Con lo sviluppo della crisi del Coronavirus, Cirium monitora quotidianamente le cifre degli aerei commerciali “in deposito” per comprendere l’impatto che il Covid-19 sta avendo sull’inventario globale degli aeromobili civili attualmente fermi ed immagazzinati, impatto che determina oggi le problematiche finanziarie della maggior parte delle compagnie aeree a livello mondiale. Naturalmente sono dati statistici da prendere con le famose “molle” ma che ricalcano a pieno la realtà odierna della salute dell’aviazione commerciale mondiale.

Aggiornamento sugli aeromobili commerciali fermi al 15/05/2020 (Hibernation phase)

A livello globale, il 13 maggio scorso ha visto circa il 5% di guadagno sia sugli aerei tornati in volo che sui voli stessi rispetto al 6 maggio, mentre le ore di volo sono migliorate del 6,7%. La media a sette giorni sugli aerei tracciati, nel frattempo, è aumentata del 3,1% rispetto allo stesso giorno della settimana precedente, mentre i voli e le ore sono aumentati rispettivamente del 4,5% e del 6,4%.

Su base mondiale, un confronto tra il 13 maggio 2020 e il 15 maggio 2019 ha mostrato sul tracciamento degli aerei un calo del 71%, sul numero di voli un calo del 81% e sulle ore di volo un calo del 82%.

I dati di seguito mostrano la variazione percentuale nelle ore di volo dei velivoli widebody, a corridoio singolo e dei jet regionali rispetto all’anno precedente, suddivisi per produttore dei motori. Mercoledì 13 maggio 2020, le ore di volo sono diminuite del 80% per CFM International, 79% per General Electric, 85% per i motori International Aero, 81% per la Pratt & Whitney e 83% per la Rolls-Royce.

Nel frattempo, Cirium ha registrato un calo dei velivoli passeggeri in-storage di 30 aerei rispetto al 14 maggio, ma la percentuale complessiva degli aeromobili inattivi rimane a circa il 60%.

Aggiornamento sugli aeromobili commerciali fermi al 24/04/2020 (Hibernation phase)

Il teamd di Cirium chiama la nuova fase, a partire dal 24 aprile 2020, fase di ibernazione (Hibernation phase). I tempi della fase di ibernazione non sono noti perchè i mercati entreranno nelle fasi di ricostruzione e consolidamento in momenti diversi a seconda della diffusione di Covid-19 dell’allentamento delle restrizioni che ad oggi sono previsti in tempi e modalità diverse per ogni singola nazione.

Ad oggi la crisi Coronavirus ha messo a terra 16.800 aerei passeggeri (64% della flotta totale) classificati come immagazzinati, “in deposito”. Non vi è stato alcun cambiamento sostanziale nella cifra netta degli ultimi tre giorni e il totale globale è rimasto più o meno stabile negli ultimi 10 giorni.

Tutti gli occhi sono puntati sulla Cina come potenziale indicatore principale della ripresa che ci si potrebbe aspettare quando verranno rimosse le restrizioni di viaggio nazionali. I dati di localizzazione di Cirium hanno registrato il dato circa 1.000 aerei passeggeri che sono stati operati quotidianamente dalle compagnie aeree cinesi a metà febbraio, dato salito a quasi 2.000 per la maggior parte di marzo e finora è rimasto attorno a questo livello ad aprile (sotto riportiamo il grafico). Tuttavia circa 1.000 (36%) sono i velivoli attivi al giorno rispetto a un anno prima.

La media delle ore di volo al giorno per aereo attivo rimane ben al di sotto dei livelli pre-crisi, essendo stati circa 9,5 ore al momento della comparsa della crisi, ma ancora in bilico a circa 5,5 a partire dal 22 aprile. Ciò è in parte il riflesso del fatto che le operazioni domestiche continuano ad avere un impatto proporzionalmente meno grave rispetto ai servizi internazionali. I cicli di volo totali giornalieri tracciati e le ore di volo dei velivoli passeggeri gestiti dalla Cina rimangono in calo di quasi il 60% rispetto a un anno prima.

@ Cirium

Aggiornamento sugli aeromobili commerciali fermi al 21/04/2020

Probabilmente secondo Cirium è stato superato il picco degli aerei passeggeri fermi “in deposito”, secondo l’ultimo aggiornamento dei dati. Negli ultimi giorni si è verificata una leggera riduzione netta degli aeromobili immagazzinati, secondo i criteri di Cirium, il che significa che l’apice è stato contrassegnato con un inventario inattivo di poco meno di 17.000 aerei commerciali, o circa il 64% della flotta globale.

I movimenti registrati negli ultimi sette giorni dal team di ricerca di Cirium suggerisce che un numero sufficiente di aeromobili sta tornando in volo per iniziare la tendenza al ribasso, sebbene a un ritmo modesto.

Nella maggior parte dei casi un aeromobile è da considerare tornato in servizio dove l’attività di volo si è verificata in almeno tre dei sette giorni precedenti. Tuttavia, alcuni operatori utilizzano sporadicamente singoli velivoli effettuando regolarmente una manciata di voli dopo una messa a terra di diversi giorni.

