Boeing e la Marina degli Stati Uniti hanno condotto un test nel quale un EA-18G Growler pilotato ha svolto il ruolo di controllore di missione per altri due Growler in versione a pilotaggio remoto (ma con a bordo i piloti che hanno condotto i decolli e gli atterraggi), tutto a partire dalla base aeronavale di Patuxent River. I voli, condotti durante i test sperimentali annuali della flotta del Navy Warfare Development Command (FLEX), hanno dimostrato l’efficacia della tecnologia alla base del già noto concetto di “Loyal Wingman” che consente agli F/A-18E/F Super Hornet e agli EA-18G Growler di eseguire missioni di combattimento controllando e gestendo sistemi senza pilota. Nel corso di quattro voli, sono state completate 21 missioni dimostrative che sicuramente rappresentano un’opportunità per continuare ad esplorare i concetti legati al tema del “Loyal Wingman”.

Il collegamento di jet con piccoli gruppi di piattaforme senza pilota con i propri sensori e pacchetti di guerra elettronica consentirebbe all’aeromobile con equipaggio di rilevare e classificare le minacce, nonché potenzialmente coinvolgerli, da più lontano. I droni “Loyal Wingmen” potrebbero coprire un’area molto più ampia in una sola volta, fornendo supporto diretto o indiretto al combattimento riducendo così i rischi per i piloti. La Boeing e la US Navy al momento non hanno rilasciato altre dichiarazioni al riguardo, solo un comunicato stampa del costruttore nord-americano, ma è da pensare che l’utilizzo di versioni di caccia pilotati trasformati in UCAV sia solo una questione legata ai collaudi perchè la semplice trasformazione di jet da combattimento esistenti in piattaforme a pilotaggio remoto offrirebbe certamente un’opzione a basso costo e basso rischio ma sarebbe anche un’opzione non ottimizzata e con capacità significativamente limitate rispetto a un drone specificatamente sviluppato per questa tipologia di missione e che non deve in alcun modo tenere conto di un pilota a bordo.

La US Navy farà sempre più affidamento su armi e droni collegati in rete, e gestiti da velivoli con equipaggio, come parte di uno sforzo per estendere il raggio di combattimento del forza armata e dei suoi gruppi aerei imbarcati sulle portaerei. Un primo esempio è il velivolo a pilotaggio remoto per il rifornimento in volo MQ-25A Stingray della Boeing già ordinato dalla Marina Militare statunitense.

Questa dimostrazione offre a Boeing e alla Marina USA l’opportunità di analizzare i dati raccolti e decidere dove effettuare investimenti nelle tecnologie future“, ha affermato Tom Brandt, responsabile dimostrativo di Boeing Manned-UnManned Teaming. “Questa tecnologia consente alla Marina USA di estendere la portata dei sensori mantenendo gli aerei con equipaggio lontano dai pericoli“, ha detto Brandt. “È un moltiplicatore di forza che consente a un singolo equipaggio di controllare più velivoli senza aumentare notevolmente il carico di lavoro. Ha il potenziale per aumentare la sopravvivenza e la consapevolezza della situazione.

 

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