Dal 2003, l’ordine per 18 aerei da caccia Eurofighter Typhoon (poi ridotti a 15), negoziato con Airbus (EADS all’epoca) per due miliardi di euro, ha avvelenato la vita politica austriaca a causa di ricorrenti sospetti di corruzione.

Nel febbraio del 2017 Vienna diede il via ad iniziative legali contro Airbus Defence & Space e il consorzio Eurofighter su presunte frodi connesse con l’acquisizione dei Typhoon tranche 1 nel 2003, accuse negate sia da Airbus che dal consorzio europeo. Contestualmente Vienna aveva ventilato la possibilità di ritirare dal servizio attivo i suoi 15 caccia Eurofighter Typhoon a causa dei costi elevati di gestione e per le capacità e prestazioni limitate del caccia europeo, i cui esemplari erano stati consegnati tra il 2005 e il 2008.

Alle dichiarazioni austriache il consorzio Eurofighter aveva commentato solo che era una questione interna all’Austria e che l’Eurofighter funziona senza problemi per tutti gli altri clienti!

Il Ministero della Difesa austriaco annunciò anche la sua intenzione di chiedere un risarcimento di almeno 183,4 milioni di euro da Airbus, ritenendo che fosse stato deliberatamente ingannato sia sul prezzo reale che sulle reali capacità dei Typhoon. Il Ministero della Difesa commentò che “senza questo inganno, la Repubblica d’Austria non avrebbe ordinato questi aerei.”

Secondo i media austriaci il 12 febbraio scorso il ministro della difesa Klaudia Tanner ha richiesto ad Airbus un risarcimento spiegando che sono state prese in considerazione diverse “opzioni”, che vanno dal processo al procedimento civile. Lo scopo principale della dichiarazione era di esercitare pressioni sulla magistratura austriaca, responsabile del del caso, che però ha respinto la denuncia del governo. “Il tribunale penale di Vienna non ha trovato alcuna base per perseguire le accuse emesse nel febbraio 2017 dal Ministero della Difesa austriaco“, avrebbe detto un portavoce del tribunale all’AFP. “Non ci sono prove che siano state commesse frodi durante i negoziati di transazione nel 2007 con Airbus ed Eurofighter“, ha dichiarato il giudice.

Il ministro della Difesa Klaudia Tanner ha preso atto di questo passo, ha detto un portavoce del suo dipartimento, ma ha incaricato l’ex ministro degli interni del governo ad interim, Wolfgang Peschorn, di esaminare tutti gli ulteriori ed eventuali passi legali e, se possibile, di intraprenderli. La decisione del tribunale non sarebbe pertanto definitiva.

Gli Eurofighter austriaci sono della versione Tranche 1 e il governo non ha mai preso in considerazione l’upgrade alle versioni successive come hanno fatto le altre nazioni del consorzio che hanno portato i loro caccia ad avere prestazioni e capacità operative elevatissime. Considerando la neutralità dell’Austria, il suo basso coinvolgimento in operazioni militari e la sola necessità di difendere il proprio spazio aereo, forse un caccia moderno ma di prestazioni e costi di gestione più contenuti rispetto all’Eurofighter poteva essere la scelta giusta.

In effetti, il personale austriaco non era stato insensibile all’offerta della Saab svedese, che aveva offerto a suo tempo 24 JAS-39 Gripen per 2,15 miliardi di euro, che riteniamo una scelta adatta alla piccola nazione europea. Da qui le domande su questa scelta a favore dell’Eurofighter e i sospetti di appropriazione indebita, espressi all’epoca da alcuni partiti politici austriaci.

Nel 2017 il Ministero della Difesa austriaco sostenne che mantenere in servizio la flotta di questi 15 caccia per i prossimi 30 anni avrebbe comportato una spesa tra i 4,4 e i 5 miliardi di euro, mentre la sostituzione nel 2020 avrebbe potuto fa risparmiare alle casse austriache e ai suoi contribuenti dai 100 milioni ai 2 miliardi di euro fino al 2049. Secondo questo rapporto austriaco continuare ad utilizzare la flotta di Eurofighter comporterebbe rischi di costo non indifferenti.

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