La portaerei HMS Queen Elizabeth II, la più grande portaerei STOVL in servizio in Europa, sta conducendo una serie di esercitazioni al largo della costa est degli Stati Uniti per perfezionare e certificare l’operatività dei caccia a bassa osservabilità Lockheed Martin F-35B Lightning II (Lightning, nella nomenclatura britannica).

I piloti britannici, ma a bordo di aerei dei Marines, hanno eseguito i primi appontaggi alla fine del 2018 durante un’analogo rischieramento della portaerei e sono già stati rischierati in missioni operative dallo scorso maggio. Una parte dei jet destinati all’attuale campagna di trials è giunta dalla RAF Marham mentre altri aerei del Test Evaluation Squadron hanno raggiunto la East Coast dalla Edwards AFB, loro base abituale in territorio statunitense.

Con l’arrivo sul ponte della nave di ulteriori 2 F-35B atterrati nella giornata di ieri, sono ora 6 i velivoli a decollo corto e atterraggio verticale imbarcati assieme agli elicotteri medio-pesanti Leonardo Merlin HM.1 e HM.3.

Il Ministero della Difesa britannico ha rilasciato subito dopo un’immagine eccezionale nella quale viene mostrato un F-35B sul ponte della QEII in versione “Beast”, a dimostrazione che i tests per certificare la Full Operational Capability del Carrier Strike Group sono a buon punto. L’aereo è mostrato con oltre 22’000 libbre di carichi di caduta e di lancio (circa 10 tonnellate) rappresentati da bombe a guida laser Paweway e missili aria-aria a corto raggio ASRAAM appesi ai piloni alari e nelle baie interne di cui è dotato l’aereo, in particolare 6 bombe a guida laser/GPS Paveway IV (2 delle quali nelle baie armi interne), due missili aria-aria a corto raggio AIM-132 ASRAAM (Advanced Short-Range Air-to-Air Missile) e due missili a medio raggio classe AIM-120 Slammer (AMRAAM Advanced Medium-Range Air-to-Air Missile) anch’essi nelle baie interne.

La dicitura “Beast Mode” non è un termine ufficiale o tecnico ma rappresenta una configurazione dell’F-35 con carichi esterni ed interni. Con questa configurazione l’F-35 non fa più affidamento sulla bassa osservabilità per sopravvivere sul campo di battaglia e può trasportare grandi carichi esterni in uno scenario più permissivo quando la difesa aerea nemica è stata degradata da attacchi aerei condotti anche proprio dagli stessi F-35 ma in configurazione “Stealth Mode”.

Nonostante l’F-35B sia meno performante dell’analoga versione A e della C destinata all’impiego su portaerei dotate di catapulte, il raggio d’azione senza l’ausilio di serbatoi esterni rimane comunque ragguardevole con un’autonomia di 900 miglia nautiche e poco più di 800 in missioni di combattimento. La velocità massima raggiungibile è di 1.6 Mach grazie al efficiente e potente motore Pratt&Whitney F135 che garantisce una spinta di quasi 40’000 libbre.

La versione “beast” che dona all’F-35 una linea da molti definita intrigante, verrà testata nelle prossime settimane in decollo e in atterraggio al fine di validare le prove al simulatore e a terra già eseguite e certificare così il massimo peso effettivamente raggiungibile dall’aereo per poter decollare dallo sky-jump di cui è dotata la nave e  atterrare in modalità “rolling landing” al fine di riportare a bordo il carico bellico non impiegato.

L’F-35B è un aereo di classe STOVL (Short Take-Off and Vertical Landing); il decollo corto assistito dallo sky-jump avviene attraverso la rotazione dell’ugello del motore F135 e con l’ausilio del sofisticatissimo Lift System di Rolls Royce che garantisce il sostentamento e la manovrabilità verticale e laterale.

