Iniochos in Greco significa colui che conduce l’Auriga, ed è la più importante esercitazione per la Polemiki Aeroporia (aeronautica militare Greca). L’esercitazione si è svolta per la prima volta nel 1988. Al suo esordio l’esercitazione Iniochos era una prova su piccola scala che riguardava solo l’Aviazione Ellenica, ed all’epoca gli aerei erano basati a Larissa, sede del 110 Combat Wing, e negli anni seguenti, ogni aereo operava dalla propria base.

Nel 2005 Iniochos venne trasformata in un esercitazione su media scala, comprendendo le tre forze armate greche, ovvero Aviazione, Esercito e Marina. Nel 2013 divenne un’esercitazione su larga scala, invitando anche forze aeree di altri paesi, e scegliendo come base principale per le operazioni, Andravida, sede del 117 Combat Wing.

Dal 2015 Iniochos vede la partecipazione stabile dell’USAF e del’Aviazione Israeliana, ed ovviamente il risultato dell’esercitazione fu proficuo per entrambe le forze aeree, vista la loro rinnovata partecipazione all’edizione 2018.

L’edizione 2018, che si è svolata dal 12 al 23 Marzo, oltre all’impegno di tutti i reparti della Polemiki Aeroporia, ha visto il rischieramento di 12 F 15E del 492TFS di Lakenhealth, 6 Tornado IDS Ret-7 del 6 Stormo dell’Aeronautica Militare, 6 Mirage 2000-9 del 71 Squadron degli Emirati Arabi, 6 EF-2000 FGR4 del 3 Squadron della RAF, 4 F 16C Block 30 del 117 Squadron “First Jet” Israeliani e AW-139 Ciprioti.

Come nelle precedenti edizioni, la base scelta per le operazioni è stata Andravida, nel Peloponneso, sede del 117 Combat Wing, composto dal 338Mira, dotato di F 4 E AUP (Avionics Upgrade Program) Phantom II, grazie all’enorme perimetro occupato dalla base che consente di ospitare diversi aerei ed alla sua posizione ottimale per svolgere le esercitazioni, lontana dalla Turchia che avrebbe potuto creare interferenze elettroniche durante l’esercitazione scongiurando anche il rischio di innescare procedure di “scramble” per i caccia turchi.

76 aerei coinvolti per più di 1.000 missioni, dalle 2 alle 3 sortite giornaliere, diurne e notturne, unità navali, tra cui 4 fregate, carri armati e mezzi blindati, elicotteri, 200 equipaggi, più di 1.000 tra personale di manutenzione e supporto, tutto volto a testare le capacità di effettuare operazioni aeree composite e complesse su larga scala, COMAO (COMposite Air Operation).

Lo scopo dell’esercitazione era quello di fornire agli equipaggi un addestramento avanzato e realistico in uno scenario tattico attuale.

In Grecia gli equipaggi ospiti sfruttano a pieno la possibilità di operare in un teatro privo delle restrizioni ai voli militari tipiche di altri paesi dell’Europa centrale e occidentale, dove l’aumento del traffico aereo comporta riduzioni nelle possibilità di effettuare combattimenti aerei e missioni composte da pacchetti di quattro o più aerei, con riduzione della qualità dell’addestramento degli equipaggi. Inoltre, le condizioni meteorologiche della Grecia sono più favorevoli rispetto a quelle dell’Europa centro-settentrionale, soprattutto dovendo volare sopra il mare a bassa quota.

I piloti hanno evidenziato che la costa occidentale della Grecia si adatta bene ad un addestramento realistico. C’è una buona visibilità dal terreno fino a 70.000 piedi, oltre alla possibilità di effettuare rifornimenti in volo sopra una vasta area disabitata ed inoltre sono presenti numerosi basi aeree da poter utilizzare in caso di atterraggi d’emergenza.

Tuttavia forse l’aspetto più importante per le forze aeree che hanno preso parte all’esercitazione è rappresentato dal fatto che la Polemiki Aeroporia rappresenta un formidabile avversario con cui confrontarsi, grazie alla estrema professionalità del personale, oltre alla disponibilità degli istruttori della Fighter Weapon School Greca nel programmare e pianificare le operazioni su larga scala.

