La mostra statica del Royal International Air Tattoo è sempre una delizia da gustarsi perché non sono pochi gli aerei che ve ne fanno parte durante la 3 giorni di manifestazione. A corroborare e rendere più squisita la lunga camminata per i 3 km nei quali vi sono schierati ogni sorta di aereo, vi sono i negozietti di gadget, modellismo, abbigliamento, sponsor ufficiali e i “baracchini” che vendono cibo e bevande di ogni genere (ma non sempre economici).

Nei piazzali a forma di margherita che abitualmente ospitano i grandi bombardieri strategici dell’USAF, vi sono montate grandi strutture riservate agli sponsor più tecnici, ai motoristi e ai produttori di altre componenti aeronautiche dove i ragazzi e le scolaresche possono sperimentare e toccare con mano dimostrazioni di ingegneria aeronautica (con gadget consegnati di contorno) oltre ad avere la funzione di tenere concentrati e sotto controllo bande di ragazzini scalmanati.

Nella parte sud troviamo la Techno-Zone (sponsorizzata da Lockheed Martin) con videogiochi e simulatori ed accoglie anche l’area dell’Army Air Corps, dei funzionari addetti al reclutamento della RAF, sistemati all’interno di un grande mock-up di Chinook con matricola IR808.

Il nostro ingresso è come in passato avvenuto dal Red Gate nel tardo pomeriggio di venerdi, accolti da una perturbazione che ha flagellato il sud dell’Inghilterra ed ha bloccato il 99% delle operazioni di volo previste nella finestra oraria dedicata alle dimostrazioni e ai flypast tra i quali quello dedicato ai 79 anni dell’Alleanza Atlantica. Se da un lato ci siamo bagnati e fotografare è stato un problema, d’altro canto abbiamo potuto girare liberamente lungo la statica grazie al fatto che molti spettatori avevano lasciato Fairford anzitempo.

Una porta virtuale con la scritta “Welcome” suonava quasi beffarda, se non fosse per la nostra smisurata volontà e passione saremmo rimasti a casa. Di fronte a noi, lato testata 27, parte della zona operativa dove vediamo schierati RAF Red Arrows, MiG-21 LanceR e il T-6 Texan II bianco-azzurro del Daedalus Demo Team dell’aviazione greca.

Poco più in là, i Matador II spagnoli (nomenclatura locale dei McDonnell-Douglas AV-8B+ Harrier II) affiancati da un Jet Provost che non è andato mai in volo nei giorni successivi. Dall’altra parte della pista, si intravedono le sagome dll’Airbus Defence A400M e le sagome sferzate dalla pioggia di Eurofighter e Hornet, oltre all’elegante linea dei nostri MB-339A PAN delle Frecce Tricolori dell’Aeronautica Militare.

Davanti a noi la sagoma di un altro Airbus A400M della Luftwaffe e subito a destra un C-130H della RNLAF, subito dietro, uno dei tanker della RAF, il Voyager KC3 (Airbus A330-243MRTT), un raro Bombardier Raytheon Sentinel R1 e un Embraer ERJ135-LR-21 in livrea speciale, presente anche lo scorso anno. Dalla parte opposta rispetto a noi, a destra di testata 27, immortaliamo la vera e grande area operativa; buchiamo pioggia e foschia per portarci a casa le sagome di uno dei pochi KC-135R Stratotanker turchi, affiancato da alcune sagome militari e civili ben riconoscibili.

Proseguiamo lo showground con un nero Hawk T.1/\1A della RAF contrassegnato dal simbolo del jolly Roger sul timone e un Grob G-115E della scuola di volo della RAF e immatricolato civile G-BYUH e subito a seguire l’onnipresente De Havilland DHC1 Chipmunk 21 e 3 Scottish Aviation Bulldog T1, per terminare questa prima sezione con il più “moderno” BAE Systems Hawk T2, sempre con fusoliera nera.

La presenza francese, stranamente, è stata impalpabile se non fosse per questo Aérospatiale SA342M Gazelle 3RHC dell’Armée de Terre affiancato da un elicottero medio SA330B Puma. L’Armé de l’Air e l’Aéronavale che hanno sempre contribuito, non hanno inviato nulla se escludiamo l’unica giornata che ha visto presente la Patrouille de France e il piccolo Embraer Xingu della Marina.

Proseguendo, troviamo un Boeing CH-47D Chinook olandese, un Hawker Hunter F-58A ex J-4058 della Hawker Hunter Aviation Ltd., 2 Tornado IDS tedeschi tra i quali lo special color “Hard to be humble”, visto al Tiger Meet 2019 di Mont-de-Marsan, mostrato con due Iris-T montati sulle rotaie interne del pilone interno di ciascuna semiala e due missili anti-radiazioni ai piloni ventrali; un Tornado IDS del 6° Stormo di Ghedi ha chiuso la parentesi di questo amatissimo velivolo, copmplice il ritiro dalla linea operativa degli esemplari britannici proprio a primavera di quest’anno.

