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Operazioni militari

Sono quattro forse cinque i super caccia russi Su-34 Fullback abbattuti in Ucraina. L’aeronautica militare russa è in difficoltà nel condurre operazioni aeree complesse?

Il 7 marzo è stata segnalata la perdita del quinto, altri report indicano il quarto, super caccia russo Su-34 Fullback. Il velivolo RF-95070/ 06 “Red” in carico al 47th Independent Composite Aviation Regiment di Voronezh, sarebbe stato abbattuto da un missile della difesa aerea ucraina nei cieli di Kharkiv. Le forze aeree russe schierano anche l’altro velivolo da combattimento gioiello della tecnologia di Mosca, il Su-35S un aereo militare multiruolo utilizzato come caccia intercettore, protagonista degli abbattimenti di 4 Su-27 Flanker ucraini nella notte tra il 4 e il 5 marzo scorso, ma anche come aereo da attacco elettronico armato con i missili anti-radiazione Kh-31P.

Spinto da due motori Lyulka AL-31FM1 da 13.500 kg, il cacciabombardiere bireattore supersonico Su-34 ha prestazioni di volo elevate, efficacia in combattimento e manovrabilità. Il design e l’ergonomia della sua cabina di pilotaggio biposto e corazzata in titanio consentono di effettuare voli a lungo raggio. L’aereo Su-34 è progettato per attaccare bersagli terrestri, aerei e di superficie in qualsiasi condizione meteorologica di giorno come di notte con armamenti missilistici aria-superficie e aria-aria a lungo raggio.

Il Su-34 ha un’autonomia massima di 4.000 km e un raggio di combattimento di circa 1100 Km, può sviluppare una velocità massima di 1.900 km/h in quota e di 1400 Km/h a livello del mare, ed è in grado di trasportare un carico utile di armi fino a 8 tonnellate. Tutte queste caratteristiche unite al sistema di rifornimento in volo e un sistema di controllo delle armi migliorato assicurano al velivolo una maggiore sopravvivenza al combattimento.

Pochi giorni fa inoltre sono arrivati in Bielorussia anche due velivoli per il controllo dello spazio aereo A-50, l’Awacs russo per intenderci, che stanno coadiuvando i velivoli da combattimento di Mosca durante le operazioni aeree di questi ultimi giorni. Tutta questa tecnologia sta aiutando i russi nel condurre operazioni aeree complesse, oppure no?

A quasi due settimane dall’invasione dell’Ucraina, l’aviazione militare russa deve ancora iniziare operazioni su larga scala. L’inattività nei primi giorni potrebbe essere attribuita a vari fattori, ma la continua assenza di grandi operazioni aeree può ora sollevare seri problemi di capacità. In un nostro recente articolo avevamo pubblicato una classifica delle prime 10 aeronautiche militari più forti e con più velivoli del 2022, dove i dati mostravano la Russia seconda, con 4.173 velivoli, solo agli Stati Uniti e terza dopo Stati Uniti e Cina nella classifica delle forze aeree con più velivoli da combattimento del 2022, con 1.511 aerei. Ma allora ci chiediamo, dove è finita l’aeronautica militare russa?

Una delle più grandi sorprese della fase iniziale dell’invasione russa dell’Ucraina è stata l’incapacità delle flotte di caccia e cacciabombardieri delle forze aerospaziali russe (VKS) di stabilire la superiorità aerea o di dispiegare una potenza di combattimento significativa a sostegno delle forze di terra russe. Il primo giorno dell’invasione, una serie di operazioni aeree russe su larga scala, all’indomani degli attacchi iniziali con missili da crociera e balistici, non si è concretizzata.

Una prima analisi ha identificato potenziali difficoltà russe con  le batterie di missili terra-aria (SAM) a terra, la scarsità di munizioni a guida di precisione e un numero limitato di piloti con le competenze necessarie per condurre attacchi con tale armamento a sostegno delle operazioni iniziali a terra, tutto si pensa a causa della scarsa quantità di ore di volo medie annue. Questi fattori rimangono tutti rilevanti, ma non sono sufficienti a spiegare la bassa attività delle forze aeree russe mentre l’invasione terrestre continua nella sua seconda settimana. I jet da combattimento russi hanno condotto solo sortite limitate nello spazio aereo ucraino, con singoli aerei o in coppia, sempre a basse altitudini e principalmente di notte per ridurre al minimo le perdite portate dai sistemi di difesa aerea ucraini.