Negli scenari di combattimento durante l’esercitazione Iniochos, i pacchetti da attacco hanno affrontato tutti i sistemi di difesa aerea disponibili, sia di terra che di mare, forniti da tutti e tre gli Stati Maggiori delle forze armate Elleniche. Inoltre, i caccia hanno cooperato con i reparti di volo dell’Esercito Greco, che ha messo a disposizione gli AH 64DHA Apaches, come con gli SH 70 Seahawks della Marina Greca e con i reparti speciali.

Assieme, i reparti in campo, sono stati in grado di ingaggiare ogni tipo di bersaglio, da carri armati e basi aeree a fregate a mezzi anfibi d’assalto. In comune con altre esercitazioni come la Red Flag, i Comandanti della missione e quelli dei distaccamenti hanno effettuato le prime sortite, alleviando alcune delle ansietà tra gli equipaggi più giovani e meno esperti.

Sono state svolte le seguenti missioni:

  • Counter Air Operations
  • Fighter Sweep
  • Anti-Surface Force Air Operations.
  • Combat Search And Rescue (CSAR).
  • Interdiction of Air Defenses
  • Air strikes against high value targets
  • Close Air Support
  • Combat Air Patrol

Le missioni pianificate dalla Fighter Weapon School hanno previsto una forza “rossa”, che doveva svolgere il ruolo di “aggressor” nei confronti della forza “blu”, rappresentata dalla task force alleata rischierata in Andravida.

La componente “rossa” ha potuto inoltre contare su un significativo numero di sistemi di difesa aerea terrestri, oltre alle capacità antiaeree degli assetti navali. Inoltre gli equipaggi hanno dovuto confrontarsi anche contro i sistemi missilistici di fabbricazione Russa S 300 basati sull’isola di Creta.

Il valore di questa esercitazione consiste nell’abbattimento delle barriere comunicative e della distanza tra le diverse forze aeree permettendoci di creare una unica forza da combattimento estremamente complessa ed efficace – ci spiega il Lt.Col. Yiannis Angelisgli scenari operativi erano particolarmente stimolanti, dando la possibilità ai nostri equipaggi di addestrarsi in un ambiente con “minaccie” realistiche, effettuando sia missioni aria-aria che aria-terra.

Gli equipaggi d’attacco decollavano da Andravida e volavano sopra le isole del Mar Ionio verso Nord-Ovest, e poi si preparavano per colpire i bersagli assegnati.

Il terreno accidentato ed irregolare del territorio Greco si è dimostrato un valido alleato per le forze d’attacco, e i piloti americani come quelli israeliani, italiani e degli Emirati, hanno dichiarato che quest’area è stata la più emozionante, per effettuare voli a bassa quota, in cui abbiano mai operato.

Successivamente, sono stati simulati scenari operativi più complessi nel Mar Egeo; qui, le condizioni geografiche con centinaia di piccole isole e unità navali disseminate hanno fornito una nuova sfida per gli equipaggi.

I pianificatori delle esercitazioni, ovvero gli istruttori della Fighter Weapon School, hanno creato le condizioni per le quali i Comandanti delle operazioni si sono trovati a dover cambiare le pianificazioni delle missioni in base agli improvvisi cambiamenti degli scenari operativi. Una chiave di tutto questo era data dalla guerra elettronica, su cui gli organizzatori hanno riposto gran parte dei loro sforzi.

Cosi, venendo utilizzato ogni disturbo disponibile delle trasmissioni radiofoniche e di contromisure elettroniche, i piloti sono stati frequentemente ingaggiati da false informazioni (spoofing) cosi come sono stati vittime di interruzioni delle comunicazioni tra di loro e con la torre di controllo. Il risultato è stato un sostanziale aumento del carico di lavoro e dell’impegno per i piloti.

I Comandanti delle COMAO stabilivano i singoli dettagli di ogni missione il giorno precedente al suo svolgimento, e godevano di piena libertà nell’assegnare i ruoli tra i vari equipaggi di volo, come nella scelta del tipo di velivolo da utilizzare e dell’armamento da caricare. Se gli aerei o gli armamenti non erano disponibili, dovevano improvvisare e conseguentemente modificare i piani. Durante l’esercitazione gli equipaggi delle cinque nazioni hanno scambiato le loro esperienze ed idee, incrementando la capacità di cooperare assieme in uno scenario tattico realistico.

Lo scenario tipico era quello in cui la forza “blu” avrebbe lanciato una controffensiva con lo scopo di colpire i bersagli in territorio nemico e le unità navali avversarie. In questo contesto, tutte le tipiche missioni aria-terra sono state effettuate, dalla ricognizione, all’interdizione come alla soppressione delle difese aeree.