L’atterraggio può avvenire verticalmente oppure, come già sperimentato anche dai Marines e ora da Royal Air Force e Royal Navy, nella modalità rolling landing, una procedura grosso modo contraria a quella di decollo. L’aereo si avvicina alla nave a bassissima velocità con Lift System aperto e motore orientato non più orizzontalmente, tocca il ponte e rulla sino ad arrestarsi.

Salvo poche eccezioni, l’atterraggio verticale (così come per gli aerei CTOL quello tramite sistema di cavi d’arresto) è un’operazione molto delicata e rude per la struttura delle macchine imbarcate, della nave e della sicurezza di entrambi e dell’equipaggio in fase di rientro con armamento live, oltre a rappresentare un sensibile risparmio nei costi operativi per non dover essere costretti a sganciare in mare parte del carico; questa modalità di atterraggio rappresenta indubbiamente un sistema più sicuro e vantaggioso.

La Difesa britannica si è impegnata ad acquisire sino a 138 F-35B, ma l’ordine potrebbe subire modifiche in futuro in modo da poter acquisire i più performanti e meno costosi F-35A.

La HMS Queen Elizabeth II, è la prima di una classe di 2 portaerei STOVL da 65’000 tonnellate, un bestione di 280 metri di lunghezza e 70 metri di larghezza; la seconda unità che ha recentemente preso il mare, è la HMS Prince of Wales. La sostenibilità di due navi di questa portata e di una flotta di aerei imbarcati di almeno due squadroni (oltre alla normale dotazione di elicotteri) rappresenta ancora un’incognita per gli analisti.

La mancanza di un aereo-radar imbarcato rappresenta un severo handicap per la scoperta e la protezione della flotta sulle lunghe distanze; una versione apposita degli elicotteri Merlin è in sviluppo e prossima all’impiego, ma di certo non paragonabile a un E-2 Hawkeye, “AWACS imbarcato” per eccellenza.

Il sistema, denominato Crowsnest, prodotto dalla divisione britannica di Lockheed Martin con Thales e Leonardo UK in veste di sub-contractors, è kit modulare installabile a bordo degli elicotteri Merlin HM.2 il cui cuore è rappresentato dal sistema radar Cerberus basato sulla versione modificata e aggiornata del Searchwater 2000 AEW a scansione meccanica e utilizzato a bordo dei vecchi elicotteri Sea King ASaC.7, decommissionati nel settembre 2018. Il Sistema però sta incontrando qualche ritardo di messa a punto e i primi sistemi dovrebbero essere consegnati entro il 2020 per raggiungere la piena operatività nel 2022.

Tempi lunghi quindi, e fino ad allora il gruppo navale incentrato su una portaerei classe QEII dovrà fare affidamento sui radar imbarcati, sulla sensoristica avanzata degli F-35 e, laddove possibile, alla copertura di aerei a lungo raggio basati a terra, peraltro non sempre disponibili e vulnerabili nei voli di trasferimento verso la zona di operazioni del Carrier Strike Group.

Il Regno Unito è un partner di primo livello del programma Joint Strike Fighter e l’apporto, in termini monetari si può quantificare nel 15% di ciascun aereo prodotto dagli stabilimenti di Fort Worth, Cameri e Nagoya.

Il prezzo di un F-35B appartenente al lotto 11 (LRIP 11 – Low Rate Initial Program) in corso di completamento e compreso di motore, è stato di 115,5 milioni di dollari; un F-35A invece, si è “portato a casa” per 89,2 milioni, poco sopra un F-16 o un F-15E super gadgettati. Ad oggi, gli aerei nuovi dei lotti LRIP 12, 13 e 14 prevedono un costo per la versione F-35A che si abbasserà a 80 milioni nel 2020. Le consegne dei tre lotti contrattualizzati lo scorso anno sono previste nel 2020, 2021 e 2022 rispettivamente.

Testo: Gianluca Conversi
Infografiche: Lockheed Martin

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