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L’Ucraina cattura uno dei sistemi per la guerra elettronica (EW) più avanzati della Russia, una potenziale miniera d’oro per l’intelligence di Kiev

@ Russian MoD

Le immagini rilasciate sui vari social, miniera inesauribile di informazioni per le ricerche Osint, mostrano da varie angolazioni uno strano “container” militare che è catturato proprio ieri dalle forze ucraine. Quello che agli occhi di un profano non sembra costituire niente di particolarmente significativo, rappresenta in realtà una dolorosa perdita per i russi e una potenziale miniera d’oro per l’intelligence di Kiev.

Quello che le forze militari ucraine hanno trovato pare essere senza ombra di dubbio, nient’altro che un posto di comando containerizzato, facente parte del famoso sistema di guerra elettronica mobile Krasukha-4. Il sistema prodotto dalla KRET ( Concern Radio Electronic Technologies) ed entrato in servizio ufficiale nel 2014, è stato progettato principalmente per rilevare e bloccare i radar di grandi dimensioni, come quelli installati sui velivoli AWACS, tipo l’ E-3 Sentry che è in carico alla NATO e all’USAF. L’apparecchio è cosi avanzato che sarebbe persino capace di raggiungere i satelliti spia.

Secondo quanto riportato, le forze ucraine avrebbero trovato questo tesoro giusto qualche chilometro fuori dalla capitale Kiev, in aperta campagna. L’utente di Twitter UAWeapons è stato tra i primi ad identificarlo con precisione e lo ha attribuito come un modulo parte del sistema Krasukha-4, noto anche con la nomenclatura 1RL257. Un sistema completo è infatti composto da due veicoli, entrambi basati sul veicolo 8×8 Kamaz-6350 , uno contenente il sistema di guerra elettronica (EW) e l’altro con a bordo il modulo del posto di comando containerizzato.

Al momento non ci sono indicazioni su cosa possa essere successo al veicolo che trasportava questo modulo o all’altro mezzo dotato del sistema EW. La fotografia lo mostra soltanto rovesciato su un lato con alcuni rami d’albero sulla cima, ma non è ancora chiaro se questo sia un tentativo deliberato di nasconderlo o semplicemente è stato abbandonato in tutta fretta a seguito di un qualche tipo di attacco o malfunzionamento a bordo.

Dalle foto, il modulo del posto di comando presenta effettivamente alcuni danni, in particolare lungo una parte del bordo inferiore del telaio. Sono assenti anche le porte di accesso presenti sul lato visibile. A parte questi dettagli la struttura pare essere in condizioni relativamente buone, almeno esternamente. Non sappiamo se le componenti interne siano state asportate o sabotate.

Date le circostanze e la tipologia del bottino recuperato, la perdita anche di parte di un sistema Krasukha-4 rappresenta un duro colpo per le forze russe sotto molti punti di vista, non ultimo quello operativo. Le origini di questo tipo di sistema affondano le radici alla fine degli anni ’90. Anni di ricerca e sviluppo hanno affinato questo dispositivo che, dopo essere stato sviluppato nel 2010 ed entrato in servizio 4 anni dopo, rimane ad oggi come uno dei sistemi EW mobili migliori e più sofisticato in carico alle forze armate russe.

La sua realizzazione nasce con lo scopo di renderlo parte di un progetto ancora più ampio che si prefigge lo scopo di mettere in campo una serie di sistemi simili finalizzati a proteggere tutte le risorse russe schierate a terra e in aria, dagli occhi indiscreti dei vari radar di sorveglianza e imaging sia di tipo terrestre che aereo. La sua funzione è stata implementata ed estesa poi anche al disturbo di alcuni satelliti per la raccolta di informazioni, dotati di radar.

Durante alcune interviste passate, dei portavoce militari del Cremlino hanno dichiarato che il Krasukha-4 è in grado di individuare e bloccare vari tipi di radar, fra cui i radar di sorveglianza assieme ai sensori di imaging radar di tipo aviotrasportato. La KRET invece sostiene che la sua portata massima dichiarata contro i bersagli terrestri e aerei si attesterebbe tra 150 e 300 chilometri, o tra le 93 e le 186 miglia, in qualsiasi direzione, ovviamente sempre a seconda di vari fattori di tipo ambientale. Alcuni rapporti dichiarano che il sistema può emettere fasci di energia RF abbastanza potenti da danneggiare fisicamente anche i sistemi elettronici sensibili su determinati bersagli.

