model 737-890 in servizio di linea.

Può essere doveroso riferire un’altra possibilità, peraltro ad oggi non verificabile. La richiesta di Kevin Day di andare ad indagare la presenza di alcuni bersagli si potrebbe collegare a segnalazioni (purtroppo non circostanziate) di possibili “sciami di droni” che avrebbero sorvolato navi da guerra americane nello stesso periodo. Benché non esista alcuna conferma, dei giornalisti hanno ipotizzato che si trattasse non di droni ma di riflettori radar, liberati come aquiloni, sospesi a palloni o contenuti all’interno dei palloni stessi.

Lo scopo di questi lanci, dei quali gli equipaggi, nel corso di un’esercitazione, non sarebbero stati informati (per esigenze di realismo), sarebbe stato la verifica della capacità del sistema di combattimento delle navi di fronte ad una potenziale minaccia di questo genere. Va ribadito, tuttavia, che la correlazione degli UAP che appaiono nelle riprese degli F/A-18 con esercitazioni di questo genere è del tutto ipotetica. Al momento, quindi, una risposta certa ai recenti avvistamenti di oggetti non identificabili, singoli o a sciami, non è ancora stata data.

Testo: Nico Sgarlato, Giornalista Aeronautico e Socio C.I.S.U. (Centro Italiano Studi Ufologici)

Centro Italiano Studi Ufologici (CISU)

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