Prova il nostro nuovo servizio gratuito AvRep WhatsApp! Salva nella tua rubrica il nostro numero di telefono +39 342 049 1665 e inviaci un messaggio WhatsApp con scritto "ok aviation". Ti invieremo un articolo a settimana tra quelli più letti e a fine mese la newsletter con tutti gli articoli più letti. Nulla di più! Per annullare l'iscrizione sarà sufficiente cancellare il nostro numero dalla tua rubrica. Iscrivendoti accetti la privacy del sito web
Interviste

Fabio Lenci è uno dei decani del design italiano un professionista che non vive il presente ma il futuro, lo abbiamo intervistato

Scrivendo per Aviation Report mi è capitato di parlare con eminenti personalità del mondo del volo, persone che hanno reso l’aviazione quel concentrato di ingegneria e passione che è oggi, persone che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’aviazione. La persona che sto per presentarvi è una persona che ha trasformato dei semplici linee in qualcosa di diverso, di unico, di artistico, di elegante.

Con noi abbiamo il grande Fabio Lenci! Classe 1935 Fabio è uno dei decani del design italiano, “un professionista che non vive il presente ma il futuro, che pensa a prodotti che ancora non esistono“. Ed è di futuro che voglio parlare con lui, di futuro e di volo.

Buongiorno Fabio e grazie per averci concesso questa intervista.

Aviation Report: Innanzitutto parlami di te.

Fabio Lenci: Questa è una domanda che mi mette sempre un po’ in imbarazzo in quanto ci si aspetta una storia interessante per avere un minimo di attenzione e di curiosità verso di sè. Per alcune risposte vere sulla mia vita sono creduto come un fanatico bugiardo e perciò evito di raccontarmi ma adesso, sollecitato, rispondo.
Da ultra ottantacinquenne di vita vissuta, sempre attivo nel fare qualcosa di stimolante, ho maturato esperienze sia nel mio lavoro professionale di designer che nella vita sportiva ma principalmente ho cercato un vivere con la natura e confrontarmi con essa con le mie capacità e con i mezzi da me creati. La creatività che è stata un interesse costante e fondamentale della mia vita, la devo a mio padre, non tanto per vie genetiche ma per l’educazione che mi ha dato.
Industriale del legno e costruttore edile, non mi ha mai fatto un regalo né comprato una bicicletta per andare a scuola distante diversi chilometri dalla nostra casa isolata da ogni mezzo pubblico alla scuola. A questa mia richiesta mi rispondeva che dovevo lavorare in qualche suo cantiere per comprarmi un mezzo qualsiasi o un giocattolo. Pensavo che non mi volesse bene invece mi ha dato una grande lezione di vita e anche molta manualità e insegnamento tecnico nel lavorare nelle sue officine. Con questa preparazione mi è stato facile diplomarmi perito tecnico industriale.
Ma proprio per questa occasione, a 17 anni, mi ha finalmente regalato un corso di pilotaggio all’aeroporto dell’Urbe a Roma, un regalo magnifico unito alla diponibilità in un suo laboratorio e con un suo dipendente di costruirmi una barchetta a catamarano motorizzata con un motore di una sua vecchia auto. Con questa preparazione e con soldi ricavati dalla progettazione di cose e case per i suoi cantieri, ho fatto prima l’arredatore, poi il commerciante di mobili, poi produzione di alcuni mobili nel mio laboratorio, poi il designer con quasi 700 prodotti da fabbriche principalmente italiane.
In questo settore e in 65 anni di professione, mi è stato assegnato dalla mia associazione ADI un Compasso d’Oro Alla Carriera.

Aviation Report: Fabio, io come te ho frequentato le scuole industriali e quando facevo disegno tecnico mi hanno insegnato che una linea è “un qualsiasi oggetto o traccia, curvo o no, congiungente due punti”: come si trasforma una semplice linea in un oggetto di design?

Fabio Lenci: Quella “traccia” è creata da quel plotter antropomorfo che è il nostro braccio asservito da un cervello visionario nel quale confluiscono dati osservati da indicatori di tendenze tecniche, climatiche, economiche, disponibilità di nuovi materiali e processi produttivi, riciclaggio, ecocompatibilità, ecc. con i quali si generano prodotti piacevoli alla nostra sensibilità culturale e più adatti ai cambiamenti in atto e per un futuro diluito nel tempo. Naturalmente il successo dipende dalla propria esperienza nel mettere insieme quei dati per creare un prodotto innovativo per quei mercati che si vuole siano ricettivi alle proprie idee. Ci vuole per questo preparazione tecnica, tanta curiosità, tanto impegno e anche non essere presuntuosi né innamorarsi delle proprie idee e sempre mettersi in discussione.

