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Intervista con Sabrina Papa la prima allieva pilota italiana non vedente

Per la rubrica “volo e disabilità” salutiamo l’amico Claudio Papa e parliamo di un altro Papa, o meglio, di una Papa: oggi con noi c’è la bravissima e simpaticissima Sabrina Papa. Salentina di nascita ma romana d’adozione, Sabrina è affetta da una distrofia retinica fin dalla nascita, cosa che non le ha impedito di coronare i suoi sogni di diventare la prima allieva pilota italiana non vedente. Conosciamola meglio.

Buongiorno Sabrina e grazie per averci concesso questa intervista.

Aviation Report: Sabrina, parlaci un po’ di te

Sabrina Papa: Mah… fondamentalmente sono una persona che non si arrende, o meglio, non vuole arrendersi. La vita è quel lasso di tempo tra la nascita e la morte e quindi va vissuta e non sprecata. Poi ognuno, secondo le proprie passioni e attitudini cerca di trovare una propria strada in questa fittissima giungla che si chiama “Storia Personale”. La cosa pare piuttosto difficile, ma tra uno smarrimento, un sentiero nuovo e uno ritrovato, spero di uscirne, più tardi possibile, decentemente e senza troppe ossa rotte. Dal paesino del Salento, che non avrebbe potuto offrirmi nulla, a poco più di venti anni mi sono trasferita a Roma per lavorare e per cercare la mia strada. Se io l’abbia trovata o meno ancora non lo so, ma intanto cammino, anzi, volo.

Aviation Report: Sappiamo che pratichi molti sport, ma qual è la molla che ti ha fatto avvicinare al volo?

Sabrina Papa: Da bambina volevo essere un aereo per volare più in alto e più veloce degli uccelli. Volevo quel cielo libero e immenso, volevo farci le capriole e rotolarmi come in un grande prato morbido (ancora non sapevo nulla di looping e tonneau) e quando sentivo il suono del motore (allora come anche adesso) era qualcosa che partiva da dentro l’anima e sembrava volermi strappare via dalla terra. È un’emozione che anche ora mi dà i brividi e qualche volta mi porta alle lacrime.

Aviation Report: Per molti di noi volare è un sogno difficile da raggiungere, immagino che per te lo sia stato ancora di più: quale difficoltà hai dovuto affrontare?

Sabrina Papa: Le difficoltà più ovvie: partendo dal fatto che non vedendo era scontato che non potessi pilotare un aeroplano, così come non avrei potuto guidare un’automobile o il treno, ma sono tante le cose che non puoi fare o meglio, ti fanno credere di non poter fare. Tutti ci siamo sentiti dire almeno una volta nella vita le frasi “non lo puoi fare” o “non è cosa per te”.
Chi più chi meno e io più, visto che sono anche donna… Ma col mio carattere testardo che prima di arrendersi vuole almeno fare un tentativo, ho imparato invece che la maggior parte delle cose le puoi fare lo stesso, anche se con metodo diverso e magari anche con risultati diversi ma per questo non meno soddisfacenti. Poi ci sono gli altri.
Già, perché da soli non si va mai da nessuna parte. La vita è un lavoro di squadra, per fortuna. Così, grazie a degli istruttori (pochissimi purtroppo) davvero in gamba sia professionalmente che umanamente, capaci cioè di mettersi in gioco e, perché no, di imparare loro stessi, abbiamo provato e ci siamo inventati un metodo che, a quanto pare funziona, visto che riesco benissimo e, cosa più importante, sono ancora qua. Certo poi la passione ti fa superare tutti gli ostacoli, ma è difficile trovare chi veramente condivide tanto intensamente questa passione con te, e forse allora è proprio quella la difficoltà vera: trovare chi davvero ci crede insieme a te.

Aviation Report: Tempo fa hai affermato: “per un cieco è più facile pilotare un aeroplano che spostarsi come, quando e dove vuole sulla terra ferma” cosa volevi dire con questa affermazione?