Ogni giorno è stata svolta una missione differente, iniziando dalle missioni SEAD (Sopression of  Enenmy Air Defence), per proseguire con la distruzione delle strutture logistiche, come depositi di armi, ponti, basi aeree, aree industriali, veicoli, mezzi navali ed anfibi, per concludere con la supremazia nello spazio aereo avversario e l’annientamento delle forze nemiche.

In una tipica missione, il pacchetto d’attacco comprendeva tutti i tipi di caccia in servizio con la Polemiki Aeroporia, cosi come gli F 15E americani, F 16 israeliani, Tornado italiani, EF-2000 inglesi e i Mirage 2000 degli Emirati.

Gli aerei hanno simulato lo sgancio di ogni tipo di armamento, incluse le bombe laser guidate GBU 12 e GBU 24 e JDAM (Joint Direct Attack Munitions).

Gli F 16 del 341 Mira, specializzati nel ruolo SEAD, hanno fornito la protezione, supportati dai caccia da superiorità aerea, incaricati di sgombrare un percorso attraverso la potenziale minaccia aerea. Seguiva la formazione principale, composta dai Mirage 2000 del 331 Mira equipaggiati con i missili antinave AM 39 Exocet, dagli F 16 Block 52+ del 335Mira e 336 Mira con gli AGM 154C, GBU 31 e JDAM, gli F 4 E AUP Phantom II del 338 Mira con le GBU 16 e GBU 24 e con gli AGM 65 Maverick. Inoltre alcuni aerei erano armati anche con gli AIM 120 Amraam per autodifesa.

All’interno dei pacchetti COMAO vi erano gli F 16C del 335 Mira equipaggiati con il Pod DB 110 da ricognizione per la valutazione dei danni inflitti. Di norma questi aerei effettuano delle orbite in aree predefinite , dette “loose time” con lo scopo di dare agli aerei da attacco il tempo di colpire i loro bersagli e poi di allontanarsi. Quando necessario, gli aerei da superiorità aerea hanno messo al sicuro lo spazio aereo attorno agli  F 16.

Per il Comandante del distaccamento USAF, l’esercitazione rappresenta la continuazione della lunga cooperazione tra le forze aeree di Grecia, Israele e Stati Uniti, e quest’anno con la partecipazione dell’Aeronautica Militare, della Royal Air  Force e degli Emirati Arabi, le varie forze aeree sono state maggiormente preparate ad affrontare potenziali nemici molto equipaggiati, cosi come a collaborare nella guerra contro il terrorismo. “La sconfitta definitiva dell’ISIS è un obbiettivo comune perché è una minaccia comune. Assieme come una coalizione abbiamo maggiori possibilità di sconfiggerlo, e dobbiamo rimanere combat-ready ed esercitarci a combatterlo simulando scenari realistici, in quanto fornire condizioni di sicurezza è un punto fondamentale per la prosperità di ogni paese civilizzato.

Il Comandante del distaccamento Italiano ha evidenziato che “La Grecia offre eccezionali condizioni geografiche in cui esercitarsi, e al contempo le Forze Armate Elleniche rappresentano un validissimo ed impegnativo avversario contro cui mettersi alla prova, che ha reso i nostri equipaggi entusiasti di partecipare all’Iniochos 2018”.

Il risultato delle varie battaglie è stato di dimostrare che la guerra aerea è una situazione dinamica in cui i parametri cambiano costantemente, con un’influenza immediata nel prendere decisioni e nell’agire del pilota.

Anche gli equipaggi israeliani sono stati soddisfatti dell’esito dell’esercitazione e hanno dichiarato di voler continuare a partecipare alle prossime edizioni, e lo stesso vale per l’USAF, e non sarebbe una sorpresa vederla con uno schieramento ancor più consistente l’anno prossimo.

L’obiettivo di sviluppare l’interoperabilità e la standardizzazione degli equipaggi, estendere l’eredità di esperienze degli equipaggio più esperti con quelli più giovani, e preparare gli equipaggi a combattere contro le minacce moderne, è stato pienamente raggiunto, e ormai l’esercitazione Iniochos non può che considerarsi l’evento addestrativo su più vasta scala che si tenga in Europa.

Testo e photo credits: Andrea Avian

1 risposta

  1. Au

    Mi fa ridere il fatto che hanno messo le due bandiere, quella degli emirati e quella israeliana, ben lontane

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