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La Ferté Alais 2022: countdown, Temps des Hélice

@ Aviation Report / Simone Vicari

Countdown dimensione Zero. Questo è il titolo di un film degli anni 80 con Kirk Douglas e Martin Sheen, dove una strana tempesta magnetica, trasporta la portaerei USS Nimitz nel passato, poco prima dell’attacco a Pearl Harbor. Ma qui siamo in Francia, a meno di un’ora a sud di Parigi, dove invece c’è una collina con una foresta magica, capace anch’essa di trasportare indietro nel tempo chiunque l’attraversi, ma non troppo indietro, intendiamoci, quel tanto che basta per essere spettatore degli esordi del volo fino ai giorni nostri.

Nel 1972, grazie ad un piccolo gruppo di appassionati di velivoli storici, nacque l’associazione “Amicale Jean Baptiste Salis (AJBS)” presso il campo di volo di Cerny La Ferté Alais. L’anno successivo ebbe inizio la prima edizione de la Fête aéro-folklorique, questo era il nome della prima manifestazione aerea a carattere storico e non solo. Da quel momento è stato un continuo crescendo nelle edizioni successive che si sono arricchite sempre più di partecipanti provenienti da tutta la Francia e non solo.

Quest’anno nei giorni 4 e 5 giugno 2022, presso l’Aeroporto dell’Amicale Jean Baptiste Salis (AJBS), si è tenuta la 49^ edizione del Temps des Hélice (il tempo dell’elica) una delle maggiori se non la più importante manifestazione aerea d’Europa a carattere storico e non solo, con l’occasione quest’anno si è celebrato anche il 50° anniversario dell’associazione AJBS.

Arrivare qui è stato un vero piacere, supportati da un’organizzazione fantastica, affinata nel tempo e degna dei grandi eventi, che ha permesso di far affluire sul posto circa 40.000 spettatori, senza particolari difficoltà o lunghe attese. Una volta entrato mi sono letteralmente immerso in una fantastica atmosfera di festa dell’aria. Centinaia di stand, dai catering disseminati ovunque per poter permettere al pubblico presente di potersi procurare cibo e bevande senza particolari difficoltà, a stand di tipo aeronautico con abbigliamento, libri e modelli a tema, associazioni e scuole di volo e rappresentanze delle forze armate nazionali Francesi, in particolare Aeroclub di Francia che detiene anche il record di essere l’aeroclub più antico al mondo, Armeé de L’Air  e Marine Nationale.

Tra i vari stand scoviamo Romain Hugault e le sue illustrazioni che ha saputo nel tempo raccontare l’aviazione, dando da più di dieci anni un volto e prestigio ad ogni edizione del “Temps des Hélice” con i suoi manifesti. Un fumettista che sin da giovane è stato affascinato dal mondo del volo. Ha conseguito il suo brevetto di volo all’età di 17 anni, trovandosi poi nella difficile scelta di divenire un pilota professionista con la passione nel disegnare i fumetti o essere un autore di fumetti con la passione del volo, alla fine ha optato per questa seconda scelta.

Camminando lungo il viale, costeggiato da hangar e stands, di tanto in tanto veniamo sorpresi e divertiti da simpatiche  “Marching bands” come la Brassband Firelip’s Men o la Fanfare Ventilator, fino ad arrivare ad un grande hangar dove silenzioso e ben tenuto si mostra in tutta la sua bellezza un Boing B-17 “Flying Fortress” Pink Lady e sotto la sua grande ala, a colmare il silenzio di questo enorme hangar e allietare il pubblico presente, ci sono le Satin Doll Sisters, che  cantando brani nello stile Swing Army Air Force del periodo del secondo conflitto mondiale, iniziano a portarci in viaggio nel tempo.

Usciamo fuori dal grande hangar e veniamo letteralmente circondati da decine e decine, quasi un centinaio di velivoli storici e non solo in mostra statica spesso accompagnati dai loro piloti che se li curano ed accarezzano tirandoli a lustro; E proprio tra di loro scoviamo la presenza di Aude Lemordant, pluricampionessa di volo acrobatico su Extra 330SC e pilota Air France. Poi re-enactors in divisa o abiti del passato, danno vita ad un’ambientazione d’altri tempi e mentre ci aggiriamo tra i velivoli storici, siamo costantemente avvolti dalla roboante melodia dei pistoni di diversi velivoli d’epoca, che nel frattempo accompagnano passeggeri nel cielo del passato.

E’ da poco passato mezzogiorno e la mostra statica viene fatta sgomberare dai suoi ammiratori, sta per succedere qualcosa di veramente eccezionale. Tutta la storia qui presente in mostra, sta per prendere vita.

