copertina libro la guerra del golfo generale mario arpino
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La Guerra del Gofo – Diario di una guerra dimenticata: il libro del Generale Mario Arpino

E’ il 2 agosto del 1990. Saddam Hussein, presidente Iracheno, invade il vicino stato del Kuwait, microstato sorto con la fine del mandamento britannico nel Golfo Persico. Le cause: una prova di forza contro gli Stati Uniti colpevoli di avere adottato un’ambigua politica medio-orientale e le consistenti riserve di petrolio ivi presenti nel sottosuolo. L’invasione provoca l’immediata reazione del mondo occidentale con l’imposizione di aspre sanzioni al Rais da parte dell’ONU assieme ad un ultimatum, che impone il cessate il fuoco con il ritiro immediato delle sue truppe. Il resto è storia.

Sono ormai trascorsi oltre trent’anni dalla “Guerra del Golfo”, quella che nell’immaginario collettivo la gente chiama “Desert Storm” e la sensazione generale a livello storico e geopolitico è che questa importante esperienza di conflitto moderno stia lentamente e silenziosamente scomparendo dalla memoria.

Mario Arpino, ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e successivamente della Difesa, svolse un ruolo chiave in quei giorni lunghi difficili. Per tenere vivo il ricordo ha deciso di realizzare un’opera che ricordasse quei momenti, ripercorrendo i fatti riportati sul suo diario operativo. “Il mio scopo era di realizzare un volume che aiutasse a tenere viva la memoria su quella che è stata un’importantissima pagina di storia militare,  colma di sacrifici e vissuta in un contesto molto difficile“, ha dichiarato il Generale.

Come uomo e come militare rappresentava un suo preciso dovere rendere giustizia a chi ha combattuto e lavorato in quei giorni, tramandando il ricordo di una guerra che, a distanza di 30 anni in Italia, è stata ormai quasi del tutto dimenticata. Ben apprezzato e ben inserito nello staff di comando internazionale del generale dell’USAF Chuck Horner, l’allora Generale di Divisione Aerea, venne scelto appositamente per ricoprire l’incarico di “coordinatore nazionale” nel comando aereo di Riyadh in Arabia Saudita dall’ottobre del 1990 al marzo del 1991, nel quadro dell’Operazione “Locusta”, cioè l’intervento del contingente aereo italiano in seno a “Desert Storm”.

Si trattava di una Coalizione formata da 35 paesi e guidata dagli Stati Uniti che, sotto l’egida dell’ONU, aveva l’obiettivo di combattere le forze armate irakene con il compito di liberare il Kuwait, prevedendo se necessario anche l’uso della forza per contrastare l’invasione in base alle risoluzioni numero 660 e 678 del Consiglio di Sicurezza.

Per l’occasione il Governo italiano inviò un gruppo navale per partecipare all’embargo Onu e, dopo una lunga e sofferta decisione, il Parlamento decise di schierare nel Golfo anche un gruppo di 8 caccia bombadieri Panavia Tornado, riverniciati per l’occasione con una livrea desertica color sabbia ed equipaggiati del relativo armamento.

Lo scopo pubblicamente dichiarato, ma irrealistico nello scenario di contesto per i quali vennero rischierati, era in via ufficiale quello di “difendere la flotta”. Durante una missione di bombardamento nella notte fra il 17 e il 18 gennaio, in condizioni meteo proibitive, uno dei velivoli italiani venne abbattuto dalla contraerea irachena. Entrambi i membri dell’equipaggio, il pilota Gianmarco Bellini e il navigatore Maurizio Cocciolone si salvarono  ma rimasero prigionieri per 47 giorni nelle mani del nemico. Il tg1 all’epoca aveva il volto di Paolo Frajese, e le immagini dei due aviatori rapiti, commentate dal giornalista e mostrati in televisione stanchi e pieni di lividi, asciarono col fiato sospeso per oltre un mese e mezzo l’intero paese.

libro la guerra del golfo generale mario arpino Pubblicato dalla Edizioni Storia Militare Srl il volume, LA GUERRA DEL GOLFO – Diario di una guerra dimenticata, ricalca in maniera speculare il diario operativo redatto in quei giorni dal Generale, l’unico militare italiano presente al Comando della Coalizione e uno fra i pochi ad aver vissuto in prima persona tale esperienza. L’opera generale è strutturata su tre capitoli principali: il primo descrive la fase preparatoria dell’operazione, l’addestramento delle forze rischierate e il “targeting”, ovvero l’analisi degli obiettivi strategici, la loro selezione e lo studio delle soluzioni migliori per colpirli.

Il secondo capitolo racconta proprio attraverso il diario operativo dell’autore il susseguirsi degli eventi giorno per giorno, a cominciare dall’inizio del coinvolgimento dei Tornado italiani nell’autunno 1990 assieme alle operazioni nel teatro, iniziate nell’ambito del rischieramento internazionale denominato “Desert Shield” e confluite poi allo scadere dell’ultimatum dell’ONU nella campagna denominata “Desert Storm”, volta a neutralizzare l’apparato militare iracheno per procedere alla liberazione del Kuwait.

E’ proprio in questo capitolo che l’autore per la prima volta svela i retroscena politici nazionali che crearono non pochi problemi alla nostra partecipazione operativa e che lo costrinsero a dover spesso dare spiegazioni agli alleati sul campo in merito alle lentezze, le esternazioni e le disposizioni del nostro governo.

Un esecutivo claudicante all’epoca presieduto dal Primo Ministro Giulio Andreotti, che aveva probabilmente dovuto cedere “obtorto collo” alle pressioni NATO per non tirarsi indietro, ma che al contempo temeva le conseguenze della nostra partecipazione che avrebbero potuto nuocere seriamente nell’ambito della politica interna.

Quest’ultima rappresenta la parte più estesa ed importante del volume e solo dopo la successiva “desecretazione” delle informazioni contenute è stato possibile descriverla dettagliatamente. Il Generale Arpino racconta, giorno per giorno, la vita dei nostri equipaggi, l’addestramento e le missioni operative ma anche giorni e notti sotto la costante minaccia degli attacchi missilistici iracheni che colpirono più volte la città di Riyadh e i sobborghi limitrofi.

Arpino con la sua preziosa testimonianza non fa ombra su niente, neppure di raccontare i momenti di imbarazzo causati dalla politica romana a seguito di una serie di imposizioni e di limiti operativi a dir poco irrealistici, che lasciarono perplessi i nostri alleati in molteplici occasioni. Allo stesso tempo fa un plauso, all’arma Azzurra e a tutti i suoi uomini per aver gestito l’operazione in modo esemplare e aver lavorato in maniera egregia nonostante le enormi difficoltà.

Il terzo capitolo ripercorre infine la conclusione del conflitto con l’incontro con gli iracheni per delineare e definire un “cessate il fuoco”, il rilascio dei prigionieri occidentali tra cui i nostri piloti Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone e la smobilitazione dell’apparato militare della Coalizione, con il rientro in Italia dei nostri velivoli e dell’intero reparto di supporto. La Desert Storm era ormai conclusa e per la prima volta dopo il 1945, dei velivoli italiani venivano mandati in guerra, anche se per opportunità politica in Italia non fu possibile ammetterlo apertamente per evitare la nascita di pericolose tensioni interne.

Pubblicato da Edizioni Storia Militare, 136 pagine in italiano
Per ordinarlo, scrivere alla mail arretrati@edizionistoriamilitare.it oppure info@nonsolostoria.it 

Recensione a cura di Simone Ferrante
Immagini: Edizioni Storia Militare