Le vene, le autostrade della vita, le vie che, insieme alle arterie, permettono in maniera precisa ed ordinata al sangue di raggiungere tutto il corpo permettendo ai vari organi di funzionare e di vivere…

No stanotte (sono le 00:11) non sono qui per parlare di anatomia o di medicina, ma per raccontarvi l’ennesima avventura volatoria (si dice cosi?); chiudi gli occhi e stringimi la mano: ti porterò attraverso nubi e montagne, tra amici e storie di guerra, tra profumi e silenzi.

Ok Mané, ma cosa c’entrano le vene rosse col volo?” – “Ogni cosa a suo tempo, ora chiudi gli occhi e seguimi!

Mercoledi 03/10/2018 periferia di Ascoli Piceno

L’appuntamento è all’atterraggio vicino alla Tamoil sulla Piceno Aprutina, la statale che collega Ascoli a Teramo. Arrivo in anticipo, non sono mai atterrato qui e voglio prendermi del tempo per conoscere e studiare questo atterraggio: osservo le bandiere, cerco di vedere i possibili ostacoli, il percorso di avvicinamento, il vento prevalente… in parole povere cerco di capire come atterrare qui senza farmi male. Sono preoccupato ed al tempo stesso eccitato, il battito cardiaco inizia ad accelerare.

Arriva lui, il solito Ubaldo: non lo vedo da mesi ma è come se fosse passato un giorno, due chiacchiere sulle rispettive famiglie e siamo a parlare di questo volo e di quello che troveremo per aria. La sua voce e la sua esperienza rallentano il mio battito: mi conosce e nonostante nell’ultimo anno abbia volato poco in libero, mi dice di non preoccuparmi e di fare quello che mi riesce meglio, ovvero divertirmi e godermi il panorama!

Arrivano Gianni, Giuliano e Renato, quest’ultimo reduce da un’entusiasmante gara dove ha volato per oltre 4 ore e mezza in parapendio. Ascolto estasiato il racconto della sua gara e mi chiedo che ci sto a fare con piloti del loro calibro, mentre le macchine lentamente si inerpicano verso il decollo e il panorama si fa via via più suggestivo. Mi guardo intorno, avrò fatto questa strada migliaia di volte eppure la sua bellezza riesce ancora a sorprendermi: è autunno e la montagna me lo ricorda con un tripudio di foglie multicolori!

Osservo i boschi ammaliato mentre Renato fila veloce lungo la S. Marco – S. Giacomo, la strada dove da anni si sfidano i migliori piloti di auto, pochi minuti e le macchine accostano. Scarichiamo le vele e proseguiamo a piedi verso est, circondati da panorami suggestivi e dall’odore dei pini che in questa zona la fanno da padrone. Con lo zaino in spalla (il nostro parapendio) e la bandiera (la nostra manica a vento) sembriamo degli scout un po’ attempati, ma non ci pensiamo, i nostri cervelli hanno in mente una sola cosa: volare!

Ci siamo, siamo al decollo delle “Vene Rosse”, un piccolo promontorio poco sotto l’abitato di S. Giacomo, a confine tra le provincie di Teramo ed Ascoli Piceno. Questa zona deve il suo nome ad una particolare tipo di roccia di colore rossastro che emerge pochi metri più ad est del decollo. Sempre in questa zona si sono alcuni verificati alcuni scontri cruenti tra i tedeschi e la resistenza che provava a bloccare la loro ritirata (http://www.italianostra.org/il-sentiero-della-memoria-dalla-caciara-del-monte-giammatura-alle-vene-rosse/); ma non c’è tempo per le divagazioni, il sole sta calando e dobbiamo sbrigarci a decollare: stendiamo velocemente le vele e facciamo i controlli prevolo.

Studio attentamente il decollo, ma i miei occhi continuano a perdersi nelle mille sfumature dei boschi e delle colline del teramano. Mi concentro, osservo alcuni sassi proprio sotto il decollo e delle piante sulla traiettoria di decollo: “Oh Mané, è tosta qua, toccherà far finta di sapere quello che stiamo facendo o ci abbracciamo qualche albero, ocio!” penso tra me e me mentre fisso quella maledetta pianta proprio sotto il decollo.

