elicottero MH-60 delle Forze Speciali americane - MH-60M Black Hawk
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Precipita nel Mediterraneo un elicottero MH-60 delle Forze Speciali americane

L’esercito americano ha identificato i cinque membri dell’equipaggio di un elicottero MH-60 delle Forze Speciali americane morti in un recente incidente sul Mar Mediterraneo, al largo dell’isola di Cipro. Purtroppo l’incidente del 10 novembre scorso ha provocato la morte di due piloti e tre membri dell’equipaggio quando il loro elicottero Sikorsky MH-60M Black Hawk è precipitato durante un’esercitazione per cause ancora da accertare.

L’MH-60 Black Hawk stava effettuando un addestramento al rifornimento aereo quando l’elicottero ha subito un’emergenza in volo che ha provocato l’incidente“, ha detto il Pentagono il 13 novembre. La variante dell’elicottero MH-60 delle Forze Speciali americane è caratterizzata da diverse modifiche uniche, tra cui una sonda per il rifornimento in volo, rispetto al Sikorsky UH-60 Black Hawk che usano le unità tradizionali dell’US Army.

Questa particolare variante è il modello gestito dal famoso 160th SOAR – Special Operation Aviation Regiment, comunemente noto come “Night Stalkers“, il reggimento di aviazione per operazioni speciali dell’esercito americano che fornisce supporto aereo altamente specializzato ad ala rotante alle forze di terra d’élite degli Stati Uniti, quali i Seal della Marina piuttosto che la Delta Force, i Green Berets o i Ranger, inquadrati sotto il comando delle operazioni speciali.

Il 160th SOAR, con sede a Fort Campbell in Kentucky, opera con una flotta di tre modelli di elicotteri diversi (MH-60M, AH/MH-6 Little Bird e MH-47G Chinook), principalmente di notte in missioni di attacco, infiltrazione ed esfiltrazione e tutte le tipologie di missioni legate al mondo delle operazioni speciali in aree e territori altamente contestati e dietro le linee nemiche.

I “Night Stalkers” hanno partecipato a numerose campagne militari degli Stati Uniti e recentemente sono diventati famosi per il raid per catturare Osama bin Laden, Operazione Neptune’s Spear del 1 maggio 2011, oppure le operazioni in Somalia (Gothic Serpent) nel 1993 rese tristemente famose dalla Battaglia di Mogadiscio raccontata dal noto film “Blackhawk Down”.

Il 12 novembre il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin aveva definito tragico l’incidente, sottolineando che è in corso un’indagine per stabilirne le cause. “Continuiamo a raccogliere ulteriori informazioni su questo incidente“, ha detto Austin. Inoltre funzionari della difesa hanno confermato che l’incidente è avvenuto durante un volo di addestramento di routine e non ci sarebbero indicazioni di attività ostili.

Nelle ultime settimane, aerei, navi e forze di terra statunitensi in tutto il Medio Oriente sono stati attaccati più di 40 volte. Il Pentagono ha puntato il dito contro i gruppi militanti sostenuti dall’Iran in Siria e Yemen per il sostegno degli Stati Uniti alla guerra di Israele a Gaza. In questo scenario le forze per le operazioni speciali statunitensi sono state spostate nella regione del Medio Oriente nel caso in cui venga ordinata l’evacuazione dei cittadini statunitensi dalla regione.

Come abbiamo riportati la scorsa settimana, l’8 novembre, un drone Reaper MQ-9 dell’US Air Force è stato abbattuto al largo delle coste dello Yemen. Washington in risposta a questo e ad altri eventi ha lanciato numerosi attacchi aerei con caccia Boeing F-15 e Lockheed Martin F-16 contro siti utilizzati dai gruppi iraniani in Siria. Il Pentagono ha effettuato una terza serie di attacchi aerei il 12 novembre, questa volta nelle città siriane di Abu Kamal e Mayadin. “Gli attacchi sono stati condotti contro una struttura di addestramento e un rifugio“, ha confermato Washington.