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Caos negli aeroporti europei a causa di un attacco informatico

@ Unsplash / Christian Lambert

In un colpo solo, il cielo sopra l’Europa si è tinto di incertezza. È il 20 settembre 2025, e un sofisticato cyberattacco ha messo in ginocchio i sistemi di check-in e imbarco di alcuni dei principali aeroporti europei. Da Londra Heathrow, il più trafficato d’Europa, a Bruxelles e Berlino, migliaia di passeggeri si sono trovati intrappolati in code interminabili, con voli cancellati e ritardi che si potrebbero protrarre fino a domenica.

Questo episodio non è solo un intoppo tecnico: rappresenta una vulnerabilità sistemica nel mondo dell’aviazione civile, dove la dipendenza da fornitori terzi espone l’intero ecosistema a rischi globali. E’ un campanello d’allarme su come la digitalizzazione, pur rivoluzionaria, stia diventando un’arma a doppio taglio.

Il settore aereo, che gestisce miliardi di transazioni digitali al giorno, si scontra ora con la realtà di un’era in cui gli attacchi informatici sono in aumento esponenziale. Secondo un recente report di Thales, le minacce cyber al settore sono cresciute del 600% tra il 2024 e il 2025, con i sistemi di gestione passeggeri come il principale bersaglio. Ma andiamo con ordine: cos’è successo esattamente, e quali sono le ripercussioni per il traffico aereo europeo?

L’attacco mirato ai cuori digitali degli aeroporti europei

L’origine del disastro risale alla notte tra il 19 e il 20 settembre. Un cyberattacco ha colpito il software MUSE (Multi-User System Environment) di Collins Aerospace, una sussidiaria di RTX Corporation (ex Raytheon), fornitore leader di soluzioni per check-in automatizzati, stampa di boarding pass e drop dei bagagli. Questo sistema, essenziale per oltre 200 aeroporti in tutto il mondo, è stato reso inutilizzabile in diversi hub europei, costringendo gli operatori a passare a procedure manuali anacronistiche.

Bruxelles Airport è stato il primo a suonare l’allarme. “Un cyberattacco contro il nostro fornitore di servizi ha un impatto significativo sugli orari dei voli“, si legge in una nota ufficiale diffusa sabato mattina. Qui, solo il check-in manuale era possibile, con code che si estendevano per ore nei terminal. Heathrow, con i suoi 80 milioni di passeggeri annui, ha descritto l’incidente come un “problema tecnico” al fornitore, ma fonti interne confermano ritardi medi di 45-60 minuti per i voli in partenza. A Berlin Brandenburg Airport (BER), i display elettronici hanno mostrato voli con check-in incompleti, mentre Dublin e Cork in Irlanda hanno registrato impatti minori, con deviazioni di alcuni aerei su altri scali.

Le indagini sono in corso, coordinate dall’European Union Aviation Safety Agency (EASA) e da Eurocontrol, che monitora il traffico aereo continentale. Al momento, non c’è una rivendicazione: potrebbe trattarsi di un attacco ransomware, come quelli che hanno colpito compagnie aeree in passato, o di un’operazione sponsorizzata da stati ostili. Collins Aerospace ha confermato la “disruption cyber-related” limitata ai check-in elettronici, sottolineando che i voli non sono stati interrotti per ragioni di sicurezza aerea. Tuttavia, l’impatto economico è immediato: stime preliminari parlano di perdite per oltre 50 milioni di euro in un solo giorno, tra rimborsi, compensi per ritardi e costi operativi extra.

Per contestualizzare, questo non è un caso isolato. L’aviazione europea, con la sua rete interconnessa, è un terreno fertile per i cybercriminali, che sfruttano la catena di fornitura per massimizzare il danno con un solo colpo.

Impatti sul traffico aereo: dal caos quotidiano alle ripercussioni a lungo termine

Immaginate di arrivare in aeroporto con il vostro boarding pass digitale sul telefono, solo per scoprire che il sistema non risponde e un addetto deve compilare manualmente un modulo cartaceo. È questa la realtà vissuta da decine di migliaia di viaggiatori sabato. A Heathrow Terminal 2, ad esempio, le foto circolate sui social mostrano code serpentiformi che si snodano per centinaia di metri, con famiglie e uomini d’affari frustrati in attesa. EasyJet, tra le low-cost più colpite, ha confermato operazioni “normali” ma ha consigliato ai passeggeri di verificare lo status dei voli via app, mentre British Airways ha attivato un backup proprietario, limitando i disagi.