Il tempo delle chiacchiere è finito, osservo Renato decollare in maniera impeccabile seguito via radio da Gianni, preciso e meticoloso nel dare i giusti consigli su come decollare al meglio. Decolla Uba, al solito senza sbavature poi… Poi tocca a me!

Sapete, esistono i pilotoni (quelli davvero bravi), esistono i piloti (quelli non bravissimi ma che il parapendio lo masticano e bene), esistono i piloti della domenica (e qui c’è poco da dire) poi… poi ci sono quelli come me, quelli che non volano ogni domenica e a volte nemmeno ogni mese, ma che un tempo volavano spesso e ora la vita li ha allontanati dai decolli e dal volo ma che non per questo hanno appeso la voglia di volare ad un chiodo o l’hanno chiusa nell’armadio della moglie, gente che vola poco ma che una volta in aria… deve dimostrare di essere all’altezza del mezzo o son dolori.

Sollevo la vela, la osservo un secondo per controllare che ci siano grovigli poi mi giro e corro! Corro e anche per me avviene la magia, la magia in cui un goffo ed elefantiaco papà si trasforma in una farfalla, leggiadra e colorata! No, non sono cambiato, sono lo stesso sognatore che anni fa scriveva “Elefanti con il cuore di farfalla”, avrò qualche ruga in più e la barba bianca, ma lo spirito è rimasto lo stesso.

Decollo e subito mi sistemo nella selletta, supero indenne quella pianta che mi aveva messo tanta paura in decollo e proseguo verso nord est. Il mio variometro inizia subito a fare “bip bip”: gli intimo di tacere e gli ricordo che oggi non sono qui per fare quota ma per godermi il panorama! Stranamente smette di far rumore e mi lascia fagocitare dal fruscio del vento che, come un morbido cuscino, avvolge la mia testa e la mia mente.

Perché volo? Per questi momenti e per i panorami che solo il volo riesce a regalarmi. Di cosa vogliamo parlare?

La Vallata del Tronto, come la porta di un palazzo principesco, si apre alla mia vista: a destra la fortezza di Civitella del Tronto si erge solenne e maestosa su un spuntone di roccia, al centro la Vallata del Tronto circondata delle dolci e sinuose colline del Piceno sovrastate da borghi e castelli, più a sinistra il maestoso Monte Ascensione che, come un fiero corazziere, sembra voler sorvegliare sulla città di Ascoli. Di fronte a tanta bellezza e sfarzo i miei occhi vagano come cavalli imbizzarriti tra boschi incantati, maestose fortezze, chiese e piazze di antica memoria…

“E adesso che sono arrivato
Fin qui grazie ai miei sogni
Che cosa me ne faccio
Della realtà”

Già e adesso?

Adesso arriva la voce dell’amico Uba, un amico che riporta la mia attenzione sul volo e mi da dei preziosi consigli su come smaltire la quota residua ed atterrare in tutta sicurezza. Già, gli amici, quelli che riportano alla realtà anche quando vuoi, quando vuoi vivere nel mondo dei sogni, quelli che ti danno un cazzotto allo stomaco e poi ti portano ad ubriacarti, gli amici preziosi in terra ed in cielo quanto se non più del paracadute di emergenza, gli amici, quelli che sai che ci sono ma a cui ti auguri sempre di non dover fare mai ricorso. Questa storia è fatta di amici e se sono qui a raccontarvi di questa giornata lo devo non alla mia bravura ma all’aiuto di Renato, Gianni, Uba e Giuliano: senza di loro oggi non sarei riuscito a fare questo bel volo!

Dedicato al mio amico Antonio A.

Testo e immagini: Emanuele “Manè” Ferretti

A proposito dell'autore

Emanuele Ferretti, per gli amici Manè, è da sempre un grande appassionato di volo. Oltre ad avere all'attivo diverse centinaia di ore di volo in parapendio ed in paramotore, Mané lavora in una azienda aeronautica in provincia di Ascoli Piceno. La passione per la fotografia e per la natura lo ha portato a scoprire il mondo con i mezzi più disparati: dalla canoa, alla moto, al paramotore.

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