A questo punto decido di mettermi comodo davanti alla pista e come in un film proiettato nelle migliori sale cinematografiche, da un impianto ad altissima fedeltà disseminato tutto lungo l’aeroporto, parte il roboante test audio del dolby surround, per proseguire poi con il classico intro Metro Goldwyn Mayer e il suo leone ruggente, che ci fa capire che stiamo per diventare spettatori di un film interamente fatto dal vivo, dove si ripercorreranno le tappe dell’evoluzione del volo dai suoi esordi, ai giorni nostri.

Ad introdurci in questo mondo una dozzina di aeromodelli,  fedelissime repliche di warbirds, pilotati a distanza da altrettanti modellisti che con incredibile precisione hanno ricreato formazioni e battaglie dei periodi tra il 1939-1945.

Ma ora è il momento dove l’uomo sale a bordo del proprio velivolo e con audacia e pionierismo di altri tempi, si mostra nei suoi primi voli. Siamo nei primi del 900 e a portarci in volo nel tempo sono un Blériot XI, l’aereo che diede fama a Louis Blériot, dopo la trasvolata del canale d’Inghilterra il 25 luglio 1909. Poi è il momento del Morane H, il monoposto usato nel 1913 da Roland Garros per la prima trasvolata del mediterraneo da Fréjus a Bizerte. Poi entra in scena un Caudron G-III, uno dei primi velivoli utilizzato per la ricognizione in ambito militare, con il quale Adrienne Bolland effettuò il primo sorvolo delle Ande. Infine  il Deperdussin, uno dei primi velivoli militari.

Ci ritroviamo ora nel periodo della prima guerra mondiale, dove l’aviazione viene impiegata sempre più per scopi militari. Non ce ne rendiamo conto e ci troviamo nel bel mezzo di un dogfight con velivoli Se-5a, Fokker Dr.1, Bristol Fighter e l’unico esemplare al mondo di  Spad XIII.

Arriva il  momento dei magnifici anni 30 e ad accompagnarci in questo spazio di cielo è uno Stearman e N3N, insieme alle Limousine del cielo il Bellanca Cruisemaster, Ryan PT-22 e Spartan Executive. Si mostra poi in tutta la sua eleganza un Dassault MD-315 Flamant (Fenicottero), con un Douglas DC-3/C-47, quest’ultimo utilizzato anche dalla Regina d’Inghilterra, scortati da due  Cri-Cri, il monoposto bimotore più piccolo al mondo.

Ma nel passato ci sono spesso incursioni dal futuro, ed ecco il momento del fantastico bimotore ad elica Dash 8 della Protezione Civile, che dopo aver fatto alcuni passaggi di ricognizione effettua più sganci di liquido sopra un’ipotetico incendio.

E’ il momento dell’ala rotante dei Flying Bulls, il BO-105, un elicottero che con opportune modifiche al piatto rotore, è l’unico elicottero capace di effettuare manovre acrobatiche mozzafiato come looping e tonneau.

E si ritorna all’acrobazia d’altri tempi dei Flying Circus, con il Super Stearman pilotato da Emiliano del Buono e la bravissima wing walker che con eleganza tiene tutto il pubblico presente con il naso all’insù.

Tora Tora Tora

Mentre le musiche di Hans Zimmer della colonna sonora di Pearl Harbour si fanno spazio nell’aria rievocando l’avvicinarsi di uno dei bombardamenti più cruenti della storia nell’intero aeroporto riecheggia del profondo suono dei pistoni di un foltissimo gruppo di velivoli, circa una dozzina di T6 Texan in maggioranza ed un Mitsubishi Zero (nato sempre da una cellula di T6 per esigenze cinematografiche), stanno per entrare in scena. Siamo nella seconda guerra mondiale più precisamente Pearl Harbour, dove i warbirds hanno contribuito a cambiare le sorti della storia e qui attori principali di questo air show.

Dopo il massiccio decollo dei velivoli, si presentano alle nostre spalle con una formazione d’attacco verticale dando vita a quello che fu uno dei periodi più cupi per l’America e la US Navy. Tora, Tora, Tora, questo è il segnale che diede l’inizio ad uno degli attacchi più cruenti nella baia di Pearl Harbour il 7 dicembre 1941. Si alzano ora in volo un F4U-5N, velivolo imbarcato della US Navy del secondo conflitto mondiale, insime a uno Spitfire MkXIX e MkXIV, gli unici due basati in Francia, uno proveniente da Dijon-Darois, l’altro basato qui a La Ferté-Alais. Nel cielo è un continuo susseguirsi di inseguimenti e bombardamenti con esplosioni pirotecniche e musiche che ci immergono totalmente nella cruenta battaglia. Ritornando nei cieli d’Europa del secondo conflitto si mostra un Douglas DC-3/C-47, Curtiss P-40N, Fieseler Fi-156 Storch, Junkers Ju-52, Messerschmitt Me-108, Yak-3U, Yak-9 e altro ancora.

