Volandia è un museo perfetto. Primo: non è un vero museo, bensì un’ex fabbrica dove sono ancora installati i carri ponte che sovrastano le sale. Secondo: ha uno splendido parco intorno ed una bella vista sulle piste del vicino aeroporto internazionale di Milano Malpensa. Terzo: contiene la giusta quantità di reperti, di cielo e di terra.

Abbastanza da poter ammirare e carpire i segreti di ciascuno di essi attraverso gli ottimi pannelli informativi in italiano e inglese, ed annuire soddisfatti, ma non così tanti da rimanerne travolti e farci venir la voglia di terminare la visita anzitempo. Per questi motivi è quanto mai azzeccato definirlo “Parco e Museo del Volo”.

A pochi minuti da Malpensa, le ex Officine Aeronautiche Caproni ospitano una vasta esposizione di aeromobili di ieri e di oggi con particolare enfasi ai prodotti (ma anche produzioni su licenza) di Caproni, SIAI-Marchetti, Aermacchi e Agusta, tutte industrie del varesotto.

Oltre ad una collezione di almeno 1100 modelli in scala, l’esposizione offre un grandissimo plastico ferroviario, un’area dedicata ai prototipi dell’industria automobilistica A.S.I. Bertone, il museo Flaminio Bertoni dedicato alle opere del famoso designer, la collezione Ogliari dedicata ai trasporti su rotaia e gomma, un padiglione aerospaziale gestito dall’Osservatorio Astronomico di Tradate ed attualmente in ristrutturazione, aree pic-nic e giochi all’aperto per i più piccoli, uno spazio dotato degli immancabili simulatori di volo di ogni tipo e naturalmente lo shop, il caffè ed un economico ma gustosissimo ristorante.

Giungiamo nel piazzale antistante l’ingresso degli ex uffici delle Officine Aeronautiche Caproni, mentre i nostri occhi spaziano sulla perimetrale della struttura che ci fa assaporare un qualcosa di antico, il rumore dei jets in decollo dal vicino aeroporto ci fa entrare immediatamente nello spirito giusto per affrontare la nostra visita.

Lo sguardo alle vecchie officine, ci è però indicatore di quanto ci verrà confermato poi nel corso delle chiacchierate con il personale (gentilissimo) incontrato durante il nostro tour: il Museo si sostiene grazie all’opera preziosa di volontari, molti dei quali hanno lavorato nelle aziende aeronautiche della zona, la cessione di alcuni pezzi (a fronte dell’acquisto o donazione di nuovi). E’ vetrina di quanto non deve essere facile mantenere in efficienza strutture ed aeromobili, anche la semplice pulizia esterna delle vecchie fusoliere esposte ai capricci del meteo.

Secondo quanto riportato sullo statuto dell’International Council of Museums, il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente; le acquisisce, conserva, comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto.

Bene, Volandia è tutto questo, con l’aggiunta di essere anche parco e intrattenimento anche per coloro che intendono compiere una semplice gita in un luogo così diverso da un centro commerciale, veri musei moderni, idolatria del consumismo e del passare il tempo, una volta impiegato in giro per i borghi di paesi e città.

Ci vogliono almeno 3 ore per visitare in modo approfondito le varie aree tematiche e la zona esterna che coprono 60.000 mq di superficie coperta e scoperta.

Passeggiare nell’ampio viale che separa le due file di antichi capannoni è rilassante e piacevole; ai lati sono visibili un missile Nike Hercules sul suo lanciatore, un Lockheed-Aermacchi AL60B Santa Maria ex Aeroclub Milano, una fusoliera del Dornier 329jet che era fabbricata in Aermacchi ed uno dei prototipi dell’addestratore avanzato S-211A che partecipò, assieme al MB-339C, al concorso per un nuovo trainer indetto dall’Aviazione Americana, il JPATS (Joint Primary Aircraft Training System) poi vinto dal T-6 Texan II (versione modificata dello svizzero PC-9).

Uno dei 3 S-211A del museo, lo I-SMTE rimasto a lungo esposto all’esterno e ben visibile lasciando il Terminal 1 dell’aeroporto di Malpensa, è stato venduto di recente ad un cliente americano con pezzi di ricambio annessi cannibalizzati anche dagli aerei presenti.

L’area esterna mostra un Fokker-27 in livrea Miniliner, un Douglas MD-82 di Meridiana (matricola I-SMEL) movimentato in modo spettacolare  (così come altri aeromobili giunti nel corso degli anni) dal vicino sedile aeroportuale all’area di Volandia con l’ausilio di enormi gru, un Douglas DC-9-32 MM62012 in livrea “Repubblica Italiana”, famosi per aver trasportato presidenti e pontefici oltre alla squadra italiana che vinse il Campionato del Mondo di Spagna 82.