Sabrina Papa: Purtroppo per un cieco le difficoltà maggiori sono quelle legate agli spostamenti, soprattutto per raggiungere luoghi dov’è necessaria l’automobile. Il bello dell’aereo è che per aria non ci sono ostacoli… Ad ogni modo, trovare ogni volta una persona che ti accompagni al campo volo o all’aeroporto o dove si vola, che ti aspetti mentre fai il tuo volo o la tua lezione di teoria, e che ti riporti indietro, spessissimo è molto difficile anche a pagamento.
Gli stessi familiari molto spesso non hanno voglia o tempo, figuriamoci gli amici: possono farlo qualche volta, ma non assiduamente, né sarebbe giusto pretenderlo. Allora devi cercarti qualcuno da pagare e, sembrerà assurdo, ma con tutta la disoccupazione che c’è in giro, non si trova nessuno di affidabile. Già, perché l’affidabilità è importantissima, oltre all’onestà.
Questo, ovviamente, è un problema perenne, ma mentre in città bene o male puoi muoverti (se te la senti e lo sai fare in autonomia) con i mezzi pubblici o i taxi, ai campi volo è difficile arrivarci con questi e con il taxi ti costerebbe come due ore di volo e, in ogni caso non sapresti come tornare. Senza contare poi che se qualcuno non ti dà una mano anche al campo volo con tutte quelle eliche, ali alte e piani di coda… ci sarebbe da ridere…. Eh sì… la terra è troppo piena di ostacoli…

Aviation Report: Parlaci dei velivoli che hai pilotato, quali ti sono piaciuti di più e perché?

Sabrina Papa: Ho iniziato con un ULM: lo Sky Arrow. Mi sono trovata bene perché, essendo in tandem, l’istruttore è seduto dietro e nel mio caso riusciva a posarmi le mani sulle spalle e, attraverso i suoi movimenti poteva darmi le informazioni sull’assetto. Inoltre, il fatto di essere davanti da all’allievo la sensazione di essere da solo. Sta di fatto che lo Sky Arrow, come il Cessna in AG (con il quale tra l’altro volo adesso), sono dei “padri di famiglia” (sicuramente più buoni del mio, visto che finora non ho ricevuto neanche una sberla), ma credo che l’allievo dopo un primo approccio con questi aerei dovrebbe passare a qualcosa di meno “indulgente”. Dopo 38 ore di Sky Arrow mi è toccato litigare con un P-92 e non è gratificante… ho vinto io ma non lo amo particolarmente.
L’aliante è meraviglioso. Sentire il rumore dell’aria mentre galleggi o come cambia durante una manovra acrobatica, è stata una sensazione meravigliosa che devo assolutamente ripetere. Mi sono trovata molto bene in Francia, durante uno stage di volo per piloti ciechi, con il Robin 400, anche lui ala bassa ma con un diedro che lo rende molto stabile. Non che cerchi le cose facili, ma dovendomi affidare solo alle sensazioni corporee e alle comunicazioni del mio istruttore, per il momento un aereo stabile è più agevole per entrambi, anche se alla fine penso che anche i ribelli li potrei sistemare magari dopo averci discusso un po’.
Un’esperienza molto interessante è stata quella sul simulatore del C-130. È davvero strano come dentro un simulatore (full motion ovviamente) quasi si confonda la finzione con la realtà. Sono stata invitata dall’Aeronautica Militare a fare questa esperienza, presso la 46° Brigata di Pisa, e ricordo com’era felice l’istruttore che, dandomi le indicazioni con le sue mani sulle mie spalle, è riuscito a farmi atterrare da sola anche al simulatore. Era entusiasta. Anche il simulatore del T-346, al 61° Stormo di Galatina, è stato interessantissimo, ma essendo statico praticamente mi rendevo conto di avere un assetto diverso solo grazie alla pressione della tuta anti G.
Insomma, aspetto di provare l’MB-339 e poi vi dirò… Ma, siccome nella vita siamo tutti una squadra, purtroppo non sempre si riesce ad essere il capitano e quando certe decisioni non spettano a te, hai voglia a fare pellegrinaggi a Loreto!