Rock&roll, questa è la musica che ci accompagna nel periodo del surf al profumo di cherosene degli Huey, siamo in Vietnam. 4 North American T-28s, un Douglas Skyraider, un North American OV-10 Bronco ed un Lockheed C-130H con una grande formazione stanno per dare vita al prossimo periodo.

Ci stiamo pian piano avvicinando al futuro che ci riporta ai giorni d’oggi. Qui una delle rappresentanze d’eccellenza è l’Armeè de l’Air e la Marine Nationale, in questa occasione hanno messo in campo tra le loro componenti migliori.

La Marina Francese si presenta con un Grumman E-2C Hawkeye (sorveglianza dello spazio aereo) e guerra elettronica, scortato da due Rafale, seguiti da un ulteriore formazione con un Breguette Atlantic ATL2, pattugliatore marittimo anti sottomarino e guerra elettronica. Chiude lo schieramento navale un Falcon 50 e tre velivoli storici della marina Francese, Breguet Alizé, Fouga Zéphyr and Morane Paris

L’Armeè de l’Air esordisce con una delle sue punte di diamante, Il Rafale Solo Display (RSD) ai comandi di Bertrand ‘Bubu’ Butin, da un’incredibile presentazione del velivolo e abilità del pilota che sarà in carica per due anni prima di diventare l’istruttore del pilota dimostratore successivo. Un Lockheed C-130H Lo stesso che ha accompagnato in precedenza una formazione di warbirds nel periodo del Vietnam.

Equipe de Voltige dell’Armeè de l’Air (EVAA)  L’unico Team acrobatico ufficiale al mondo della forza aerea Francese su velivolo Extra 330Cs e basato a Salon de Provence, per intenderci, la stessa base dove risiede la “Patrouille de France” che il prossimo anno festeggerà il suo 70° compleanno. Questo è l’unico Team acro sportivo al mondo di una forza armata che partecipa ai campionati mondiali di acrobazia aerea sportiva. Incredibili sono le evoluzioni che danno vita ad uno dei display più entusiasmanti, portando il velivolo a compiere manovre fuori da ogni schema del volo, con frollini, viti, tonneau in quattro/otto tempi fino a regalare al pubblico uno splendido sorriso.

Ora a riempire il cielo è il display di un Airbus A330 MRTT Phénix, trasporto e rifornimento in volo, che con un Rafale simula un rifornimento in volo.

Non poteva mancare la rappresentanza d’eccellenza Francese, la “PATROUILL DE FRANCE”, che con il loro sincronismo e precisione nel volo in formazione hanno tenuto il pubblico con il fiato sospeso ad apprezzare le loro evoluzioni.

Inoltre si è vista la presenza di diversi Team privati tra i quali:

  • Patrol of 3 Boeing Stearman : American style flying school in the 1930s.
  • Yako Team : 3 Yakovlevs acrobatici con motori stellari.
  • Patrouille de l’Aéro-Club de France : l’aeroclub più antico al mondo, con 4 Fouga Magister e 4 aerei ad elica.

Dopo due giorni passati nell’aeroporto della Fertè Alais, posso dire che è veramente difficile trovare un simile evento in Europa per partecipanti ed organizzazione. Nulla è stato lasciato al caso, un perfetto e rodato motore stellare che non ha mai perso un colpo e che lavora all’unisono per la perfetta riuscita, dall’arrivo al piacere di essere ospiti di un passato tenuto in splendida forma da ogni attore presente, dai volontari dell’AJBS, senza i quali sarebbe stato impossibile realizzare tutto ciò, alle musiche adeguate per ogni momento ed il piacevole commento di Bernard Chabbert, che ci ha accompagnato raccontandoci la storia, con professionalità, buon gusto e vera passione.

Chiunque sia stato in questo aeroporto, da questo momento in poi, guarderà il cielo in modo diverso, sapendo che le scie del passato lasciate da chi ha attraversato in volo prima di noi, anche se invisibili saranno sempre lì presenti a ricordarci da dove veniamo.

Testo e immagini: Simone Vicari

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