In un contesto di crescenti minacce geopolitiche, con la Russia che continua a esercitare pressione sul fianco orientale della NATO, l’aviazione militare europea si trova a un bivio cruciale. Il Sistema di Combattimento Aereo del Futuro (SCAF), noto anche come Future Combat Air System (FCAS), con l’aereo di 6^ generazione, rappresenta il pilastro della difesa aerea europea del XXI secolo.
Questo ambizioso programma trinazionale – che coinvolge Francia, Germania e Spagna – mira a sviluppare un velivolo da combattimento di sesta generazione, un New Generation Fighter (NGF) stealth, connesso a droni “loyal wingman” e integrato in un “combat cloud” digitale per operazioni networked. Ma oggi, a meno di un anno dalla scadenza per l’avvio della Fase 2, il progetto è sull’orlo di una frattura epocale: la Germania sta seriamente considerando di separarsi dalla Francia, optando per partnership alternative che potrebbero ridisegnare la mappa del caccia di prossima generazione europeo.
Le indiscrezioni, riportate da fonti autorevoli come Politico, rivelano che il Ministero della Difesa tedesco ha discusso con Airbus – leader per la quota germanica del programma – la possibilità di proseguire il FCAS senza il partner francese. Questa mossa non è un bluff: deriva da mesi di attriti irrisolti sulla governance industriale e la ripartizione del lavoro. La Francia, attraverso Dassault Aviation, insiste per un ruolo dominante, reclamando fino all’80% della quota di produzione sull’NGF, secondo fonti citate da Reuters a luglio 2025. Un’esigenza motivata dalla necessità di preservare know-how strategico, inclusa la capacità nucleare e l’operatività su portaerei, ma percepita a Berlino come un tentativo di egemonia che mina l’equilibrio europeo.
Le radici delle divisioni: divergenze tecniche e industriali sull’aereo di 6^ generazione
Per comprendere appieno questa crisi, è essenziale immergersi negli aspetti tecnici del SCAF. Lanciato nel 2017 da Emmanuel Macron e Angela Merkel, il programma è strutturato in quattro pilastri: il NGF come aereo manned di sesta generazione, i remote carrier vehicles (droni swarm), il combat cloud per la connettività dati e le infrastrutture di supporto. Dassault guida il primo pilastro, sfruttando l’eredità del Rafale e del dimostratore nEUROn, mentre Airbus (con filiali tedesca e spagnola) domina i droni e il cloud. Indra, per la Spagna, contribuisce con expertise in sistemi elettronici.
Le tensioni esplodono sulla workshare: la Germania accusa la Francia di bloccare la Fase 1B, conclusa solo a dicembre 2022 con un contratto da oltre 600 milioni di euro, e di imporre vincoli sulla scelta dei subappaltatori. Un documento del Ministero della Difesa tedesco, trapelato ad agosto 2025, avverte che “concessioni all’industria francese avrebbero gravi conseguenze per le capacità future dell’aereo di 6^ generazione e la partecipazione dell’industria tedesca“.
Eric Trappier, CEO di Dassault, ha replicato in audizioni parlamentari francesi a giugno 2025, sottolineando la necessità di un vero leader per evitare ritardi. “Come posso assicurare una maestranza se non ho il diritto di scegliere subappaltatori in Francia, Spagna e Germania?” Il risultato? La Fase 2, che prevede un dimostratore volante entro il 2027 e l’ingresso in servizio intorno al 2040, è in stallo, con costi stimati oltre i 100 miliardi di euro a rischio di lievitazione.
Queste frizioni non sono solo burocratiche: riflettono divergenze operative. La Francia richiede un NGF dual-capable per missioni nucleari e carrier-based, con motori Safran M88 evoluti per un thrust-to-weight ratio superiore. La Germania, invece, privilegia l’integrazione con armi NATO convenzionali e un focus su droni low-cost, come il Wingman concept presentato da Airbus all’ILA Berlin Air Show di settembre 2025, con un costo unitario un terzo di un fighter manned moderno. La Spagna, da parte sua, oscilla. Pedro Sánchez ha espresso sostegno a Berlino durante un incontro con il cancelliere Friedrich Merz il 20 settembre, ma Madrid dipende dalle linee di produzione condivise per l’Eurofighter Typhoon.