Una riproduzione della cabina con la coppa del mondo è presente in una delle sale del museo. Completano la parte esterna la fusoliera di un Piaggio PD.808 in corso di restauro e l’ultimo arrivato, un Hunting-Percival P.84 Jet Provost ex RAF (matricola. XM478) che periodicamente viene messo in moto a fini didattici.

Di recente due eventi, a loro modo tristemente collegati, hanno visto Volandia protagonista: il grave incidente che il 30 ottobre 2015 coinvolse l’esemplare N609AG del Convertiplano AW609 nel quale perirono i piloti collaudatori Herb Moran e Pietro Venanzi e la scomparsa della Contessa Maria Fede Caproni di Taliedo Armani, figlia del pioniere dell’aviazione, spentasi a Roma il 5 novembre 2017.

Il funerale di Pietro Venanzi fu celebrato nella piccola cappella che chiude il lungo viale che separa le due ali dell’ex fabbrica ora museo, mentre alle esequie della Contessa Maria Fede partecipò una folta delegazione del personale di Volandia guidata dal presidente Marco Reguzzoni. La commemorazione della Contessa nella Cappella mortuaria Caproni del museo, là dove un tempo si svolgevano le esequie dei piloti morti sul campo della Malpensa, è avvenuta pochi giorni dopo.

Dal 2016 Volandia dedica alla Caproni un percorso storico all’interno del museo; il percorso di visita della collezione si apre con la riproduzione dell’hangar in legno del primo aereo costruito in brughiera, il Caproni Ca.1 fatto volare per pochi metri il 27 maggio 2010 a cento anni dal primo volo.

Dai primordi dell’aviazione, il percorso si snoda tra le sale offrendo una vastissima collezione di modelli di aerei (circa 1200), un enorme plastico ferroviario non rimasto indenne dal trasloco nel museo e dagli atti vandalici di qualche sconsiderato, un MiG-21 Fishbed ex polacco, aerei auto-costruiti e da acrobazia raccolti nel padiglione che comprende l’ingresso e lo shop, per proseguire nell’hangar dell’ala fissa dove sono raccolti  e ben restaurati un Vampire in livrea 6° Stormo, un Fiat G-91R affiancato da un F-84 Thunderstreak e da un F-86K Sabre, dal primo prototipo del diffusissimo MB-326 e da un MiG-15SB ex cecoslovacco ed il piccolo Aermacchi MB.308.

I carri ponte non rimossi durante la conversione della fabbrica a museo ci ricordano che qui venivano costruiti aerei che hanno fatto la storia del volo; nella parte terminale della sala sono mostrati un Aermacchi MB-339C in blue camouflage, il prototipo S-IJF dello SIAI-Marchetti S.211A presentato al concorso JPATS e riverniciato in livrea desertica affiancati dal 5° prototipo dell’AMX Ghibli che venne prodotto per l’Aeronautica Militare in 136 esemplari dei quali poco meno di 50 uscirono dagli stabilimenti Aermacchi di Venegono mentre la restante produzione fu di competenza Alenia.

L’area dedicata all’ala rotante mostra un bellissimo Agusta-Sikorsky SH-D dell’Aviazione Navale con i manichini di pilota e specialista che sembrano animarlo, affiancato dall’enorme Boeing-Vertol CH-47C dell’Esercito del 1° Reggimento Antares affiancato da un Agusta-Bell AB205A matricola EI.299 e dal terzo prototipo del best-seller AW139 (I-EPIC) una versione del quale, la MH-139, è stata di recente ordinata dall’USAF tramite il prime-contractor Boeing per sostituire la veneranda flotta di UH-1N Huey   adibita al controllo ed alla protezione delle basi di missili balistici intercontinentali ed al trasporto di personale governativo incluse le forze speciali USA. 

Il programma del valore di circa 2,4 miliardi di dollari, comprende fino a 84 elicotteri, sistemi di addestramento ed il relativo equipaggiamento per il supporto logistico. L’ingresso in servizio dei primi elicotteri atteso a partire dal 2021. 

La visita prosegue con un suggestivo angolo dedicato ai Carabinieri con elicotteri, Campagnola e FIAT Croma. Non meno interessante è l’area espositiva dedicata alla collezione A.S.I. Bertone ed al museo Flaminio Bertoni.

Prototipi di auto e concept (alcuni tutt’ora decisamente avveniristici) che non hanno mai visto la produzione di serie , sculture, disegni e pezzi unici dell’automobilismo nostrano ci riportano con i “piedi per terra” prima di spiccare nuovamente il volo nell’hangar spaziale che ci viene brevemente aperto per una rapida fotografia al termine di una delle numerose giornate dedicate ai lavori di ristrutturazione che nella prossima primavera consentirà al pubblico di accedere ad una zona completamente rinnovata e meglio fruibile.

