“Sia l’USAF che McDonnell Douglas volevano dimostrare che l’F-15 era il miglior caccia al mondo”.

Durante una campagna di test condotti fra il 16 gennaio e il 1 febbraio 1975 presso la Grand Forks AFB nel North Dakota,  un F-15A appositamente modificato e denominato “Streak Eagle” si rese l’indiscusso protagonista di ben otto record mondiali consecutivi e certificati di arrampicata su altrettante quote progressive a intervalli regolari che partivano da 3.000 e terminavano a 30.000 metri, con una serie di altitudini intermedie posizionate a 6.000 / 9.000 / 12.000 / 15.000 / 20.000 e 25.000 metri.

Il raggiungimento di questa serie di traguardi fece attribuire al velivolo il nick di Aquila Maxima e tolse lo scettro al precedente detentore nonché diretto antagonista dell’Eagle: il MiG-25.

Grazie al suo rapporto peso-potenza e alla sua estrema manovrabilità, il caccia statunitense avrebbe potuto accelerare verticalmente quasi come un razzo, surclassando il Foxbat. Nel 1973 il rivale sovietico aveva letteralmente battuto un altro velivolo prodotto dalla McDonnel Douglas, a sua volta precedente detentore di alcuni record di scalata: l’F-4 Phantom.  

La fase di test condotta a partire dal 16 gennaio 1975 fu subito un successo ed ottenne risultati a dir poco straordinari,. Tutti i record per le prime cinque quote altimetriche furono certificati nello spazio di sole sei ore. Per l’aviazione americana fu una un giorno destinata a fare la storia.

Già dal primo volo infatti, lo Streak Eagle superò ogni aspettativa e raggiunse l’altezza di 3000 metri in soli 27,57 secondi dal rilascio del freno, eclissando il vecchio record con un margine di 6,9 secondi. Lo step dei 6.000 metri fu raggiunto in 39,33 secondi mentre quello dei 9000 in 48,86 secondi. I 12.000 metri vennero toccati in poco meno di un minuto, con un gap di 17,7 secondi.

Per le fasi a quote che andavano da 15.000 metri e oltre, i piloti  furono costretti a indossare delle apposite tute pressurizzate. La forza propulsiva dell’aeromobile anche a queste altitudini era a dir poco spaventosa; gli ingegneri osservarono che l’Eagle mostrava un rateo di salita più elevato di 10 secondi rispetto a quello che aveva il Saturn V.

Il record di 15.000 metri fu certificato in 77,02 secondi con un vantaggio di 37,5 secondi sul precedente. Il 19 gennaio, 3 giorni dopo fu infranta la quota dei 20.000 metri grazie a un tempo di 122,94 secondi e al margine strabiliante di 46,8 secondi rispetto al predecessore. Il 26 gennaio fu infine stabilito quello da 25.000 metri in 161,02 secondi.

Per rendere un F-15A così competitivo era necessario adottare degli specifici accorgimenti. Furono così studiate una serie di varie soluzioni finalizzate ad abbattere drasticamente il suo peso, privando l’apparecchio di tutti i vari equipaggiamenti superflui o addirittura svantaggiosi per questo genere di prova.

Aerofreni, flap, l’impianto antincendio, il sistema radar, di armamento oltre ovviamente al cannone M61A1 Vulcan da 20 mm e a tutta quanta la strumentazione necessaria per la navigazione e persino la radio vennero rimosse.

Per ridurre ulteriormente il suo peso l’aereo venne lasciato completamente sverniciato, con la finitura in metallo a vista, riducendo così di altri 20 kg il suo peso. In compenso vennero aggiunte una serie di attrezzature indispensabili per la riuscita della prova mentre all’interno della cabina venne montata una videocamera posizionata sopra la spalla del pilota. In coda venne installato uno speciale dispositivo di fissaggio al posto del gancio di arresto standard presente sull’Eagle.

Per risultare ancora più leggero, a bordo venne imbarcata solo la quantità di carburante necessaria a completare ogni volo. Adottando una lunga serie di stratagemmi si riuscì ad ottenere una riduzione complessiva di ben 817 kg rispetto ad un omologo standard. Grazie anche alla potenza erogata dai suoi motori, il rapporto tra spinta e peso permetteva di far raggiungere all’aeromobile il ragguardevole rapporto di 1,4:1.

Prima di ogni decollo, lo Streak Eagle veniva tenuto fermo in posizione agganciato ad una barra di sostegno. Mentre il pilota inseriva il postbruciatore, un bullone esplosivo rilasciava il fermo e permetteva al caccia di scattare e di librarsi da terra dopo soli 400 piedi di pista.

Restava da infrangere l’ultima delle 8 prove previste. Dopo un primo tentativo andato a vuoto il 1° febbraio, il Maggiore Roger J. Smith ai comandi dell’apparecchio ritentò poche ore dopo, riuscendo a raggiungere i 30.000 metri dal rilascio del freno nel tempo record di appena 3 minuti e 27 secondi e 8 decimi. Per portare a termine la prova, il velivolo venne inizialmente condotto ad una velocità di 428 nodi.

A questo punto il pilota tirò a sé la cloche ed eseguì un Immelmann da 2,5 G che lo fece riposizionare sopra la base di partenza a 32mila piedi di altitudine. Una volta conclusa la manovra l’aereo venne fatto accelerare fino al doppio della velocità del suono per poi iniziare da 37.000 piedi una nuova rapida salita con un’inclinazione di 60° da ben 4G. Dopo aver superato la quota prevista e aver raggiunto la vertiginosa altitudine di quasi 103mila piedi, l’aereo senza più spinta cominciò a rallentare, posizionandosi a 55 nodi.

La velocità troppo bassa obbligò Smith così a spingere lo stick in avanti  costringendolo a puntare verso terra. Durante la fase di rientro i motori dell’F-15 furono spenti per evitare che la mancanza di aria li avesse potuti surriscaldare o peggio ancora andare a fuoco. Vennero successivamente riavviati in fase di avvicinamento per avere piena potenza in fase di atterraggio.

Essendo un modello di pre-serie, una volta conclusi tutti i test si ritenne troppo costoso modificare l’apparecchio per adattarlo agli standard degli altri F-15. Fu così che prima di demolirlo, si scelse di trasferirlo nel dicembre del 1980 al National Museum of the United States Air Force presso la Wright-Patterson Air Force Base di Dayton in Ohio,

Per proteggerlo dalla corrosione e preservarlo nel tempo, la McDonnel Douglas optò per ridipingerlo interamente nel suo schema di colore previsto. Soltanto nel 1986, il caccia sovietico Sukhoi Su-27 P-42, un prototipo del “Flanker” modificato, avrebbe surclassato lo “Streak Eagle” ponendo fine ad un dominio durato ben 11 anni.

Testo: Simone Ferrante
Immagini: US Air Force

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