La Red Flag 2020-1 è stata una delle esercitazioni “bandiera rossa” meno pubblicizzate in assoluto. Le foto e i video ufficiali dell’evento sono stati a dir poco scarsi. Gli unici partecipanti stranieri in volo sono stati la Royal Air Force e la Royal Australian Air Force, due dei più stretti alleati d’America e che sono anche clienti di alcuni dei prodotti di punta della produzione bellica delle industrie a stelle e strisce.

Contrariamente a tante altre esercitazioni, la Red Flag 20-1 è stata dimensionalmente più piccola, vorremmo dire quasi intima e più silenziosa. La Cyber-Warfare, la guerra elettronica, non sono capacità da sbandierare ai quattro venti, del resto; pertanto, è anche comprensibile che gli uffici stampa delle singole forze aree siano stati assai abbottonati e parchi nel fornire dettagli e informazioni su quanto si è svolto e raccolto al termine.

La Royal Australian Air Force (RAAF) ha portato i suoi Super Hornet F/A-18F, gli aerei da guerra elettronica EA-18G Growler e 2 E-7 Wedgetail in funzione Early Warning & Control.

La Royal Air Force ha fatto affluire a Nellis i suoi Typhoon FGR4 che, ricordiamo, rappresentano la versione più avanzata del delta-canard europeo e un’aliquota di moderni caccia stealth F-35B Lightning (la versione a decollo corto ed atterraggio verticale),  supportati da un’aerocisterna Airbus Voyager MRTT.

L’USAF ha utilizzato una varietà di aeromobili ovviamente imponente, tra i quali gli F-35A, F-16C, una coppia di bombardieri strategici B-1B Lancer, gli aerei da guerra elettronica RC-135V, un AWACS E-3G, alcuni misteriosi EC-130H Compass Call, oltre agli elicotteri HH-60G e ad una coppia di HC- 130J con compiti SAR e CSAR. L’aviazione di marina ha ovviamente fatto affluire, visto il tema della 20-1, un’aliquota di propri EA-18G Growler.

I partecipanti all’esercitazione Red Flag 2020-1

  • RAAF – F/A-18F
  • RAAF – EA-18G
  • RAAF – E-7° Wedgetail
  • RAF  – A330 Voyager MRTT tanker
  • RAF – Typhoon FGR4
  • RAF – F-35B
  • USAF 421st Fighter Squadron – F-35A
  • USAF 119th Fighter Squadron – F-16C
  • US Navy VAQ 135 – EA-18G
  • USAF 37th Bomb Squadron – B-1B
  • USAF 343rd Reconnaissance Squadron – RC-135V
  • USAF 41st Electronic Combat Squadron – EC-130H
  • USAF 960th Airborne Air Control Squadron – E-3G
  • USAF 66th Rescue Squadron – HH-60G
  • USAF 79th Rescue Squadron – HC-130J
  • USAF 64th Aggressor Squadron – F-16C/D
  • Draken International Aggressors- A-4K, L-159/39

L’elenco ci fa ancor più comprendere quanto la guerra elettronica sia stata il tema dominante della 20-1, con la presenza assai interessante degli F-35 delle versioni A (convenzionale) e B (STOVL) tra le opposte “fazioni”. L’F-35 del resto, oltre alle proprie capacità di bassa osservabilità e situational awareness, possiede infatti una delle suite di guerra elettronica più capaci del pianeta.

I primi giorni della Red Flag 20-1 hanno visto il 57th IAS impegnato a produrre minacce di basso livello, via via intensificate sul piano tattico sino ad arrivare a compromettere su larga scala la rete informatica e strutturale delle Blue Force. Quest’ultima, addestrandosi in modo graduale, ha avuto così la possibilità di imparare a difendersi non potendo gestire la propria rete informatica in quanto compromessa e degradata a vari livelli.