Gli operatori europei hanno volato poco più di 1.200 voli di linea passeggeri da domenica 19 aprile , rispetto a quasi 20.000 di domenica 23 febbraio. Anche i vettori dell’Asia del Pacifico e del Nord America hanno operato collettivamente un numero significativamente inferiore di voli rispetto alla fine di febbraio, ma sono rimasti comunque a livelli ben al di sopra dell’Europa.

@ Cirium

Aggiornamento sugli aeromobili commerciali fermi al 07/04/2020

Siamo ancora nella fase di attesa per capire concretamente se la cifra globale degli aerei passeggeri “in deposito” raggiungerà a breve il picco dopo che gli esperti di Cirium hanno aggiunto circa 2600 aerei in più rispetto al totale confermato il 2 aprile 2020. Applicando i rigorosi criteri di almeno sette giorni consecutivi di inattività verificata, Cirium classifica oggi poco meno di 15.200 velivoli in deposito, lasciandone in servizio circa 11.100 o anche il 42% dell’inventario globale, portando rispetto al 02 aprile scorso la percentuale dei velivoli fermi al 58%.

Naturalmente, come è ovvio che sia, si continua ad osservare una drammatica riduzione nell’utilizzo dei grandi aerei passeggeri. Cirium segnala oggi solo 23 aerei passeggeri 747 in servizio su una flotta totale di 184 velivoli, e solamente 12 A380 in servizio su una flotta totale di 239 aerei. Interessante il grafico di seguito che visualizza la proporzione per una serie di vettori commerciali (aerei Airbus e Boeing) che hanno operato almeno un volo nei 7 giorni appena trascorsi e fino al 5 aprile 2020. I vettori presi in analisi sono classificati sulla dimensione della flotta (totale degli aerei in deposito e di quelli operativi).

@ Cirium

Il grafico mostra come le compagnie aeree cinesi come Shenzhen Airlines e Xiamen Airlines hanno mandato in volo hanno mandato in volo quasi tutti i loro aerei almeno una volta nei sette giorni precedenti, mentre easyJet e IndiGo non hanno mandato in volo nessun aereo. easyJet ha messo a terra tutta la sua flotta lo scorso 30 marzo 2020.

Aggiornamento sugli aeromobili commerciali fermi al 02/04/2020

Il numero di aeromobili che soddisfano i criteri di Cirium per lo stato “in deposito” (almeno sette giorni consecutivi di inattività) è oggi a 13.122 ed ha quasi raggiunto la parità con la flotta “in servizio”. Il punto di crossover di 13.148 sarà inevitabilmente raggiunto entro domani, segnando un traguardo senza precedenti di oltre il 50% della flotta di aerei passeggeri del mondo ferma a terra e messa in deposito.

La base di calcolo sui sette giorni di Cirium è presupposta sull’attività osservata su alcune fluttuazioni nella frequenza con cui i velivoli passeggeri continuano a essere ritirati su base giornaliera, ma ci sono anche i primi segnali che la flotta in servizio può raggiungere un certo grado di stabilizzazione nella prossima settimana.

Oggi 02 aprile è stata rivolta l’attenzione agli aeromobili alimentati dalla famiglia di motori CFM56 (il turbofan civile più utilizzato). Le oltre 600 fonti di dati del software di Cirium hanno registrato, martedì 31 marzo 2020, voli di 3.727 velivoli alimentati dai motori CFM56, accumulando 11.044 cicli di volo e 20.871 ore di volo a livello di cellula.

Rispetto a martedì 24 marzo 2020, ciò ha comportato un calo delle ore e dei cicli di poco inferiore al 30%, ma guardando indietro ai dati registrati per martedì 2 aprile 2019, l’utilizzo giornaliero di ore e cicli globali di aerei di linea alimentati a CFM56 è diminuito del 75%.

L’aggiornamento di oggi mostra quindi una marcata riduzione giornaliera sulla quale gli aerei commerciali passeggeri vengono classificati come “in deposito”. Un totale netto di poco più di 500 velivoli è stato rimosso dal gruppo “in servizio” nelle ultime 24 ore.

Ieri 1 aprile gli aerei inseriti nell’inventario globale “in deposito” erano poco più di 1050. Quindi oggi vediamo una leggera riduzione del tasso giornaliero di aumento della flotta “in deposito” fornendo potenzialmente il primo segnale, già accennato prima, che la flotta attiva potrebbe dirigersi verso un grado di stabilizzazione la prossima settimana o quella successiva. Sempre ieri Cirium aveva analizzato come indicatore, al 30 marzo 2020, gli aeromobili Boeing 787 che avevano registrato un’attività di volo di 168 aerei. Questi aerei avevano registrato 1518 ore di volo e 311 cicli.

Rispetto a una settimana prima (23 marzo), ciò rappresenta una diminuzione del 50% sia in termini di numero di aerei che di cicli di volo, mentre le ore di volo sono scese di oltre il 60%. Confrontando i dati con lunedì 1 aprile 2019, il conteggio degli aeromobili attivi è diminuito del 75%, mentre le ore e i cicli sono rispettivamente diminuiti dell’84% e del 79%.

