Il  mestiere dello spotter è duro, non sembra ma lo è. E’ anche costoso, perché non basta l’onnipresente cellulare per portare a casa scatti decenti. “Ma il mio smartphone ha la fotocamera Zeiss!” si sente dire da questo e da quello.

E’ vero che l’elettronica ha raggiunto livelli impensabili solo qualche anno fa e che la post-produzione salva scatti così-così o crea immagini da zero con mille artifizi. Ma una reflex ed un ottica in mano, hanno il loro perché. Costano, costa la benzina e l’autostrada, il tempo da dedicare ed il rischio di tornare a mani vuote. Ma cosa ci vogliamo fare, se siamo appassionati?

Così, a volte gli appostamenti premiano, rispettosi delle regole nello scattare immagini attorno ad aree attenzionate, il colpo di fortuna  accade e si porta a casa o lo scatto da cineteca o la chicca di turno. Oppure un aereo militare di quinta generazione. Uno stealth. Uno dei cinque operativi con l’Aeronautica Militare.

Girare attorno ad una base importante come Ghedi dove la mattina si fotografa in controluce significa Tornado.  Tonka. Diavoli Rossi. L’ultima casa degli amati A-200C ed EA-200C (nomenclatura ufficiale dei Tornado IDS e IT-ECR) prima del pensionamento definitivo dopo più di 40 anni di servizio con la nostra forza armata.

Qualche volta però ci scappa l’imprevisto ed a Ghedi capita un ospite, anzi, più di un ospite: arriva il futuro padrone di casa: il Lockheed Martin F-35A Lightning II.

F-35

Sigla controversa nel nostro panorama, ma dal lato fotografico intriga perché l’aereo stealth di quinta generazione è così diverso dai Tornado, dismessi quest’ultimi, 30 F-35A saranno di casa a Ghedi.

Ma questo accadrà solo tra alcuni anni, a partire dal 2025 visti i ritmi di consegna dei nuovi aerei sfornati dalla F.A.C.O. di Cameri, vedremo in volo entrambi i modelli per un certo periodo, il passato con il futuro, simbiosi perfetta dell’essenza dello spotter.

 

I lavori previsti per rendere operativa l’aerobase di Ghedi sono stati da poco appaltati, 30 nuovi hangarettes verranno costruiti per consentire l’alloggiamento ed il ricovero dell’aereo, oltre ad altri lavori necessari per adeguare tutte quelle infrastrutture e servizi poco noti a molti ma indispensabili per la logistica, il dialogo tra base ed aerei, la cornice di sicurezza e della manutenzione.

Insomma, fatti due conti i lavori dovrebbero partire a fine 2018: un investimento quantificato in 60,7 milioni di euro.

Nel frattempo, la produzione del Joint Strike Fighter sta per raggiungere i 300 aerei, siamo ad oltre 284, in produzione nello stabilimento di Fort Worth, a Cameri ed a Nagoya in Giappone.

Più di 9.200 voli di collaudo, 65.000 test points, 183 tests di separazione e sgancio armamenti, 46 tests di sgancio di precisione, 33 missioni di prova dell’efficacia dell’intero sistema.

Il software 3F è stato caricato a bordo degli aerei delle versioni più recenti, dando all’F-35 piene capacità di volo e gestione dei carichi bellici sin qui omologati.

Il rivoluzionario quanto complesso sistema logistico e di pianificazione ALIS  (Autonomic Logistics Information System), è stato di recente integrato e testato a bordo di portaerei per la validazione della Capacità Operativa iniziale della versione C del caccia Lockheed versione per portaerei convenzionali.

La Corea del Sud ha ricevuto il suo primo F-35A mentre le forze aeree di Gran Bretagna, Israele, Italia, Australia, USAF e Marines hanno già un cospicuo numero di macchine in linea.

Numeri di tutto rilievo e ben enfatizzati dalla martellante campagna promozionale che sta accompagnando la produzione e l’entrata in servizio dell’aereo da combattimento più complesso e sofisticato mai prodotto.

Ma torniamo a Ghedi, tra le consuete missioni dei Tornado, ieri è arrivato il sesto F-35A, codici di reparto 32-13, AL-6 per la produzione. Due passaggi nel meteo grigio e ricco di foschia prima di atterrare al “Luigi Olivari”. Il decollo per far rientro alla base di Amendola è avvenuto poi in tarda mattinata.

Sempre bello il decollo “cattivo” del Lightning II: il cupo e potente rombo del suo Pratt & Whitney F135, l’arrampicata decisa e le affascinanti scie di condensa lasciate dalle estremità alari ed il suo disegno così diverso mandano in solluchero chi ha atteso ore attorno alla base ed è stato premiato.

Grazie all’amico Giacomo ed a DZ Photo Press per la condivisione delle loro immagini che ci consentono di documentare la giornata bresciana.

Testo: Gianluca Conversi
Immagini: Giacomo Schiavi e DZ Photo Press via Gianluca Conversi

Rispondi