In un contesto geopolitico sempre più teso, segnato dalla persistente minaccia russa la Germania sta accelerando i suoi piani di modernizzazione militare. Secondo documenti riservati sottoposti al Comitato Bilancio del Bundestag, il Ministero della Difesa di Berlino avrebbe richiesto l’acquisto di 15 ulteriori F-35A per la Luftwaffe, i cacciabombardieri stealth di quinta generazione prodotti da Lockheed Martin.
Questa mossa porterebbe il totale della flotta tedesca a 50 esemplari, un incremento significativo rispetto ai 35 già contratti nel dicembre 2023 per un valore di 8,4 miliardi di dollari. Il costo stimato per questa tranche aggiuntiva si aggira sui 2,5 miliardi di euro, una cifra che riflette non solo l’avanzata tecnologia del velivolo, ma anche l’urgenza di rinnovare la flotta della Luftwaffe in linea con gli impegni NATO.
La notizia, emersa il 21 ottobre 2025 attraverso un’inchiesta di Der Spiegel e confermata da fonti parlamentari a Reuters, arriva in un momento critico per la difesa europea. Il ministro Boris Pistorius, artefice della “Zeitenwende” – la svolta epocale nelle politiche di sicurezza tedesca post-invasione ucraina – vede negli F-35A un pilastro essenziale per mantenere la superiorità aerea e il ruolo di deterrenza nucleare.
“Il rinnovamento della flotta aerea è strategicamente vitale ed essenziale“, affermano fonti anonime del settore sicurezza citate da Der Spiegel, sottolineando come questi jet siano indispensabili per soddisfare i nuovi requisiti NATO, con l’Air Dominance al centro del concetto di difesa rafforzato contro Mosca.
Le ragioni strategiche dietro la richiesta di ulteriori F-35A per la Luftwaffe
La decisione di ampliare la flotta F-35A per la Luftwaffe non è un capriccio budgetario, ma una risposta diretta alle evoluzioni del panorama securitario europeo. La Russia, con le sue incursioni di droni nello spazio aereo polacco a inizio settembre 2025, ha accelerato l’attivazione dell’Operazione Eastern Sentry da parte della NATO, un’operazione di sorveglianza e deterrenza sul fianco orientale. La Germania ha risposto inviando i Typhoon a Malbork, in Polonia, e rafforzando la presenza a Constanta, in Romania.
In questo quadro, gli F-35A emergono come l’arma ideale per colmare il vuoto lasciato dai Tornado IDS, i velivoli ad ala a geometria variabile in servizio dagli anni ’80, programmati per il ritiro graduale tra il 2025 e il 2030. Attualmente, la Luftwaffe conta su 64 Tornado IDS – l’unica variante certificata per il trasporto della bomba nucleare B61-12 nel quadro del Nuclear Sharing NATO – e 21 Tornado ECR per ricognizione elettronica.
Questi aerei, pur aggiornati con il Tornado Life Improvement Program, soffrono di costi manutentivi esorbitanti e obsolescenza tecnologica. Gli F-35A, al contrario, sono “dual-capable”. Certificati per missioni nucleari, integrano capacità di sensor fusion, radar AESA APG-81 e capacità stealth che riducono la segnatura radar a livelli minimi, permettendo penetrazioni in ambienti contestati senza essere rilevati. Con una velocità massima di Mach 1.6, un raggio d’azione di oltre 1.200 km e vani interni per armi come l’AGM-158 JASSM-ER, questi jet non solo sostituiscono i Tornado, ma elevano le capacità della Luftwaffe in attacchi di precisione e guerra elettronica.
Come riportato da alcuni media tedeschi, questa richiesta è collocata all’interno di una “shopping list” difensiva da 438 miliardi di dollari, che include anche droni per 10 miliardi di euro e missili a lungo raggio. Proprio sui missili, il 4 giugno 2025, il Bundestag aveva approvato l’integrazione dei Joint Strike Missile (JSM) norvegesi sugli F-35A tedeschi, con un contratto da 645 milioni di dollari gestito in cooperazione con Oslo. Questi missili stealth, con raggio oltre 500 km, ripristineranno la capacità antinave persa con i Kormoran dei Tornado, e la loro integrazione – prevista entro la prima metà del 2026 – avverrà in parte presso la FACO di Cameri, in Italia, accelerando le consegne.