Mentre l’offensiva di terra russa lotta per fare progressi e le perdite di mezzi e personale, senza la necessaria copertura aerea, continuano a essere inflitte dalle forze armate ucraine, la mancanza di attività aerea russa richiederebbe una seria spiegazione, nonostante Mosca dal 2010 in avanti abbia perseguito un’impressionante modernizzazione dell’equipaggiamento aereo. Ne avevamo parlato anche noi in un articolo di gennaio del 2021 nel quale evidenziavamo l’ambiziosa spinta alla modernizzazione. Ma un neo in tutta questa faccenda era già abbastanza evidente, ad esempio, con la grande fatica nel mettere in servizio il noto Su-57 Felon, il caccia di quinta generazione invisibile. Anni di sviluppo, pochi esemplari ordinati e pochissimi consegnati ai reparti.

E poi ancora una miriade di sviluppi di nuovi droni o di versioni modernizzate di aerei e missili, ma senza che si arrivi mai ad una vera concretizzazione sia in termini quantitativi che qualitativi. Si è ipotizzato che le flotte dei caccia russi siano tenute in riserva potenzialmente come deterrente contro un eventuale intervento diretto delle forze NATO. Ma se le forze aeree russe fossero in grado di effettuare operazioni di combattimento su larga scala per stabilire rapidamente la superiorità aerea sull’Ucraina, perché non farlo indebolendo così contestualmente anche il loro potenziale valore deterrente contro le forze dell’Alleanza Atlantica?

Il fallimento del tanto temuto esercito russo nel sopraffare rapidamente le forze armate ucraine molto più piccole, e le sue perdite di veicoli moderni e di personale, hanno già gravemente danneggiato la percezione internazionale della potenza militare russa. Dal punto di vista della deterrenza sulla NATO, la Russia dovrà impiegare al massimo delle capacità tutta la sua potenza aereaper ristabilire in parte questa credibilità perduta. Credibilità che probabilmente non porterebbe l’occidente nemmeno ad ipotizzare opzioni quali la no-fly zone o il trasferimento di caccia all’Ucraina che invece vengono ampiamente discussi dalla Nato, dagli Usa e dall’Unione Europea.

@ Russia MoD

L’ipotesi del poco armamento di precisione e/o dei pochi aerei in grado di utilizzarlo è stata avanzata per spiegare la bassa intensità dei bombardamenti e dei pochi attacchi su larga scala quasi tutti effettuati con armamento non guidato. Evitare di danneggiare le infrastrutture critiche che la Russia spera di conquistare e utilizzare e la volontà di ridurre al minimo le vittime civili ucraine poteva essere un’altra ipotesi potenzialmente valida nei primi giorni dell’invasione quando la leadership russa stava pianificando una rapida vittoria militare. Tuttavia, le scene degli attacchi e dei bombardamenti sulle città, portati con i missili da crociera e l’artiglieria pesante, ha fatto decadere questa ipotesi perché comunque non spiegherebbe la mancanza degli attacchi aerei su larga scala.

Anche l’ipotesi della volontà di non infliggere perdite pesanti ai costosi aerei regge poco, poiché sul terreno la Russia sta già perdendo personale (anche altamente specializzato) e materiale moderno tra mezzi corazzati, blindati, artiglieria e mezzi della difesa aerea a corto e medio raggio. Mantenere l’aviazione militare a terra per evitare perdite non ha alcun senso in questo contesto.

Inoltre le foto satellitari pubblicate in questi giorni, mostrano soprattutto in Bielorussia, centinaia tra elicotteri e aerei parcheggiati sulle basi aeree a dimostrazione di una flotta pronta ad intervenire, ma che a quanto pare non combatte. Forse il personale non è sufficientemente addestrato ad operazioni militari in scenari complessi e su larga scala o forse, come abbiamo già scritto in un altro articolo, le forze aeree russe mancano della capacità di pianificazione, coordinazione, intelligence e ISR che ad oggi non le hanno permesso di stabilire la superiorità aerea in Ucraina. Oppure entrambe le cose.

Il dato che le operazioni aeree sull’Ucraina si svolgano con singoli aerei o al massimo a coppie, pensiamo si possa ricondurre al fatto che il personale dell’aviazione militare di Mosca abbia scarsa esperienza pratica su come pianificare, coordinare e condurre operazioni aeree complesse che coinvolgono decine o centinaia di risorse in un ambiente aereo ad alta minaccia.

E qui torniamo al discorso dell’addestramento. La maggior parte dei piloti militari russi vola ogni anno per circa 100 ore o anche meno, la metà delle ore volate dai piloti della maggior parte delle forze aeree della NATO. Inoltre mancano di strutture di simulazione moderne comparabili a quelle occidentali per addestrare e praticare tattiche avanzate in ambienti complessi.

