Con l’attualità che torna prepotentemente a parlare di guerra in Libia, ricordiamo brevemente l’attacco americano del 15 aprile 1986 allo stato nord africano guidato dal Colonnello Muammar Gheddafi. Già dagli anni ’60, il rapporto tra Stati Uniti e Libia era funestato da accuse di attività terroristiche e accuse di contrabbando di armi e spionaggio e le conseguenti tensioni tra le due nazioni vennero a galla nel 1986.

Nel gennaio di quell’anno, gli Stati Uniti interruppero le relazioni diplomatiche con la Libia e a marzo, la marina statunitense rispose alle forze militari libiche dopo che queste ultime lanciarono alcuni missili terra-aria verso gli aerei della US Navy. Il 2 aprile 1986, il governo degli Stati Uniti incolpò la Libia per la morte di quattro persone che furono uccise quando una bomba esplose sul volo TWA 840 su Argos, in Grecia.

Il 5 aprile 1986 un attacco terroristico colpì la discoteca La Belle a Berlino Ovest uccidendo tre persone tra cui un soldato americano e ferendo più di 220 persone tra le quali 75 americani. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto “prove precise, precise e inconfutabili” del coinvolgimento libico e lanciato l’operazione “El Dorado Canyon”.

L’operazione El Dorado Canyon fu un attacco a lungo raggio ai “centri terroristici” in Libia sviluppato dai pianificatori del 48th Tactical Fighter Wing (TFW) in Inghilterra. L’operazione iniziò il 14 aprile 1986 alle 5:36 del pomeriggio, quando 24 F-111F Aardvark del 495th Tactical Fighter Squadron della US Air Force Europe decollarono dalla base aerea della RAF di Lakenheath insieme a sei EF-111A Raven del 42d Electronic Combat Squadron assegnato al 20th Tactical Fighter Wing provenienti dalla base aerea della RAF di Upper Heyford.

Nel 1986 il 48th Tactical Fighter Wing nel 1986 era l’unico reparto dell’USAFE ad essere equipaggiato con i bombardieri F-111F ed era comandato dal Col. Sam W. Westbrook III. I suoi equipaggi erano regolarmente addestrati al volo notturno e a bassa quota e l’F-111 era un velivolo capace di svolgere missioni ogni tempo e a lungo raggio anche volando sotto i 200 piedi per evitare i radar nemici.

Gli F-111 affrontarono un volo di 3.500 miglia (7.000 tra andata e ritorno) con quattro rifornimenti aerei (KC-135 e KC-10 dalle basi di RAF Mildenhall e RAF Fairford) a causa delle restrizioni a sorvolare i territori di Francia, Spagna e Italia. Questa deviazione obbligò i bombardieri americani a volare intorno al Portogallo e a passare sullo stretto di Gibilterrà allungando il tragitto di circa 1.300 miglia. Dopo il primo rifornimento in volo sei F-111F e un EF-111A, la scorta tecnica, rientrarono alle basi in Inghilterra lasciando la missione ai restanti 18 F-111F e 5 EF-111A.

Mentre i velivoli provenienti dal Regno Unito si avvicinavano alla Libia, due portaerei americane la USS Coral Sea e la USS America, che si erano avvicinate alle coste libiche in totale silenzio radio, alle 00:45 del mattino del 15 aprile lanciarono 14 aerei da attacco A-6E Intruder e 12 tra F/A-18A Hornet, EA-6B Prowler e A-7 Corsair II armati anche con i missili anti-radiazioni HARM che furono utilizzati per la prima volta in combattimento.

Alle 01:51 del mattino, gli EF-111A e gli EA-6B iniziarono ad utilizzare le contromisure elettroniche per jammare le difese aeree libiche, mentre i caccia della US Navy iniziarono la soppressione delle difese missilistiche terra-aria (SAM). Alle 02:01, gli aerei della Marina USA colpirono l’aeroporto di Benina e la caserma di Bengasi, mentre 12 F-111A dell’Aeronautica USA colpirono la caserma Aziziya di Tripoli e il campo di addestramento dei terroristi di Sidi Bilal. Il bombardamento finale della missione fu condotto da sei F-111A che attaccarono l’aeroporto militare di Tripoli.