Aviation Report: Io sono cresciuto sognando di volare in elicottero ma so che a te non piacciono molto…

Sabrina Papa: Diciamo che per me il volo è associato alle ali… fisse ovviamente… l’elicottero mi sembra un po’… innaturale… poi fa un casino assordante… scherzi (neanche troppo) a parte, mi piacerebbe provare a pilotarlo. Ci ho volato una volta come passeggero per cinque minuti durante una manifestazione. Ero curiosa ed emozionata, ma non credo che riuscirò mai ad amarlo come l’aereo, nonostante meriti tutto il rispetto del mondo per essere una macchina adattissima per molti interventi per i quali l’aereo sarebbe inutile.

Aviation Report: Cosa provi quando voli? Quali emozioni ti trasmette?

Sabrina Papa: Bella domanda… e come si fa a descriverle, soprattutto a chi non vola? Certo non me ne frega niente dei panorami… ahahah! In realtà c’è una cosa che mi spiace non poter vedere: un aereo mentre vola! Guardarlo volare con i movimenti armonici delle superfici mobili. Per me l’aereo è un qualcosa di molto bello nelle sue forme e sono sicura che mentre vola è ancora più bello. Per il resto, il volo è sensazioni corporee e consapevolezza di trovarsi per aria. Per me il volo comincia da terra, quando fai i controlli esterni e tocchi l’aereo e… vabbè… se non parli con l’istruttore magari ci fai anche due chiacchiere.
Mi ricorda quando facevo equitazione e prima di montare strigliavo il cavallo: non serve tanto la spazzolata (anche perché più che di spazzola io andavo di coccole), ma è necessario e bello per creare quel legame, quel feeling tra te e lui. Io faccio lo stesso con l’aereo. Poi il suono del motore, la corsa per il decollo e andar su… le turbolenze, perché no? Ti fanno sentire (e ti ricordano) che l’aria c’è, è viva e si muove… Nelle virate strette o nelle manovre acrobatiche (da non fare assolutamente con il Cessna) poi le sensazioni sono ancora più forti. Certo è che quando sono impegnata in una manovra, qualsiasi essa sia, sono concentrata, semmai l’emozione viene dopo a terra, perché se c’è una cosa che tengo sempre a ribadire, è che il volo è sì libertà, ma è anche responsabilità.
Qui nessuno gioca. Si fa sul serio e con la massima attenzione.

Aviation Report: C’è una domanda che mi sto ponendo dall’inizio della nostra chiacchierata: come fa a volare un cieco, ce lo puoi spiegare?