Sotto un piano strategico, posizionare un Krasukha-4 nei paraggi di Kiev sarebbe stata una scelta molto sensata. Un dispositivo di questo genere in un’area simile, renderebbe il lavoro di attacco molto più difficile sia per le forze ucraine schierate che per i loro partner internazionali che osservano da lontano. La sua presenza inoltre impedirebbe loro di scovare ed attaccare le unità russe presenti in quest’area tramite l’utilizzo di apparecchiature radar, affidandosi solo agli occhi umani.

Grazie al fatto che può essere movimentato in modo anche molto rapido a seconda delle necessità sul campo poi, questi sistemi potrebbero anche essere potenzialmente trasferiti e collocati in tempi rapidi ovunque, anche in quelle aree dell’Ucraina o della vicina Bielorussia che vengono tenute d’occhio dagli occidentali, con lo scopo di cercare di accecare gli sguardi indiscreti dei vari tipi di velivoli stranieri di tipo manned o no che operano sotto la coalizione Nato e che dovessero eventualmente volare nei dintorni delle zone calde.

Sebbene gli Stati Uniti insieme ad altri membri della coalizione NATO abbiano cessato le attività di volo sui cieli ucraini, hanno pur sempre continuato a monitorare da lontano la situazione, osservando gli scenari dai cieli dagli stati adiacenti. Il controllo è per adesso stato sempre effettuato con i collaudati E-3, in tandem con gli E-8C Joint Surveillance Target Attack Radar System (JSTARS) dell’Air Force. Una parte importante del lavoro è stata portata a termine anche dagli RQ-4 Global Hawk. Questa tipologia di velivoli rappresenta in modo speculare il tipo di piattaforme per le quali il Krasukha-4 è stato sviluppato e concepito.

Proprio all’inizio di questo mese, un team di produzione della CNN è stato in grado di volare su un E-3 NATO in una missione proprio vicino ai confini della Polonia con l’Ucraina e la Bielorussia. Una volta raggiunta la zona i russi hanno anche iniziato a cercare di bloccare il radar dell’aereo NATO. Si è trattato di una circostanza fastidiosa ma ovviamente inevitabile data l’enorme visibilità del velivolo spia. Nonostante questo aneddoto non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla fonte o sulle fonti di tale interferenza. Catturare un modulo di questo tipo poi sarebbe un regalo per le varie agenzie di intelligence occidentali che riuscissero a metterci le mani sopra per studiarlo e capirne il funzionamento.

Dalla caduta dell’Unione Sovietica, l’Ucraina ha dimostrato ormai da tempo di essere per le forze armate americane e le varie agenzie di intelligence una preziosa fonte di hardware sovietici da riversare come parte dei cosiddetti programmi di sfruttamento del materiale straniero (FME). Questo ha previsto l’acquisizione di sistemi di fascia alta, inclusi jet da combattimento e grandi sistemi radar. Secondo quanto già riferito, il governo degli Stati Uniti sta ora inviando alcuni sistemi di difesa aerea dell’era sovietica provenienti dalle sue scorte FME, destinate all’esercito ucraino con lo scopo di aiutarlo a rafforzare la sua capacità di impedire alle forze russe di ottenere il controllo dei cieli del paese.

Al momento sembrerebbe altamente possibile, se non quasi certo che gli Stati Uniti abbiano già cercato di acquisire alcune tipologie di armi russe più moderne assieme ad altro equipaggiamento militare catturato durante i combattimenti. È ormai quasi certo che questo conflitto produrrà un enorme tesoro di informazioni per il governo degli Stati Uniti e per gli altri partner in generale.

Testo: Simone Ferrante
Immagini: via social network

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Simone Ferrante: Nato a Firenze nel 1986 è un grande appassionato di fotografia aeronautica e di tutto cio'che è ad ala fissa o rotante. Dal 2018 è collaboratore presso la rivista online Aviation Report. Ho volato su NH-90, CH-47F, UH-412 (AVES).

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