I numeri parlano chiaro: a Bruxelles, nove voli cancellati entro mezzogiorno, quattro dirottati e 15 con ritardi oltre l’ora. A BER, il traffico internazionale verso gli USA e l’Asia ha subito i colpi peggiori, con deviazioni su Francoforte. Eurocontrol riporta che non ci sono restrizioni al controllo del traffico aereo, ma l’effetto domino è inevitabile: un ritardo a Heathrow può propagarsi a tutta la rete Ryanair o Lufthansa.

E domenica? Bruxelles ha già chiesto alle compagnie di cancellare il 50% dei voli in partenza fino alle 4 del mattino di lunedì, per evitare “code infinite e cancellazioni last-minute“. Questo significa potenziali 200-300 voli a terra solo lì, con ripercussioni su tutto il Vecchio Continente. Questa, è un’opportunità per osservare come i sistemi di contingency – come il manual boarding – tengano in piedi un’industria progettata per l’efficienza digitale. Ma solleva anche domande: quanto è resiliente la nostra infrastruttura aerea di fronte a minacce ibride?

Dal punto di vista operativo, gli aeroporti stanno implementando workaround rapidi. A Dublino, ad esempio, si usano tablet portatili per scansioni manuali dei passaporti, mentre a Londra si ricorre a personale extra per il baggage drop. Eppure, questi escamotage riducono la capacità oraria del 30-40%, come stimato da esperti di IATA (International Air Transport Association). E non dimentichiamo l’aspetto umano: passeggeri stressati, bagagli smarriti e un aumento del 20% nelle lamentele, secondo i primi dati da Flightradar24.

La vulnerabilità cyber nell’aviazione civile

Perché un attacco a un fornitore terzi come Collins può paralizzare un continente? La risposta sta nella complessità della supply chain aerea. MUSE non è solo software: integra dati sensibili su passeggeri, voli e pagamenti, rendendolo un “single point of failure” per aeroporti che dipendono da esso. In un’era di IoT e AI, dove i sistemi di check-in usano biometria e machine learning per velocizzare i processi, la superficie d’attacco è vasta. Un report di ENISA (European Union Agency for Cybersecurity) del 2025 avverte che il 70% delle brecce nel settore derivano da terze parti non adeguatamente protette.

Storicamente, l’aviazione ha pagato caro queste lezioni. Nel 2021, un ransomware ha colpito KLM, costando 40 milioni di euro; quest’anno, Norwegian Air ha subito un data breach che ha esposto 2 milioni di profili. L’aumento del 600% negli attacchi, come riportato da Thales, è legato a fattori geopolitici. Tensioni in Ucraina e Medio Oriente favoriscono operazioni ibride. Ma c’è speranza: l’EASA sta spingendo per standard come il Cyber Aviation Security Framework, che impone audit annuali e ridondanze. Compagnie come Lufthansa investono in blockchain per i dati passeggeri, riducendo i rischi.

Per il futuro, questo incidente agli aeroporti europei potrebbe accelerare l’adozione di sistemi ibridi, con backup offline sempre attivi. Gli addetti ai lavori noteranno paralleli con le difese cyber delle forze armate: proprio come i droni e i jet da combattimento usano reti segmentate, gli aeroporti civili potrebbero trarre ispirazione da protocolli NATO per la resilienza. In fondo, il cielo è lo stesso per tutti: civile o militare, deve rimanere sicuro.

In conclusione, questo cyberattacco non è solo l’ennesimo capitolo nero per l’aviazione e gli aeroporti europei: è un catalizzatore per il cambiamento. Mentre i tecnici di Collins lottano per rimettere in piedi MUSE, il mondo dell’aviazione riflette su come bilanciare innovazione e sicurezza.

Redazione di Aviation Report: Dalla redazione di Aviation Report // From editorial staff

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