Sabrina Papa: In fondo pilotare un aereo di per sé è una stupidaggine, è invece tutto quello che devi saper fare a contorno che richiede concentrazione, conoscenza e consapevolezza. Quando tu sai, perché lo studi e perché te lo insegnano, quello che devi fare, come e quando farlo, lo fai. Dov’è il problema? Gli occhi servono solo per guardare, è il cervello quello che deve funzionare sul serio e quello mi pare di averlo ancora decente. L’istruttore è i miei occhi: mi legge gli indicatori, con un leggero tocco sul mio ginocchio destro mi comunica l’assetto dell’aereo e, ovviamente è pronto ad intervenire in caso di necessità o pericolo. Per il resto si fa due scatole… Faccio quasi tutto io… Per lo studio della teoria, bisogna scansionare i libri e correggerli.
È una fatica immane e farlo fare da qualcuno costa tantissimo, ma è l’unica soluzione visto che le case editrici non vogliono passarmi il formato digitale neanche dietro impegno scritto di non divulgarlo. Non potendo vedere le figure del libro o le slides dell’istruttore, si possono fare i disegni in rilievo in maniera molto semplice. Inoltre, ho fatto fare delle prove facendo riprodurre delle mappe aeronautiche in rilievo. Purtroppo, è stato necessario togliere alcune informazioni per motivi di spazio, ma non si può avere tutto e quello che siamo riusciti a riprodurre mi ha spalancato un mondo, fantastico ovviamente. In Francia esiste, ormai da 22 anni, un’associazione di allievi piloti ciechi che si chiama Les Mirauds Volants.
Questa associazione ha una cinquantina di soci (tra i quali me) tutti ciechi e organizza ogni anno, in collaborazione con diversi aeroclub Francesi, degli “stage de vol” per soli ciechi. Ha anche messo a punto insieme ad una startup un apparecchio: il Soundflyer che elabora le informazioni rilevate da un giroscopio e il GPS e le trasforma in suoni, per l’assetto, e informazioni vocali lette da una sintesi, per gli indicatori. Questo sistema ci rende ancora più autonomi a bordo, ma non esclude nella maniera più assoluta la presenza dell’istruttore. Insomma, i modi ci sono e troppi se ne possono inventare.
Le uniche cose che non devono mancare sono la volontà e la passione da tutte le parti chiamate in causa. Di quelle da parte mia ce ne sono eccome… Comunque, per chi volesse togliersi meglio la curiosità di come un cieco possa pilotare un aeroplano, di cosa è il Soundflyer ecc ecc, è disponibile sulla piattaforma Chili un docufilm che si chiama Chiudi Gli Occhi e Vola.

Aviation Report: Sabrina, in questa sezione dedicata al volo e ai disabili abbiamo parlato a lungo di sogni e di come, a volte, la caparbietà, la passione, l’intelligenza, permettano di superare ogni ostacolo. Leggendo le nostre interviste qualcuno potrebbe pensare che sia tutto rose e fiori ma non è così. So che spesso quando vieni intervistata ti senti come un “animale da zoo”: cosa vuoi dire?

Sabrina Papa: La persona con disabilità viene sempre stereotipata: sfigata, incapace, triste, da compatire, da aiutare, deficiente qualunque tipo di disabilità abbia, insomma, tutte quelle robe che fanno comodo a chi pensa di non aver problemi. Di conseguenza, quando ci si accorge che questa persona invece conduce una vita “normale”, di quella normalità che non ti aspetti, quella stessa persona diventa un esemplare super mitico coraggioso e chi più ne ha più ne metta, anche se alla fine sempre handicappato è e come tale viene trattato, cioè con accondiscendenza o come un incapace. A me non sembra di fare nulla di speciale. Sì, è vero, volo, ma amo volare e per me è la cosa più bella e non necessariamente deve esserlo per gli altri.
Quindi sentirmi osannare o dare della coraggiosa o della super donna solo perché nella vita sono riuscita a realizzare il mio sogno nonostante la disabilità, mi fa sentire come il panda raro allo zoo di Canicattì. Io mi sono data da fare, non mi sono arresa, ho imparato a fare una cosa che mi piace e cerco di farla: volare. Qualcun altro avrà un altro sogno, delle altre difficoltà diverse dalle mie, ma se non realizza il suo sogno è perché forse non vuole neanche provarci o non abbastanza. Insomma, non voglio essere né la povera ciechina da compatire e da “vabbè facciamola volare poveretta”, né quella che deve riscattarsi dalla disabilità e dimostrare qualcosa, né tanto meno il prodigio della natura. Sono io e basta.
Il mio sogno era volare, grazie all’impegno di persone straordinarie sto imparando a farlo e grazie alla mia passione ci riesco. La persona con disabilità deve solo trovare ed attuare dei metodi differenti per raggiungere i risultati che si prefigge.

Aviation Report: Secondo te, cosa si potrebbe fare per, in qualche modo migliorare, la condizione delle persone con disabilità che si approcciano al volo e allo sport in generale?

