Oggi l’aviazione militare americana ha registrato la prima perdita in combattimento di un velivolo abitato durante l’Operation Epic Fury, l’offensiva congiunta USA-Israele contro l’Iran iniziata circa cinque settimane fa. L’F-15E abbattuto in Iran velivolo biposto del 494th Fighter Squadron, di base a RAF Lakenheath nel Regno Unito e schierato in Giordania, è caduto sul territorio iraniano. Le immagini del relitto diffuse dai media di Stato iraniani hanno confermato l’identità dell’aereo, mentre le autorità statunitensi hanno ammesso la perdita e avviato una complessa missione di Combat Search and Rescue (CSAR).
Il velivolo, uno dei dodici F-15E trasferiti in Medio Oriente a gennaio 2026 con supporto di aerocisterne, operava da Muwaffaq Salti Air Base in Giordania. Secondo fonti ufficiali americane citate da Reuters, CBS News e The New York Times, il caccia è stato colpito dalle difese aeree dell’IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps) nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, nel sud-ovest dell’Iran.
Teheran ha inizialmente parlato di un “secondo F-35 di quinta generazione” abbattuto da un nuovo sistema di difesa aerea, ma le foto del sito dell’impatto hanno rivelato senza ombra di dubbio i resti di un F-15E Strike Eagle. Il timone verticale con la banda rossa del 494th FS e il distintivo USAF Europe, oltre a un seggiolino eiettabile ACES II e un cratere con segni di bruciatura in terreno montuoso.
Le prove dal relitto del F-15E abbattuto in Iran
Le immagini circolate su X e sui canali iraniani Tasnim e Press TV mostrano frammenti consistenti con la struttura del Strike Eagle. Il timone di coda con il simbolo di squadriglia, parti di ala e coda e tracce di un impatto violento seguito da incendio. Analisti OSINT hanno confrontato i detriti con foto di F-15E Lakenheath, confermando l’identità.
L’Iran ha corretto rapidamente la propria narrazione, ammettendo che si trattava di un F-15E e non di un F-35, e ha diffuso video di presunte intercettazioni con sensori FLIR. Questo episodio segna una svolta rispetto alle precedenti rivendicazioni iraniane, più volte smentite dal CENTCOM. Solo il giorno prima, il 2 aprile, Teheran aveva annunciato l’abbattimento di un jet nemico su Qeshm Island nello Stretto di Hormuz: il CENTCOM aveva smentito seccamente e che si trattava della sesta falsa rivendicazione simile.
Stavolta, invece, Washington ha confermato la perdita. Il velivolo F-15E è un bireattore biposto (Pilota e Weapons Systems Officer) impiegato in missioni di strike contro infrastrutture iraniane. Non è ancora chiaro se sia stato abbattuto da un missile superficie-aria di nuova generazione o da un sistema navale, come sostenuto inizialmente dall’IRGC, ma il fatto che il relitto sia caduto in una zona montuosa lontana dal mare suggerisce un ingaggio a medio-lungo raggio.
Le operazioni di ricerca e soccorso dopo l’abbattimento del F-15E in Iran
Subito dopo l’impatto, le forze USA hanno attivato una missione CSAR ad alto rischio. HC-130J Combat King II e HH-60G Pave Hawk hanno operato a bassa quota sul territorio iraniano, supportati da F-35, MQ-9 Reaper e, secondo alcune fonti non confermate, A-10C per Close Air Support. Video girati da residenti mostrano C-130 in volo radente con lancio di flare e elicotteri in manovra di rifornimento.
Una fonte occidentale citata da OSINTdefender e CBS News ha confermato che uno dei due membri dell’equipaggio è stato recuperato vivo ed è sotto cure mediche in custodia americana. Le ricerche per il secondo aviatore proseguono mentre scriviamo, con il rischio concreto che le forze iraniane possano raggiungerlo per prime.
Il governatore della provincia iraniana ha promesso ricompense a chi catturasse o eliminasse l’equipaggio, e la TV di Stato ha trasmesso appelli ai civili. Un video di presunta cattura è stato smentito come materiale d’archivio di un altro conflitto. La complessità della missione CSAR in territorio ostile è evidente. Gli elicotteri Blackhawk sono stati oggetto di fuoco di armi leggere da terra e un presunto attacco a un velivolo di soccorso è stato rivendicato da Teheran, anche se non confermato indipendentemente. Israele ha interrotto le missioni nella zona di ricerca.
La risposta di Washington e il contesto geopolitico
La Casa Bianca ha informato immediatamente il presidente Donald Trump. La portavoce Karoline Leavitt ha confermato il briefing e lo stato delle operazioni di soccorso. Fonti del Pentagono e del Dipartimento di Stato hanno ribadito che l’incidente non fermerà le operazioni. Trump ha minacciato nuovi attacchi contro infrastrutture iraniane civili ed energetiche per costringere Teheran a trattare.
Nel frattempo decine di nazioni spingono per riaprire lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il flusso di petrolio globale, bloccato o reso insicuro dal conflitto. L’F-15E abbattuto in Iran rappresenta un duro colpo per la narrazione americana di “controllo totale del cielo”. Fino a oggi gli unici F-15E persi erano stati tre in un incidente di fuoco amico kuwaitiano il 2 marzo 2026, con tutti gli equipaggi salvi.
L’F-15E, pur non stealth, resta un pilastro della potenza aerea USA grazie a radar potente, carico bellico elevato e avionica aggiornata. La sua perdita, confermata da relitti e fonti ufficiali, dimostra che le difese iraniane conservano capacità residue nonostante settimane di bombardamenti.
Una domanda ricorrente tra gli analisti è se questo evento influenzerà le future rotazioni di velivoli o l’impiego di asset più stealth come F-35 e B-2. Al momento il Pentagono e il CENTCOM non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali dettagliate oltre la conferma della perdita e delle operazioni SAR in corso.
La storia è in evoluzione: mentre una parte dell’equipaggio è salva, il destino del secondo membro resta in bilico e le ripercussioni strategiche sul conflitto sono ancora da scrivere. In sintesi, l’abbattimento del F-15E in Iran non è solo una notizia di cronaca militare: è un campanello d’allarme sulla resilienza delle difese aeree iraniane e sulla complessità di operare in uno spazio aereo conteso.