Tuttavia, non mancano le ombre. A luglio 2025, lo stesso Ministero della Difesa aveva smentito piani per ulteriori F-35, citando vincoli NATO sugli armamenti. Il cambio di rotta riflette l’espansione del budget difensivo post-Zeitenwende, ma solleva interrogativi su dipendenze esterne. Gli F-35 richiedono catene di fornitura USA per aggiornamenti software e parti, alimentando dibattiti su un presunto “kill switch” – smentito come mito, ma legato a controlli sui mission data.
Impatti operativi e infrastrutturali per la base di Büchel
Le prime consegne dei 35 F-35A originari sono attese tra il 2026 e il 2027, con i velivoli basati presso il Jagdgeschwader 31 a Büchel dove sono stoccate le B61 americane. Qui, i Tornado della 31° Squadriglia hanno garantito per decenni la proiezione nucleare NATO. L’arrivo degli F-35A richiederà adattamenti massicci. I costi per le infrastrutture sono balzati da 700 milioni a 2 miliardi di euro, dovuti a complessi lavori, assunzioni di personale qualificato e rincari dei materiali, come rivelato da Der Spiegel.
Operativamente, questa espansione rafforzerà la partecipazione tedesca a esercitazioni come la Steadfast Noon, l’annuale addestramento nucleare NATO appena concluso nei Paesi Bassi, Regno Unito, Belgio e Danimarca, con i Tornado tedeschi che hanno partecipato al fianco di jet finlandesi, polacchi e USA. I nuovi F-35A, con la loro suite avionica AN/APG-81 e il sistema EOTS per targeting laser, permetteranno alla Luftwaffe di integrarsi perfettamente nel network NATO, condividendo dati in tempo reale via Link 16 e MADL.
Parallelamente, la Germania ha ordinato il 15 ottobre 2025 venti Eurofighter Tranche 5, per un totale di oltre 160 Typhoon, e sta negoziando un contratto da 1,2 miliardi di euro per la variante EK da guerra elettronica, destinata a sostituire i Tornado ECR. Questa combinazione di F-35A e Typhoon creerà una flotta bilanciata, con investimenti in droni per 10 miliardi di euro a completare il quadro multidominio. In Europa nei prossimi anni vedremo almeno Germania, Italia e Regno Unito allineate sulla stessa tipologia di flotta da combattimento.
Tensioni con la Francia e il futuro del FCAS
L’acquisto aggiuntivo di F-35A per la Luftwaffe rischia di acuire le frizioni con Parigi, già tese sul Future Combat Air System (FCAS), il programma di sesta generazione franco-tedesco-spagnolo. Dassault Aviation pretende l’80% del workshare, contro il 50% equo voluto da Airbus e Indra, ritardando il progetto e spingendo Berlino verso soluzioni intermedie come gli F-35.
Critici a Bruxelles lamentano una “erosione della sovranità europea“, con miliardi deviati verso Washington invece che verso innovazione locale. Eppure, per Pistorius, gli F-35 sono una “copertura” pragmatica. Consegne rapide e interoperabilità provata, mentre l’FCAS slitta al 2040.
Come molti si chiedono, questa scelta minerà ulteriormente il programma FCAS? Al momento, no. La Germania esplora collaborazioni con GCAP (Regno Unito-Italia-Giappone) e la Svezia per un velivolo autonomo, mantenendo l’impegno europeo ma priorizzando capacità immediate. E sui costi? 2,5 miliardi per 15 jet paiono elevati, ma includono addestramento piloti negli USA e simulatori, con un costo unitario di circa 167 milioni di euro – competitivo rispetto ai 100 milioni di un Typhoon, grazie alle economie di scala del programma globale degli F-35.
In sintesi, questa espansione non è solo un ordine di aerei. E’ un ulteriore un segnale di risveglio militare tedesco, con la Luftwaffe pronta a guidare la deterrenza NATO. Per gli esperti, resta da vedere se i primi F-35A – forse assemblati a Cameri – voleranno su Büchel entro il 2027.