Sabrina Papa: Innanzitutto non fare di tutta l’erba un fascio, non considerare cioè tutte le disabilità uguali e quindi da trattare allo stesso modo. Così come ognuno di noi ha una sua personalità, anche le disabilità sono diverse e anche le persone con una stessa disabilità. Questo deve portare ad un approccio che non può essere rigidamente standardizzato. Già una volta compreso questo siamo un bel passo avanti. Quindi, dar loro una possibilità. Informarsi, mettere a loro disposizione gli strumenti adatti, cercare o inventare nuove soluzioni e alla fine i risultati si ottengono eccome.
Certo, se si comincia a pensare che i costi sono elevati e non c’è guadagno, oppure che ci vuole troppo tempo e troppo impegno, o tutte le scuse del mondo, meglio lasciar perdere. Di promesse, fatte anche con tanto entusiasmo, ne ho sentite milioni in tutta la vita e migliaia solo negli ultimi anni e ne sono stanca. In buona fede, per carità. Ma è sempre meglio non promettere. Se si può si fa, altrimenti nulla. Io ormai lascio parlare. Quando vedrò i fatti comincerò a fidarmi. Purtroppo alla fine è sempre questione di mentalità.

Aviation Report: Come sai, da qualche mese ad Aviation Report abbiamo iniziato a parlare delle “donne dell’aria” intervistando la mitica Fiorenza De Bernardi ed altre autorevoli donne; ti chiedo: davvero il volo è ancora un ambiente maschile e maschilista?

Sabrina Papa: Purtroppo in Italia le donne nel mondo del volo sono ancora troppo poche, sia in Aeronautica Militare, sia nelle compagnie, ma anche nel volo da diporto e sportivo. Insomma, si può fare di meglio. Il fatto è che dovrebbero essere le donne stesse a svegliarsi ed essere più presenti. Devono osare. Devono scegliere e devono tener presente che anche non scegliere è una scelta. Dove sono le donne protagoniste ai vari raduni? Io trovo solo le mogli e le fidanzate, se qualche donna pilota c’è è solo una delle tante persone presenti. Tizio e caio si esibiscono in acrobazie, ma di Tiza e Caia neanche l’ombra. Ci sono donne che volano in aliante, donne che praticano il volo acrobatico, insomma, poche ma ci sono.
E dove te le ritrovi? Nel raduno delle donne… ma diamine! Fatevi vedere di più in giro! Imponetevi! Il mondo del volo è maschilista, a volte anche nei suoi lati peggiori, ma se non siamo noi ad imporci poi non ce ne lamentiamo nei raduni stile “pride”/8 Marzo. Non sto dicendo che è facile. Figuriamoci, io stessa, che pure ho la doppia sfiga di essere donna e disabile, se fossi stata uomo, pur con tutta la disabilità, mi sarebbe stato tutto più semplice. Ovviamente non voglio generalizzare, perché in molte situazioni e da molti piloti sono stata, e sono, considerata addirittura alla loro altezza e questo non può farmi che onore. Ma c’è tanto lavoro da fare e dipende solo da noi.

Aviation Report: Torniamo a parlare del volo “volato”, qual è l’esperienza più bella che ti è capitata in questi anni di attività?

Sabrina Papa: Una delle emozioni più grandi l’ho provata la prima volta che sono riuscita ad atterrare da sola solo con le indicazioni del mio istruttore e senza che lui abbia minimamente sfiorato i comandi (non mi dite “come te ne accorgi” perché le sue mani erano sulle mie spalle e perché se uno ti sta sui comandi te ne accorgi eccome). Un’altra emozione grande è stata quando finalmente sono riuscita a salire a bordo (purtroppo solo in hangar) dell’aereo che volevo essere da piccola: l’MB-339… E vorrei tanto un giorno poter essere davvero quell’aereo. Anche il primo volo, con acrobazie annesse, in aliante insieme al mitico Pietro Filippini, è stata un’esperienza indimenticabile, tanto che per non dimenticarla ne rifarò tante altre…

Aviation Report: C’è una domanda che mi pongo ogni volta che vado in volo ed è “perché lo faccio?” Secondo te perché una persona con disabilità dovrebbe volare?

