Domani 27 settembre, la Svizzera andrà alle urne per la seconda volta in sei anni con un referendum che deciderà il futuro della flotta di caccia del Paese. Nel 2014, la popolazione svizzera aveva rifiutato i piani per il JAS 39 Gripen di Saab per sostituire il Northrop Grumman F-5 Tiger.

Questa volta, la domanda sarà molto semplice, chiedendo semplicemente se il paese debba procurarsi nuovi caccia, una singola flotta che sostituirebbe sia gli F/A-18 Hornet sia i Northrop F-5 Tigers. La campagna sostenuta dal governo afferma che votare “No” potrebbe lasciare lo spazio aereo del paese non protetto a partire dal 2030, quando anche gli Hornet raggiungeranno la fine della loro vita operativa.

La campagna del “No” non esclude la necessità di una capacità di difesa aerea, ma sostiene che un velivolo piccolo e leggero, economico e rispettoso dell’ambiente sia più che sufficiente alla difesa della Svizzera considerato anche il fatto che il paese è circondato da alleati, Francia, Italia, Austria e Germania, già dotati di capaci flotte di caccia per la difesa aerea. Inoltre per il comitato referendario dire sì a 6 miliardi per l’acquisto di aerei da combattimento è un lusso inutile: oggi è a suo avviso necessario prepararsi a un nuovo tipo di minacce come catastrofi, cyber attacchi e lottare contro il cambiamento climatico; gli aerei da combattimento pesanti non sono a suo avviso in grado di difenderci da queste nuove minacce. Oltretutto, non conoscendo il modello di aereo che verrà acquistato si darebbe carta bianca al Governo e al Parlamento nella spesa di 6 miliardi.

Recenti sondaggi hanno comunqne suggerito che la campagna “Sì” potrebbe essere in testa, riflettendo le preoccupazioni per la situazione della sicurezza in Europa. Il Consiglio federale e Parlamento intendono rafforzare l’industria elvetica e garantirle l’accesso alle tecnologie di punta inserendo la clausola seguente nel progetto: il costruttore di aerei che si aggiudicherà l’appalto dovrà assegnare in Svizzera commesse pari al 60% della spesa, ripartendole tra le tre regioni linguistiche.

La Svizzera attualmente gestisce una flotta di 30 McDonnell Douglas F/A-18 C/D Hornet, dei 34 consegnati a metà degli anni ’90 in seguito alla competizione Neue Jagdflugzeug del 1988. Gli Hornet che sono utilizzati principalmente per la difesa aerea, e vengono anche regolarmente dispiegati in tutta Europa per esercitazioni di addestramento, stanno iniziando ad esaurire la vita delle cellule, il che richiede una sostituzione entro il 2030. Sono in corso lavori per estendere la vita degli Hornets a 6.000 ore per garantire che possano raggiungere la data di pensionamento del 2030.

Programma Air2030

Dopo l’esito negativo del referendum elettorale del 2014 che ha visto bocciare l’acquisto di 22 caccia Saab Gripen con oltre il 50% dei voti a sfavore, l’aeronautica militare svizzera messa ormai ancor più alle strette da esigenze tecniche sempre più impellenti, ha deciso di riprovarci. Con gli Hornet ormai verso la fine della vita operativa e i rimanenti Tiger F-5 che possono essere impiegati solo durante il giorno e con ottime condimeteo e che verranno ritirati dal servizio entro quest’anno, il Consiglio federale ha autorizzato il DDPS in data 8 novembre 2017 a pianificare l’acquisto di nuovi aerei da combattimento e di mezzi di difesa terra-aria per l’intero Programma Air 2030 (velivoli più batterie missilistiche) 8 miliardi di franchi svizzeri.

Mentre il 23 marzo 2018 il DDPS aveva definito i requisiti che i nuovi sistemi d’arma avrebbero dovuto soddisfare, il 25 gennaio 2019 i cinque candidati hanno presentato ad Armasuisse le loro offerte per nuovi aviogetti da combattimento: Eurofighter (Airbus, Germania), F/A-18 Super Hornet (Boeing, USA), Rafale (Dassault, Francia), F-35A (Lockheed-Martin, USA) e Gripen E (Saab, Svezia).

Il 10 gennaio 2020, Armasuisse ha consegnato la seconda domanda di offerta per i nuovi aerei da combattimento agli enti governativi nazionali delle quattro aziende produttrici prese in considerazione: Germania (Airbus Eurofighter)Francia (Dassault Rafale) e Stati Uniti (Boeing F/A-18 Super Hornet e Lockheed-Martin F-35A). Questa richiesta di offerta si basa sull’analisi della prima, sui risultati delle prove condotte sui simulatori, in volo e al suolo e degli audit eseguiti presso gli utilizzatori dei velivoli presi in considerazione. Tramite l’intermediario dagli enti governativi è stato richiesto ai produttori di proporre l’offerta più vantaggiosa per la Svizzera.

Le prove condotte con in velivoli in gara ha previsto ben 10 settimane di test complessivi effettuati dai piloti svizzeri che già si sono addestrati a bordo dei relativi simulatori dei velivoli offerti. Berna al momento ha in previsione l’acquisto di una quarantina dii velivoli e ha stanziato ben 8 miliardi di franchi, a fronte dei 3,1 necessari per i 22 Gripen inclusi nel programma tramontato cinque anni or sono, nel quale però non era previsto il sistema di difesa aerea anch’esso da sostituire perchè incentrato su una rete di sensori, stazioni radar, due dozzine di cannoni anti-aerei Oerlikon da 35mm ed un centinaio di lanciatori FIM-92 Stinger.

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