Nelle forze aeree occidentali i piloti sono rigorosamente addestrati per effettuare sortite complesse in condizioni meteorologiche avverse, a bassa quota e contro minacce terrestri e aeree reali e simulate. Pensiamo ad esercitazioni quali le Red Flag o le TLP. Al contrario, la maggior parte delle missioni di addestramento delle forze aeree russe vengono svolte in ambienti relativamente semplici, solo negli ultimi due/tre anni si sono viste esercitazioni nell’Artico con condizioni meteo più difficoltose, e con attività di volo lineari ed agevoli come la navigazione aerea, il lancio di armi non guidate e la simulazione di bersagli aerei che volano coordinati dal sistema di difesa aerea a terra.

La Russia non ha un’architettura di addestramento e formazione in grado di competere con quella delle forze aeree della NATO che si addestrano regolarmente insieme e, come accennato, Mosca non ha equivalenti delle complesse esercitazioni aeree su larga scala con simulazione realistica della minaccia che i membri della NATO tengono più volte all’anno. Quindi non sarebbe sorprendente se la maggior parte dei piloti russi non avesse la professionalità e l’esperienza per operare efficacemente in missioni complesse e, come in questo momento nel caso dell’Ucraina, per raggiungere la superiorità aerea nei primi giorni di battaglia.

La piccola forza aerea di Kiev composta da velivoli non aggiornati e non competitivi, rispetto a quelli messi in campo da Mosca, e la difesa aerea potevano esser messi fuori gioco nei primi giorni dell’invasione. Tuttavia i sistemi SAM mobili ucraini a medio e corto raggio come i SA-11 e i SA-15 hanno avuto successo contro gli elicotteri e i caccia dei russi. Se Mosca avesse utilizzato grandi pacchetti di aerei d’attacco in volo a quote medio-alte con caccia di scorta, questi sarebbero stati in grado di trovare e neutralizzare rapidamente qualsiasi SAM ucraino che avesse sparato contro di loro rivelando la propria posizione. Invece, come avevamo già scritto, si ipotizza addirittura l’utilizzo di vecchi biplani An-2 per attirare il fuoco della contraerea per poi attaccarla.

SU-35S Flanker-E @ Archivio Aviation Report / Andrea Avian

Almeno sulla carta, la Russia aveva tutte le capacità per stabilire la superiorità aerea combattendo in grandi formazioni miste per sopprimere e dare la caccia ai velivoli militari ucraini e ai sistemi SAM. Invece l’aeronautica militare russa continua ad operare solo in numero molto ridotto, a basso livello e soprattutto di notte, il che limita ulteriormente l’efficacia delle loro armi per lo più non guidate, per ridurre al minimo la minaccia dei SAM e dei MANPADS ucraini che nonostante tutto colpiscono limitando l’efficacia in combattimento dei russi. Anche il numero dei MANPADS, Igla e soprattutto Stinger, è in aumento poiché numerosi paesi occidentali stanno inviando rifornimenti alle forze ucraine assediate.

Ci aspettiamo però un radicale cambio di direzione di Mosca, che potrebbe aggiustare il tiro e prendere le misure del conflitto e improvvisamente iniziare ad organizzare complesse operazioni aeree su larga scala paragonabili a quelle condotte dalla NATO e da altre moderne forze aeree come Israele. In caso contrario continuerà a limitare la sua potenza di combattimento contro le forze armate ucraine e il suo valore come strumento di deterrenza convenzionale contro i paesi occidentali, trascinandosi in una guerra lunga e con perdite pesanti.

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Stefano Monteleone

Direttore editoriale e Capo redattore di Aviation Report. Ho volato a bordo di aeromobili militari quali: AB-212, EH-101, SH-90 (Marina Militare); AW-139 (Guardia Costiera); HH-139A, HH-101A, G-222, C-27J, KC-767A, KC-130J (Aeronautica Militare); CH-47C, CH-47F, NH-90, AB-412, AB-205 (Esercito AVES); ATR-42, HH-412, AW-139 (Guardia di Finanza); ACH130 Aston Martin (Airbus). // Editorial Director and Chief Editor of Aviation Report. I have flown aboard military aircraft such as: AB-212, EH-101, SH-90 (Italian Navy); AW-139 (Coast Guard); HH-139A, HH-101A, G-222, C-27J, KC-767A, KC-130J (Italian Air Force); CH-47C, CH-47F, NH-90, AB-412, AB-205 (Italian Army Aviation); ATR-42, HH-412, AW-139 (Italian Custom Police).

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