In genere, le Blue Forces sono preparate a proteggere le proprie reti da “cyber-intrusi”; questo tipo di esercitazione spinge i reparti blu a reagire nel modo più reale e il più vicino possibile per contrastare le forze che in uno scenario reale si ipotizza essere gli avversari. Infatti, le minacce quasi allo stesso livello delle capacità della Blue Force costringono i componenti non solo a pensare, ma soprattutto a reagire perché i “rossi” hanno come obiettivo quello di ottenere tutto ciò che possono dal punto di vista elettronico e usarlo contro i “blu” e naturalmente eliminare i “giocatori chiave dal gioco” al fine di inibire o cancellare del tutto le risorse utilizzate da quest’ultimi.

In altre parole, strateghi, avieri e piloti della Blue Force hanno la possibilità di addestrarsi a comprendere come conseguire i loro obiettivi e come gestire le missioni dei propri assetti portando avanti la lotta mentre qualcuno sta cercando di spegnere i loro computer e le relative modalità di comunicazione. La comunicazione è fondamentale poiché i team lavorano per raggiungere gli obiettivi, massimizzandone l’esperienza di apprendimento. La Red Force non simula, non segue un copione scritto in anticipo, ma è un avversario reale, agguerrito e che costringe a reagire.

L’esercitazione Red Flag è per tradizione il principale appuntamento al mondo incentrato sul combattimento aereo e funge da base per la cooperazione e l’interoperabilità della guerra aerea alleata, assolutamente cruciale per combattere e vincere guerre di domani attraverso una coalizione ben addestrata e omogenea. Dopo essere stata raffinata e migliorata per oltre 45 anni, la madre di tutte le esercitazioni con un Large Force Employment (LFE), si svolge sul vasto complesso del Nevada Test and Training Range (NTTR) che comprende un’enorme porzione del sud del Nevada. La maggior parte dei velivoli opera dalla Nellis AFB a nord di Las Vegas che continua a sviluppare la propria attività statutaria anche in concomitanza di un numero elevatissimo di velivoli temporaneamente rischieratisi.

La Red Flag fu pensata e organizzata partendo dalle lezioni apprese durante la guerra del Vietnam: se un equipaggio sopravvive alle prime 10 missioni è molto più probabile che sopravviva all’intero turno di rischieramento in area di combattimento. Al giorno d’oggi, il combattimento aereo sta diventando sempre più complesso: i piloti si troveranno ad affrontare scenari di minaccia avanzati e complessi che in genere non possono essere replicati in addestramento. Questi scenari includono ovviamente le minacce portate da terra e da una forza aggressiva robusta e altamente addestrata dall’aria, sostenute e supportate da complesse tattiche di guerra elettronica e altro ancora, con i droni che sempre più stanno entrando a far parte di ogni situazione dove un equipaggio non può arrivare o è ritenuto non spendibile.

Nel complesso, l’offerta addestrativa prodotta a Nellis si è evoluta nel corso degli anni per supportare, attraverso una formazione la più realistica e complessa possibile, la crescita professionale e la prontezza degli equipaggiamenti a disposizione secondo gli scenari emersi nel mondo. Se la cyber-warfare è ormai considerata una minaccia da prendere assolutamente sul serio, l’elettronica ha anche consentito di implementare nuove forme di addestramento virtuali per rendere reale anche ciò che non può essere realizzato nella pratica. Il mix reale-virtuale pertanto, offre a piloti e personale di terra una gamma di esercitazioni senza eguali.

Così, alcune volte l’anno decine di aerei militari e centinaia di aviatori, personale di terra e dell’intelligence si recano nel sud del Nevada per frequentare il “Graal” dell’addestramento al combattimento aereo.

Grazie alle fotografie di Giovanni Clemente, possiamo ammirare velivoli che dalle nostre parti non vedremo forse mai, oltre ad osservare i variopinti F-16 Aggressors dipinti nei colori di Su-57, Su-30SM, J-20.

Testo: Gianluca Conversi
Immagini Giovanni Clemente e Gianluca Conversi

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