Sabrina Papa: Per lo stesso motivo per il quale farebbe qualsiasi altra cosa che ama e se ama volare, probabilmente per lo stesso motivo per cui lo facciamo noi volatori.

Aviation Report: Spesso sento dire che volare è costoso e che non è alla portata di tutti: è davvero così? Una persona con disabilità che volesse volare che spese dovrebbe affrontare?

Sabrina Papa: Il volo costa tanto: Ci sono delle spese enormi tra carburante, manutenzioni, istruttori, tasse e chi più ne ha più ne metta, quindi le ore di volo hanno costi abbastanza elevati. Molto spesso poi, per chi ha una disabilità come la mia che non ti permette di raggiungere i campi volo in autonomia, hai anche la spesa del trasporto o della persona che ti accompagna. Nel mio caso ho dovuto affrontare anche le spese per la conversione di alcuni manuali per la teoria e per le mappe in rilievo, l’anticipo per il Soundflyer (che ancora non so se vedrò mai concluso), e temo che non sia ancora finita qui… Ma alcune di queste spese potranno in futuro tornare utili anche a chi volesse intraprendere il mio stesso percorso. Insomma, è la sfiga di essere i primi.  Io ho rinunciato a tutto per il volo ed è un sacrificio economico enorme.
Devo dire che gli amici dell’Aeroclub di Pescara, di cui sono socia onoraria, hanno organizzato una piccola raccolta fondi per contribuire ad una parte delle spese dei manuali. Il mio primo club di volo mi applicava un piccolo sconto sulla tariffa oraria, ma per il resto, e ne sono orgogliosa, ho sempre pagato tutto come chiunque. Certo lo sconticino o il contributo fa piacere come lo farebbe a chiunque, ma ho sempre rifiutato le gratuità, perché non danno il giusto valore al lavoro ed alla professionalità delle persone e, molto spesso l’impegno stesso non viene preso seriamente come invece dovrebbe essere. Inoltre mi metterebbero molto a disagio, come credo a chiunque. Preferisco pagare, fare i sacrifici e ricevere un trattamento all’altezza di quello che pago e che merito.

Aviation Report: I giovani sono il futuro della società, cosa ti senti di dire ai ragazzi che ci stanno leggendo? Parlo dei diversamente abili, ma anche ragazzi “normali”.

Sabrina Papa: Infatti quando ho la possibilità di farlo io mi rivolgo a tutti. Non ci sono differenze e, soprattutto, la persona con disabilità sa già il fatto suo: quello che può o non può fare. La cosa che ripeto sempre ai giovani è di battersi da leoni per realizzare i propri sogni. Di non fermarsi mai al primo “no”, perché col tempo e la perseveranza quel “no” diventa un “ni” e poi magari un “sì”. Il “no” dev’essere la scintilla del carburante che dà la spinta e non ti fa mollare.
Poi, Ogni cosa ha il tempo giusto, le persone giuste, la situazione giusta, bisogna saper aspettare sì, ma non con le mani in mano, perché le situazioni propizie vanno create. Bisogna crederci, anche se non è sempre facile. Molte volte gli altri ci hanno creduto più di me e questo è servito a darmi la forza. Non dobbiamo mai dimenticare che da soli non si è niente e non si va da nessuna parte. Non è una vergogna aver bisogno degli altri, tanto anche loro hanno bisogno di noi. Se la squadra funziona, il gioco è fatto.

Sabrina è stato un piacere parlare con te, a nome della redazione di Aviation Report per il tempo che ci hai dedicato. Pensando a questa intervista mi è capitato spesso di chiudere gli occhi e di immaginare il volo come lo vivi te… forse tutti noi dovremmo farlo più spesso, chiudere gli occhi e lasciar spazio agli altri sensi.

Intervista a cura di Emanuele “Mané” Ferretti
Immagini: Sabrina Papa

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Redazione di Aviation Report

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