Un altro tema sul tavolo in questo momento è anche la conservazione degli aeromobili negli aeroporti, chiaramente progettati per mantenere gli aeromobili in movimento e non parcheggiati per giorni e settimane. In tempi difficili come questi, ovviamente, le vie di rullaggio e le piste possono essere utilizzate come luoghi di deposito di emergenza. Boeing, Airbus e gli altri costruttori forniscono procedure dettagliate su come preparare gli aeromobili per periodi di stoccaggio di durata variabile. Un aereo che rimane a terra per alcune settimane, invece di volare diverse ore al giorno, sarà comunque soggetto al normale elenco di controlli settimanali.

Ma quanto è diminuito il traffico aereo europeo?

“Sicuramente è oltre l’80% ormai”

ha stimato il vicepresidente della IATA per l’Europa, Rafael Schwartzman, quando gli è stato chiesto durante un briefing dei media il 26 marzo scorso. “Se guardate a quello che è successo il 25 marzo … abbiamo effettuato circa 5.800 voli in Europa rispetto a una media di 29-30.000 voli al giorno. Alcuni dei maggiori vettori in Europa, Luthansa, IAG, Air France-KLM, e Ryanair, sono più vicini a una riduzione del 90%. Questo vi dà un’idea dell’entità del numero di voli ridotti”, ha affermato Schwartzman. Possiamo aggiungere che easyJet il 30 marzo ha messo a terra tutta la sua flotta.

I dati dell’organizzazione di navigazione aerea Eurocontrol mostrano un traffico giornaliero in calo di oltre il 50% il 25 marzo 2020 rispetto allo stesso giorno del 2019 in tutti i 43 stati monitorati. La stragrande maggioranza degli Stati mostra un calo di oltre il 75%. In particolare, il traffico giornaliero è diminuito dell’80% o più nei cinque maggiori mercati aerei d’Europa: Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito.

La IATA sta proiettando un traffico passeggeri europeo di quest’anno in calo del 46% rispetto al 2019. Ciò potrebbe vedere 76 miliardi di dollari spazzati via dai ricavi dei passeggeri durante l’anno. In questo contesto, le compagnie aeree continuano a sollecitare attivamente i governi europei ad adottare misure urgenti per fornire agevolazioni finanziarie ai vettori, sia attraverso un sostegno finanziario diretto, garanzie sui prestiti o alleggerimento fiscale.

Alcuni voli attraverso l’Europa sono ancora in corso. Ciò è dovuto principalmente alla copertura di alcune “rotte essenziali”, in particolare all’interno dei mercati nazionali e limitrofi e in gran parte per facilitare viaggi vitali, rimpatrio di cittadini e, sempre più, merci e forniture mediche. Un certo numero di aeromobili passeggeri viene dispiegato su rotte cargo per integrare i voli cargo civili e militari. In Italia, le compagnie Alitalia, Neos e Blue Panorama sono infatti impegnate in questi giorni sia nei voli di rimpatrio che nei voli cargo principalmente verso la Cina per il trasporto di materiali sanitari indispensabili per supportare la lotta al coronavirus, ma questo sta accadendo in tutto il mondo.

Come si muove l’industria aerospaziale ai tempi del Coronavirus?

Boeing e Airbus hanno rallentato la produzione e/o chiuso alcuni stabilimenti, la prima nella zona di Puget Sound, la seconda in Spagna. Inoltre Airbus in alcuni siti ha iniziato la produzione delle visiere protettive per ospedali con stampanti 3D, fornendo così al personale sanitario attrezzature di protezione individuale. Ora la sfida si concentrerà sul destino dei loro ordini a breve termine.

A fine marzo 2020 i dati di Cirium sulle flotte mostrano che fino alla fine del prossimo anno, le compagnie aeree a livello mondiale dovrebbero ricevere oltre 2.700 aerei passeggeri da Airbus e Boeing. Altri 350 velivoli dovrebbero rivolgersi a locatori dei quali però non si conoscono gli utenti finali.

Degli aerei ordinati per le compagnie aeree passeggeri, Airbus ha la massima esposizione con 1.546 aeromobili, mentre le consegne programmate da Boeing nel periodo 2020-21 comprendono 1.159 velivoli. Tuttavia, i dati Cirium includono una stima di 880 aerei 737 Max da consegnare durante questo periodo, in quanto anticipano la ripresa delle consegne durante il 2020, previa approvazione da parte degli entri certificatori internazionali. Questi dati escludono gli ordini dei locatori senza un operatore identificato.

I vettori europei rappresentano oltre un quarto del totale (702 aeromobili). Turkish Airlines è la compagnia aerea europea con il più grande arretrato a breve termine con 89 aerei. Altre compagnie aeree europee con arretrati significativi per la fine del prossimo anno sono Wizz Air (51), Ryanair (50) e Lufthansa (40).

Questi dati si possono verificare cliccando sulla pagina web di Cirium: www.cirium.com

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