Aviation Report: So che hai due grandi passioni, la nautica e il volo, da dove nascono?

Fabio Lenci: Dall’imitare la natura e un po’ sfidarla uscendo e verificando i propri limiti di capacità umane e della voglia di avventura condivisa con persone che stimi e con la donna che ami mostrando quello che sai fare condividendo con lei i tuoi sogni. Con amici subacquei e con mia moglie svedese abbiamo costruito in 4 anni di impegno festivo, un trimarano oceanico da me progettato e varato a gennaio del’80 e diretti verso Gibilterra con l’intenzione di girare il mondo per qualche anno. Dopo un anno e mezzo, però, in mezzo all’Atlantico dopo le coste africane, Canarie, Madeira, ecc. sono tornato indietro, con disappunto di mia moglie, per riprendere la mia professione, per me molto più stimolante che l’Oceano.

Per il volo, lo stimolo mi è venuto quando, a 8 anni, sono rimasto sotto un bombardamento americano a Roma, salvo per miracolo, dove ho promesso a me stesso che un giorno sarei stato io a pilotare quegli aerei e per questo ho presi il brevetto a 18 anni.

Aviation Report: Fabio so che hai pilotato diversi aerei: quale ti emozionato di più?

Fabio Lenci: Ho preso l’abilitazione su velivoli come l’FL3, FL53, FL55, MB308, P64, SAIMAN202, biplano TIGER MOTH, STINSON L5, CESNA150, CESNA 172, MACCHI GRIFO, T6 TEXAN, G46, JODEL bebè, SIAI205R, P92, SKY ARROW, P2002 SIERRA, MXP e SAVANNA IDRO con il quale ho preso l’abilitazione idrovolante.
Quello che mi è piaciuto di più? Il primo, l’FL3 perché era il primo aereo da me pilotato, poi il T6 con il quale ero diventato il primo del mio corso allievi ufficiali piloti, poi fu congedato per invalidità permanente ad un braccio per una caduta da una scala al percorso di guerra in un poligono di tiro!   

Aviation Report: Poi hai deciso di progettarne e costruirne uno tutto tuo…

Fabio Lenci: Nel 2008 dopo diversi voli con velivoli VDS ULM, mi era venuta voglia di idrovolante. Ero indeciso di comprarmene uno, poi ho volato con il SEAMAX e francamente non mi ha soddisfatto, però mi piaceva il velivolo a scafo e non con gli scarponi. Così, ripensando ad una affermazione di Marcel Dassault che gli aerei belli volano pure bene e io, essendo un designer con tanta esperienza di progettazione navale e tanti oggetti belli presenti in diversi musei mondiali, mi dissi : “mi faccio il mio aereo”. In quel progetto ho messo tutta la mia esperienza di pilotaggio e di conoscenza delle tecnologie dei compositi. I collaudi del mio velivolo hanno confermato che Dassault aveva ragione…

Aviation Report: Del tuo aereo ne parleremo in un servizio dedicato, oggi vorrei parlare di taxi volanti: Come ti è venuto in mente di progettare un taxi volante?

Fabio Lenci: Il 99% delle buone idee non vengono per caso ma sono un insieme di osservazioni e riflessioni su ciò che vedi, unite alla predisposizione mentale verso il miglioramento e l’innovazione delle cose e dei sistemi. Se poi aggiungi un interesse di alcuni gruppi industriali unito alla voglia di cambiamento verso un futuro più vicino alle nostre esigenze sociali, cominci a progettare qualcosa di più idoneo a risolvere un problema. Fare un velivolo per un traffico anche urbano non è una casa facile e le difficoltà ti danno un forte stimolo a trovare una soluzione giusta e idonea all’uso specifico.
Tutte le proposte finora presentate si ispirano al sistema usato dai piccoli droni multi-eliche, per me poco adatti ad operazioni in zone urbane. Gli elicotteri sono rumorosi e inquinanti e le grandi eliche sono pericolose per alberi presenti e case ecc. Così ho pensato di mettere insieme molte mie conoscenze tecniche e aerodinamiche per fare un mezzo innovativo e più idoneo. Sto per questo coinvolgendo diverse università romane per una collaborazione ad ampio raggio tecnico scientifico per verificare la validità del sistema. Vedremo come sviluppare il progetto con la disponibilità dei direttori di queste università.

