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Intervista a Cecilia Gasdia, Sovrintendente e Direttore artistico Fondazione Arena di Verona cantante lirica e pilota con brevetto VFR

Cecilia Gasdia (via Fondazione Arena di Verona)

Continua il ciclo di interviste di aviation-report.com. Abbiamo volato ad occhi chiusi grazie alla simpaticissima Sabrina Papa, abbiamo volato con un occhio rivolto al futuro grazie a Fabio Lenci, stavolta ho voglia di qualcosa di diverso, stavolta ho voglia di volare cantando. Volo e musica, il mix perfetto, come la panna sul gelato o il vino rosso con la carne, ma, affinché il mix sia perfetto, serve una cantante speciale, una che la musica ce l’abbia dentro, che non sia stonata come me e che, soprattutto, ami volare!

Diamo quindi il benvenuto Cecilia Gasdia, Sovrintendente e direttrice artistica della Fondazione Arena di Verona, Cecilia è anche una grande appassionata di volo nonché pilota con brevetto VFR, andiamo a conoscerla meglio.

Aviation Report / Emanuele Ferretti: Cecilia, è un onore averti qui con noi, ti va di raccontarci la tua storia? Da dove nasce il tuo amore per la lirica?

Cecilia Gasdia: Grazie, è un onore anche per me. La mia storia è sempre stata intrecciata alla musica, sin da bambina: vedevo Sanremo, cantavo in famiglia; a cinque anni ho iniziato a studiare pianoforte e non ho più smesso, diplomandomi al Conservatorio di Verona e rientrandovi per proseguire con il canto. Mentre studiavo al liceo, come molti giovani veronesi, ho partecipato come figurante al Festival dell’Arena per due stagioni, quindi vi sono tornata come membro del coro: l’Arena esercita un fascino potente, difficile da spiegare, su chiunque assista o prenda parte ad uno spettacolo. Per certe produzioni degli anni ’70 poi le comparse erano diverse centinaia… impossibile non volerci tornare. Continuando a studiare, è arrivata la vittoria al Concorso Callas indetto dalla Rai nel 1980, e da lì poi tutto il resto. 

Cosa si prova ad esibirsi di fronte a migliaia di persone?

Prima di andare in scena ci si sente addosso tutta la responsabilità, verso la Musica, verso il pubblico, anche verso sé stessi: tanta da far tremare le gambe, quasi la paura di essere travolti da quell’onda enorme che sono gli spettatori. Ti viene da dire: “Ma chi me l’ha fatto fare?”. Poi si va in scena e lì avviene proprio quella magia che cercavo di descrivere, possibile solo con lo spettacolo dal vivo e il pubblico in presenza: tra palcoscenico e platea c’è quasi un’osmosi, un respirare assieme le stesse emozioni, e tutti lo sentono, sia le persone che assistono sia l’artista, anche a decine di metri di distanza. Lì avviene qualcosa di metafisico, il cui risultato è maggiore della somma delle parti.

Cecilia, ora non canti più in pubblico, ma sei sovrintendente e direttrice artistica della Fondazione Arena di Verona: quanto è impegnativo il tuo lavoro?

È molto, molto impegnativo, è giusto che sia così, e ne sono onorata. Qui bisogna combinare l’aspetto artistico, la programmazione, la scelta dei titoli e degli artisti giusti, con l’amministrazione: la gestione di una macchina complessa, i cui risultati uniscano i bisogni delle centinaia di lavoratori con quelli del pubblico, puntando sempre al meglio per tutti ma essendo preparati al peggio, per rispondere con tempestività ad un panorama che mai come nell’ultimo anno è diventato difficile e imprevedibile. Tuttavia non mi piace lamentarmi: preferisco rimboccarmi le maniche e fare il possibile. E poi, con la passione, l’impegno non pesa.

Parlaci della tua passione per il volo, da dove viene?

Direi che è qualcosa di innato, come la Musica. Ero abbastanza vicina a diversi aeroporti: oltre al Catullo, c’è quello di Boscomantico, più piccolo, dove è frequente vedere anche gli allievi piloti, elicotteri e paracadutisti. Sin da bambina mi ritrovavo spesso col naso per aria, imbambolata e desiderosa di imitarli.  

 Sappiamo che volevi entrare in aeronautica ma

Appunto nel 1979, dopo la maturità, sono andata da mio padre, ufficiale formatosi all’Accademia modenese, e gli ho detto tutta orgogliosa che volevo diventare un’aviatrice dell’Esercito. Lui ne era fiero ma ha smorzato subito il mio entusiasmo con sano realismo: all’epoca alle donne semplicemente non era consentito. Ora le cose sono cambiate.

 Ci sono persone che di fronte a delle difficoltà si arrendono, tu no, tu hai continuato a lottare e sei diventata lo stesso pilota: cosa hai provato in quel momento?

Ho preso naturalmente la strada della Musica, come era giusto. Ho proseguito la mia carriera e sono diventata mamma. Al volo ho sempre pensato e ho preso il brevetto VFR appena ho potuto, a quarant’anni. Anche allora non mi sono crogiolata nella gioia, per quanto grande, ma volevo condividerla con le persone a cui voglio bene: ho fatto subito un giro con mia nipote (una bambina all’epoca) e un altro con mia madre.

Cecilia Gasdia

Con che aereo voli?

So pilotare diversi aerei, prevalentemente Cessna 150, 175, con o senza elica a passo variabile, TB9, TB20.

Quando volo con il paramotore canto a squarciagola, anche tu lo fai?

…solo se c’è un collega o, meglio, se pilota qualcun altro!

Cecilia, cosa provi quando sei lassù, tra nuvole e sogni?

Lassù è un’altra dimensione: se si eccettua il rumore del motore, cui ci abitua facilmente, si può avvertire un silenzio, una calma irreale, il mondo che conosci così lontano… così viene la voglia di non scendere più. 

Raccontaci l’episodio più bello che ti è successo in volo

Ne avrei un paio: il primo è legato al mio primo volo da sola. L’istruttore, a sorpresa, all’undicesima ora di corso mi chiese di tornare al parcheggio, scese e mi disse: “Ora vai da sola”. Dovevo solo ripetere le cose fatte molte volte con lui ma al momento fu uno shock: da sola davanti alle bussole e ai comandi… Tutto sommato, me la cavai. Ma ancora più bello fu un episodio avvenuto a Trento: a bordo avevo l’istruttore e due ospiti, feci un touch and go; dalla torre di controllo mi dissero: “Complimenti signorina!”

 Cosa ti dicono i tuoi figli quando vai a volare?

Subito dicono: “Non lo fare!”. Poi però si fidano e spesso, se possono, vengono con me.

 Cecilia, tu come me ami Lucio Dalla. Tempo fa, prendendo spunto dalla canzone Se io fossi un angelo scrissi un pezzo immaginando di essere un angelo, ora lo chiedo a te: se tu fossi un angelo, cosa faresti?

Lucio era un grande uomo e un grande musicista. Se fossi un angelo… risponderei rimanendo in tema “volo”: se fossi un angelo, resterei sempre in aria, senza scendere mai.

Cecilia, è stato un onore e un piacere parlare con te, a nome della redazione e dei lettori di Aviation-Report grazie per il tempo che ci hai dedicato.

Grazie a te e a tutti i lettori: vi aspetto all’Arena di Verona.

Intervista a cura di Emanuele “Mané” Ferretti
Immagini: via Fondazione Arena di Verona

Redazione di Aviation Report: Dalla redazione di Aviation Report // From editorial staff

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