Fabrizio Lazzati è il solista del Team Paramotoristi Audaci. La sua passione per il volo inizia negli anno ’70 da bambino grazie all’aeromodellismo. Diplomato perito in costruzioni aeronautiche a Udine nel 1978, si laurea in Biologia a Trieste. Nel 1993 consegue il brevetto di volo per parapendio e nel 2011 il brevetto di volo per paramotore. Nel 2013 entro nel Team Paramotoristi Audaci. Fabrizio ha all’attivo circa 1000 ore di volo in paramotore e 600 in parapendio.

Buongiorno Fabrizio e grazie per averci concesso questa intervista

AvRep: Ci parli in breve del vostro gruppo

Buongiorno e grazie a voi dell’invito. Il nostro gruppo è nato circa 15 anni fa con l’idea di promuovere questa meravigliosa disciplina che è il volo in Paramotore. Il team è composto da sette piloti e da una coordinatrice di terra. Siamo legati da profonda amicizia e, ovviamente, da una grande passione per questa forma unica di volo.
Abbiamo iniziato per gioco a realizzare coreografie, fino al fortunato incontro, nel 2007, con il Col. Pil. Alberto Moretti, già comandante delle Frecce Tricolori, con il quale è avvenuto il nostro ingresso nel variegato ed affascinante mondo degli Air Show. 
Il nostro intento è quello di sottolineare gli aspetti romantici di questa disciplina, con un programma di volo fatto di figure lente ed armoniose accompagnate da un sottofondo musicale che abbiamo scelto con cura e che è sincronizzato con lo spettacolo.
Da diversi anni, abbiamo la fortuna ed il privilegio di portare questo mezzo incredibile davanti agli occhi del grande pubblico, in importanti raduni e spettacoli dell’aria che vedono le presenza di alcune tra le più importanti pattuglie del mondo.

Team Paramotoristi AudaciAvRep: Il vostro nome “Audaci” fa venire in mente subito il sostantivo “audacia” ovvero un comportamento istintivo in cui al coraggio si unisce la noncuranza o lo sprezzo del rischio: siete davvero cosi spericolati?

Il nostro nome è quanto di più fuorviante si possa immaginare … Nacque nel 2008 quando ci trovammo immersi nella macchina organizzativa della nostra prima manifestazione dove avrebbero partecipato anche le Frecce Tricolori, nei cieli di Trieste. La città era invasa dalla gente e l’organizzazione propose di segregare il celebre “molo Audace” (dal nome del Cacciatorpediniere Audace che vi attracco nel 1918) proprio per consentire il nostro atterraggio. Una prospettiva unica davanti alla favolosa Piazza Unita d’Italia. 
Ci pensò là meteo avversa a far sì che il programma rimanesse solo un sogno, ma ci piacque così tanto il fatto che nel nostro atteggiamento non c’era proprio niente “audace” che decidemmo di mantere questo nome con un po’ di ironia e per ricordare quella grande emozione.

AvRep: Lei usa spesso una parola a me molto cara, “sicurezza”: ma davvero il paramotore è cosi sicuro?

Se ci pensiamo bene, il paramotore infondo è un parapendio e come tale è nato per planare. Se con un aereo multiassi la piantata motore rappresenta sempre una condizione di estrema criticità e pericolo, per il paramotore è un evento di solito gestibile in sicurezza, provvisto che si stia volando in aree libere da ostacoli. Per atterrare sono sufficienti pochi metri quadrati ed una superficie che può essere anche sconnessa.
La “macchina volante” intesa come unione della vela-ala con il motore ha raggiunto un ottimo livello di sicurezza in volo, grazie a nuovi profili alari autostabili e all’evoluzione dei materiali. Direi che ad oggi il paramotore sia classificabile come uno dei mezzo volanti più sicuri.
La sicurezza di qualunque mezzo aereo dipende però in gran parte dal pilota che deve sempre e lui solo considerare tutte le variabili che lo circondano: la meteo, le condizioni dell’attrezzatura, la consapevolezza delle proprie capacità, generale ma anche specifiche del giorno in cui vogliamo volare e infine un po’ di umiltà che infilata nella tasca della tuta di volo vicino al cuore aiuta sempre.

