F-117A al Museo Aeronautico dell'USAF
@ U.S. Air Force photo by Ken LaRock

La strana storia dell’aereo invisibile F-117 Nighthawk “Morte Tossica”

Lo schema di verniciatura “Morte Tossica / Toxic Death” è stata con ogni probabilità la più oltraggiosa mai adottata dall’F-117 Nighthawk. E’ senza ombra di dubbio una livrea non ufficiale e del tutto temporanea, ma sicuramente è stata una visione molto inusuale per un caccia stealth. Non è certo cosa di tutti i giorni trovarsi al cospetto di uno degli aerei da combattimento più performante e all’avanguardia della storia americana, messo completamente a nudo, spogliato della sua vernice e dei suoi rivestimenti e imbrattato dai graffiti.

Sembra un racconto dei fratelli Grimm in salsa aeronautica ma è esattamente quello che accadde il 27 giugno 1991. Erano trascorsi giusto un paio d’anni dalla sua declassificazione quando l’ YF-117 #781 “Scorpion 2” venne scelto per essere messo definitivamente in naftalina e destinato a far parte della collezione del National Museum of the United States Air Force, situato a Wright presso la Patterson AFB.

A quel tempo, il #781 aveva soltanto dieci anni di vita e aveva collezionato 437 voli di prova. Si trattava di un tester di pre-produzione, il secondo del suo genere e proprio per questo motivo non fu possibile reintrodurlo nella flotta operativa degli F-117. L’idea di un trasferimento all’interno di in un museo per quanto fosse entusiasmante, si rivelò fin da subito un grosso problema; in primo luogo perché nessun F-117 era mai stato esposto al pubblico all’interno di una struttura e in secondo luogo perché l’aereo era un concentrato di sistemi classificati, rivestito con alcuni dei materiali più sensibili e pericolosi del pianeta.

Condurre il velivolo dentro al museo, parcheggiarlo e tirargli fuori un po’ della sua avionica ovviamente non faceva certo parte dei programmi dell’USAF. L’imperativo era che il “Black Jet” dovesse essere completamente spogliato e modificato dentro e fuori prima di poter essere mostrato al mondo intero dentro una struttura aperta al pubblico.

Per rimuovere qualsiasi traccia del materiale radar assorbente altamente classificato che rivestiva le superfici sfaccettate del Nighthawk, l’aereo doveva prima di tutto essere “sabbiato”. La procedura però al posto della comune sabbia che ha una composizione prevalentemente silicea, doveva impiegare cristalli di bicarbonato di sodio; questo in modo da preservare intatte la superficie dell’aeromobile (composte da un’amalgama di materiali compositi e metallici), evitandone il danneggiamento durante i lavori.

E mentre la musealizzazione del caccia procedeva spedita creando un successo mediatico senza precedenti, al contempo le squadre addette ai lavori che si occupavano di questo processo non mostravano tutto lo stesso entusiasmo. Ognuna delle persone coinvolte infatti fu costretta a coprirsi dalla testa ai piedi con appositi indumenti protettivi e ad indossare delle maschere idonee e atte allo scopo. Ogni scucitura aperta doveva essere sigillata e coperta con il nastro adesivo per impedire il passaggio della polvere.

A quanto pare però, le particelle furono così fini che si intrufolarono lo stesso dappertutto e all’interno di ogni cosa: per la polvere infatti nessuna fessura fu troppo piccola, tale da impedirgli l’accesso. Fu un lavoro estenuante e lungo, al contempo sgradevole e arduo. Il processo fu così terrificante che fece guadagnare al velivolo il soprannome di “morte tossica”, nick che venne riportato anche in bella vista su entrambi i lati associato ad un enfatico teschio con tibie incrociate, come un piratesco jolly roger contemporaneo.

Dato che l’aereo sarebbe stato comunque ridipinto prima di essere messo in mostra, gli equipaggi si divertirono a graffitarlo un poco nei limiti del possibile, sfruttando la loro nuova “tela bianca”. Il “Ray Who?” l’iscrizione dipinta in rosso che era possibile scorgere dietro la cabina di pilotaggio, si riferisce apparentemente al nome dell’ingegnere di collaudo di volo gregario che ha lavorato con i Baja Scorpions, l’unità di test integrata Lockheed-USAF che ha condotto i primi test di volo evolutivo dell’F-117 durante gli anni d’infanzia del jet nel perimetro dell’Area 51.

Il #781 appena spogliato della sua vernice venne così condotto alla Wright Patterson AFB. Una volta arrivato anziché trovare il meritato riposo, venne cannibalizzato ulteriormente; questa volta sventrato di una tonnellata di altri materiali sensibili, apparecchiature, sistemi e altre parti riutilizzabili. Molte componenti dell’ avionica classificata del jet, come il suo hardware, le griglie di diffusione del radar sulle sue prese e gli schermi a bassa osservazione su FLIR e DLIR, furono subito rimossi.

Una volta ripulito di tutto quello che doveva essere tolto, il Nighthawk aveva perso qualsiasi connotazione aeronautica e non sembrava più nemmeno un velivolo. Fu così che iniziò stavolta un lavoro di ricostruzione, con lo scopo di farlo assomigliare a un qualsiasi F-117 operativo. Alcuni pannelli selettivi di frequenza, le piastrelle di scarico del jet, le alette di coda e altre parti del corpo sensibili furono anch’esse rimosse e sostituite con delle copie.

Come tocco finale, il lavoro fu concluso con l’applicazione di una vernice nera del tutto simile a quella usata dagli F-117. Si conclude così la strana storia della “Morte tossica”, un altro aspetto meravigliosamente bizzarro della lunga storia dei racconti incredibili che caratterizzano il Nighthawk (fra i quali un dispositivo di occultamento chiamato Klingon) e che continuano ad intrigare ancora oggi.

Testo: Simone Ferrante
Photo credits: U.S. Air Force, U.S. Air Force / Ken LaRock