Le ombre della sera sono ormai calate, si avvicina l’orario di chiusura della nostra breve visita che termina attraversando l’area giochi dedicata ai più piccoli ed alla zona dei simulatori dove numerose apparecchiature consentono agli appassionati di sperimentare l’ebrezza del volo.

Un poco sacrificata in questa zona, troviamo la fusoliera di quello che avrebbe dovuto essere l’elicottero da combattimento europeo LAH Tonal.

Partendo dal progetto di base dell’allora A129 Mangusta, i governi di Italia, Gran Bretagna, Olanda e Spagna firmarono una dichiarazione d’intenti per sviluppare attraverso le rispettive industrie nazionali (Agusta/Westland/Fokker/CASA) emisero un requisito per un elicottero da combattimento leggero che prevedeva motori più potenti, fusoliera lievemente più grande con carrelli retrattili e, vera novità, armamento “lancia-e-dimentica” all’interno di ampie carenature laterali.

Il nome Tonal si rifà ad un’antica divinità greca. La scelta da parte di Olanda e Regno Unito in favore dell’elicottero da combattimento americano McDonnell-Douglas AH-64 Apache segnò la fine del progetto LAH Tonal del quale rimane la fusoliera di Volandia.

Sono molti i progetti e le iniziative che gravitano intorno a Volandia: dalle visite didattiche per le scuole ad eventi speciali, a progetti di alternanza scuola-lavoro e di restauro di aeromobili.

L’Associazione ONLUS “Amici di Volandia” raccoglie oltre 150 soci e coordina i vari laboratori didattici, la manutenzione, le funzioni di presidio e sorveglianza nelle zone esterne e nelle aree giochi. Il loro contributo è indispensabile per mantenere aperto e funzionante un’area espositiva di tale importanza e vastità.

La nostra visita è avvenuta il 7 dicembre, giorno nel quale i milanesi festeggiano Sant’Ambrogio, apertura invernale straordinaria; normalmente il museo è aperto nei fine settimana mentre nella stagione estiva è visitabile quotidianamente, ma nonostante la festività sentita per i milanesi e la vicinanza dell’aeroporto internazionale, i visitatori erano assai pochi. Non esiste un accesso diretto dal Terminal 1, il museo purtroppo non è collegato direttamente all’aerostazione.

Chi giunge in aeroporto, o lo lascia, non può entrare direttamente a Volandia: bisogna proprio volerci andare e percorrere il breve tratto di strada che dalla superstrada porta al museo. E’ vero, dal terminal è possibile seguire un percorso pedonale ad hoc che in poco più di 10 minuti consente di accedere alle ex Officine Caproni, ma non è agile e facilmente fruibile.

La vicinanza con i piazzali consentirebbe l’allestimento di un’area per lo spotting, ma qui subentrano ragioni di sicurezza e quello che in altri aeroporti è consentito, incoraggiato ed allestito con i dovuti controlli identici a quelli ai quali siamo abituati per imbarcarci (Zurigo è un esempio, dove si può accedere pagando ad un’area attrezzata dalla quale si gode di una vista invidiabile sulle piste), in Italia ancora non è possibile farlo.

Volandia meriterebbe molto di più, meriterebbe di essere veramente parte dell’aeroporto, esattamente come lo è il famoso Smithsonian National Air and Space Museum Steven F. Udvar-Hazy Center di Washington che è inserito nel sedime aeroportuale ed è dotato di piazzale e piste di rullaggio per gli aerei che vengono in genere accolti nei fine settimana nel corso delle iniziative previste dal museo.

Con i saluti ed i ringraziamenti di rito, quanto mai doverosi, la nostra visita termina ripromettendoci di ritornare in primavera per osservare da vicino il Jet Provost ed il rinnovato spazio espositivo dedicato allo spazio ed ai droni.

Si ringraziano Alessia Quiriconi, ed i volontari dell’Associazione Amici di Volandia che hanno consentito la nostra visita nonostante il breve preavviso ed accompagnandoci tra gli spazi espositivi.

Testo e immagini: Gianluca Conversi

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A proposito dell'autore

Nato a Parma, vive a Brescia. Grande appassionato di fotografia aeronautica e sportiva, annovera un passato da radiocronista sportivo per alcune radio private emiliane. Collabora come fotografo sportivo con l’associazione Oldmanagency. Si occupa di processi aziendali i e formazione presso una multinazionale leader nei settori del trasporto internazionale e logistica integrata.
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