AvRep: Anni fa per descrivere il paramotore lo definii lo “scooter dell’aria”. Cos’è per Lei il paramotore?

Concordo pienamente con lo spirito della definizione, anche se non riesco proprio ad associarlo ad un mezzo spesso usato per annegare nel traffico. Il paramotore ci fa volare!
A parte le battute, è il mezzo meccanico più semplice con cui posso staccare i piedi da terra e avvicinarmi al regno e al volo degli uccelli, lo posso tenere in casa, pesa circa 30 kg, occupa poco spazio, consuma pochi litri di miscela all’ora, ha velocità che variano dai 25 ai 75 km/h, ha costi di gestione irrilevanti e mi regala ogni volta un’emozione diversa con la vista di panorami e orizzonti sconfinati. Sì proprio disponibile come uno scooter ma uno scooter che solca i cieli.

AvRep: Abbiamo parlato del paramotore e dei rischi di questo tipo di velivolo, ma cosa si prova a volare in paramotore ma soprattutto, quali emozioni si provano ad esibirsi di fronte a migliaia di spettatori che ti osservano con il naso all’insù? 

C’è un momento che ad ogni volo si ripropone come fosse la prima volta, sono quei pochi secondi in cui mi trovo a correre sul prato, la nostra pista di decollo, con la vela che comincia a portare, gonfia, tesa 5 metri sopra la testa, il motore con l’elica che spinge, le gambe che percepiscono l’alleggerirsi del corpo che pare sfuggire alla gravità, il vento sul viso e via, un passo e sei leggero in aria, pochi centimetri e poi l’orizzonte che si allarga.
Chi ama il volo, e si trova a terra a guardarci ha spesso gli occhi dei bambini, il loro stupore, e noi lo percepiamo con l’emozione di salutare ognuno di loro. (per inciso, i bambini sono il nostro pubblico preferito! Come ci accolgono loro ogni volta non ha prezzo!) Quando voliamo in manifestazione vediamo i saluti della gente, quelle mani che si agitano ricambiate dai nostri saluti, li vediamo con la visione periferica e con il cuore, soprattutto. L’emozione è così forte che vorremmo essere noi ad applaudire il pubblico, ma abbiamo le mani sui comandi…

AvRep: Volare da soli in paramotore è impegnativo, farlo di fronte a migliaia di persone deve esserlo ancora di più, mi chiedevo: ma quanto lavoro c’è dietro ogni vostra esibizione? Come vi preparate? Fate degli allenamenti?

La preparazione del nostro volo per qualsiasi manifestazione aerea che prevede un display con pubblico è meticolosa, ci sono regole di sicurezza che ci obbligano a rimanere in determinate aree durante lo spettacolo e vanno considerate per poter creare  l’effetto “spettacolo” garantendo comunque la sicurezza di tutti. Questo si ottiene sia con un lavoro a tavolino, studiando le manovre e gli effetti scenografici che, ovviamente, provando e riprovando in volo.
Ma come ho detto all’inizio siamo degli amici che amano questo sporto, non lo facciamo per professione, ognuno di noi lavora, ha la famiglia e la giornata ha sempre e solo 24 ore, per cui organizzare metodici allenamenti è un piacevole sacrificio che spesso lima ore ai nostri cari, visto che con il mese di marzo iniziamo le prove, teoriche, poi a terra e infine in volo, tanti voli, per poter seguire al meglio le istruzioni del Leader che vengono impartite via radio.

AvRep: In anni di manifestazioni aeree ne avrà viste di cotte e di crude. Qual è l’episodio più bello che le sia capitato?

Non ho dubbi nel ricordarlo, stiamo parlando della nostra partecipazione nel 2015 al 55°Anniversario delle Frecce Tricolori, un emozione che mi ha segnato con un ricordo indelebile. Dopo il nostro display e l’atterraggio in Base a Rivolto, abbiamo sfilato con i Paramotori in spalla e le vele in mano seguendo la “follow me car” di fronte ai dieci 339 della PAN, parcheggiati con cura assieme a decine di aerei a turbina da migliaia di cavalli, aerei delle più prestigliose pattuglie al mondo. E poi la sera nell’Hangar Party, la curiosità degli altri piloti, i racconti, le loro domande, le nostre domande, lo scambio dei gagliardetti, il volo, passione comune. Ci accolsero come fossimo dei loro. Mi commuovo ancora.

