mig-29 serbi
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Esercitazione Shield 2022: la Serbia mette in mostra le capacità del suo esercito e della sua aviazione militare con i MiG-29 e il nuovo sistema da difesa aerea FK-3

Il 30 aprile 2022 il Ministero della Difesa e l’esercito serbo hanno organizzato una dimostrazione delle capacità delle forze armate nell’ambito dell’esercitazione “Shield 2022” presso l’aeroporto militare di Batajnica. Una parte dell’Aeronautica Militare e della Difesa Aerea, l’Esercito, la 72a Brigata Operazioni Speciali e la 63a Brigata Paracadutisti hanno preso parte alla dimostrazione delle capacità con più di 300 armamenti ed equipaggiamenti militari e 40 aerei.

“Grazie agli ingenti investimenti e al sostegno del presidente Aleksandar Vučić nel periodo precedente, siamo riusciti ad aumentare le capacità del nostro esercito, per elevare le sue capacità al massimo livello. L’importante è mostrare, non solo quello che abbiamo avuto finora, una, due o tre copie, ma anche quello che abbiamo di nuovo come i più moderni sistemi di difesa aerea”, ha detto il Ministro della Difesa serbo Stefanović.

“Abbiamo lavorato per molti anni per modernizzare i MiG-29, che sono completamente diversi da quelli che avevamo, all’interno c’è un aereo completamente diverso, le sue armi sono diverse. Abbiamo nuovi elicotteri Airbus H145, armati con armamento nazionale, abbiamo gli elicotteri da combattimento Mi-35 e quelli da assalto Mi-17”, ha aggiunto Stefanović.

Parlando della prima presentazione del sistema FK-3, il ministro ha affermato che si tratta di un ombrello di difesa aerea per il territorio della Serbia. Ha spiegato che sono state acquistate 4 batterie che hanno una portata di circa 100 chilometri (secondo alcune fonti fino a 120 km) e 27 in altezza. “Quando utilizzi 4 batterie, queste possono coprire la maggior parte del territorio della Serbia. Abbiamo un’arma seria che può colpire 6 bersagli con 12 missili. Ciò dimostra quanto seriamente la Serbia abbia compiuto progressi nella protezione dei suoi cieli”, ha concluso Stefanović.

L’FK-3 è la versione per l’esportazione dell’HQ-22 che è entrato in servizio con l’Esercito cinese nel 2017. La Serbia è il primo operatore europeo di questo sistema e il suo acquisto ha sollevato diverse polemiche in Europa. Gli Stati Uniti come la Germania hanno affermato che questo accordo con la Cina potrebbe mettere a repentaglio la probabile adesione della Serbia all’Unione Europea. Anche il Montenegro e il Kosovo hanno espresso preoccupazione. Il presidente Vučić  ha respinto le critiche descrivendo l’acquisto come “legittimo, completamente regolare e trasparente”. Il sistema FK-3 era stato consegnato lo scorso 9 aprile tramite una missione, molto seguita sui social network, di 12 aerei da trasporto Y-20 dell’aeronautica militare cinese.

Il sistema missilistico di difesa aerea semovente a medio raggio FK-3 può può tracciare fino a 40 bersagli contemporaneamente e su 6 di essi sparare fino a 12 missili alla volta. Come detto è stato sviluppato con capacità minori come versione da esportazione della variante cinese del sistema di difesa aerea HQ-22 che ad esempio ha una portata fino a 170 km.

Le batterie comprendono anche veicoli per il trasporto dei missili e veicoli per il trasbordo di questi tramite gru, nonché stazioni di controllo e test e officine mobili, quali supporto logistico. La divisione missili dispone dalle 3 alle 6 batterie missilistiche e all’interno della divisione è presente un radar di osservazione con una portata di oltre 300 km, una stazione di comando e mezzi di comunicazione per il collegamento con le batterie missilistiche. Il sistema di guida dei missili è simile a quello dei sistemi missilistici russi della famiglia S-300P.

La parte dinamica e statica della dimostrazione, a cui hanno partecipato più di 1.000 membri del Ministero della Difesa e dell’esercito serbo, oltre 300 veicoli da combattimento, più di 60 aerei, elicotteri e droni, ha lasciato un forte segno sui visitatori dell’aeroporto di Batajnica. L’attenzione dei visitatori è stata attratta dal nuovo sistema missilistico antiaereo FK-3, oltre che dal sistema missilistico Pantsir S-1, dagli elicotteri Mi-35, H-145 e Mi-17 e soprattutto dalla dimostrazione dei velivoli da combattimento MiG-29SM Fulcrum modernizzati. 10 dei 14 Fulcrum erano presenti all’aeroporto militare di Batajnica.

Come abbiamo riportato su Aviation Report, alcuni giorni fa, la Serbia sarebbe in trattative con il Regno Unito e con la Francia per acquisire aerei da combattimento Eurofighter Typhoon e Rafale sia di nuova costruzione che di seconda mano come parte di uno sforzo più ampio per modernizzare l’aviazione militare del paese sostituendo proprio la sua flotta di caccia MiG-29 Fulcrum.

Il 16 aprile il ministro della Difesa serbo Nebojša Stefanović aveva dichiarato che l’aviazione militare e la difesa aerea serba (Ratno vazduhoplovstvo i protivvazduhoplovna odbrana: RV i PVO) è in trattative per 12 aerei Typhoon mentre continua le discussioni anche con la Francia per ulteriori 12 esemplari del Dassault Rafale. Ha aggiunto che sta cercando anche una tipologia di missile, non ancora ben identificato, che possa essere utilizzato sia dall’Eurofighter che dal Rafale come parte integrante dell’accordo e che la volontà della Francia o del Regno Unito di vendere questo missile potrebbe essere un fattore in qualsiasi decisione di acquisto. Per gli aerei inglesi si tratterebbe molto probabilmente di velivoli tranche 1, che dovrebbero essere ritirati dal servizio entro il 2025 secondo i piani della Royal Air Force.

L’aviazione da combattimento serba si basa su tre tipi di velivoli, inclusi quattordici MiG-29SM Fulcrum modernizzati che ora hanno una capacità di attacco limitata, l’aereo da attacco e ricognizione Soko J-22 Orao e gli addestratori Soko G-4 Super Galeb in grado di svolgere limitatamente anche altre missioni quali la polizia aerea. “Le nostre risorse aeronautiche saranno esaurite nei prossimi dieci o dodici anni“, ha detto Stefanović.

Da qui la ricerca di nuovi velivoli da combattimento, per anticipare il ritiro dei MiG-29, una faccenda “complessa e difficile“, ha affermato il ministro serbo poiché oltre all’acquisto degli aerei, bisogna considerare anche “i pezzi di ricambio, le munizioni, le infrastrutture aeronautiche, i simulatori, la formazione di piloti e tecnici, i costi di manutenzione, ecc“, ha ricordato. “Si tiene conto di tutto, comprese le prospettive di ammodernamento tra due, cinque, quindici e venti anni. Tutto è in corso di analisi“, ha insistito Stefanović.

Immagini: Ministero della Difesa della Repubblica di Serbia, Telegram / Dambiev

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