Dei nove velivoli assegnati al compound di Aziziya di Tripoli (callsign Remit, Elton e Karma) solo tre riuscirono a sganciare il loro carico di bombe. Tre velivoli (callsign Jewel) attaccarono il sito navale di Sidi Bilal, mentre dei restanti sei velivoli (callsign Puffy e Lujac) solo cinque riuscirono ad attaccare l’aeroporto danneggiando la pista, edifici e cinque aerei IL-76. Il bombardamento principale durò circa 12 minuti durante i quali furono sganciate circa 60 tonnellate di munizioni. Alle 02:13 i velivoli americani erano già sul mare oltre la costa libica in direzione delle portaerei e dei tanker.

Dopo aver lasciato l’area di operazioni, giunsero i primi rapporti che un F-111 era stato abbattuto. Alle 02:53 del mattino, tutti gli aerei della Marina USA erano rientrati sulle loro portaerei e quando gli F-111 si riunirono ai rifornitori in volo sulla tratta di rientro verso il Regno Unito confermarono la perdita di uno dei velivoli, “Karma-52” (matricola70-2389). Un secondo F-111 fu deviato a Rota, in Spagna, a causa del surriscaldamento di un motore. Gli sforzi di ricerca e soccorso per l’F-111 scomparso e dei suoi piloti durarono per tutto il 15 aprile, ma furono interrotti nella serata con risultati negativi. I due uomini dell’equipaggio il pilota Cap. Fernando L. Ribas-Dominicci e il WSO Cap. Paul F. Lorence, furono successivamente confermati uccisi in combattimento sul Golfo di Sirte.

Sebbene la missione fu considerata un successo, non fu esente da polemiche. La Marina USA affermò che l’intera operazione avrebbe potuto essere compiuta usando solamente le proprie risorse. Inoltre il comandante del 48th TFW riteneva che il cambio del concetto originale che prevedeva di utilizzare un piccolo gruppo di F-111 (inizialmente solo sei) con quello di utilizzare una forza di maggiori dimensioni avrebbe portato a difficoltà nel sorprendere le formidabili e agguerrite difese libiche e che il maggior numero di velivoli avrebbe permesso alla difesa aerea di concentrarsi sulla seconda ondata di attacchi. Tuttavia, i sostenitori della più grande forza d’attacco credevano che questa avrebbe fatto danni significativamente maggiori agli obiettivi e che quindi valeva correre il rischio.

L’attacco portò all’uccisione di 37 persone e al ferimento di altre 93. Il presidente libico Muammar Gheddafi, che lasciò precipitosamente il proprio complesso residenziale pochi minuti prima dei bombardamenti, apparve visibilmente scosso quando fece la sua apparizione in televisione 24 ore dopo per protestare contro i bombardamenti. L’operazione El Dorado Canyon mostrò che le forze aeree americane potevano condurre con successo attacchi di precisione contro obiettivi lontani migliaia di chilometri di distanza, un primo esempio della capacità di portata globale della US Air Force.

La El Dorado Canyon fu preceduta nell’ottobre del 1985 da un’esercitazione chiamata Operation Ghost Rider che era essenzialmente una prova generale dell’attacco a lungo raggio contro la Libia. L’esercitazione si svolse in totale segretezza su un poligono del Canada con i velivoli F-111E decollati dalla base aerea RAF di Upper Heyford. Inoltre per la El Dorado Canyon furono messi in allarme anche i segretissimi e nuovi F-117 Stealth dei quali ancora non se ne ignorava l’esistenza ma erano già attivi in Nevada con il 4450th Tactical Group. L’intervento dei caccia invisibili fu cancellato un’ora prima del loro decollo ufficialmente per non rischiare di compromettere la loro esistenza. L’F-117 sarebbe rimasto del tutto sconosciuto al mondo fino al 1988.

Testo: Stefano Monteleone
Photo credits: US Air Force

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A proposito dell'autore

Direttore editoriale del portale Aviation Report. Appassionato di tutto ciò che vola soprattutto se militare, di elisoccorso e della Go Pro! Esperto di Web Design, Web & Social Media Marketing e di programmazione web. Ho volato a bordo di aeromobili militari quali: AB-212, EH-101, SH-90 (Marina Militare); AW-139 (Guardia Costiera); HH-139A, C-27J, KC-767A, KC-130J (Aeronautica Militare); CH-47C, CH-47F, NH-90, AB-412 (Esercito AVES); ATR-42, HH-412C, AW-139 (Guardia di Finanza).

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