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Ucraina: ci piace pensare che il famoso “Ghost of Kyiv” fosse il Colonnello Oleksandr Oksanchenko abbattuto lo scorso 25 febbraio

@ Archivio Aviation Report / Gianluca Conversi

Lo sappiamo, nel bene o nel male, ogni guerra ha i suoi eroi. In questi primi giorni del conflitto tra Russia e Ucraina i media internazionali generalisti e tecnici hanno dato risalto alla notizia di un fantomatico “asso” della caccia ucraino che in un solo giorno avrebbe abbattuto sei velivoli militari di Mosca. Si narra che il “Ghost of Kyiv [Kiev]” nel suo aereo, un MiG-29 ma perché no anche un Su-27, avrebbe terrorizzato i piloti russi nei cieli dell’Ucraina. Oggi, a differenza degli altri ma continuando con la narrazione della leggenda, vogliamo dargli un volto, un nome e un cognome. Il Colonnello Oleksandr Oksanchenko.

Il colonnello Oleksandr “Grey Wolf” Oksanchenko, ex pilota collaudatore tra il 2013 e il 2018 del Flanker Solo Display dell’aeronautica militare ucraina, ha perso la vita nella notte di venerdì 25 febbraio 2022 quando il suo jet è stato abbattuto sui cieli Kiev, come recita un post su Instagram: https://www.instagram.com/p/CaiWl-Js1Ul/?utm_medium=share_sheet.

Il colonnello Oksanchenko non era solo un pilota di grande esperienza che ha vinto numerosi premi per le sue esibizioni di volo ma era anche un patriota e, una volta ritiratosi dal servizio attivo, è entrato nella Riserva della propria aviazione militare alla fine del 2018 offrendosi come volontario per rimanere nel Flanker Solo Display Team ucraino in qualità di consulente e istruttore per il nuovo demo-pilot, il Colonnello Yuriy Bulavka con il quale hanno completato nel 2019 l’ultima stagione del team prima della pandemia e dell’attuale conflitto in corso.

Il Colonnello Oksanchenko ha rinunciato alla propria pensione e, nonostante l’età e sapendo di andare incontro a un destino tragico, non ha esitato a difendere il suo paese pagandone il prezzo più alto, accreditato di 7 abbattimenti e del soprannome di “Fantasma di Kiev”. Il colonnello Oksanchenko è stato insignito postumo del titolo di Eroe dell’Ucraina dal presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyy.

Lo avevamo incontrato al Royal International Air Tattoo 2017 quando vinse il premio “As the Crown Flies” quale miglior display assoluto. “Grazie mille per la vostra ospitalità, la vostra collaborazione e tutto il personale che organizza il Royal International Air Tattoo. Qui viene fissato uno standard molto elevato e siamo molto felici di esserci. Tutto è ben organizzato. Il tempo inglese ha apportato alcune correzioni ma abbiamo mostrato un buon risultato.”

Queste le sue parole al ricevimento del premio, alle quali fece seguito nel 2020 con la sua ultima intervista ad alcune testate ucraine nel corso della quale descrisse la sua prima esperienza ai comandi del Sukhoi Su-27 Flanker, quasi un testamento. Volò anche all’edizione successiva 2018 e in altri airshow europei prima del ritiro definitivo e il drammatico ritorno in servizio. Per noi rimarrà nella storia come “The Ghost of Kyiv”.

Il mio primo display su un Su-27 ebbe luogo il 15 maggio 1998. Fu un periodo difficile per l’aviazione e volammo pochissimo. Ciò non mi ha impedito di ottenere una prima impressione distinta del Flanker. È potente e accelera bene, soprattutto al decollo. Il Flanker è molto sensibile sul piano orizzontale: tiri leggermente lo stick di lato e vuole già eseguire un rollio. Quando ti alzi in verticale, il Su-27 irrompe impetuoso in cielo, grazie alla grande quantità di spinta disponibile.

Una volta aumentato il budget per l’addestramento dell’aeronautica, abbiamo mitragliato veri bersagli terrestri e lanciato missili veri. Sono rimasto molto sorpreso quando ho sparato con il cannone la prima volta. Il rinculo è davvero forte. L’equivalente di sette tonnellate, come dice il manuale tecnico. Gli specchi retrovisori nell’abitacolo sono andati fuori posizione, mentre i supporti di plastica per vari fogli informativi hanno iniziato a volare nell’abitacolo. Non è affatto piacevole. A volte, sparare con il cannone ha persino causato il guasto di alcuni sistemi radio.

Che il “Ghost of Kyiv” sia reale o meno in queste circostanze poco importa, come non importa se sia o fosse un pilota di Su-27 o di MiG-29 come riportato da tutti i media esteri. Ciò che non si può negare, tuttavia, è che l’idea del Fantasma di Kyiv ha coinvolto gli utenti dei social media, in particolar modo i convinti sostenitori dell’Ucraina. Nelle risposte ai post sulle imprese del presunto asso molti utenti esprimono la loro ammirazione e sperano che il “Fantasma” possa continuare a combattere contro la superiore forza aerea russa. Il “Fantasma di Kiev” è solo una fantasia, ma per il popolo ucraino è un eroe in cui vogliono credere.

Quello che sappiamo è che le forze di difesa ucraine hanno affermato che sette aerei russi sono stati abbattuti in poche ore, ma, considerando ad esempio la scarsa autonomia del MiG-29, è improbabile che sei di questi si possano attribuire ad un solo pilota, dato che i combattimenti hanno avuto luogo in diverse zone di battaglia dello spazio aereo ucraino. I sei abbattimenti iniziali, che hanno portato al “Fantasma” il titolo di “Asso”, comprenderebbero due Su-35, un Su-27 Flanker, un MiG-29 e due Su-25. Tutto ciò ha alimentato una leggenda metropolitana che si è trasformata in realtà, una realtà alla quale il popolo ucraino si è aggrappato dando speranza e sollevando il morale ai civili quanto ai militari.

Il super pilota militare di Kiev al momento resta una fantasia, ma alla fine non è importante. E’ importante sapere che tuttavia ci sono state sicuramente azioni eroiche da parte dei piloti dell’aviazione militare ucraina a difesa del loro paese e in inferiorità numerica rispetto alle forze aeree russe.

Immagini: Archivio Aviation Report / Gianluca Conversi

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