La successiva serie di macchine era da capogiro, perlomeno dal punto di vista estetico. Due F-16 Fighting Falcon (un biposto norvegese e un monoposto danese) molto belli nella loro livrea celebrativa ricordavano il 75° anniversario dell’aviazione norvegese onorando la partecipazione al RIAT con i colori di uno Spitfire IX che la RNoAF ebbe in carico durante la guerra nel 331° Squadron, mentre il Viper danese, dipinto nello sgargiante rosso e bianco della bandiera nazionale condito di bianco e nero, celebrava gli 800 anni del Dannebrog, la bandiera del Regno di Danimarca.

Proseguendo, il bellissimo Eurofighter Typhoon della Luftwaffe vincitore del trofeo quale migliore livrea presentata all’Air Tattoo 2019, affiancato da un esemplare biposto e seguti dall’elegante Sukhoi Su-27UBM dell’aviazione ucraina. Il RIAT non è solamente militare, vi troviamo aerei civili ed elicotteri di vari enti governativi britannici e molti privati che onorano la partecipazione inviando i propri aeromobili.

Troviamo così un Gulfstream G650, un Bombardier Global 6000, un BAE Systems Jetstream 31-3102 della Cranfield University, gli aerei della flotta QinetiQ, che gestisce l’Empire Test Pilots School, un Pilatus PC-21 e un Avro RJ-70 quale rappresentanza all’edizione 2019.

A seguire, due Airbus Helicopters H145 Jupiter HT.1 e H135 della Defence Helicopter Flying School e un altro  Hawk T2 con una speciale colorazione della coda che ricorda gli oltre 100 anni del 4° Squadron, un Grob Prefect T1 della Affinity Flying Training Services e un Beechcraft T-6C Texan T1 della RAF.

Lo spazio congiunto di SAAB e BAE Systems evidenziava simbolicamente l’accordo siglato al RIAT per la partecipazione svedese al programma Tempest; l’area mostrava un Gripen D biposto con missili aria-aria Meteor, cannone e un grosso simulacro del missile aria-superficie RB15F. A fianco, BAE Systems ha esposto un recentissimo Typhoon FGR4 (Tranche 3) in configurazione pesante swing-role con serbatoi ausiliari, missili aria-aria a breve e medio-lungo raggio, bombe laser-guidate, missili aria-superficie Spear e Brimstone oltre al missile stand-off Storm Shadow.

Proseguendo, l’area di Textron Aviation mostrava un Textron Aviation/Hawker Beechcraft AT-6 Wolverine, uno dei candidati a “sostituire” (ci vorrebbero molte virgolette…) l’A-10 Thunderbolt II nelle missioni di supporto alle truppe di terra meno impegnative, un Textron Aviation/Beechcraft 250 King Air e un Textron Aviation/Cessna 208 Grand Caravan EX. L’Embraer Emb-314 Super Tucano, concorrente per l’analogo requisito USAF, era anch’esso al RIAT, parcheggiato però più distante.

L’area “droni” presentava un Northrop-Grumman MQ-8C Fire Scout dell’US Navy, lo sperimentale Northrop-Grumman H03 Firebird, il piccolo Northrop-Grumman BAT unmanned air vehicle e uno chalet con  la postazione di controllo e pilotaggio remoto del General Atomics MQ-9B SkyGuardian (Protector rg Mk1 nella nomenclatura RAF).

Di fronte allo chalet di Breitling, faceva bella mostra un Aero L-39 Albatros dei Breitling Jet Team, alla loro ultima stagione prima della cessazione del contratto con la nota casa di orologi di lusso. Al centro della Blue Zone, si trovava l’area americana dominata da un solitario B-52H Stratofortress affiancato da un singolo F-15E Strike Eagle di Lakenheath e da un Boeing P-8A Poseidon dell’US Navy.

Capitolo trasporti: presenti un C-17A Globemaster III del recente Strategic Airlift Capability della NATO e un esemplare dell’USAF, mentre un esemplare della Qatari Emiri Air Force era stazionato più distante., Un KC-135R Stratotanker e KC-10A Extender rappresentavano la grande flotta di aerocisterne di matrice USAF.

Nel prato dalla parte opposta rispetto a questi grandi velivoli, era allestita un’area dell’Army Air Corps dove abbiamo fotografato le operazioni di scarico delle parti di un UAV Thales/Elbit WK450 Watchkeeper assemblato poco dopo. La zona prevedeva anche un elicottero leggero Westland Gazelle non volante, un Auster AOP9 e un carro da battaglia Challenger 2. La parte ad ala rotante stata quasi tutta monopolizzata da Leonardo, se si escludono i due elicotteri Airbus di QinetiQ e un nuovissimo Sikorsky S-92A da ricerca e soccorso.

Wildcat, HH-139A, HH-101A dell’Aeronautica Militare, Merlin HM2 della Royal Navy e EH-101 della Reale Aviazione Danese facevano bella mostra assieme ad un nuovissimo AW189 SAR della della Bristow Aviation (proprietaria anche dell’S-92A citato poc’anzi) che gestisce il servizio per conto dell’Her Majesty’s Coast Guard si completava con un Cessna F406 Caravan II  “Fisheries Patrol” e un piccolo drone ad ala rotante Schiebel CAMCOPTER® S-100.

