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MQ-28 Ghost Bat e F-15EX: il teaming uomo-macchina debutta alla Valiant Shield 2026

© US PACAF

Il volo congiunto tra un MQ-28 Ghost Bat e un F-15EX Eagle II durante l’esercitazione Valiant Shield 2026, sopra il Mare delle Filippine, rappresenta uno dei segnali più concreti dell’evoluzione dell’US Air Force verso il teaming tra velivoli pilotati e sistemi semi-autonomi. La Pacific Air Forces hanno confermato che il drone sviluppato da Boeing Defence Australia ha operato con forze statunitensi e alleate nell’ambito dell’esercitazione, con l’obiettivo di affinare tattiche, tecniche e procedure per i Collaborative Combat Aircraft in un ambiente multi-dominio e altamente realistico.

MQ-28 Ghost Bat alla Valiant Shield 2026: cosa è stato dimostrato

Secondo il comunicato ufficiale delle PACAF, il Ghost Bat impiegato a Rota, nelle Isole Marianne Settentrionali, era un velivolo di prova rappresentativo della configurazione di produzione. Durante la Valiant Shield 2026 il sistema senza equipaggio ha volato “in concert” con piattaforme da combattimento pilotate, in missioni che comprendevano anche scenari di difesa e offensivi counter-air. La formula è volutamente prudente: non sono stati diffusi dettagli sull’eventuale controllo diretto del drone da parte del caccia, né sul livello di integrazione tattica o software sperimentato durante il volo.

La domanda chiave è quindi: il velivolo F-15EX ha controllato il MQ-28 Ghost Bat? Al momento non esiste una conferma ufficiale. PACAF e le fonti statunitensi hanno scelto di non discutere dettagli operativi o tattici, e questo va riportato con chiarezza. Ciò che è certo è che l’evento ha mostrato pubblicamente, per la prima volta in una grande esercitazione nel Pacifico, un CCA in formazione con l’Eagle II, trasformando in attività sperimentale reale un concetto finora spesso associato a rendering industriali e studi operativi.

Perché l’Eagle II è un candidato naturale per i CCA

Il F-15EX non è un caccia stealth, ma nasce come piattaforma con grande autonomia, capacità di carico, avionica aggiornata, sistemi di guerra elettronica moderni e cockpit biposto. Proprio il secondo membro d’equipaggio e l’architettura di missione rendono l’Eagle II un potenziale nodo di comando e controllo per velivoli collaborativi, in grado di ampliare il raggio sensoriale e la massa d’ingaggio della formazione. In una prospettiva Indo-Pacifica, dove distanze, basi disperse e minacce aeree richiedono resilienza e capacità di generare massa, l’abbinamento con CCA diventa particolarmente coerente.

Il contesto regionale rafforza questa lettura. Il 29 giugno 2026 un F-15EX dell’85th Test and Evaluation Squadron è rientrato a Kadena Air Base, accompagnato da due F-15E Strike Eagle, per attività di integrazione e familiarizzazione. Kadena si prepara alla transizione dagli F-15C/D all’Eagle II e il 67th Fighter Squadron sarà la prima unità operativa F-15EX della base. Il collegamento tra la futura presenza dell’Eagle II in Giappone e la sperimentazione con CCA non è stato formalizzato come dottrina operativa, ma il quadro strategico è evidente. Aumentare prontezza, capacità di risposta e profondità operativa nel teatro.

© US Air Force photo by Senior Airman Adrien Tran

Collaborative Combat Aircraft: cosa sono e perché contano

I Collaborative Combat Aircraft sono velivoli semi-autonomi progettati per operare sotto supervisione umana. Una domande ricorrente è: sostituiranno i piloti? La risposta, sulla base delle informazioni ufficiali disponibili, è no. L’US Air Force li considera moltiplicatori di forza: estendono portata, consapevolezza situazionale e sopravvivenza delle piattaforme pilotate, mantenendo l’uomo nel ciclo decisionale per le decisioni critiche. Il loro valore è nella capacità di generare massa a costi inferiori, distribuire il rischio e svolgere missioni come sensori avanzati, piattaforme d’arma, nodi ISR o vettori per guerra elettronica.

Il 17 giugno 2026 il Department of the US Air Force aveva annunciato contratti per i CCA Increment 1 con General Atomics per l’FQ-42A e Anduril per l’FQ-44, insieme a un percorso competitivo per il software di autonomia di missione. L’obiettivo dichiarato è procurare oltre 150 CCA pronti al combattimento entro la fine del decennio e, più avanti, arrivare a circa 1.000 sistemi.

In questo quadro, il drone MQ-28 non è il CCA che l’USAF ha appena selezionato per l’Increment 1, ma è un dimostratore maturo e operativo, sviluppato con la Royal Australian Air Force, utile per acquisire esperienza su impiego, sostenibilità e integrazione.

© US PACAF

Valiant Shield 2026 e la logistica dei CCA nel Pacifico

La Valiant Shield è un’esercitazione biennale congiunta e multinazionale orientata all’integrazione della forza in ambiente multi-dominio. Per questo assume rilievo anche la prova FARP condotta a Rota con MQ-28 Ghost Bat, HC-130J Combat King II, personale del 79th Rescue Squadron, membri della Royal Australian Air Force e dell’Experimental Operations Unit di Nellis. La domanda operativa è semplice: un CCA può essere rifornito, riarmato e sostenuto da punti avanzati e austeri? La prova non fornisce ancora una risposta definitiva, ma indica che l’USAF sta trattando la logistica dei CCA come parte integrante della capacità, non come dettaglio secondario.

L’Experimental Operations Unit è centrale in questo passaggio. Il suo compito è trasformare piattaforme e software in tattiche credibili, procedure manutentive e modalità di impiego utilizzabili in scenari complessi e contestati. È qui che l’esperienza con il MQ-28, pur non essendo identica a quella dei futuri FQ-42 e FQ-44, può accelerare l’apprendimento dell’USAF.

© US Air Force photo by Senior Airman Adrien Tran

L’evoluzione del MQ-28 Ghost Bat

Nel contesto della Valiant Shield 2026, le informazioni diffuse da Boeing il 10 giugno scorso all’ILA Berlin Air Show chiariscono la direzione evolutiva del MQ-28 Ghost Bat. La roadmap prevede maggiore apertura alare, capacità aggiuntiva di 2.000 libbre tra carburante, carichi e payload di missione, predisposizione per trasportare internamente due missili AMRAAM o quattro Small Diameter Bombs, capacità BLOS, aggiornamenti a spirale sviluppati con la Royal Australian Air Force, caratteristiche di bassa osservabilità confermate, upgrade di sopravvivenza e una configurabilità pensata per clienti alleati e requisiti operativi sovrani.

Redazione di Aviation Report: Dalla redazione di Aviation Report // From editorial staff

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