Ieri 22 Febbraio 2019, il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Valter Girardelli, accompagnato dall’ingegnere Angelo Fusco, direttore divisione navi militari di Fincantieri, ha fatto visita allo stabilimento di Castellammare di Stabia, dove è in costruzione nave Trieste (L-9890), la nuova unità anfibia multi-ruolo della Marina Militare.

L’attività, che ha visto la partecipazione anche di altri rappresentanti di Fincantieri e del Comandante logistico della Marina Militare ammiraglio di Squadra Edoardo Serra, cade proprio nel giorno dell’88° anniversario dal varo di Nave Scuola Amerigo Vespucci, che proprio all’interno dello storico cantiere di Castellammare di Stabia, nel lontano 1931, ha toccato per la prima volta il mare.

Quella di ieri è quindi una data dagli alti contenuti affettivi per la Forza Armata, nel segno della continuità storica e dell’indissolubile legame esistente tra la Marina Militare, la Città di Castellammare di Stabia e lo storico stabilimento, fondato già nel 1783 per le grandi costruzioni navali della Real Marina del Regno delle Due Sicilie. Oltre al “veliero più bello del mondo” in questo storico cantiere sono state varate oltre 200 navi militari tra cui il vecchio cacciatorpediniere Caio Duilio, l’incrociatore Vittorio Veneto e nave Ardito.

Tradizione ed innovazione continuano ad essere ancora oggi i pilastri fondanti della Marina Militare. Il cantiere stabiese è il simbolo di questo legame nel segno di una marittimità che si rinnova, garanzia di un made in Italy che porta nei mari del mondo le eccellenze italiane e che trova nuovo slancio con le moderne unità della Marina Militare come il Trieste, gioiello di tecnologia ed elettronica.

La costruzione della nuova Landing Helicopter Dock (LHD) rientra nel programma di rinnovamento della flotta che ha lo scopo di sostituire le varie unità navali ormai al termine della loro vita operativa che, per ragioni di naturale invecchiamento, devono essere avviate alla dismissione. Nave Trieste, che sarà varata nei prossimi mesi dallo scalo in maniera tradizionale, è stata progettata per essere uno strumento flessibile, modulare, affidabile, a basso impatto ambientale, facilmente riconfigurabile, secondo il concetto “one fits all”, ovvero la capacità per una stessa classe di unità di portare a termine delle missioni che tradizionalmente spettavano a differenti tipologie di piattaforme.

Consentirà quindi di proiettare e sostenere – in aree di crisi – la forza da sbarco e la capacità nazionale di proiezione dal mare, assicurerà il trasporto strategico di un numero elevato di mezzi, personale e materiali, ma potrà anche concorrere a compiti di “Protezione Civile” per il soccorso a popolazioni sinistrate, potendo assicurare anche funzioni di comando e controllo per attività emergenziali di natura non militare di varie tipologie.

Questa unità navale si caratterizza quindi per essere in grado di soddisfare un ampio spettro di missioni Dual-Use dal supporto alle operazioni militari, nazionali e internazionali fino al supporto della collettività in operazioni di calamità naturali, operazioni di evacuazione e assistenza sanitaria. Per quanto riguarda l’impiego militare questo prevede il trasporto e sbarco di truppe, veicoli militari e attrezzature tramite l’utilizzo di sistemi e mezzi terrestri e/o aeronavali imbarcati quali mezzi da sbarco tipo LCM, mezzi veloci trasporta truppe e RIHB.

Nave Trieste è dotata di un ponte di volo continuo ed un’isola laterale con due sovrastrutture, la prima a prua per la navigazione mentre la seconda a poppa per la gestione delle operazioni di volo, come le nuove portaerei della Royal Navy classe Queen Elizabeth, con due elevatori che lo collegano al sottostante hangar e al bacino allagabile di poppa con annesso ponte garage con le rampe d’accesso laterale e poppiera destinate ai mezzi terrestri e navali. Il ponte di volo lungo 230 metri e largo 36 metri ha nove spot per il decollo e l’atterraggio degli elicotteri in servizio con la Marina Militare, EH-101 e SH-90, oltre a velivoli ad ala fissa STOVL e convertiplani come i V-22 Osprey.

Photo credits: UPICOM Marina Militare

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