Leonardo, è anche parte del consorzio NHIndustries che ha portato un NH-90-NFH olandese peraltro costruito a Vergiate ed uscito con matricola provvisoria CSX81730. Oltre al Poseidon, nel ruolo anti-sommergibili erano presenti un Lockheed CP-140 Aurora canadese e un P-3C Orion della Bundesmarine.

Come sempre nutrita la presenza di C-130 di ogni epoca, a testimoniare quanto sia immortale e strategico questo fortunatissimo velivolo. Tra i presenti annoveriamo un coloratissimo C-130H della Royal Jordanian Air Force, un CC-130J (C-130J) Hercules canadese ed uno della RAF, un immancabile vecchio C-130B della Pakistan Air Force, un C-130J-30 Super Hercules (la versione “stretched”) ai quali si affiancava un gigantesco Ilyushin IL-76MD dell’aviazione ucraina, primo esemplare dipinto nella nuova livrea a tonalità di grigi.

Come sempre, in Inghilterra vi è una forte tradizione di preservare il passato, e molti aerei non più in servizio attivo vengono ceduti a privati o rilevati da associazioni di ogni tipo oppure musealizzati.Così troviamo gli Hunting Percival Jet Provost T3 e BAC Jet Provost, Cirrus SR22T Platinium di Bruno Stocker, ma non solo.

Ancora militari nell’ultima sezione (la verde) dei 3 km di static-display. PZL-10S Mielec della Polish Navy, due bellissimi Phantom II in colorazione speciale della Turkish Air Force, un paio di F-16 olandese e norvegese, un Embraer EMB-121AN Xingu della marina francese con un Westland Super Lynx della Marina tedesca affiancato dal P-3C Orion tedesco di cui abbiamo già dato conto.

Immancabile come da tradizione l’affascinante ed intrigante convertiplano Boeing/Bell CV-22B Osprey, così come un MC-130J Commando II per operazioni speciali. La parte conclusiva della statica schierava ben 4 C-27J Spartan “stranieri” di Lithuania, Romania, Slovacchia e naturalmente una macchina della 46^ Brigata Aerea dell’Aeronautica Militare con il suo codice 46-90 dipinto con i colori della nostra bandiera.

A dimostrazione della presenza in statica di un numero ridotto di aeromobili rispetto allo scorso anno, l’estremità della static display lato pista 09 era off-limits e resa zona operativa addizionale. Un AWACS E-3A Sentry della NATO era l’unico aeromobile che vi abbiamo visto a tarda sera ma durante il venerdi vi stazionavano 2 F-16 Fighting Falcon della Belgian Air Force in livrea Seconda Guerra Mondiale oltre a Dark Falcon del Belgian Solo Display Team.

Poco distante da questa zona vi era situato in altro angolo di aeromobili civili quanto mai interessante con un Piaggio P-166C Albatross “I Fenicotteri” con dedica alla missione lunare Apollo 11, un nero Aero L-29 Delfin ex estone, un OV-10B Bronco del Bronco Demo Team, un Beech G18S Expeditor Light Utility Aircraft di proprietà Carlo Ferrari e due elicotteri che profumavano di Vietnam e di proprietà della Huey Team/MSS Holdings: un Hughes OH-6A Cayuse e un Bell UH-1H Iroquois.

Ed ora passiamo (o meglio ritorniamo) a Leonardo, che ha portato il proprio M-346FA nella versione finale. L’aereo, marcato MT55232, è rappresentativo della versione da attacco leggero che si riconosce sul lato destro dell’aeromobile per la presenza del ricettacolo per il rifornimento in volo e per la parte di radome dipinto di nero per dare evidenza anche visiva a questa configurazione arricchita dai carichi di lancio e caduta che il Master così configurato può trasportare. Il lato sinistro è invece volto a evidenziare le capacità di addestramento avanzato, enfatizzandone le caratteristiche dual-use della macchina. Ben evidente sul timone il simbolo della IFTS (International Flying School) di recente lanciata dalla casa costruttrice assieme all’Aeronautica Militare.

Siamo giunti a domenica sera 21 luglio, ultimo giorno del RIAT. La zona operativa situata nella Red Zone si è arricchita di un Cessna 550 Citation II dell’Armada giunto nel pomeriggio, preleverà ufficiali e specialisti che hanno accompagnato la coppia di Harrier.

Mentre ci apprestiamo ad uscire dalla base, la pattuglia acrobatica britannica dei Red Arrows ha acceso i motori e si appresta a decollare per lasciare l’Inghilterra direzione Nord-America dove dopo 11 anni sta compiendo una lunga tournée che la terrà lontana dall’Europa per tutto il resto del 2019. Dopo il decollo ed il ricongiungimento, i rossi Hawk T.1/1A hanno compiuto un ultimo sorvolo di saluto in una inconsueta formazione a freccia di 11 velivoli che ha srotolato una lunghissima scia di fumo tricolore azzurro, bianco e rosso con gli spettatori rimasti a salutare sventolando cappellini e depliants.

Testo e immagini: Gianluca Conversi

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