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Riparte in India la produzione del Su-30MKI: HAL riattiva la linea di Nashik

© Aviation Report / Andrea Avian

La produzione del Su-30MKI torna a pieno regime in India. La Hindustan Aeronautics Limited (HAL) ha riattivato presso lo stabilimento di Nashik, nello Stato del Maharashtra, le attività industriali legate alla costruzione del caccia multiruolo destinato all’Indian Air Force (IAF).

Il programma prevede la realizzazione di 12 nuovi Su-30MKI, nell’ambito del contratto firmato dal Ministero della Difesa indiano con HAL nel dicembre 2024. L’accordo, del valore di circa 1,3 miliardi di dollari, comprende i velivoli e il relativo equipaggiamento. Il ministero indiano ha stabilito inoltre un livello di contenuto indigeno pari al 62,6%, un dato particolarmente significativo per un aeromobile nato dalla cooperazione industriale con la Russia.

La linea di Nashik torna operativa

Lo stabilimento HAL di Nashik, nei pressi di Ojhar, ha una lunga storia nella produzione di aeromobili militari. La struttura venne costituita nel 1964 per la produzione su licenza dei MiG-21 e ha successivamente costruito diverse generazioni di velivoli sovietici e russi, fino al Su-30MKI.

La nuova commessa consente quindi di riattivare una capacità industriale già consolidata, mantenendo competenze, infrastrutture e una rete di fornitori specializzati. Secondo le informazioni disponibili, il primo dei 12 nuovi caccia dovrebbe essere consegnato all’IAF nel 2027-28, mentre l’intero lotto dovrebbe essere completato entro il 2029. Non si tratta dunque dell’avvio di una nuova grande campagna di acquisizione, ma della produzione di un lotto aggiuntivo destinato soprattutto a compensare le perdite subite dalla flotta nel corso degli anni.

Oltre 60% di componenti indiani

Uno degli aspetti più interessanti del nuovo contratto riguarda il processo di indigenizzazione del Su-30MKI. Il Ministero della Difesa di Nuova Delhi indica per i nuovi esemplari un contenuto nazionale del 62,6%. La quota è stata ottenuta attraverso la progressiva sostituzione di componenti precedentemente dipendenti dalle forniture estere con sistemi prodotti dall’industria indiana.

Il dato assume particolare importanza nel quadro della strategia Aatmanirbhar Bharat, con cui l’India punta a rafforzare la propria autonomia nel settore della difesa e a sviluppare una filiera nazionale sempre più completa.

La produzione locale non elimina comunque completamente la dipendenza dall’estero. Il Su-30MKI rimane infatti un progetto di origine russa e alcuni componenti e sistemi continuano a dipendere da una catena di approvvigionamento internazionale.

Il Su-30MKI resta il pilastro della IAF

Il ritorno alla produzione è legato anche al ruolo che il Su-30MKI continua a ricoprire nella Indian Air Force. Con una flotta di circa 260 esemplari, il caccia pesante costituisce uno dei principali asset della componente da combattimento indiana.

L’aggiunta di altri 12 velivoli consentirà di mantenere più elevata la disponibilità operativa della flotta e di compensare almeno in parte le perdite accumulate nel corso degli anni. La scelta di continuare a investire nel Su-30MKI riflette inoltre la necessità dell’IAF di disporre di un numero consistente di caccia pesanti in attesa che i programmi di nuova generazione raggiungano una maturità sufficiente.

Il programma Super Sukhoi

La nuova produzione si inserisce in un progetto più ampio di modernizzazione della flotta, noto come Super Sukhoi. L’India sta infatti lavorando a un importante aggiornamento dei Su-30MKI già in servizio, con l’obiettivo di incrementarne le capacità attraverso nuovi sistemi avionici, radar, guerra elettronica e armamenti.

Secondo le informazioni riportate dalla stampa indiana, la modernizzazione dovrebbe includere anche un nuovo radar di produzione nazionale, aumentando significativamente la capacità del caccia di individuare e ingaggiare bersagli a maggiore distanza.

In questo modo l’IAF punta a mantenere il Su-30MKI operativo e competitivo ancora per molti anni, trasformandolo progressivamente da caccia di origine russa prodotto su licenza in una piattaforma sempre più integrata con tecnologie e sistemi indiani.

Una capacità industriale da preservare

La riattivazione della linea di Nashik ha quindi un significato che va oltre i soli 12 velivoli. Mantenere attiva una linea produttiva specializzata significa infatti preservare manodopera qualificata, infrastrutture, attrezzature, competenze ingegneristiche e rapporti con i fornitori. Una capacità industriale di questo tipo sarebbe molto più difficile e costosa da ricostruire dopo una lunga interruzione.

HAL continua inoltre a svolgere presso Nashik attività di revisione e supporto per i Su-30MKI già operativi, mantenendo così una continuità tra produzione, manutenzione e aggiornamento della flotta. La ripresa della produzione rappresenta quindi un tassello della più ampia strategia indiana per rafforzare l’industria aeronautica nazionale.

Un Su-30MKI sempre più indiano

Il nuovo lotto da 12 esemplari dimostra come il Su-30MKI continui a rappresentare una componente fondamentale della strategia di difesa indiana, nonostante l’evoluzione verso piattaforme più moderne. L’obiettivo di Nuova Delhi non è semplicemente continuare a produrre un caccia progettato in Russia, ma aumentare progressivamente il controllo nazionale sulla piattaforma, dalla produzione dei componenti fino alla manutenzione e alla modernizzazione.

Con la riattivazione della linea di Nashik, l’India consolida così una capacità industriale costruita in oltre due decenni di produzione del Su-30MKI e prepara il terreno per la prossima fase della vita operativa del caccia: una flotta più numerosa, maggiormente indigenizzata e progressivamente trasformata attraverso il programma Super Sukhoi.

Per HAL si tratta anche di una conferma della centralità dello stabilimento di Nashik nel panorama aeronautico militare indiano, mentre per l’IAF i nuovi velivoli rappresentano un ulteriore elemento per mantenere la consistenza della propria componente da combattimento nel periodo che precederà l’ingresso in servizio delle piattaforme di nuova generazione.

Gianluca Vannicelli: Direttore Responsabile di Aviation-Report.com e fotografo professionista, ho volato con diversi aeromobili quali: HH-139, HH-101A, C27J, KC-767A, C-130J, U-208, HH-212, SF260EA (Aeronautica Militare); CH-47F, NH-90, AB-412 (Esercito AVES), NH-500, AW139, AW169, MH-169A, P-72B (Guardia di Finanza), NH-500 (Carabinieri), C27J (Aeronautica Lituana) e C27J (Aeronautica Rumena) Editor-in-Chief of Aviation-Report.com and a professional photographer, I have flown several aircraft such as: HH-139A, HH-101A, C27J, KC-767A, C-130J (Air Force); CH-47F, NH-90, AB-412 (Army AVES), NH-500, AW139, AW169, P-72B, MH-169A (Guardia di Finanza), NH-500 (Carabinieri), C27J (Lithuanian Air Force) and C27J (Romanian Air Force)

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