I ministri della Difesa di Francia, Germania e Spagna si riuniranno a ottobre per un vertice decisivo, come annunciato da Boris Pistorius. Intanto, la Germania ha ordinato 35 F-35A per sostituire i Tornado nel ruolo nucleare, con voci di un ulteriore lotto di 15 velivoli come “ponte” verso l’FCAS– smentite ufficialmente, ma indicative di un piano B in fermento.
Dalla solitudine tedesca a nuove alleanze nel panorama dell’aereo di 6^ generazione
Se il divorzio si concretizzasse, la Germania non partirebbe da zero. Berlino sta esplorando alleanze con Svezia o Regno Unito, come rivelato da Bloomberg il 19 settembre. La Svezia, con Saab al timone di un suo FCAS early-stage focalizzato su droni e upgrade del Gripen E, offre sinergie su stealth e AI. Più intrigante è l’ipotesi di un ingresso nel Global Combat Air Programme (GCAP), il Tempest guidato da UK, Italia e Giappone: un sixth-generation fighter con prototipo previsto nel 2027 e servizio nel 2035, già avanti rispetto al SCAF.
Questa opzione sfrutterebbe la crescita esponenziale del budget militare tedesco – oltre il 2% del PIL dal 2022 – per un aereo di 6^ generazione su misura per la Luftwaffe. “Abbiamo la possibilità, per la prima volta da decenni, di sviluppare i nostri aerei“, ha commentato un analista. Tuttavia, un’uscita unilaterale dallo SCAF costerebbe cara: ritardi di 5-10 anni, frammentazione europea e potenziali sanzioni UE su fondi di difesa. La Francia, dal canto suo, potrebbe accelerare un “Super Rafale” standalone, integrando elementi del nEUROn, come suggerito da fonti francesi.
Questo scenario evoca il precedente dell’Eurofighter: nato da un consorzio europeo ma segnato da compromessi che ne hanno limitato l’efficacia. Oggi, con la minaccia russa e l’ascesa cinese, un aereo di 6^ generazione dovrà garantire superiorità aerea multidominio – capacità stealth avanzate, fusione dei sensori, armi ipersoniche – senza i lacci della burocrazia binazionale.
Merz ha tagliato corto in conferenza stampa. “La situazione attuale è insoddisfacente. Stiamo parlando con i francesi e vogliamo una soluzione rapida“. Ma se il vertice di ottobre fallisse, l’Europa rischierebbe di perdere la sua chance di un NGF sovrano, lasciando campo libero a F-35 e J-20.
Cosa significa per l’aviazione militare europea?
Le ripercussioni del possibile split vanno oltre il FCAS. Un fallimento minerebbe la sovranità tecnologica UE, esponendo l’aereo di 6^ generazione europeo a dipendenze USA o asiatiche. La Germania, con la sua industria (Rheinmetall, MTU) in espansione, guadagnerebbe flessibilità ma perderebbe l’opportunità di economie di scala. La Francia, leader in motorizzazione con Safran, potrebbe esportare un NGF autonomo, rafforzando il suo 40% di quota globale nei velivoli da combattimento. La Spagna, junior partner, si troverebbe a mediare o a scegliere. Madrid ha scartato gli F-35 a favore di opzioni europee, ma un FCAS dimezzato la spingerebbe verso un upgrade dell’Eurofighter.
Tecnicamente, un NGF isolato tedesco potrebbe integrare droni come l’XQ-58A Valkyrie, presentato da Kratos alla Luftwaffe, per missioni MUM-T (Manned-Unmanned Teaming). Ma senza la connettività francese, il combat cloud – essenziale per swarm operations – perderebbe robustezza. L’FCAS non è solo un aereo, ma un ecosistema che potrebbe decidere l’equilibrio NATO entro il 2040.
In questo quadro, una domanda ricorrente è: la Germania ha davvero le competenze per sviluppare un aereo di 6^ generazione da sola? La risposta è parziale. Sì: con budget in crescita e partnership come quella svedese, Berlino potrebbe accelerare un design modulare, ma storicamente i suoi successi (come il Tornado) sono stati collaborativi. Un’altra domanda comune è il FCAS integrerà armi nucleari?
Assolutamente per la Francia, ma la Germania opterebbe per varianti convenzionali. Infine, molti si chiedono se il GCAP sia un’alternativa realistica: sì, con il suo focus su AI e stealth, ma richiederebbe concessioni tecnologiche che Londra potrebbe non concedere facilmente.