Aviation Report: Fabio, secondo te come cambierà la mobilità negli anni a venire?

Fabio Lenci: E’ facile dirlo: dominerà l’elettrico e diminuirà la voglia di velocità. Credo che molte cose cambieranno per motivi di inquinamento, di traffico sostenibile, di lavoro Smart Working e di diffusione di patologie virali in continua evoluzione.  

Aviation Report: Ho visto diversi progetti di taxi aerei ma il tuo è del tutto inedito, sembra uno dei velivoli che si vedono volare nell’area 51.

Fabio Lenci: Non a caso vorrei chiamare presuntuosamente il mio piccolo laboratorio di prototipazione industriale “Area 76“  (il numero civico della strada). Sì, la mia idea di progetto è diversa da tutte quelle che ho visto da qualche tempo, come proposte di velivolo urbano VTOL e per questo occorrono molte competenze e molte verifiche anche con modelli volanti RC. Spero che la collaborazione con le università e con altri studi tecnici aeronautici possano avvalorare questa mia idea. Se così sarà, il sistema può essere impiegato per velivoli VTOL di varie dimensioni, da piccoli droni a medi velivoli convertiplani commerciali e con caratteristiche e performance diverse.

 

Aviation Report: Design a parte, cosa ha di particolare il tuo progetto?

Fabio Lenci: L’innovazione del sistema di volo verticale composto da rotori anulari controrotanti a sospensione magnetica e motorizzazione elettrica formata da motori circolari. Il sistema ruota a bassa velocità e con questo minore rumorosità e tante altre caratteristiche sulle quali stiamo lavorando progettualmente.

Aviation Report: Fabio cosa manca al tuo progetto per essere realizzato?

Fabio Lenci: Ingegneri, denaro e tanta voglia di sperimentare nuovi sistemi coinvolgendo industrie e università.

Aviation Report: Tu sei sempre stato un visionario e allora ti chiedo: secondo te come sarà l’aviazione del futuro?

Fabio Lenci: Bella domanda e la mia risposta di visionario è lunga e capace di tante reazioni critiche. Comunque mi espongo sinteticamente pensando a una lunga mobilità con meno velivoli commerciali ad alta capacità di trasporto persone, soprattutto meno inquinanti di Co2 e meno rumorosi. L’aviazione commerciale delle grandi compagnie dovrà essere ridimensionata a meno voli, più essenziali, per affari o politici, più costosi, meno veloci ed a propulsione elettrica.
A ciò posso aggiungere meno velivoli da guerra aerea con meno armi di distruzione di masse. Oggi le guerre si fanno contro i virus di ogni tipo dai Covid19 e varianti e tanti altri capaci di sterminare esseri umani. Aggiungo anche virus elettronici capaci di sabotare sistemi di comunicazione a distanza in grado di farci vedere paesaggi bellissimi come i paradisi tropicali con riprese di immagini difficilmente visibili da turisti e parlare in tempo reale con persone di terre lontane senza andarci fisicamente con enormi velivoli inquinanti perfettamente idonei a trasportare virus e altre malattie.
Visionario vero? No, sono previsioni ormai molto diffuse in ambito scientifico e da ecologisti anche politici che analizzano i fatti che stanno accadendo in tutto il mondo. Io condivido pienamente queste affermazioni e da designer propongo idee più idonee a coesistere in un mondo che verrà.
Sono anche pronto a verificare e suggerire queste mie idee progettuali a giovani visionari con passione di fare.

Fabio è stato un piacere parlare con te, a nome della redazione di Aviation Report grazie per il tempo che ci hai dedicato. 

Intervista a cura di Emanuele “Mané” Ferretti
Immagini: Fabio Lenci

Condividi
Emanuele "Mané" Ferretti

Emanuele Ferretti, per gli amici Manè, è da sempre un grande appassionato di volo. Oltre ad avere all'attivo diverse centinaia di ore di volo in parapendio ed in paramotore, Mané lavora in una azienda aeronautica in provincia di Ascoli Piceno. La passione per la fotografia e per la natura lo ha portato a scoprire il mondo con i mezzi più disparati: dalla canoa, alla moto, al paramotore.

Il nostro sito utilizza solo cookies tecnici e di funzionalità.

Leggi tutto