AvRep: Dai allora siete un po’ le Frecce Tricolori dei paramotori!

Ma no, e’ eccessivo, inarrivabile, le Frecce sono…., sono la punta di diamante del volo Nazionale…., sono le Frecce! Comunque la domanda ci onora.

AvRep: Parlando di persone, a volte i paramotori vengono mal visti perché volano bassi magari vicino alla gente: cosa si sente di dire alle persone che vedono volare un paramotore da vicino e in qualche modo si preoccupano?  

Chi non è all’interno del mondo aeronautico, raramente conosce il paramotore e tanto meno le sue caratteristiche. Potrei semplicemente affermare di non preoccuparsi più di tanto; è un mezzo molto leggero e che va piano, ma non è questo il punto. Magari hanno visto qualcuno volare in modo eccentrico sulle loro case, passando e ripassando solo per farsi notare. Nella nostra disciplina ci sono certamente regole da rispettare, orari, zone interdette al volo. Ma nella nostra come in tutte le discipline di qualunque natura, c’è anche il rispetto per chi è a terra ed il buonsenso.

AvRep: Per la sua semplicità e per la sua praticità, il paramotore annovera ogni giorno nuovi adepti: cosa si sente di dire a chi si vuole avvicinare a questo meraviglioso sport? Quali consigli si sente di dare e quali errori deve evitare chi si vuole avvicinare a questo meraviglioso sport?

La semplicità del mezzo può indurre a cercare di volare il prima possibile, acquistando subito l’attrezzattura e facendosi dare qualche dritta per decollare da un amico. E’ un mezzo molto coinvolgente e quando si è deciso di entrare nel suo mondo lo si vuole fare subito. E’ un errore comprensibile e purtroppo molto comunque ma che si può pagare molto caro. L’aria non è il nostro ambiente naturale e anche dopo anni ne conosciamo appena una piccola parte delle insidie.
Per questo è fondamentale attingere a piene mani da chi, per mestiere, ci può portare ad una consapevolezza sufficiente per affrontare il volo in sicurezza. Per questo consigliamo sempre di  mettersi in contatto fin da subito con una scuola certificata e seguire un corso per conseguire l’attestato di idoneità al volo da diporto o Sportivo con apparecchi provvisti di motore, specialità Paramotore/Paracarrello. Nel corso si parla di volo! Si vola! Non ci si annoia di certo.
Una volta preso il “brevetto” però, si saranno fatti solo pochi metri sulla strada per diventare piloti consapevoli. La strada non finirà mai come pure l’esperienza da acquisire, il più grande errore è quello di sentirsi arrivati. L’aria è vita per chiunque voli e andrà sempre studiata, annusata, guardata nelle foglie, nell’erba, nelle nuvole e sempre con umiltà, tantissima umiltà.

AvRep: A causa del Covid-19 molte manifestazioni aeree sono state annullate lo sappiamo, quand’è che potremmo vedervi esibire di nuovo?

Temo che per quest’anno non ci saranno manifestazioni aeree che prevedano una massiva presenza di pubblico e piloti. Anche il 60° anniversario della Pattuglia Acrobatica Nazionale di Settembre a cui eravamo stati invitati è stato rimandato al 2021. Questa stagione la dedicheremo ai voli di piacere e agli allenamenti, che svolgeremo in Friuli Venezia Giulia dove abbiamo la sede. Se ci vedrete volare salutateci, per noi sarà come avervi in manifestazione.

E’ stato un piacere parlare con Lei e a nome della redazione di Aviation Report grazie per il tempo che ci ha dedicato.

Testo: Emanuele Ferretti
Immagini: Team Paramotoristi Audaci

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A proposito dell'autore

Emanuele Ferretti, per gli amici Manè, è da sempre un grande appassionato di volo. Oltre ad avere all'attivo diverse centinaia di ore di volo in parapendio ed in paramotore, Mané lavora in una azienda aeronautica in provincia di Ascoli Piceno. La passione per la fotografia e per la natura lo ha portato a scoprire il mondo con i mezzi più disparati: dalla canoa, alla moto, al paramotore.

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